Ciao accordiani.
Oggi non parlo direttamente di chitarre, ma di un aspetto del "suonare" che mi sono reso conto di avere sempre sottovalutato e che, grazie all'osservazione di mio figlio che sta muovendo i suoi primi passi nel... chitarrismo, ho notato e mi ha fatto riflettere. E in questo caso il verbo "riflettere" mi sembra molto appropriato.
Premetto che tutto quello che segue è riferito in massima parte (ma non solo) a chi suona la chitarra elettrica e, specificamente, a chi suona musica caratterizzata da buoni contenuti di energia, dal blues fino all'heavy metal o oltre.

Siamo da sempre abituati a vedere i nostri beniamini che, oltre a suonare ciò che ci rende felici, partecipano anche con il proprio fisico all'esecuzione, "colorando" lo show con espressioni, movimenti, abbigliamenti che possono essere interpretati in vario modo.
In certi casi è proprio "trasporto", un lasciarsi andare al flusso della musica, lasciando trasparire all'esterno, spesso in modo inconscio, le proprie emozioni. In altri casi è un clichè, perchè se suoni una certa cosa non puoi non comportarti come i modelli di riferimento. Oppure può essere un escamotage per bilanciare una mediocre capacità esecutiva o compositiva con una teatralità volta a distrarre il pubblico dal vero oggetto, cioè la musica.
Questo è ciò che vediamo quando assistiamo alle performances degli artisti "riconosciuti", quelli di mestiere.

Ma noi, normali esseri umani, con la nostra vita parallela fatta di ufficio, fabbrica, strada, famiglia, soldi..., che ogni tanto riusciamo a ritagliarci un momento tutto nostro in compagnia del nostro strumento e della nostra musica, come ci comportiamo?
Come accennavo, mi è capitato di osservare mio figlio quattordicenne, che recentemente ha iniziato a suonare. Alla sua età il rock, con annessi e connessi, esercita un fascino eccezionale. Le motivazioni sono piuttosto ovvie e intuitive, quindi non intendo annoiarvi con dissertazioni di psicologia dello sviluppo adolescenziale...
Fatto sta che il pupo, una volta scoperti gli AC/DC si dedica all'osservazione (youTube) dei protagonisti "all'opera" e, parallelamente all'apprendimento delle nozioni chitarristiche, assimila anche la componente spettacolare che, evidentemente, ha il suo peso.
E così me lo vedo saltellare per la stanza, scuotendo la testa mentre scolpisce i bicordi granitici di "You shook me all night long" piuttosto che "Hell's bells" o "Back in black".

In questo modo ha anche scoperto quanto lunghi sono i cavi: lo ha capito quando, arrivato a "fondo corsa", ha tirato giù dal mobile il povero Roland Micro Cube al quale era attaccato, insieme a plettri, capotasti, slides e altro materiale vario... Ora sapete anche che ci vorrà un bel po' prima che gli permetta di usare la mia Tiny Terror!
La fase successiva è stata di perfezionamento: la ricerca dell'angolazione migliore dello specchio mobile del corridoio, in modo da potersi guardare mentre fa... lo scemo, mi verrebbe da dire, ma sarebbe poi giusto?
Mi sono reso conto che in realtà anch'io, che sicuramente non mi atteggio 'a la Angus Young, quando ne ho l'occasione indugio lungamente davanti a uno specchio o a qualsiasi cosa rifletta un immagine. In realtà non guardo "me", ma la chitarra.
Guardare una (bella) chitarra mentre viene suonata mi dà un piacere "fisico", quasi quanto suonarla. L'insieme orecchio-occhio rende l'esperienza perfetta. Capita anche a qualcuno di voi? Sono un feticista? Probabilmente sì, ma chissenefrega.
Da quando me ne sono accorto anch'io sbircio spesso nello specchio. All'inizio mi sembrava una cosa un po' strana, imbarazzante perfino. Invece ho scoperto qualcosa che non immaginavo nemmeno. A parte rendermi conto di come istintivamente il corpo partecipi al fare musica (anche se si crede di essere immobili e impassibili), senza volerlo ho iniziato a notare i movimenti delle mani sullo strumento.
In particolare la mano destra. Ho sempre saputo quanto la posizione, l'angolazione e il movimento del plettro possano influenzare il suono, e ho fatto molti esperimenti.
Sempre guardando dall'alto in basso e sotto-sopra, però. Osservare gli stessi movimenti "da fuori", riflessi nello specchio, mi ha aperto una prospettiva inedita (per quanto riguarda il MIO modo di suonare). Per esempio mi sono reso conto che la mia impostazione naturale mi porta ad avere un plettro molto angolato rispetto alle corde. Ma MOLTO. Lo sapevo, ma non credevo così tanto: in certi momenti l'angolo supera i 45°. Solo guardandomi allo specchio mentre suonavo me ne sono reso conto, e ho iniziato a controllare in misura maggiore la posizione.
E' solo un esempio, ma dimostra come ci possa essere una motivazione in più per cedere alla... tentazione narcisistico-voyeuristica.
Si possono cogliere, senza l'intervento di una seconda persona (non sempre in grado di notare o captare certe sfumature) degli elementi del nostro modo di suonare che altrimenti non sarebbero così evidenti. In fondo, si può trovare il modo di migliorare.
E voi? A qualcun altro è successo di notare cose simili? Siete tutti "normali" o ci sono altri voyeurs o narcisisti? :)

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