Taffy White, Lollipop Red e Licorice Black? Sostanzialmente "bianco", "rosso" e "nero", ma quella era la follia degli anni '60, quando anche i nomi dei colori dovevano stupire proiettandosi in quel radioso futuro che l'ottimismo credulone dell'epoca immaginava alle porte. Fatto sta che tra tante follie compaiono anche parecchie chitarre che vissero brevi storie, regolarmente avviate con gran pompa e quasi sempre concluse nell'oblio. Alcune portavano nomi sconosciuti e tentavano il grande balzo verso il successo, altre erano frutto dei tentativi di qualche grande azienda di cogliere l'attimo per conquistare nuovo fatturato.

Tra i secondi c'è anche Wurlitzer, di cui tutti conoscono le storiche tastiere e i magnifici juke-box, ma la cui produzione chitarristica è praticamente sconosciuta. Non è un caso, perché le chitarre Wurlitzer ebbero la vita più o meno di una farfalla (chitarristicamente parlando), perché nacquero nel 1966 quando Howard Holman, un commerciante dell'Indiana, riuscì a convincere Wurlitzer della bontà del business (ricordiamo che CBS aveva acquistato Fender l'anno prima per 13 milioni di dollari dell'epoca) e avviò la produzione di chitarre Holman-Wondell (il suo socio) marcandole Wurlitzer.
Del tutto prive di senso, con poca originalità e qualità in proporzione, le Wurlitzer-Holman durarono un anno o poco più, poi l'aziendona dell'Indiana decise di mandare a quel paese Holman e continuò per qualche tempo a farsi costruire le chitarre dall'italiana Welson (vedi link a Fetishguitars tra le risorse).
Tra la poca fuffa prodotta da Holman a nome Wurlitzer, una sola chitarra si salva, la Gemini. Con le sorellastre ("astre" perché brutte) condivideva l'elettronica (due pickup a circuitazione stereo e switch separati per modificare il suono inserendo condensatori differenti), i materiali (acero canadese per corpo e manico, palissandro indiano per la tastiera) e i pickup Sensi-Tone fatti in casa (dei single coil simili ai P-90 di cui quello al manico era montato inclinato rispetto al piano corde).
Insomma, niente di che, niente da ricordare, se non fosse per un particolare che fa la differenza: la forma del corpo della Gemini, affascinante, geniale e originalissima, tanto da far lievitare il valore della Gemini nel tempo, fino ai 2mila dollari odierni (contro il nulla o poco più degli altri due modelli della stessa epoca), come risulta dall'inserzione su eBay linkata nella colonna a destra tra le risorse.

Roba per collezionisti facoltosi fino a poco tempo fa, la Wurlitzer Gemini (o almeno, la sua cosa migliore, la forma) arriva oggi alla portata delle borse delle persone normali grazie all'intuizione visionaria di Mike Robinson, presidente e fondatore di Eastwood Guitars, un'azienda che produce in oriente strepitose repliche "attualizzate" di quanto di peggio sia stato fatto negli anni d'oro. E così, dopo Supro, Airline, Wandrè, Mostrite e altre affascinanti porcheria-style guitars, Eastwood ha presentato da poche settimane una replica della Wurlitzer Gemini.

Com'è nella tradizione dell'azienda, lo chitarra non è una replica fedele. Cambiano i single coil (sostituiti da due più attuali mini-humbucker), cambia il ponte Wurlitzer Vibratron (al suo posto c'è una leva tipo Mustang), spariscono due controlli inutili. Resta però quello che conta: la strepitosa forma del corpo e il colore Lollipop Red, un rosso che più affascinante non si può, perfetto per far colpo proprio su quella ragazza carina che sta sempre sotto il palco a guardare con attenzione in attesa del chitarrista giusto a cui donarsi.
Il tutto a meno di 600 dollari (ovviamente al netto delle tasse), meno di un terzo del costo di un'originale, che avrà pure il suo fascino, ma con cui ci suoni giusto do e sol7 in prima posizione e con l'ampli a 2 se non vuoi andare incontro a cattive sorprese.
Viceversa le Eastwood sono strumenti in cui il rapporto tra costo e qualità è favorevolissimo, anche perché l'azienda ha scelto una politica di vendita diretta che contribuisce a tenere i prezzi sotto il livello di guardia.
Ho avuto occasione di provare qualche mese fa la Eastwood Airline (era in uno stupendo Sahara Blue) e sono rimasto molto favorevolmente impressionato dalla fattura: tastiera ben fatta e scorrevole, pickup di buona qualità e grossi ma non troppo, hardware solido e senza quel feel un po' così che spesso accompagna la produzione coreana. Insomma, una chitarra divertente, da portarsi appresso per un cambio di look e suono sul pezzo speciale, perfetta per suonarci lo slide perché fa tanto David Lindley.
Ora vedo se riesco a organizzare una prova anche della Gemini, in colore rigorosamente Lollipop, si capisce, perché come si dice a Milano, "cinq ghei, ma ros".
Eh si, le Eastwood sono mitiche....
Mio dio!
-Oliver-
http://f24rockblues.altervista.org
Anche io!
Ce ne sono certe bel
Mi ha conquistato
<p>...interessante...</p>
rosso lollipop
Toh!
<p>Darei la vita per non morire. (Jim Morrison)</p
davvero?
myspace.com/mirkorusso