Detto questo, si inizia.
Il primo passaggio (obbligato) è riservato a voi. Prima di iniziare qualsiasi processo di acquisizione del suono, bisogna trovare il suono. Molti di voi già ce l’hanno (visto che possedete in media degli strumenti straordinari), altri lo stanno ancora cercando ma nella loro testa esiste già. Io personalmente sono uno di vecchia scuola di pensiero che preferisce avere un ottimo suono sin dall’origine. È chiaro che poi in postproduzione si possono ormai fare i miracoli, ma credo fortemente che avere un bel suono sin dall’inizio, faciliti il lavoro di mix e soprattutto stimoli la nostra creatività e renda più rapida anche l’esecuzione. Cercate di capire se, per ottenere il sound di cui avete bisogno, ad esempio è meglio usare corde nuovissime o magari usate 3 o 4 giorni, oppure addirittura un po’ stagionate. Mettetevi con un po’ di calma davanti al vostro ampli e trovate i vostro suono.
Fatto questo iniziamo a posizionare il microfono.
Nella scelta del microfono più adatto, potremmo perdere un po’ di tempo. Io personalmente inizierei con un SM 57 (shure) che probabilmente tutti voi già possedete. Il 57 è un microfono dinamico molto resistente e di costo contenuto (in media 100 euro bastano ad acquistarlo nuovo) con il quale non è difficile arrivare ad ottimi risultati.
Le caratteristiche di questo microfono sono espresse nel seguente diagramma:

dalla lettura del diagramma potete notare che il 57 è molto lineare nelle medie frequenze, mentre tende ad esaltare le medioalte. Al contrario, invece, non ci aiuta affatto sulle basse.
Proprio per questo motivo è molto usato per le chitarre (ma anche per i rullanti per esempio). Diciamo che, mediamente, è il microfono ideale per l’home recording: costa poco, è molto resistente, è adatto al vostro strumento. Ovviamente esistono delle alternative, ma quasi tutte costano molto di più.
Uno dei microfoni che io amo personalmente usare per le chitarre (anche in combinazione con il 57) è AKG 414. Questo mic (che costa molto di più del precedente – credo in media attorno a 800 euro) è molto più versatile e lo si usa in svariate occasioni, avendo anche la possibilità di cambiare facilmente il diagramma polare. Infatti può diventare omnidirezionale, semicardioide, cardioide, ipercardioide, e figura a 8.
Il grafico seguente ci aiuta acapire meglio:

come potete vedere dal grafico, questo mic è molto più lineare del precedente e, all’ascolto, risulta più “morbido”. Non è detto comunque che per il suono che interessa a voi sia l’ideale.
Potremmo continuare all’infinito a parlare delle caratteristiche di ogni singolo mic, ma dobbiamo considerare che l’home recording deve essere principalmente economico, per cui mi soffermerei sul 57.
Principalmente si adottano tre posizionamenti microfonici per catturare il suono dall’ampli: il primo molto vicino al cono (da 5 a10 cm di distanza). Posizionando il mic molto vicino al cono si evitano facilmente i rientri dovuti alle riflessioni della stanza e si ottiene un suono molto preciso e si possono sfruttare le sfumature determinate dall’orientamento del microfono stesso. Infatti il microfono si può orientare in asse o fuori asse rispetto il cono stesso e al centro o al bordo del cono. Queste posizioni cambiano il risultato finale nell’acquisizione del segnale e sono tutte corrette. Bisogna solo capire di cosa abbiamo bisogno nella collocazione del brano.

microfono fuori asse al centro del cono

microfono fuori asse al bordo del cono

microfono in asse al centro del cono

microfono in asse al bordo del cono
per riuscire a sentire bene le differenze in acquisizione del suono è sicuramente indispensabile poter avere l’ampli di chitarra in una stanza diversa dalla vostra postazione di regia.
Potrei mettermi a descrivere le sostanziali differenze che si ottengono nell’addottare l’una o l’altra soluzione, ma sarebbe anche “simpatico” che voi provaste a fare i vostri primi takes per scoprire da soli le sfumature timbriche che potete ottenere.
In tutti questi casi, comunque, stiamo parlando di “close mic” ovvero di microfoni molto vicini al cono.
Altro tipo di sound, invece, si ottiene posizionando il microfono ad una distanza un po’ superiore (da 40 cm fino a 1 metro circa).
In questo modo le onde sonore generate dall’ampli sono ancora dominanti, ma la capsula del microfono prenderà anche un po’ delle riflessioni della stanza. In questo modo otterremo un suono molto naturale e avremo la possibilità di lavorare a volumi sostenuti senza rischiare una distorsione dovuta dalla troppa pressione sulla capsula stessa.
Infine è possibile anche effettuare una microfonatura d’ambiente. In questo caso il mic andrà posizionato ad una distanza ancora maggiore (anche 3 metri). Bisogna però sottolineare che il suono che si ottiene risente in maniera decisiva dal sound della stanza, che non sempre è ottimale nell’home recording. In questo caso consiglierei di usare un microfono a condensatore, che proprio per le sue caratteristiche di alta sensibilità e linearità, vi permetterà un risultato migliore.
(da wikipedia):
microfono a condensatore (electret) sfrutta le variazioni di capacità del condensatore, realizzato con una lamina metallica o di plastica metallizzata costituente l'armatura fissa del condensatore, ed una seconda, mobile, (la membrana).
La capsula del microfono a condensatore, avendo caratteristiche di alta sensibilità, si presta a prelevare suoni anche a grande distanza: per tale uso è possibile accentuare le caratteristiche direzionali del microfono, montando la capsula all'interno di tubi progettati e calibrati per ottenere determinate interferenze additive e sottrattive.
Il microfono a condensatore, il cui principio di funzionamento si basa sulla variazione di un campo elettrico, per funzionare ha bisogno di una batteria di alimentazione che viene utilizzata per generare il campo elettrico necessario. Molto spesso tali microfoni, specialmente se di buona qualità, sono composti da due moduli separati: il modulo di alimentazione (con batteria da pochi volt, fino ai 48 volt dei microfoni professionali) ed il modulo microfono vero e proprio che può essere ad una, due o quattro celle, per distanze piccole, medie e grandi.
La batteria potrebbe non essere necessaria nel caso in cui l'amplificatore al quale viene allacciato sia provvisto di alimentazione "fantasma" (phantom): questo metodo permette di fornire l'energia necessaria al preamplificatore contenuto all'interno del microfono.
Se la stanza in cui è posizionato l’ampli ha un sound decente, e voi possedete sia un sm 57 che un condensatore, vi suggerirei di registrare entrambe le tracce e poi di mixarle assieme. Potrete ottenere un suono decisamente più ricco e naturale mantenendo la precisione del “close mic” e il colore del microfono d’ambiente.
Esiste anche la possibilità del posizionamento “rear”, cioè dietro all’ampli. Ovviamente il rear si può fare solo nel caso che l’ampli sia aperto dietro (quindi inutile se si usano casse chiuse tipo 4x12 marshall).
Il rear ci può aiutare molto se vogliamo dare un po’ di basse frequenze al sound finale. Bisogna però stare attenti alle fasi. Infatti ogni vota che usiamo più di un mic posizionato a distanze diverse da una stessa sorgente sonora, vanno rigorosamente controllate le fasi in quanto è normale che un’onda sonora, partendo dalla stessa sorgente, impieghi tempi diversi a raggiungere le capsule dei mic e quindi si potrebbero verificare controfasi parziali o addirittura totali.
All’inizio di questa esperienza su accordo volevo arricchire i miei articoli con sample di chitarre registrate nel mio studio per farvi capire meglio i colori e le sfumature che si possono ottenere con microfoni diversi e con posizionamenti diversi degli stessi. Credo invece che possa essere decisamente più produttivo lasciare a voi la gioia della scoperta e la soddisfazione di ricercare e alla fine ottenere il risultato sperato.
Prima di lasciarvi sperimentare, vorrei darvi un ulteriore consiglio. Ormai la tecnologia ci aiuta molto e i software o i vari virtual amp sono di uso comune nell’home recording (e secondo me anche in molti studi). Procurarsi un guitar rig o un pod non è così difficile. Questi sistemi sono molto comodi per fare il vostro demo, ma spesso non hanno il giusto “calore” che ci può essere fornito dall’ampli. Ovviamente, per chi non possiede una buona strumentazione, il sistema virtuale non solo facilita ma addirittura migliora il risultato. :-)
Il mio suggerimento è quello di registrare, assieme al segnale microfonico, anche un segnale di linea. In termini più semplici dovete procurarvi una D.I. box. La D.I. box ha un ingresso di linea (dove infilare il jack della vostra chitarra) e una uscita bilanciata. Ha anche una uscita “link”, quindi:

in questo modo potrete registrare la vostra chitarra microfonando l’ampli come descritto prima, ma anche una linea “pulita” ovvero la chitarra in diretta, che vi consentirà un “reamp” in ogni momento. Avere la possibilità del reamp vi potrà facilmente permettere di rifare il suono nel caso di errore o, in alternativa, vi darà la possibilità di usare un virtual amp o un software come guitar rig senza dover necessariamente risuonare il brano.
Buon divertimento!
linea microfonica
Re: linea microfonica
sssaaasss... è? s s sssaaasss... è?
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Re: linea microfonica
Re: linea microfonica
Ciao Stex, grazie de
ma se non si ha uno studio di rec??
Grande!!!!
sssaaasss... è? s s sssaaasss... è?
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posizione microfono
Floyd - www.wallproject.it
Controfase
Re: Controfase
<p>
Ora che ho perso la vista, ci vedo di più...</
Re: Controfase
Re: Controfase
≈<i> La mente dell'uomo superiore ha familiarità c
====Io personalmente
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
microfoni
cisco
che bello!!!