Fender Jazz Bass Marcus Miller

di Corrado Tessarin - accordiano #34 | 24 July 2000 @ 19:27 |
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Cari amici, presentare oggi un ennesimo Jazz Bass, dopo 40 anni di militanza fra le mani di bassisti di tutto il mondo, è per me impresa assai ardua. Nonostante ciò cercherò di fornirvi, al posto di una recensione vera e propria, delle impressioni d'uso su uno strumento che, per caratteristiche complessive, si discosta da quella che è la produzione Fender convenzionale.

Il JB Marcus Miller può essere assimilato, come look costruttivo ad un Jazz '75 Reissue dal quale differisce però in alcune componenti fondamentali: il manico, (fra i più sottili montati negli anni sulle varie generazioni Jazz) è costruito in acero in un pezzo unico, con fissaggio a soli 3 punti (per altro stabilissimo) e presenta, come segnatasti, dei perloid rettangolari chiari in luogo di quelli scuri tipicamente incastonati nelle tastiere in acero dei mid 70; la regolazione del truss-rod è eseguibile in maniera efficace e precisa dal lato paletta senza necessità di allentare o smontare le corde; il corpo, in frassino dal peso non proprio contenuto, ha (nella versione natural in mio possesso), una venatura molto regolare esaltata dalla la verniciatura trasparente in poliestere pressochè perfetta e senza sbavature. L'hardware dello strumento comprende due classici vintage JB single coil controllabili solo in gain mediante due manopole cromate tipo Precision Bass; il controllo di tono consueto è invece sostituito da un circuito di preamplificazione/equalizzazione on-board a due vie (di costruzione Fender e ispirato al modello Sadowsky installato sul basso originale di M. Miller) attivabile tramite micro switch e controllabile da 2 manopole nere sagomate stile Jazz Bass; il battipenna nero, in tre strati è stato prolungato sotto la zona controlli fin sul limite della curvatura inferiore destra del corpo e comprende anche uno sportellino con 4 viti per l'accesso alla batteria da 9 volt che alimenta il pre.

Ultima nota significativa riguarda l'adozione di un ponte Badass II di peso e dimensioni ragguardevoli a tutto beneficio del sustain dello strumento, soluzione questa che non permette però l'utilizzo del classico enorme e un po' barocco copri ponte cromato tipico dei Jazz Bass.

Il look complessivo che scaturisce da queste trasformazioni è comunque quello di uno strumento vintage, incattivito da alcune soluzioni più hi-tech atte a modernizzarne le prestazioni. Per le prove sul campo ho utilizzato tre differenti sistemi di amplificazione, due decisamente moderni ed uno dannatamente vintage per non avere dubbi riguardo alle potenzialità dello strumento.

Nel primo caso ho accoppiato il basso in modalità passiva ad un classico combo da 250 Watt (SWR Redhead 2x10 +tw) con regolazioni tutte in flat e devo dire che il suono che ne scaturisce è quello del Jazz che tutti conosciamo in tutto e per tutto, molto definito e presente con medioalti in evidenza (dovuti in parte alle corde D'Addario XL 170) ma mai fastidiosi, e bassi sufficientemente corposi; il suono è piuttosto sensibile all'interpretazione e al tocco della tastiera (nel bene e nel male) ma non si rilevano, a orecchio buchi di frequenza particolari sullo spettro di emissione; con il solo pu al manico le scale jazzistiche sono molto contrabbassistiche e con quello al ponte opportunamente miscelato appaiono sonorità decisamente Pastoriane; anche lo slap è sufficientemente convincente anche se manca un po' di impatto dinamico.

Nella seconda configurazione ho sostituito le corde con delle ErnieBall Super Slinky 45-100 (la timbrica si è subito scaldata mantenendo in ogni caso gli acuti ben rifiniti) e ho accoppiato lo strumento a una testata ibrida da 750 watt (SWR Bass 750) che pilota un diffusore SWR Goliath Senior (6x10 + tw); qui ovviamente il discorso cambia, i bassi profondi sono potentissimi ma sempre controllati e mai slabbrati o ridondanti, gli acuti sono rifiniti e mai fastidiosi e soprattutto la dinamica è travolgente; il rock pesante anni 70 è perfettamente a suo agio, ma ciò che cambia marcia è decisamente il funky e, soprattutto in modalità attiva con il pu al ponte e il controllo dei bassi ad un quarto, si ottengono quelle sonorità nasali tipiche del MusicMan col selettore delle bobine in controfase.....lo slap esce dalle vostre mani sfiorando appena la tastiera!

Non contento ho sostituito le corde con delle flatwound e ho infilato il jack in un Bassman 100 silver-face con cassa 2x15.............benissimo, siete i padroni dei favolosi Sixties, dagli Shadows ai Beatles di Abbey Road (li però c'era un Rickenbacker 4000 che suonava) e se volete provare a montare un pezzetto di feltro al ponte e aggiungere un'unità di riverbero avrete un'emulazione più che credibile della scomparsa ma mai dimenticata Fender Guitar Bass VI (ricordate il riff di Sapore di Sale?).

Sperando di non avervi annoiato eccessivamente posso concludere dicendo che al di là delle prestazioni soniche esibite, che non hanno deluso in nessuna situazione, una delle migliori caratteristiche dell'oggetto in questione è la suonabilità, intesa come feeling che lo strumento trasmette a chi lo indossa, unita alla maneggevolezza e scorrevolezza di un manico che a tutt'oggi rimane pressochè unico nella produzione di bassi elettrici.

Il Jazz Bass Marcus Miller è attualmente ancora presente nel catalogo Fender e il suo prezzo d'acquisto franco negozio si aggira intorno ai tre milioni di lire.........non sono pochi, ma potrebbe valerne la pena!

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Tutti i commenti

  • JazzBass Marcus Miller
    di bazz - accordiano #249 | 09 May 2002 @ 22:34
  • alimentazione marcus miller
    di alainbyby - accordiano #12484 | 14 November 2008 @ 20:02

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