Le schede in commercio sono veramente tantissime ed ognuna con caratteristiche specifiche date dal numero di canali (in e out analogici), dalla presenza o meno di pre microfonici, da ingressi ed uscite digitali e così via. Indipendentemente da tutti questi fattori (che ognuno di noi sceglie in base alle proprio specifiche esigenze) un elemento fondamentale da valutare nell’acquisto è la qualità dei convertitori. Il primo problema è costituito dal fatto che, almeno sulla carta, tutte hanno caratteristiche eccellenti, ma poi alla fine la differenza tra una conversione buona e una scadente si sente moltissimo. Per essere più esplicito io personalmente sono passato, qualche anno fa, da un sistema che utilizzava una MOTU 2408 (che continuo a ritenere una scheda decente) ad uno APOGEE. Pur utilizzando gli stessi parametri (stessi bit e stessa frequenza di campionamento) il suono che importavo era immensamente diverso. Utilizzando apogee, per esempio, pur rimanendo con livelli a 0 db, avevo la netta sensazione di avere più volume in ascolto, e la chiara percezione di un suono più “vellutato” nelle alte frequenze. Questo è chiaramente solo un esempio (anche perché apogee non è certo economica). Il principale problema in conversione è dovuto da una serie di “errori” che la digitalizzazione compie e che non sono immediatamente udibili.
Per spiegarmi meglio dovrei dare una spiegazione specifica, ma noiosa e poco pratica. Quindi prendo in prestito la definizione di frequenza di campionamento da wikiperdia:
“La frequenza di campionamento è la misura espressa in Hertz del numero di volte al secondo in cui un segnale analogico viene misurato e memorizzato in forma digitale.
Ogni singola misurazione del segnale corrisponde ad un numero memorizzato, e viene detta campione; nella produzione dei campioni avvengono generalmente innumerevoli errori di campionamento, ascrivibili soprattutto alla stessa forma digitale con cui sono memorizzati, che per forza di cose deve essere rappresentata su un numero di cifre finito; se nella teoria è sufficiente, nota la larghezza di banda del segnale, applicare il Teorema del campionamento di Nyquist-Shannon per ottenere la frequenza ideale, tale da consentire la completa ricostruzione del segnale a partire dai suoi campioni, nella pratica la ricostruzione perfetta risulta spesso impossibile, ed anzi si introducono volontariamente degli errori di precisione per ridurre il numero di cifre necessarie, procedimento che prende il nome di quantizzazione. Nella maggior parte delle applicazioni ciò non costituisce un problema, perché una rappresentazione approssimata è più che sufficiente a consentire un'interpretazione corretta del segnale (ad esempio nel caso di segnali sonori, grafici o multimediali).”
I sistemi di registrazione digitale lavorano in questo modo. Un segnale audio in ingresso è inserito in quello che è noto come un convertitore Analogue-to-Digital (A-D). Questo convertitore A-D prende una serie di misurazioni del segnale a intervalli regolari, e le memorizza come un numero. La lunga serie di numeri risultanti è immagazzinata in un supporto dal quale può essere recuperato con il playback, essenzialmente lo stesso processo invertito: una lunga serie di numeri è recuperata da un mezzo di deposito, ed è passato a quello che è conosciuto come convertitore Digital-to-Analogue (D-A). Il convertitore D-A prende i numeri ottenuti dalla misurazione del segnale originale, e li usa per costruire un'approssimazione molto vicina al segnale originale, che può essere trasferito ad un amplificatore e quindi alle vostre casse.


Per definizione 44100 Hz è la frequenza minima per ricostruire un segnale audio simile a quello analogico. Certo che più alta è tale frequenza, più il segnale migliora. Quindi registrare a 48000 Hz, a 96000 o addirittura a 192000 migliorerà indubbiamente la qualità del suono. Attenzione però: aumentare la frequenza di campionamento porta a due piccole controindicazioni. La prima è lo spazio da dedicare al recording nel vostro hard disk (che raddoppia ogni volta). La seconda è che non bisogna dimenticare che i cd leggono solo 44100 e 16 bit e quindi, per ascoltare il vostro prodotto finito, dovrete ritrasformare il segnale. Ogni conversione porta inevitabilmente ad un peggioramento (anche minimo) del segnale stesso.
Altro parametro da considerare è la trasmissione dei dati dalla scheda al vostro hard disk. Esistono fondamentalmente 3 tipi di trasmissione dati: Usb, Firewire,Pci.
Attualmente la velocità di trasmissione di Usb2 e Firewire consentono di lavorare agevolmente senza troppe latenze (anche se a volte risulta necessario abbassare il buffer della scheda per evitare un fastidioso ritardo tra “suonato” e playback). Rimane comunque consigliabile la scheda Pci.
Nel percorso del segnale (o signal flow) bisogna ricordare che è l'elemento di minor qualità a determinare il risultato finale. Questo significa che non può essere trascurato nulla nel passaggio del segnale.
Riassumendo in maniera schematica il signal flow della registrazione della vostra chitarra:

In questa catena noterete che ho inserito anche il preamplificatore microfonico. È chiaramente necessario preamplificare il microfono e, ovviamente, la qualità del pre è determinante per la resa del segnale in recording. I pre microfonici hanno “colori” diversi e la scelta a volte non è semplicissima (solitamente costano parecchio e bisognerebbe averne diversi per ottenere di volta in volta il suono desiderato). Quindi, per ora, potremmo creare una catena molto più “economica” evitando un pre esterno ed utilizzando quelli del vostro mixer o della scheda audio (se ne è provvista).
Riassumendo:

Oppure:

Ricordatevi di usare sempre cavi di qualità (tipo klotz) e che, se non è necessario, è meglio eliminare dalla catena tutti i pedalini che non vengono utilizzati.
Altro consiglio da tenere in considerazione è quello di crearvi almeno una “tie line” che porti il segnale all’amplificatore di chitarra, ovvero un cavo (in questo caso necessariamente buono) abbastanza lungo da permettervi di suonare la chitarra in “regia” ed ascoltare il risultato direttamente dai monitor di riferimento. Questa procedura vi consentirà alcuni vantaggi: il primo è quello di poter far lavorare il vostro ampli a volumi alti, consentendo alle valvole di essere efficaci (se l’ampli è valvolare) senza dover impazzire nel settarvi le cuffie a dei volumi impossibili, il secondo vantaggio è quello di riuscire a sentire il suono che effettivamente stiamo per registrare permettendoci di modificare volume, eq, effetti etc. in funzione della registrazione consentendoci di posizionare al meglio il microfono o ancora farci scegliere un microfono più indicato.
Bellissimo articolo.
Re: Bellissimo articolo.
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Scheda audio per registrare in diretta
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Re: Scheda audio per registrare in diretta
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piccolo particolare
Re: piccolo particolare
Re: piccolo particolare, boo io lo faccio
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Aspettavo questo articolo con trepidazione... ma ancora i dubbi rimangono...
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Re: Certo che rispondo
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forse domanda ingenua...
Ma linux??
In cerca di un piccolo aiuto
Re: In cerca di un piccolo aiuto
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Re: In cerca di un piccolo aiuto
eRore
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