Mentre si lavorava con Gianni e Cristiano Cameroni al catalogo di SHG 31 è comparso sul sito di Gruhn la Fender Stratocaster verde metallizzato del 1955 da 200mila dollari descritta nell'articolo "Smeraldo californiano". Quell'apparizione a metà strada tra il celestiale e l'inquietante ha portato a una riflessione sul mondo delle chitarre vintage, una delle ragioni per cui nel 1992 nacquero Nashville e SHG. In molti mi hanno chiesto di pubblicarlo, così lo ripropongo qua. Aggiungo che la nuovissima Eastwood Gemini rossa che lo illustra sarà a breve tra le nostre mani per una prova in anteprima.

Lo strumento con numero di catalogo 7830 sul sito di Gruhn Guitars è descritto così: "1955, EXF, original metallic green finish, one of the cleanest examples of an early custom color Strat we have ever seen, tweed OHC......$200.000". Fanno poco meno di 170mila euro, ci compri una casa. Oppure una fattoria in campagna e la ristrutturi. Messa da parte l'invidia per chi potrà permettersi di spendere 170mila euro per questo gioiello senza fare bancarotta, ho colto l'occasione per ragionare un po' sulle chitarre "vintage", causa prima della nascita della rivista Nashville su cui all'inizio degli anni '90 si costruì Second Hand Guitars.
Osservazione 1. Nel decennio 1980-1990, in piena vintagemania, le più preziose chitarre d'epoca valevano cinque o dieci volte di più rispetto al meglio che le aziende fossero in grado di produrre. Nel 1982 le neonate Stratocaster '57 e Telecaster '52 Vintage Reissue avevano uno street price di 600 dollari, Guitar Trader aveva varie Stratocaster 1956 e 1957 a 3mila, George Gruhn vendeva la Broadcaster numero di serie 0022 a 4mila. Comprarle era uno sforzo notevole, ma aveva un senso. Oggi una no-Caster prodotta dal Custom Shop ha uno street price di 2.500 dollari, una originale (a trovarla) oltre 100mila, 40 volte tanto.
Osservazione 2. Nel 1982 la Standard 80 Heritage, di gran lunga migliore della produzione Gibson del decennio precedente, era comunque una chitarra pesante, approssimativa, con infiniti difetti e abbastanza misera dal punto di vista sonoro. Aveva uno street price di 2mila dollari, mentre la regina a cui faceva maldestramente il verso, la sunburst classe 1959, ne valeva 10-15mila in relazione alla fiammatura del top e suonava un milione di volte meglio, uno ci faceva un pensiero, si indebitava e spaccava il mondo col suono più strepitoso che c'era. Oggi la stessa regina può superare il mezzo milione di dollari, ma il suono strepitoso non è più una sua esclusiva. La R9 Gibson con tutti gli optional incluso Tom Murphy costa meno di un centesimo, ma suona magnificamente bene, ha un feel sopraffino e se disgraziatamente ti cade e salta la paletta smadonni un po', poi la aggiusti o al peggio ne compri un'altra senza vendere la casa. Se ti casca una sunburst del 1959 che fai?
Osservazione 3. Lo strumento che illustra questa riflessione è una Eastwood ispirata alla Wurlitzer Gemini prodotta in pochi esemplari nei primi anni '60. Una Gemini originale, a trovarla, può costare alcune migliaia di dollari, ma una volta concluso l'affare uno scopre un dettaglio non trascurabile: è bellissima da vedere (se ti piace), ma suona da fare schifo, non sta accordata, ha un manico insuonabile. Viceversa, la Eastwood è costruita con gran cura, ha una tastiera scorrevole, dei mini humbucker brillanti, un ponte efficiente. E soprattutto costa meno di 600 dollari. Uno sfizio alla portata di quasi tutti.
Bilancio. Ragionando sulle osservazioni che precedono, uno arriva a scoprire che le cause di nascita e alla crescita del fenomeno vintage che ancora influenza il nostro mondo ("le chitarre vecchie suonano meglio"), si sono in gran parte annullate. Cioè, le chitarre vecchie suonerebbero meglio se qualcuno fosse così incosciente da portarle su un palco, cosa che neppure una rock star bizzosa e miliardaria come Slash fa più e le sue magnifiche Sunburst restano blindate in cassaforte. In altre parole, ormai le chitarre vecchie non suonano né bene, né male, semplicemente non suonano più, per raggiunti limiti di rischio. Fanno eccezione alcuni strumenti che nel decennio vintagemaniaco venivano considerati di poco conto (per esempio Fender e Gibson prima metà anni '70) o scadenti (Fender e Gibson seconda metà anni '70) e che oggi, pur restando di poco conto o scadenti, sono considerati "vintage", così almeno c'è qualcosa da comprare e vendere senza svenarsi.
Conclusione inquietante ma non troppo. Svuotate della loro essenza di strumenti che "suonano meglio", perché di fatto non suonano più, le chitarre vintage mantengono valore perché "hanno suonato meglio", restano icone, punti di riferimento per la produzione dei rimpiazzi di oggi. In un'epoca di decadenza post-post-postmoderna come la nostra in cui non si fa altro che replicare, occorrono modelli a cui ispirarsi, eventualmente con modifiche, ma sempre nel rispetto della grammatica dell'epoca (in questo senso il Custom Shop Fender è un esempio lampante). Metti caso che la tendenza al riflusso si inverta, che un Leo Fender del 2000 salti fuori con qualcosa di veramente nuovo, del tutto svincolato dal pur glorioso passato, che succederà alle chitarre vecchie? Ci sta anche che i prezzi crollino e si possa ricominciare a suonarle in santa pace, restituendo loro la voce.
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Suonare per mantenerli in vita...ma stiamo scherzando?
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