Vengo per raccontarvi una storia. FInalmente. Una storia che ha del commovente. Una storia che a mio avviso vale la pena di essere raccontata. Una storia durata anni. Una lunga ed appassionante storia fatta di avventure, dubbi, incertezze, gioie e dolori. Ma non verrò a parlarvi di maghi, draghi, fate e cavalieri, no. Voglio parlarvi di quella che ad oggi è la mia "Electric Lady". La storia di quella che era una "chitarrella" indonesiana qualunque, che suonava maluccio e che oggi è la chitarra dei miei sogni. Un po' Jimi Hendrix, è un po' personalmente me.

Questa per me è stata la formula. Ma incominciamo dal principio. Nel lontano 1999, quando nemmeno immaginavo come fosse fatta una chitarra elettrica, quando la Stratocaster era solamente un sogno, una specie di immagine mistica sulla quale pensavo non avrei mai messo le mani, quando mio zio, pace all'anima sua, cercava di insegnarmi i fondamenti del Rock'N'Roll, come fosse una religione, una filosofia di vita, e mi parlava della sua Mustang come fosse la più bella del liceo che lui aveva conquistato dopo aver superato le sette fatiche di ercole, quando guardavo le foto delle Fender americane con rispetto e con la bava alla bocca, avevo appena quattordici o quindici anni, la mattina del 25 Dicembre, Natale, mi trovai affianco al letto uno scatolone alto circa un metro. Mio padre e mia madre mi avevano comprato la mia prima chitarra elettrica. Era un pacco della Squier che conteneva tutto il necessario. C'era la chitarra, una affinity Strat Indonesiana, un ampli da 15W, custodia, cavetto, plettri, corde, accordatore. Si insomma, ero felice come una farfallina in primavera, anche perchè una vera chitarra elettrica, probabilmente non l'avevo mai vista. Inizio a suonare, imparo i primi riff, le prime cazzatelle e passano così gli anni. La chitarra sembrava bella. Aveva il suo battipenna bianco immacolato, ma senza il righino nero attorno, aveva il suo loghetto finto Fender della Squier bello stampato sulla paletta, aveva le tre piastre che in fondo facevano il loro lavoro (cupo al manico, brillante al ponte e medio al centro), aveva il simpatico colore sunburst a tre toni che faceva sbavare chiunque, aveva il manico anni 70 e il palettone di conseguenza. Cosa chiedevo di più? Il punto è che col passare degli anni, l'esperienza incalza. Comprai una Tele della stessa serie, Squier Affinity. La comprai nella colorazione "Edoardo Bennato". Allora ci ero fissato. Adoravo quello strumento, peccato che l'ho venduto (ma ora ho una Tele Fender Japan dell'86 :)). Quello strumento mi dava più soddisfazioni della mia Strato. Più avanti suonai la Mustang del 68 di mio zio, che mi provocò parecchi orgasmi, come me ne provoca ancora, in fondo. Più avanti ancora comprai una Standard Stratocaster Usa, che allora mi sembrava un miracolo divino, ad oggi un po' di meno, ma allora era eccezionale. Ma la mia prima Strat che fine ha fatto? Era là, posata, la suonavo di tanto in tanto. Eppure... il sentore c'era. C'era qualcosa da poter fare, vedevo davanti agli occhi le mille possibilità che mi si paravano davanti. Insomma, come disse qualcuno, "Eppur Suona!". Come capita, credo, a tutti i neofiti, il primo pensiero è quello dell'estetica e il primo lavoro che si fa su una chitarra elettrica è cambiare il battipenna. Lo feci. Comprai (spendendo l'inferno dei soldi, tra le altre cose), prima un battipenna nero e poi uno madreperlato. Senza saperlo avevo creato una simil-SRV. Oggi ci avrei lavorato, ma allora... nemmeno sapevo chi fosse SRV. Anzi, mi ricordo di aver visto quando avevo più o meno 16 anni la foto della Number One e mi fece addirittura schifo. Non mi piaceva il magnifico accostamento tra piastre e manopoline bianche, con il nero del battipenna e, oh ingenuità infantile, pensavo che il relic fosse una cazzata. Si, insomma, il classico pensiero "perchè pagare di più per avere una chitarra scassata? Se proprio la voglio scassata, la compro nuova e la prendo a martellate". Oh, ingenuità puerile. Fosse così facile. Ma procediamo per gradi. Il cambio del battipenna non mi soddisfaceva per niente. Il nero sul sunburst non mi diceva niente, il madreperlato, che scelsi probabilmente per emulare la Mustang di mio zio, sul sunburst è una cafonata inguardabile. Finii per rimontare l'originale bianco ad un solo strato. E così fu per parecchi anni. Intanto suonavo di più la Tele che la Strato, perchè il suono che ne veniva mi piaceva di più. In più notavo che il manico era più comodo in quanto avesse le corde più basse. Eppure sapevo che le indonesiane fossero fatte meglio delle cinesi, seppur poco, e se la mia Tele era cinese e la mia Strato era indonesiana, ci doveva essere qualcosa che non andava. Premettendo che non sapevo davvero come fosse fatta una Stratocaster USA, iniziai a giocare con le ridicole sellette della Strat, senza risultati apprezzabili. Non avevo idea di cosa fosse un Truss Rod, di cosa fosse un ponte sospeso e di come si regolassero le ottave. Ma la prima cosa che importa ad un "newbie" è sempre l'estetica e mi ero profondamente annoiato di quel noiosissimo sunburst 3 toni lucidissimo, come se fosse uscito dalla fabbrica. Iniziai ad apprezzare il relic, fortunatamente, che non è, come molti pensano, prendere a martellate uno strumento, ma un'arte vera e propria, ma di questo ne parleremo dopo. Tutto scattò una volta che diedi per errore un colpo alla mia Tele. La vernice saltò via che era un piacere. Era spessa circa un millimetro. Di colpi, la mia Strato ne aveva presi un bel po' nel tempo, ma la vernice era bella che intatta. Questa cosa mi fece insospettire. Un giorno decido finalmente che dovevo fare qualcosa e tentai di reliccare, seppur leggermente, la mia Strat. La smontai completamente e tentai di reliccare il body. Un po' di carta vetra qua e la e un paio di colpi dati a giravite. L'effetto non era male, faceva proprio schifo. Non era orrendo, era addirittura peggio. Perchè, per chissà quale motivo, la vernice era graffiata, ma non saltava via come quando dai una botta ad uno strumento. L'effetto era penoso. Così tagliai la testa al toro e presi l'orrenda decisione, per chissà quale motivo, di riverniciarla di azzurro "forza Napoli". E' che avevo visto in giro le repliche anni 50, quelle azzurre e verde "camice da infermiere". Ma prima di verniciarla, c'era da sverniciarla e io non avevo idea di cosa fosse lo sverniciante. Così giù di carta vetrata. Ma non succedeva niente. La vernice non andava via. Così io, pazzo e sadico, giù di spazzola d'acciaio col trapano, che mi venne la chitarra tutta piena di fossi che sembrava un campo da concimare.

La cosa bella è che a prima vista, con il legno vivo da fuori non me ne resi conto. Lo notai solo quando la andai a verniciare (senza passare il turapori, che non avevo idea di cosa fosse) e mi venne sta cosa tutta storta, con le colature di vernice e ruvida da morire. Nel panico portai il body da un falegname, che me lo livellò e me lo verniciò, non molto bene, di un bianco avorio. Ma sempre meglio che avere la chitarra a fossi e blu "puffo". Sembrava perduta. In una botta di follia, tentai di incidere la "F" della Fender sulla placchetta del manico, ma venne una ridicola cosa come se fosse stata disegnata da un bambino delle elementari. In più, avevo una chitarra in un modo o nell'altro reliccata, ma le plastiche erano come nuove. Bisognava fare qualcosa. Bisognava rovinare anche quelle. Così buttai tutto nel caffè e si ingiallirono per bene, grande botta di carta vetrata e le macchie, in quel caso, sembravano davvero realistiche. Avevo straziato una chitarra. Nel panico più totale tentai di darle in permuta quando comprai una Ovation Elite LX. Restarono al negozio per circa un anno. Intanto mi documentai. Scoprii l'esistenza dello sverniciante e del turapori, ma non utilizzai lo sverniciante fino a quando non superai la mia paura nei suoi confronti. Mi resi conto che forse la Strat non suonava granchè perchè forse aveva la vernice spessa da fare schifo ed il legno non vibrava per niente. Al negozio, logicamente, riuscirono a vendere la Tele, ma non la Strat perchè era conciata maluccio. Un giorno decisi che ci dovevo riprovare, con più attenzione, ma dovevo insistere. Andai al negozio, presi i soldi della Tele e portai a casa la Strat. A prima vista sembrava a posto, ma il manico era fuori asse. Sicuramente qualche brutta caduta presa in negozio. Vabbè, non fa niente, troveremo una soluzione anche per questo. La prima cosa da fare è la verniciatura. Mi dissi "se viene bene la verniciatura, devo far venir su la chitarra dei miei sogni". Avevo già puntato delle meccaniche, un ponte e un battipenna. Le piastre costavano troppo per cambiarle, per cui decisi di modificarle da me (e questo voglio tenerlo come segreto professionale, scusatemi :)). Smonta e giù di carta abrasiva. Via lo strato di Avorio, via quel poco di Azzurro rimanente. Sorpresa!!! Sotto c'era ancora il sunburst maledetto. Toglierlo era un problema. Anche perchè mi ero innamorato del sunburst vero, quello 2 toni e volevo riverniciarla così, dunque, dovevo tirare fuori tutto il legno. In un colpo di follia, incazzato nero, buttai la benzina sul corpo e l'incendiai. Notai in pochi secondi che quella vernice, quando si scaldava, saltava via che era un piacere. Spensi il fuoco in tempo per non far bruciare il legno, fortunatamente e iniziai con un cannello, molto delicatamente a tirare via anche il sunburst originale. Ebbi per la prima volta il legno vivo sotto al naso. Perfettamente levigato e pronto per la verniciatura. Il pensiero, data la difficoltà nel fare la sfumatura fu che se mi fosse venuta male l'avrei fatta tutta nera. Dunque: passata di carta leggerissima per levigare, turapori, carta e giù di vernice a bomboletta. Avevo letto su internet che tranquillamente si otteneva un bel risultato con delle bombolette di buona qualità. Faccio la sfumatura sul davanti. A posto. Un po' troppo nero, a prima vista. Ma era a posto. La faccio sul lato. A posto. Lascio asciugare. Giro. Vado a spruzzare. Avevo tenuto male l'ugello della bomboletta e avevo dato un colpo proprio al centro. Grattarla sarebbe stato impossibile. Sarebbe venuto via il fondo di anilina e si sarebbe vista la macchia, per cui fui costretto a farla tutta nera dietro. Ancora non avevo avuto il risultato sperato. Finii il tutto e, considerato che non era una cosa facile, mi ritenni quasi soddisfatto. Intanto comprai il ponte Fender Vintage, delle magnifiche chiavette Kluson Vintage e un battipenna Mint Green. L'effetto era strepitoso. Non sapevo come invecchiare il ponte ancora. Ma l'effetto sul davanti era magnifico. Sostituii il logo sulla paletta, con quello Fender, materialmente fregandolo ad uno su Ebay. Non l'ho fatto volendo creare un falso, l'ho fatto perchè mi piaceva. Ho comprato della carta adesiva molto sottile, ci ho stampato sopra, l'ho attaccata sulla paletta e ci ho dato sopra un bel po' di mani di trasparente opaco. L'effetto non è di fabbrica, ma forse è meglio, di modo che si veda che non è originale. La chitarra era bella anche così, ma quel retro nero, popolava i miei incubi la notte. Un giorno me ne stancai, anche perche la sfumatura sul davanti era venuta davvero troppo spessa. Così decisi di darle quella che pensavo fosse davvero "l'ultima botta" e la riverniciai tutta di nero. Venne bene. Il battipenna vintage sul nero fa la sua porca figura. Dopo qualche settimana però, nacquero i primi problemi. La vernice, per chissà quale motivo iniziò a spaccarsi. Dopo qualche giorno di bestemmie in cinese antico decisi che dovevo riprovarci. Il mio amore per il sunburst 2 toni vinse. Avevo la conoscenza e l'esperienza per poter fare venire bene il mio sun. Per cui andai a comprare una pistola per il compressore e usai per la prima volta lo sverniciante. Che miracolo! Che piacere! La vernice veniva via come niente fosse. Decisi di farla relic, ma un relic davvero realistico. Niente consumatura del contour body. Quella è una cosa che si sono inventati quelli della Fender. Le chitarre vecchie davvero non si consumano così, a meno che nn ci si vesta con la carta vetrata. Per avere un relic VERO, realistico, a meno che non si vuol dare l'impressione di aver sbattuto la chitarra a mo' di Jimi Hendrix, basta non lucidarla troppo e non darci troppo dentro con la vernice trasparente. Così giù di carta vetrata, anilina, turapori e sverniciante. Miracolo! Adesso so riverniciare e reliccare una chitarra. Ora non penso di avere una Fender Stratocaster del 68 solo perchè ho cambiato il logo sulla paletta, regolato tutto ciò che c'era da regolare e ci ho scritto una data sotto al manico. Ma vi assicuro che imbracciare una chitarra sulla quale ci hai lavorato 10 anni e che finalmente è quello che tu ti aspettavi fosse, è una soddisfazione immensa. Avendo poi modificato le piastre ha preso un suono profondissimo. Unico. E ad oggi, dopo dieci anni, anche se dicendo questo mi sento un poco Raffaella Carrà, posso dire di aver creato davvero "La Mia Chitarra". L'ho chiamata "Electric Lady". Perchè in parte offre un tributo a Jimi Hendrix in quanto ha parecchi elementi che richiamano le sue Stratocaster, ma la maggior parte delle scelte ho preferito prenderle da me. Ho montato delle meccaniche Kluson per esempio, quando sulla paletta 70's ci andrebbero le "F" Shape. Tengo il ponte sospeso perchè mi piace tendere le corde quando faccio il vibrato invece che allentarle, ho montato una levetta maggiorata in modo che si riesca ad afferrare meglio e più velocemente. E' quella che a pelle sento come fosse una mia figlia. Che era una chitarra qualunque e adesso mi da infinite soddisfazioni quante non me ne darebbe qualunque altro strumento sulla faccia della terra. E anche se non è perfetta, anche se qualunque tecnico mi troverebbe mille difetti, l'ho creata praticamente io e sotto le mie mani calza a pennello. Sono queste emozioni che volevo condividere con voi. E' il mio lavoro che voglio condividere con voi. Perchè è frutto d'amore e di passione. Ho creato la mia Electric Lady e la amo da morire. Grazie per l'attenzione ragazzi. Se volete fare la stessa cosa, chiedetemi pure informazioni, magari posso evitarvi brutte sorprese e fatiche inutili. Never stop the ROCK...
una chitarra è per la vita...
Re: una chitarra è per la vita...
concordo...
Re: concordo...
Piastre?
ovviamente scherzo
al paese dei ciechi l'orbo gli' e un re
mamma
Oh, io le chiamo pia
mamma mia!
Re: mamma mia!
There's no dark side of the moon, really...matter
Re: mamma mia!
Re: mamma mia!
There's no dark side of the moon, really...matter
Re: mamma mia!
mmm
There's no dark side of the moon, really...matter
Re: mamma mia!
Sono senza parole
mah, in italiano si
Re: mah, in italiano si
no, non credo... :)
al limite...
There's no dark side of the moon, really...matter
magneti, microfoni,
ok...
There's no dark side of the moon, really...matter
anzi...
There's no dark side of the moon, really...matter
http://www.youtube.c
carina e vissuta ma
Re: carina e vissuta ma
Re: carina e vissuta ma
Re: carina e vissuta ma
Re: carina e vissuta ma
Re: carina e vissuta ma
oh e piano piano eh.
ma...
There's no dark side of the moon, really...matter
sulla mia si. :) Ho