Neil Young, Firenze, 22 Giugno 2008

di Emmetray - accordiano #51 | 01 July 2008 @ 00:41 |
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Ad un primo sguardo il palco non tradisce le aspettative; non può che non essere di NEIL YOUNG, l’inconfondibile “gear” è lì al completo:vintage fender tweed Deluxe e Twin completi di WHIZZER (mitico device progettato da Rick Davis), enorme footswitch controller rosso con logo Harley-Davidson, l’immancabile accordatore Conn strobotuner ST11 sempre acceso, vintage Pump Organ, vari vintage fender tweeds e di lato le sue chitarre preferite, prima fra tutte Old Black, la Les Paul Gold Top del 1953 modificata capace di generare “quel” suono

Poi la White Falcon stereo con il circuito project-o-sonic con i 4 switch che la rendono inconfondibile e poi ancora le Martin: D28 ( e che D28!!! E’ quella appartenuta ad Hank Williams), D18; molti altri effetti tra cui vintage tube reverbs,leslie speaker e un gigantesco Fan preso chissà da  quale set cinematografico capace di generare il vento necessario a dissipare il calore delle  valvole 6L6 posizionate ad hoc dal tecnico Larry Gragg, gia’ Larry, il fedele soundman,il primo a salire sul palco e sempre l’ultimo a scenderne, e’ gia lì ad accordare le chitarre una ad una attento che tutto sia al suo posto, seminascosto dietro la scultura totemica del CHIEF navajo scolpito in legno, altro trademark di questo fantastico stage che stavolta nasconde qualcosa in più…in alto sul fondale enormi lettere e numeri illuminati e disposti su 2 linee in ordine sparso: un enorme JUKE BOX pronto a partire?...siamo poi incuriositi da una nuova presenza,dietro alla batteria

un pittore dipinge in contemporanea tele colorate improvvisando i significati delle singole canzoni spesso titolate: durante il concerto sarà Neil con un cenno a decidere la scaletta e allora il Pittore posizionerà la tela direttamente sul grande cavalletto messo in primo piano sotto un apposito riflettore. Neil stesso, per questo tour, si presenta con abbigliamento idoneo all’act: pantaloni e camicia bianchi ricchi di colature di vernice di vari colori come se anche lui stesso avesse partecipato alla realizzazione delle pitture.

Omaggio alla galleria degli Uffizi? Interpretazione dell’arte in chiave Hippie? Penso proprio di si .L’immagine dalla postazione stampa e’molto bella, un misto vintage-hightech tipico del Neil Young Style,un mix di alto impatto emotivo e di forte contrasto, un po’ cosi come e’ lui, almeno per chi lo conosce bene. Prima del suo ingresso uno sconosciuto speaker avverte di non fotografare con flash o telefonini e di tenere spenti eventuali tape recorders poiche’ potrebbero interferire sul funzionamento dei numerosi devices del palco,il consiglio ovviamente rimarra’ inascoltato per tutto il concerto.

Ancora una breve pausa e finalmente il DREAMER OF PICTURES e’ qui davanti a noi accolto da una forte ovazione da parte anche delle nuove generazioni,nonostante il caldo del palasport infuocato da una delle giornate piu’ calde di questo giugno pazzo. La partenza e’ comunque infuocata: LOVE AND ONLY LOVE supera il limite dei suoi 9 minuti: ne dura addirittura una ventina. Neil e la sua old black sovrastano tutto e tutti e ci lascia attoniti e stupiti per così tanta energia,in effetti ci si aspetta che col passare degli anni l’età avanzata porti ad un certo rallentamento di tutte le funzioni fisiche, nel caso di Neil sta succedendo il contrario, e’ fresco e vivace come lo può essere un ventenne, Alessandro ed io ci guardiamo sorpresi, anch’egli ha avuto la mia stessa impressione.Segue DIRTY OLD MAN dall’ultimo CD Chrome Dreams, poi la bellissima SPIRIT ROAD, un pezzo molto atteso soprattutto dagli irriducibili del fronte palco che a quel punto estraggono uno striscione con la scritta cubitale “Spirit Road Forever” che Neil sembra gradire salutando; il volume e’ altissimo ma il suono e’ talmente cristallino da non stancare l’ascolto, RICK ROSAS al basso e’ preciso e instancabile e BEN KEITH alla chitarra ritmica(Vintage Fender Telecaster Butterscotch) ricama un ritmo che ricorda i suoi piu’ bei lavori alla Pedal Steel; i suoi 40 anni di collaborazione con Neil non sono acqua, l’intesa tra i due e’ perfetta, poi c’e’ PEGI, l’adorata moglie al controcanto con le sue delicate Vibes; appena il tempo di applaudire e subito POWDERFINGER ci assale senza darci un attimo di respiro, ma il meglio deve ancora venire: il pittore a questo punto mette sul cavalletto una tela che rappresenta quasi in una prospettiva cubista 2 edifici molto ravvicinati con molte finestre con un piccolo spicchio di cielo azzurro nel quale si legge OUT OF THE BLUE, il pezzo che tutti aspettano, le due generazioni presenti cantano all’unisono il testo: “hey hey, my my , rock ‘n roll will never die;”: e’ proprio vero, mi dico, e se anche il Johnny Rotten , re del punk menzionato nel testo e’ morto finche’ ci saranno artisti come Neil Young il rock non morirà, il rock e’ come la ruggine, non si può fermare, non dorme mai: il motto “Rust Never Sleeps” copiato dal mondo punk e’ ancora attualissimo per Neil che ne ha fatto uno dei suoi principali credo, mai addormentarsi anche solo per un attimo, saresti immediatamente dimenticato, piuttosto e’ meglio bruciarsi(come e’ successo a Rotten,ma anche a Janis, Jimi,Brian,Elvis prima di lui) piuttosto che scomparire:”it’s better to burn out than it is to rust, the king is gone but it’s not forgotten”.



Il pezzo successivo TOO FAR GONE e’ da monito a chi osa spingersi troppo oltre,la tela che lo accompagna e’ molto chiara: un teschio con tanto di tibie incrociate su fondo nero:significato di Morte. Il set fino a questo punto fortemente elettrico si smorza per lasciar posto a sonorità più tipiche e Neil senza sosta presenta OH, LONESOME ME dal mitico album del 1971 After the Goldrush, questa ode alla solitudine bellissima e triste lascia una speranza a chi si sente messo da parte:”there must be some way that I can loose this lonesome blues” ,scusate se vi sembra poco! Finalmente una pausa per raggiungere sulla parte retro del palco il Pump Organ e indossare l’harmonica holder per regalarci il brivido della serata, una versione emotiva di MOTHER EARTH cantata con voce tremante tanta e’ l’emozione di divulgare un messaggio così importante: salviamo il pianeta terra perché tutto finirà,non ci sarà più continuità,non ci saranno più generazioni , facciamolo per i nostri figli…..



Poi l’assoluta calma dopo la tempesta ed ecco THE NEEDLE AND THE DAMAGE DONE seguita da OLD MAN dopo tanti anni ancora fresche e pulite. Nel loro minimalismo fatto di 4 accordi sono perfette: la prima con quell’ultima frase del testo che dice :”I’ve seen the needle and the damage done, a little part of it in everyone…but every junkie is like a setting sun”, gli anni 60 finiscono con le loro tragedie di danni fatti dall’uso sconsiderato di ogni tipo di droga, ma ce n’e’ una piccola parte in ognuno di noi,ognuno ha la sua piccola parte di responsabilità, l’essere umano e’ debole e ogni drogato e’ come un sole che tramonta!! Che dire, sono ormai 36 anni che ascolto questa canzone e ogni volta mi emoziona sempre di più, senza parlare poi di Old Man anch’essa dall’album del 1972 Harvest dove nel testo Neil si paragona alla figura, ultra settantenne all’epoca del disco, del tenutario del suo ranch, non e’ l’età che fa ‘ l’uomo anziano, Neil allora 24enne,come oggi ha bisogno di amore come tutti noi per vivere ,non ci sono e non devono esserci confini di età: “old man look at my life ,I’m a lot like you, I need someone to love me the all day through”.La Martin D 28 che indossa e’ proprio gorgeous, Alessandro mi scambia un’occhiata di assenso: il vintage e’ sempre vintage.

A questo punto Neil si avvicina al microfono e dedica WINTERLONG all’amico Danny Whitten scomparso nel 1972 per overdose dopo essere stato licenziato proprio da Neil durante la registrazione del sopra citato album Harvest, mossa che lo stesso Young non si e’ mai saputo perdonare.La scomparsa di Whitten e’ un rimorso ancora grande a distanza di oltre 36 anni e la frase “I waited for you winterlong” dimostra l’attesa estenuante di un ritorno alla realtà da parte dell’amico che purtroppo portò alla decisione di allontanarlo dai CRAZY HORSE per sempre.Dopo tante emozioni siamo pronti per il finale:Neil ritorna elettrico con NO HIDDEN PATH, lunga ballata elettrica con un riff molto accattivante e la ricerca di un sentiero da seguire dopo tanto smarrimento:”show me the way and I’ll follow you today”continua a ripetere nel refrain, chi di noi non ha vissuto la stessa situazione; quale strada intraprendere senza alcun segnale? Poi sorpresa delle sorprese Neil parte sparato con una cover veramente inaspettata:quella ALL ALONG THE WATCHTOWER scritta da Bob Dylan e interpretata anche da Jimi Hendrix e’ una delle canzoni mito dei sixties, grande inno alla libertà; fuggire dalla torre di controllo non e’ facile,ma chi crede nella libertà ci riesce anche se spesso solo col pensiero:”there must be some way to get out of here said the joker to the thief….” La canzone e’ urlata più che cantata,l’interpretazione di Neil e’ violenta e potente, gridata in faccia alla gente come ne’ Bob ne’ Jimi erano riusciti a fare. Neil se ne va seguito da tutti gli altri…. La solita richiesta del pubblico di” more ,more , more “ e rieccolo con il rock più rock che abbia mai scritto: ROCKIN’ IN THE FREE WORLD, il titolo e’ già la spiegazione del contenuto,colpisce il testo nel punto in cui una madre irresponsabile getta il figlio appena nato in un trash can, qualcuno forse lo ritroverà ma non sarà mai un figlio felice; senza un’adolescenza normale , senza una vera famiglia forse non troverà neanche la forza di amare, senza un mondo libero da guerre la vita perde il suo significato ,la vita non ha più senso.

Con questo grande messaggio il concerto finisce. Neil ringrazia Firenze e scompare con la band dietro le quinte, Larry Gragg si precipita a smontare il palco e, gridando da una distanza di almeno 5 metri, gli chiediamo la marca di un ampli che non abbiamo riconosciuto:”MAGNATONE” e’la risposta, rivolgendosi dal palco agli ultimi irriducibili del post concert,gli chiedo da lontano un autografo mostrandogli la copertina di Chrome Dreams, lui si volta, mi vede e con sguardo dispiaciuto mi grida:”I’m sorry,I’m on duty!”. Il piccolo esercito costruito intorno a Neil e’ efficiente e invalicabile, pronto a sottomettersi agli ordini impartiti, tutto deve essere pronto e impacchettato per la data successiva all’Arena di Verona. Usciamo delusi dalla mancanza di contatto che ci aspettavamo da questi miti per noi amici, e mi chiedo che in fondo per un autografo bastano solo pochi secondi…. Non importa, insisto con una addetta alla sicurezza munita di walky-talky,chiedendole di farmi passare oltre la transenna mostrandole il mio adesivo di addetto stampa, niente da fare, mi volto e mentre rispondo alla solita inattesa chiamata del cellulare riconosco nel gruppo della security un volto familiare…ma si, quello e’ ELLIOT ROBERTS o Rabinowitz che dir si voglia, il manager, produttore e scopritore di talenti che e’ dietro a Neil da quasi 40 anni, mi avvicino dicendogli:”It’s a great pleasure to meet you, my name is Elio”.”Oh really??” e’ la risposta.

A quel punto metto fuori la cover del CD e gli chiedo di autografarla:”to Elio from Elliot”, si mette a ridere e chiede:”Elio is Elliot without an L and T, all right?”.”All right” e’ la mia risposta,”thank you, we follow you all from the sixties” e mentre firma sorride quasi soddisfatto a questa mia frase e con grande semplicita’ mi rende il felt permanent marker e acconsente ad uno scatto fotografico che Alessandro prontamente esegue. Lo trovo disponibile e umile proprio come sono le persone migliori ma la SECURITY non ci da tregua, ci urlano:”CLEAR THE AREA PLEASE THIS IS A TRUCK LOADING GEAR ZONE, MOVE OUT IMMEDIATELY”.Devo purtroppo interrompere la conversazione, avrei voluto chiederli numerose curiosità su Neil che da anni mi chiedo e magari l’indirizzo del mitico Broken Arrow Ranch, quartier generale di Neil Young vicino San Francisco, magari non me lo avrebbe dato comunque! Usciamo finalmente all’aria aperta ancora calda nonostante l’orario, le 2 a.m.: ci ricordiamo a quel punto di aver saltato la cena e ci fermiamo fuori dall’ingresso principale al furgone-barbeque ancora attivo, ci sediamo con i nostri hotdogs insieme ad altri fans affamati: gli chiediamo se il “Neil concert” e’ piaciuto.”Si molto!” e’ la risposta e l’altro aggiunge:”dopo Neil Young c’e’ il nulla: forse hanno ragione, forse nessun’altro artista ha colpito il cuore di così tanta gente come ha fatto il nostro, riproponendosi negli anni con idee nuove senza mai tralasciare problemi sociali a costo di rendersi impopolare con costanti critiche a tutto ciò che non va: la guerra innanzi tutto, quella maledetta guerra che non finisce mai, L’inquinamento che distrugge il pianeta, la droga, la povertà, schierandosi sempre a favore o contro tutti apoliticamente come solo uno spirito libero sa fare grazie alla sua immensa capacità di creare musica, poesia e immagini allo stesso tempo, superando vicissitudini familiari ed anche un recente aneurisma. Grazie DREAMER OF PICTURES per averci insegnato negli anni ad aprirci ad una diversa visione del mondo, la tua musica sara’ sempre al nostro fianco.

di Elio Vallini e Giuseppe Tonini

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Tutti i commenti

  • Grazie
    di danny - accordiano #640 | 01 July 2008 @ 09:06
  • d'altri tempi
    di KJ Midway - accordiano #10754 | 01 July 2008 @ 09:42
  • Sono ancora lì...
    di spaccamaroni - accordiano #7280 | 03 July 2008 @ 23:05
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    davidi -- il grasso deve colare dal manico

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