
All'epoca ero ancora un innocente studente universitario che poteva gestire in libertà una discreta parte del proprio tempo libero (concetto che oggi ha perso ogni significato...) suonando e giocherellando con chitarre e amplificatori. Dopo aver superato la fase "religiosa" del non-si-tocca-neanche-una-vite, ero rapidamente passato ad una serie di modifiche più o meno importanti su alcuni strumenti: cambi di pickups, meccaniche, ponti, costruzione di corpi strato-style... mi mancava la costruzione di un manico. E perchè non una chitarra intera, allora?

E così, nella pausa estiva di quel lontano 1988 ho iniziato a progettare, insieme all'onnipresente amico Andrea, una chitarra da costruire da zero, partendo dal proverbiale foglio di carta.
Dato che ha da poco compiuto i suoi primi vent'anni (è vintage?) ne approfitto per festeggiarla un po' in ritardo e per raccontarvi come è andata, sperando che la mia esperienza possa essere di aiuto per qualcuno, stimolante per qualcun altro (ritardante no, eh!) e magari possa far risparmiare tempo, soldi e nervi a qualcun altro ancora.
1. La progettazione
E' la fase più importante. Più tempo ci si dedica, meglio ci si informa e ci si prepara, meno sorprese si incontreranno in corso d'opera. Perchè è comunque inevitabile, qualche problemino inaspettato salterà comunque fuori.
Nel mio caso alcuni punti-chiave erano chiari fin dall'inizio.
Uno riguardava la scala (o diapason) da adottare. La scelta doveva essere Gibson, ripresa pari pari con accurate misurazioni dalla TheSG che allora possedevo. Anche le misure della tastiera sarebbero rimaste le stesse, ma i tasti sarebbero diventati 24.
Ponte: doveva essere un Floyd Rose. Quella volta andava così!
Pickups: due humbuckers, splittabili. Master volume e master tone.
La scelta più importante riguardava però l'insieme manico/corpo. Scartato subito il bolt-on, mi sono scontrato con la oggettiva difficoltà di realizzare un incastro a regola d'arte per il manico. Dopo alcune elucubrazioni ho scelto la via che risolveva egregiamente tutti i problemi e che alla fine si è dimostrata in assoluto la più semplice da realizzare tecnicamente: il neck-thru-body.

2. Il disegno
Visto che partivo da zero, tanto valeva realizzare qualcosa di personale. Una volta riportate le misure essenziali del manico (e relativa conseguente posizione del ponte) in scala 1:1, ho iniziato a fare qualche esperimento con corpo e paletta. Ho subito scartato le forme più esoteriche, indovinando in un raro momento di lungimiranza che quella chitarra -se poi avesse effettivamente suonato- mi sarebbe poi durata per tutta la vita e una explorer, seppur fantastica e comodissima, non è detto che stia sempre bene addosso. Il design finale è risultato quindi piuttosto tradizionale, ma con delle piccole variazioni che lo rendono comunque unico. Il corpo prevedeva ovviamente le comode smussature anatomiche alle quali il buon Leo ci ha abituati da tempo.
Per quanto riguarda la paletta (inclinata), dopo vari tests "jacksoniani" con le sei meccaniche in linea, ho scelto una più discreta soluzione con tre meccaniche per lato. La decisione di installare il Floyd, quindi il bloccacorde alla paletta, mi ha svincolato dalla necessità di mantenere l'allineamento delle corde dopo il capotasto, lasciandomi libero di disegnare la paletta come mi pareva.
3. I legni
Qui inizia ad entrare in gioco il secondo personaggio, essenziale in quanto... falegname! Nel suo magazzino non faccio fatica a trovare una bella tavola di acero, con la quale realizzare il manico, l'ontano per le "ali" del corpo e anche del mogano, che non si sa mai. Per la tastiera, dopo una mezza idea di realizzarla in noce, opto per l'acquisto di una tavoletta di pesantissimo, durissimo, nerissimo ebano. L'ho trovato per caso da Ricordi (!!!) a Padova, e all'epoca costava anche poco.
4. Hardware.
Il suffisso "hard" si riferiva soprattutto alla difficoltà di trovare... i soldi per acquistarlo! Potenziometri, jacks e switches non erano un problema (con un amico perito elettronico...) e nella scatola degli "avanzi" avevo un humbucker sconosciuto, forse DiMarzio, che avrei utilizzato in posizione manico. Il resto andava acquistato. Per le meccaniche ho scelto delle Ibanez (suppongo siano di produzione Gotoh) perchè costavano di meno, tanto con il bloccacorde anche se fossero state Sperzel non ci sarebbe stata differenza. In realtà si sono rivelate eccellenti, morbide e precise. Ho dovuto chiudere un paio di occhi sull'estetica. Erano disponibili solo dorate e con una palettina non proprio discreta, come quelle usate su molte Ibanez (tra le altre la Iceman). Vabbè, poi mi ci sono abituato. Per il pickup al ponte la scelta è caduta sul Gibson Dirty Fingers. Anche qui il fattore determinante è stato il prezzo, a quei tempi davvero contenuto. E anche questa volta i soldi si sono rivelati molto ben spesi.
Infine, il ponte, il pezzo più costoso. A quei tempi non c'erano tanti modelli e tante marche alternative (ci aveva provato la Kahler, ma senza successo), quindi se si voleva il Floyd si doveva pagare parecchio. E io lo volevo, non tanto per fare un uso selvaggio del vibrato, quanto per avere -finalmente- un'accordatura definitivamente stabile. Ne ho trovato uno usato, e molti di voi ora rideranno sapendo che l'ho pagato 300.000 sanguinosissime lire, ricavate da un faticoso lavoro di "ricostruzione" di una vecchia Vox a goccia semidistrutta dal proprietario.
Si parte.
Nella calura dell'agosto 1988 iniziano i lavori che mi avrebbero fatto trascorrere gran parte delle mie giornate respirando segatura.
Ovviamente si parte dal manico. Come è facilmente immaginabile, la difficoltà principale nella realizzazione di un manico consiste nell'installazione del truss-rod (per i neofiti si tratta della barra metallica che consente di controbilanciare la tensione delle corde, evitando che il manico si fletta eccessivamente), ottenuto da una semplicissima barra filettata in acciaio da 4mm, ad una estremità della quale avevo saldato una placchetta a "T". La sede per la barra è di difficile realizzazione in quanto deve avere un andamento curvo, molto vicino alla tastiera alle estremità e più distante nel tratto centrale. Inoltre, lo scasso deve essere molto preciso in quanto la barra non deve avere "gioco", pena la generazione di nefaste vibrazioni. Dopo un intenso consiglio di guerra e svariate proposte più o meno macchinose, la soluzione più semplice viene approvata all'unanimità: niente fresatura! Decidiamo di costruire un manico "sandwich" acero/mogano/acero. Oltre ad assicurare una stabilità superiore, questa soluzione ci permette di mettere in atto un escamotage che rende superflua la fresa: infatti la porzione centrale in mogano avrà lo stesso spessore della barra di acciaio, e verrà comodamente sagomata per ospitare la suddetta barra PRIMA di effettuare gli incollaggi. A questo punto penso che un disegno renda il concetto più chiaro.

I tre pezzi (acero/mogano/acero) vengono poi incollati e "clampati", facendo attenzione ad eliminare gli eventuali eccessi di colla all'interno della sede del truss-rod.
A colla asciutta, prima di tutto si pialla la parte superiore, per preparare una superficie di incollaggio uniforme per la tastiera, dopodichè si installa il truss-rod. All'estremità verso la paletta si ricava la sede per la "T" che servirà a bloccare la barra, mentre all'estremità opposta si fresa il pozzetto nel quale sporgerà la barra con il suo bullone di regolazione e relativo "rondellone". Per evitare il rischio di incollare anche la barra nella fase successiva, tutto il metallo è stato spalmato con un sottile strato di silicone (utile anche come anti-vibrante). Prima di incollare la tastiera si posiziona la "fetta" di mogano tagliata con la stessa curvatura dello scasso, che servirà a tenere in posizione il truss-rod ed a fornire allo stesso la base sulla quale esercitare la pressione necessaria a modificare la curvatura del manico.

Arriva il momento dell'operazione più delicata in assoluto: la realizzazione dei due tagli (obliqui) che determineranno la sagoma in pianta del manico.
Qui la mano sapiente del falegname è stata determinante. Un difficile passaggio "a mano libera" sulla sega a nastro e una rifinitura sulla pialla hanno determinato un risultato perfetto. Se lo avessi fatto io probabilmente, oltre a buttare via tutto, avrei anche dovuto specializzarmi nello stile chitarristico "manouche", sempre che mi fossero avanzate abbastanza dita.
Ancora un passaggio alla sega a nastro per sgrezzare il profilo di manico, poi si procede ad incollare le piccole ali in acero per completare la paletta.
Da qui inizia il lungo lavoro di sagomatura, tutto manuale, un po' di raspa, metri dai carta vetrata di diversa granatura, litri di olio di gomito e tante ore, poi il manico comincia a prendere la sua forma. Come la moda dell'epoca imponeva, tutto doveva essere improntato alla velocità, quindi tastiera quasi piatta (anche perchè sagomare l'ebano è faticosissimo!) e manico ultrasottile. E così è stato, fino all'eccesso: non ho mai provato un manico più sottile di questo! Per fortuna il granitico ebano della tastiera ha comunque conferito una solidità e una stabilità che ne hanno garantito fino ad oggi una tenuta perfetta (mai più toccato il truss-rod in 20 anni). Alla base della paletta, preoccupato per i due fori passanti necessari al fissaggio del capotasto/bloccacorde Floyd, ho deciso di lasciare più "carne", realizzando una generosa voluta.

Infine, l'estetica della paletta. La costruzione del manico con la fetta centrale in mogano non dava un risultato eccezionale con la paletta asimmetrica, così ho deciso di coprirne la parte frontale con un piallaccio. Avevo a disposizione un bel foglio di radica di Mirto Persiano (wow) ed ho usato quello. Infine, anche se non era necessario, ho aggiunto un finto coperchietto per il truss-rod in palissandro. Il tutto un po' kitsch, ma insomma...

La fase successiva... la troverete nella seconda parte!
A presto.
Bello bello bello! q
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-Oliver-
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Bella...la paletta m
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Aspetto con ansia la
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scuza
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"Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto
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veramente azzeccato
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