Infinite e impercettibili variabili magiche

di esprit - accordiano #16949 | 27 November 2008 @ 07:18 |
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Per me il suono è qualcosa che sta a valle di una serie infinita di variabili. Ho letto e sentito molti pareri a riguardo, su questo sito e non, alcuni più o meno simili, altri completamente diversi. Spesso sentiamo parlare di questo o quel pedalino che vorrebbe essere la sua copia più o meno migliore, sicuramente diversa, lo stesso vale per questo o quell’ampli, chitarra , cono, cavo, e così dicendo fino al più piccolo dei microchip o al più esotico dei legni. Non ho mai sentito nessuno fare il ragionamento a ritroso, ovvero partire dall’importanza dell’integrità e del buon funzionamento del nostro corpo.

Avete mai pensato a quanto sia importante avere piena efficienza uditiva? A quanto sia importante sentire scanditamene le frequenze emesse dello strumento? Credo che sia fondamentale.

Andando avanti, tra noi e la sorgente sonora troviamo ancora una variabile, l’acustica. Materia che mi trova totalmente ignorante. Ascoltare in un pub angusto ed affollato un immaginario Knopfler, o ascoltarlo in un teatro, magari accompagnato da Clapton, Sting, Collins ed una intera orchestra, con la folla che canta e applaude, potrebbe mai essere la stessa cosa che essere presenti nella sua sala di registrazione mentre incide?

Su quest’argomento ho letto le cose più disparate, c’è chi sostiene che Boss o boutique è la stessa cosa tanto chi se ne accorge, c’è di riesce a cogliere le differenze anche tra versioni differenti dello stesso pedale. Non mi voglio esprimere, mi piacerebbe che foste voi a commentare.

Passiamo all’argomento che più attira l’immaginario collettivo, la strumentazione.

Nella mia seppur giovane carriera chitarristica ho provato e sentito molto. Ho avuto un parco chitarre vastissimo e sto transitando in un periodo nel quale preferisco pochi ma buoni. Siamo arrivati al dunque della mia trattazione. Dando per ottimali i requisiti precedenti, cioè l’udito e l’acustica, vorrei chiedervi se sareste mai in grado di riuscire a trovare la differenza tra due ipotetici chitarristi. Abbiamo il fortunato, che fa uscire il suo suono da quattro coni Greenback collegati ad una Plexy point to point, a sua volta collegato ad un Landgraff dynamic overdrive, e il modesto, con la sua ’59 ma reissue, collegata ad una Plexy ma reissue, equipaggiata sempre con quattro Greenback moderni, collegata ad un Ts9 anche originale. Non voglio essere criticato esprimendo la mia personalissima opinione ma personalmente credo che le differenze ci siano, e si sentano. Adesso però immaginate quante variabili sonore potrebbero crearsi nel momento in cui questi due decidessero di scambiarsi la chitarra, o la cassa, o il pedale. A me viene il mal di testa soltanto a pensarci ma ritengo che proprio in questo risiede la MAGIA DELLA CHITARRA. Un mondo infinito e fantastico, continuamente mutevole e costantemente variabile, in cui è bello parlare di tutto, litigare, confrontarsi e istruirsi.

Non c’è chi ha ragione e chi ha torto, non c’è bello o brutto, è tutto così come esce e va apprezzato per quello che è, per quello che provoca in noi.

Questo è il mio primo articolo, spero di essere stato chiaro e di avere suscitato in voi interesse.

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Tutti i commenti

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  • penso che un chitarr
    di darkburst - accordiano #15378 | 27 November 2008 @ 10:22
  • ===Su quest’argome
    di yasodanandana - accordiano DOC #699 | 27 November 2008 @ 11:09
    --
    <p>http://www.jalebimusic.com/home.html
    http://www
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