Salve amici!
Purtroppo, a causa di impegni precedenti ed inderogabili non potrò essere dei vostri ad Ancona, ma per farmi perdonare ed intrattenere quelli che come me dovranno forzatamente respirare un aria un po' meno salubre ho deciso di scrivere la recensione della mia "bambina"...
Innanzitutto un po' di storia: correvano i primi anni '90 ed il sottoscritto stava passando dalla fase adolescenziale a tutto metallo a quella della musica "adulta". Complice il mio ex-professore di matematica del Liceo iniziai a scoprire i gruppi storici del rock progressivo anni'70 appassionandomi fin dal primo momento a quella strana e meravigliosa macchina dei sogni che un tempo prendeva il nome di Genesis...
Proprio all'interno della copertina dello splendido live "Seconds Out" campeggiava la foto di un barbuto Mike Rutherford con in braccio una vera e propria arma da guerra:le note dell'album recitavano: "Shergold Electric 12 string and bass".
Poi seppi che questa era nientemeno che la terza incarnazione della bestia con due manici del biondo Mike, che era passato dalla fase Rickenbacker in epoca Gabriel a quella Microfrets per "The Lamb Lies Down On Brodway"(piccola nota polemica da buon toscano: questo, insieme ad i primi due dischi con Collins "Trick Of The Tail" e "Wind And Wuthering" sono i migliori di tutta la produzione a mio avviso). L'avvento di Internet e la scoperta del magnifico sito web di Andrew Mannering mi svelarono il mistero di questa ditta sconosciuta e delle creature sublimi che uscirono, tutte rigorosamente hand-made, dalla piccola bottega di Romford.
Dunque, la Shergold fu fondata agli inizi dei Seventies da Jack Golder e Norman Houlder due ex-collaboratori di Jim Burns che decisero di mettersi in proprio dopo il disastro della seconda avventura commerciale di quest'ultimo, la Hayman. Un piccolo cottage nei sobborghi di Londra fungeva da laboratorio ed officina, e un paio di collaboratori (fra cui il futuro Mr. Status Rob Green) completarono la squadra che cominciò a produrre una serie di strumenti chiaramente derivati dai modelli Hayman. Norman lavorava a mano i manici, di solido acero canadese, uno per uno, mentre Jack con l'aiuto del figlio costruiva i corpi, ricavati da un legno africano, piuttosto economico, simile al mogano denominato Obeche. I pickup venivano forniti dalla ReAn, azienda attiva fino a poco tempo fa, che produceva anche gli switch ed i potenziometri, mentre le meccaniche erano Schaller. All'inizio venivano offerti sia la chitarra Masquerader che il basso Marathon, ai quali successivamente seguirono la chitarra Cavalier - contraddistinta da un disegno bizzarro e poco stabile della giunzione manico-corpo - la Meteor, che era un modello semplificato e dal design arrotondato, e le doppiomanico Custom Double, che trattandosi di strumenti fatti a mano erano disponibili in un gran numero di versioni e personalizzazioni. Ma su di tutti spiccava la serie Modulator, realizzata solo su ordinazione, che aveva come caratteristica saliente e pressoché unica nella storia dello strumento elettrico quella di avere la parte elettronica removibile ed intercambiabile (furono prodotti fino ad 8 moduli elettronici differenti) e che costituì la base della doppiomanico custom di Mike.
Questi infatti ebbe l'occasione di provare una 12 corde in un negozio e contattò la ditta per chiedere se ci fosse la possibilità di realizzare una doppiomanico le cui metà fossero completamente separabili in modo di utilizzarle come strumenti a se' stanti. La prova ebbe esito felice ed in totale furono costruiti un basso, la metà inferiore e tre chitarre, due a 6 ed una a 12 corde che potevano essere applicate sopra mediante un sistema di viti a bloccaggio. Rutherford usò questo strumento fino ai primi anni '80, quando passò armi e bagagli a Steinberger, ma non si separò mai dalla sua "creatura", anche se una delle chitarre a 6 corde è stata recentemente venduta ad un'asta. Jack Golder intuì il potenziale commerciale di una simile sponsorizzazione ed immise sul mercato la Modulator Doubleneck, la cui configurazione ancora una volta poteva essere liberamente scelta dal cliente al momento dell'ordine, che era identica al modello custom di Rutherford senza avere la possibilità di separare i manici e con un design del corpo lievemente differente e di cui l'esemplare in mio possesso rappresenta un magnifico esemplare, datato 1982.
Chi l'ha voluta l'ha ordinata così: basso ad 8 corde in posizione inferiore e chitarra a 12 posta superiormente in posizione avanzata, estremamente ergonomica nonostante il peso davvero esagerato. Il corpo è magnifico, verniciato natural con un particolare poliestere trasparente il quale con il tempo assume la tendenza a creparsi: è' un fenomeno che affligge tutte le Shergold e gli esperti lo considerano un elemento di originalità. La mia non presenta particolari segni, anzi, sembra che sia stata suonata davvero poco! I manici sono pressochè perfetti, superiori a qualsiasi manico Fender di qualsiasi epoca. La tastiera riportata è in acero verniciato ed i tasti, stando alle mie fonti, dovrebbero essere dei Gibson, anche se la sezione chitarra e quella basso presentano spessori differenti ed il precedente proprietario o chi per lui ha voluto appiattirli quasi a livello fretless... Un bel binding e segnatasti entrambi neri contornano il tutto, mentre le meccaniche sono delle Schaller mini di qualità eccellente. Il tempo e l'inutilizzo avevano coperto le parti metalliche di un antiestetico ossido, che ho provveduto e rimuovere con Sidol ed olio... di gomito ed lucidare con l'incredibile crema per cromature originale Harley-Davidson. Il ponte dalla parte del basso è piuttosto semplice e consente la regolazione dell'intonazione solo a coppie, mentre dalla parte chitarra presenta il disegno allungato originale Shergold con blocco corde in perspex trasparente.
La parte elettronica consiste di quattro pickup humbuckers con espansioni a 12 (chitarra) e 16 (basso) poli, liberamente splittabili, serviti da due switch on-off, uno per metà, e due uscite cablate stereo (quattro segnali in uscita) posti sul bordo inferiore. I cablaggi fanno capo ad alcuni contatti a caldo annegati nel legno all'interno dei due grossi scassi rettangolari sul corpo dove si incastrano i moduli elettronici che poi vengono fermati da due grosse viti centrali: quelli in dotazione sono il 4 ("Stereo") che fornisce tono e volume per pickup più selettore a tre vie per le bobine ed un secondo a due posizioni che consente di escludere i controlli di tono per un suono più aperto (simile al "no-load" delle Stratocaster di qualche anno fa). Oltre a questo, il segnale dei pickup viene splittato in uscita, per cui è obbligatorio usare due amplificatori ed un cavo ad Y (esisteva anche il modulo 3 ("Bypass") che produceva un segnale mono). L'altro modulo che posseggo è il 5 ("Recording") che offre, in mono, gli stessi controlli di tono del precedente con in più la possibilità di variare la fase in un modo molto similare a quanto inventato da PRS. Esistevano anche un modulo con switching in stile Telecaster, un altro con distorsore interno alimentato a batteria ed addirittura uno dotato di una seconda uscita stereo per relizzare la piena quadrafonia(!!!). Veniva fornito persino un kit comprensivo di mascherina e contatti per la realizzazione del proprio cablaggio personalizzato!
Lo strumento è armato con due set di Rotosound che mi sono costati un occhio ed un braccio su JustStrings.com, più un altro mezzo braccio per un setup "professionale" effettuato presso un laboratorio della zona sul cui esito mi risparmio ogni commento... In realtà lo strumento, che possiede anche un'enorme e bellissima custodia rigida originale con due cinghie dotate di automatici per il fissaggio, è quasi a posto e avrebbe bisogno solo di una mano "magica" stile Pistolesi per rendere al meglio la sua voce bellissima che esce anche in assenza di qualsiasi amplificazione.
La produzione Shergold terminò nel 1991 con la morte improvvisa del fondatore Jack Golder e tutti gli assets ed i locali furono venduti. Ultimamente questi strumenti stanno vivendo una sorta di seconda giovinezza dopo che oltremanica si è esaurita la febbre per le vecchie Burns ed i collezionisti stanno mettendo gli occhi addosso a questa sorta di "cuginette povere" che nacquero come attrezzi da lavoro robusti ma economici ma che poi si evolvettero in una sterminata varietà di sottospecie comprendenti doppiomanico fretless/fretted, bassi a 6 corde, chitarre con circuitazione attiva, etc.etc...
Un saluto a tutti i proggers,
- Matteo
Non sono d'Accordo . . .
Caro Matteo,
preciso come sempre, accuratamente filologico e didascalico quanto basta il tuo bellissimo articolo sulla creatura (come e dove l'hai scovata ?). Due cose però: - la prima è una curiosità : in questo caso hai fatto la recensione di una chitarra o di un basso doppio manico ? in altri termini, chi vince fra una chitarra ed un basso ? E non mi rispondere che hai recensito una chitarra-basso . . . - la seconda è una nota polemica forse un po' OT; essendo cresciuto a pane e Genesis (e non solo), inorridisco quando dici che il trio Lamb/Trick/Wind è la migliore produzione Genesis. Per me ci si ferma (te lo dico in terza persona, come si dice in terra di Guittone d'Arezzo) a Lamb (capolavoro); pur apprezzando A trick of the tail, devo dire che nulla mi emoziona come Selling Englang by the Pound . Non mi fare fare commenti sulla voce di Phil Collins paragonata a quella di Peter Gabriel se no posso dimenticarmi di essere originario della terra di Cielo d'Alcamo e potrei usare un italiano un po' meno educato, altro che graffiante sarcasmo da toscanaccio!!
Comunque non ti preoccupare: parlo per invidia (tanta!) ;-D
Giuseppe Mazzola
P.S. puoi dirci qualcosa in più su come suona l'attrezzo (al di là della "voce bellissima") ?
Re:Non sono d'Accordo . . .
Ciao Giuseppe!
Quanto tempo... Scusa se non ti ho risposto subitissimo. Tralasciando l'argomento dei dischi dei Genesis preferiti (ribadisco che il trio che ho citato, per quanto forse meno "caratteristico" della produzione gabrielliana-mellotronica, a mio avviso è il più completo, se non altro perchè finalmente si sente Hackett che suona... ;-) ) ti tolgo subito i dubbi. Senz'altro la chitarra a 12 corde ha un timbro tutto suo, bellissimo, proprio quello che senti nei brani del periodo. Non suona certo come una Rickenbacker, anche perché ho optato per la configurazione "classica" con i cantini in alto, ma non le manca davvero nulla. Al basso ci si deve abituare, sia alla sua timbrica (analoga a quella di un normale 4 corde che suona all'unisono con una chitarra) sia alla diteggiatura che è abbastanza ardua. Entrambi gli strumenti hanno un fortissimo livello di uscita, sembra quasi che abbiano un preamplificatore all'interno! Per la reperibilità, oggi su eBay si trova veramente di tutto... ;-)
- Matteo Barducci
- Matteo Barducci
un polipo
Fantastica! Semplicemente fantastica! Barocca, possente e scomoda (scommetto) ma di grande personalità. Pemsare che quello smilzo di Ruitherford suonava con siffatto accrocco in spalla, cantando e pigiando i pedali dei bassi moog! contemporaneamente. Una volta tanto non si parla solo di Strato Tele o Les Paul. Trovo molto triste che a nessuno venga in mente di produrre ancora questi strumenti.
Re:un polipo
Scusate...volevo dire: Pensare e Rutherford, solito frettoloso che non usa la preview. Ma già che ci sono: con gli ampli come ti sei organizzato?
Re:un polipo
In effetti Rutherford e Greg Lake sono i bassisti che più stimo, il primo per la sua versatilità (se hai visto i video dei concerti dell'epoca, o anche solo lo spettacolo-tributo dei Musical Box capirai che i veri motori del gruppo erano lui e Collins...), il secondo per la voce sublime. Per quanto riguarda gli ampli, sto seguendo gli insegnamenti di Mike: niente ampli ed entrata in diretta in un mixer. L'alto livello di uscita dello strumento sembra fatto apposta per questo scopo!
- Matteo
- Matteo Barducci