

Però, come spesso accade, la coppia che si è rivelata per me ideale si è formata in modo assolutamente casuale: come unità effetti uso il G-System, che non ha sezione distorsore; esso può però interfacciarsi con il VPD-1, di cui controlla direttamente dai setup lo stato: era una scelta obbligata almeno provare a vedere la potenzialità dell’insieme, quindi lo comprai.
Non nascondo che all’inizio fossi poco convinto di questo oggettino che mi sembrava caro per essere di derivazione industriale e troppo poco “esoterico” per alimentare la GAS. In breve tempo, però, ha rivelato la sua vera identità: è semplicemente “professionale”.
Descrizione globale
Il VPD-1 è, come dice il nome stesso, strutturato in modo diverso da un normale overdrive, ha cioè una sezione di preamplificazione con overdrive e un boost separato che, quando inserito, si posiziona prima della sezione di guadagno, elevando quindi il livello ma anche il “drive” generale. Non è possibile quindi usare il boost separatamente. L’ideale inserimento nella catena di amplificazione è all’interno di un send return, ma è molto apprezzabile anche posto davanti all’amplificatore (intendo all’uscita chitarra). Non è presente un bypass fisico, quindi, anche da spento (ma deve essere alimentato) agisce come un buffer a guadagno unitario. L’alimentazione è solo esterna (9V); sono inoltre presenti un ingresso per remotizzazione dei comandi di attivazione (dedicato al G-System) e un pulsante che inserisce uno speakers virtuale, rendendo così possibile collegare l’uscita del VPD-1 direttamente ad un banco mixer (o a qualsiasi ingresso a livello linea). Dimenticavo: tutta la circuitazione audio è assolutamente analogica.
Controlli
Da sinistra troviamo la regolazione Boost, lo Switch Resonance, la regolazione Drive e infine il Volume generale di uscita. Più sotto, due piccoli controlli rotativi regolano l’attenuazione dei bassi (solo per il canale Boost) e il roll off degli acuti (attivo su entrambi i canali). I due pulsanti di attivazione delle sezioni sono di tipo elettronico, quindi non emettono il classico “CLICK” e nemmeno alcun rumore meccanico: bisogna “farci il piede”, ma poi risultano comodissimi e precisi. Nella zona centrale troviamo invece uno switch di tipo recesso attivabile con un attrezzo a punta (la classica graffetta raddrizzata!) che attiva il simulatore di altoparlante, consentendo così il collegamento diretto ad un mixer o apparato di registrazione; quando questa funzione è attiva il foro dello switch si illumina di rosso.
Il suono
Iniziamo da come suona da… spento! Il suo intervento, equiparabile ad un leggerissimo velo posto tra chitarra e amplificatore, si nota solo facendo molta attenzione, con suoni puliti, chitarre particolarmente ricche di armoniche e usando cavi di elevata qualità (tanto per dar adito a qualche ulteriore polemica sui cavi). In ogni caso, altri stomp box privi di bypass quali alcuni Morley o il controllo di volume delle Visual Sound (ovviamente in modalità attiva ma guadagno unitario) si comportano peggio, quindi direi che l’esame da spento lo passa a pieni voti. Senza contare che, se lo ponete davanti o in mezzo ad una catena di altri “pedalini”, l’effetto buffer vi fa guadagnare infinitamente di più di quanto perdete in trasparenza.
Ricordo che ci troviamo di fronte ad un Pre-overdrive Vintage, perciò il cercare distorsioni particolarmente spinte è assolutamente fuori luogo; l’area coperta è quella tipica del rock e blues più classico. Direi che i punti di forza del VPD-1 sono fondamentalmente tre:
1) Perfetto bilanciamento tra rispetto del suono originale della chitarra e “voicing” del crunch; se preferite, è facile caratterizzare il suono tramite i controlli di tono e risonanza, senza perdere le caratteristiche fondamentali dello strumento che state suonando.
2) Buon rispetto del tocco del chitarrista: anche su livelli di overdrive abbastanza elevati, restano ben chiari sia la dinamica della pennata che l’intellegibilità degli accordi. Potrebbe sembrare un risultato scontato, per un overdrive dal guadagno non esasperato, ma non è affatto così. La compressione è ovviamente presente e aumenta proporzionalmente al drive, in modo molto simile a quello che farebbe un amplificatore valvolare di alta qualità.
3) Il controllo di risonanza è, secondo me, la parte più interessante di questo preamplificatore: è infatti selezionabile come top boost, lineare o mid boost. Gli esempi audio che ho inserito riguardano proprio questa funzione, sono registrati entrando direttamente nella scheda audio con il simulatore di altoparlante e non hanno alcun effetto aggiuntivo. Abbiamo fatto questa scelta (con Mandolero che ha suonato e che ringrazio per avermi aiutato nell’effettuare le varie prove comparative) per far sentire, nude e crude, le differenti possibilità offerte dal controllo resonance senza mutare alcun altro parametro del preamplificatore. Sempre a mio parere, è un vero peccato che non ci sia possibilità di variare la risonanza con un controllo a “piede”: infatti, avere costantemente a disposizione questa funzione amplierebbe tantissimo le possibilità live del VPD-1.
Conclusioni
Il VPD-1 non è uno di quegli oggetti “magici” che creano suoni fantastici, ma solo in certe situazioni, o che necessitano di partner eccellenti per esprimersi; anzi, è un prodotto decisamente universale, semplice da gestire, rispettoso delle caratteristiche dei “colleghi” di lavoro e di chi suona. Facile da usare, costruito come un carro armato e ricco di possibilità operative, è uno dei pochi prodotti che non ti stupisce, ma che si fa apprezzare sempre di più nel tempo.
Nota Per il redattore, come faccio a inserire i file audio? scusa ma proprio non ho trovato il modo. Grazie e buona Pasqua
Il mio pedale!
Ho ingoiato un plettro di Keith Richards da piccol
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<strong>Nevskji</strong>
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Bello!!!
Sono sempre stato mo
"No suono per piacere, suono per godere!"
Re: Sono sempre stato mo
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..da provare..
Mp3
Bravo! così si sente che anche lo speaker simulator è valido
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info
Re: info
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