Tra le pagine di questo sito navigano ancora i molti nostalgici che tengono in vita il ricordo di imprese d’altri tempi, prodezze che si tingono oggi di ingenuità, ma che segnarono indelebilmente il passato. Spesso, le ricostruzioni di quei giorni in cui nacque il “rock”, si concentrano intorno a vari, distinti fenomeni, e ai loro protagonisti. Sovente, però, nella fretta di assegnare a ciascuno una paternità, si dimentica la vera genesi di quei progressi, il tortuoso processo per il quale, da distinte sostanze, si giunge all’unità di un risultato.

Il fenomeno della “Sacra Crema” non è certo passato sotto silenzio, ma è, tra le clamorose svolte del “rock”, una delle più sottovalutate. Non solo si tende a ripartire i meriti del primo power-trio tra i successi dei suoi epigoni (Hendrix, Led Zeppelin, Black Sabbath etc.), ma sono rari, nonostante il baraccone “revival” dei giorni nostri, i ritorni di fiamma per un sound che suonerebbe, ancor oggi, straordinario. Il lieve, rinato interesse per il gruppo inglese, dovuto non ultimo a scelte commerciali e alla reunion che da poco li ha visti protagonisti, va attribuito, infatti, più a un rilancio generale dei “sixties” che ad una reale riscoperta della band. Non si ricorda mai abbastanza, perciò, il ruolo di questa magica “trimurti” del rock ‘n’ roll, capace di produrre tre album straordinari e sprigionare, tra le fiamme della sua psichedelia, un fascino che ha colpito e influenzato ogni artista del suo tempo. Se si fa menzione, un po’ troppo spesso, agli indiscutibili meriti di Hendrix, capace d’un colpo di spazzare via il consueto linguaggio musicale dei suo anni, molto meno risalto si dà a questa speciale compagine di musicisti, tra quelle in grado di istituire, da sola, un sound e un genere.
A metà tra Beatles e Led Zeppelin, hard-rock e psichedelia, i Cream rifondarono il blues a partire da una line-up essenziale, chitarra-basso-batteria. La band nasce nel 1966 dall’incontro tra Jack Bruce (bassista, cantante, violoncellista e pianista) Ginger Baker (percussionista) ed Eric Clapton; quest’ultimo, giovanissimo ma già in odor di santità, reduce dalla fortunata esperienza degli Yardbirds, e dalla leggendaria collaborazione coi Bluesbreakers di John Mayall. I Cream furono pionieri del”blues revival” in chiave hard-rock, originando, dalla mescolanza di blues, rock ‘n’ roll, pop e psichedelica, un sound del tutto nuovo (di cui "Sweet wine", "White room" e "Sunshine of your love" sono immancabili esempi). I loro lavori in studio si contraddistinguono per una continua crescita, volta a mediare i molteplici generi che tentavano di fondere, e le difficili personalità dei tre. Furono tra i primi a produrre un suono tanto personale, e fecero impazzire prima l’Inghilterra e poi l’America, con pezzi scritti di proprio pugno, in collaborazione con il poeta Pete Brown (sono molto belli, infatti, anche i testi). Tanto il loro esordio, “Fresh Cream”, quanto il celeberrimo seguito, “Disraeli Gears” e il barocco “Wheels of Fire” suonano come tappe di un continuo lavoro musicale, che intesse ad approfondisce un sound sempre più complesso, fino allo scioglimento del gruppo. I Cream si distinsero, inoltre – cosa non da poco – per una leggendaria ferocia negli show dal vivo, durante i quali si esibivano in chilometriche jam, di ispirazione jazzistica ("Crossroads", "Spoonful").

Sebbene dal vivo imbracciasse spesso una Dot 335 o una SG, Clapton, in quegli anni, sfruttò al massimo l’accoppiata Les Paul-Marshall, di cui era stato ideatore coi Bluesbreakers e si avvalse anche di qualche Danelectro. Nei numerosi live, sfoggia invece un vero e proprio armamentario Gibson (ma mai Les Paul), di cui fu uno dei primi “endorser”: 335, Diavoletto, Firebird, che associate ai fendenti bassistici di Bruce, originavano un massiccio prototipo di hard-rock; parallelamente, lo stesso faceva, in quegli anni, il Jeff Beck Group di Jeff Beck, Rod Stewart e Ron Wood, autori di capolavori come "Truth" e "Beck-Ola". Clapton amava collegarsi direttamente all’amplificatore, usando, di tanto in tanto, vari fuzz o un wah; spesso il “crunch” con cui suonava dal vivo era ottenuto mettendo al massimo tutti i potenziometri di intere colonne di amplificatori. Nonostante lo scarno uso di effettistica (che esploderà da Hendrix in poi), le chitarre dei Cream, in particolare da “Disraeli Gears” in poi, possono essere riportate come un esempio di originalità e gusto – porto ad esempio pezzi come “Sitting on top of the world”, “SWLABR” e “Tales of brave Ulysses” – non solo dal punto di vista del sound, ma anche dalla scelta dei fraseggi. Alla fine degli anni Sessanta, infatti, Clapton trasformò lo stile vivace che lo contraddistingueva nei Bluesbreakers in uno più compassato e ricercato, ma altrettanto potente, evolvendo ulteriormente il suo chitarrismo nell’ambito del rock psichedelico e del pop (è degli stessi anni la collaborazione di Clapton coi Beatles, in "While my Guitar gently weeps", ma anche l'accusa di essersi allontanato dal blues; geniali le soluzioni allucinatorie di "SWLABR" e "Politician", dove si intrecciano più linee di solo). Nonostante i molti, immediati emuli ispirati da Clapton, il chitarrista inglese rimane assolutamente inconfondibile per tocco, stile e scelte di suono. La maggior parte dei gruppi che seguirono, tentarono di ripercorrere le orme dei Cream: i Mountain di Leslie West, che più tardi collaborò con lo stesso Bruce (v. Bruce, West e Laing), i Grandfunk Railroad, gli stessi Black Sabbath di Iommi e Osbourne, sono solo alcuni, noti esempi. Difficilmente, senza il capolavoro live di "Crossroads" sarebbero nati certi fulminanti assoli, nè senza i fendenti di "Politician" avrebbe avuto origine un certo rock cupo e massiccio. Ho l’impressione che, negli anni ’70, la fama dei Cream, proiettata verso l’hard-rock, ma ancora molto impregnata di un sound acido e inglese, si sia progressivamente spenta, per lasciar posto a band più “immediate” come Led Zeppelin, Deep Purple, etc., che pure, difficilmente riescono a restituire l'essenza di quella magia, e gruppi pop. Come se la musica leggera, d'un tratto, avesse preso, da quella strana fusione, direzioni divergenti. Al giorno d’oggi, strano a dirsi, sono rare le occasioni di vedere riproposti il mito e le imprese di un trio, quello inglese, che ha fatto la storia del rock, e del cui passaggio restano tracce indelebili.
Bravo a chi ha scritto quest'articolo
Bel colpo Phonema !
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.
Re: Bel colpo Phonema !
long life and prosper
www.myspace.com/ilpastonudo
le jam session
NO!!! ebay, early 80's strats are not "vintage"...
Cream e Zeppelin
Re: Cream e Zeppelin
''...mangia aringhe marinate...aglio e acciughe so
I cream spaccavano d
Malchevada Jazz Band
www.malchevada.it
disraeli gears
Re: disraeli gears
www.myspace.com/solenoidi
Fate finta
Eric Clapton è il m
"Disraeli Gears" as
Re:
non sono poi così sconosciuti
Articolo bellissimo
COMPLIMENTI
Yo no canto por cantar ni por tener buena voz / ca
quoto in pieno con m
Ahi le prime tre righe
Re: Ahi le prime tre righe
Re: Ahi le prime tre righe
<p>una vita in 4/4...</p>
gov't mule
gran bell'articolo,
"Ok ragazzi, questo è un blues con riff in Sì, per
una band di blues
sinceramente
Re: sinceramente
Yo no canto por cantar ni por tener buena voz / ca
Re: sinceramente
Re: sinceramente
cisco
Re: sinceramente
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cisco
Re: sinceramente
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Re: sinceramente
cisco
Re: sinceramente
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Yo no canto por cantar ni por tener buena voz / ca
Re: sinceramente
"..figliolo, non prestare mai i dischi a ness
Re: sinceramente
cisco
clapton vs cream
Re: clapton vs cream
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
Re: clapton vs cream
Blind Faith
"Blues is Easy to play, not to FEEL" (Jimi Hendr
Piansi...
Cream forever
ora sparo un'eresia...