Ciao a tutti! In questo articolo desidero parlarvi di un gruppo inglese che ha avuto un certo successo negli anni '90: i Verve. Sono sicuro che molti di voi si ricorderanno l'introduzione di archi nella celebre "Bittersweet Symphony", anche presente in uno spot televisivo.
Ma più che della band, vi volevo parlare di un loro album, forse il più ricco tra i loro: Urban Hymns (1998).
Ora passerò a commentare le tracce che mi hanno più colpito di questo, imho, fantastico disco .

Il disco si apre con la suddetta intro di archi (a quanto pare "estrapolato" da registrazioni degli Stones) e quindi con un brano molto british pop. Il sound è particolarmente spazioso e alle mie orecchie riporta ad un malinconico giorno di primavera.
La seconda traccia, "Sonnet", è una ballata che si apre con chitarra acustica che si mantiene nel corso del brano, facendo spazio a chitarre slide. D'impatto il ritornello, permeato dalla provenienza britannica della band e un assolo assolutamente non invadente e semplice.
"The Rolling People" è il primo brano non diretto a tutto il pubblico: si fanno sentire le influenze psichedeliche, con un giro di basso ipnotizzante e un grande contributo da chitarre slide distorte. Sound particolarmente liquido e anche qui spazioso.
Si ritorna al pop con un brano molto malinconico e in gran parte acustico, "The Drugs don't work", in cui Ashcroft canta con particolare pathos un testo che ritrae probabilmente un episodio della sua vita.
"Catching the butterfly" è un altro esempio della fusione tra pop e psichedelia. Il cantato è una armoniosa ninna nanna accompagnato da chitarre e tastiere particolarmente "drogate".
Qualche traccia dopo troviamo "Space and Time", sicuramente pop e con un ritornello leggermente distorto, cosa che si ripete raramente in questo album.
Meno male che c'è "Lucky Man" che riporta un po' di speranza dopo questi testi molto curati testimoni di una vita tormentata. Semplice canzone con chitarra acustica, archi e sempre lo slide in agguato. Sound rilassato.
"Velvet Morning" mi ricorda i brani dei Pink Floyd con chitarra acustica e slide, come "A Pillow of Winds".
La voce risulta distaccata dal suo contesto musicale, come a simboleggiare una non comprensione da parte della musica della melodia e del testo.
Farei notare la traccia nascosta alla fine di "Come On".
Beh, Ascoltatelo e commentate!
Ciao e Buona Musica
Luca