Tutti gli appassionati di chitarra (chi più e chi meno) hanno conoscenza oltre che musicali, anche storiche del Blues.
Forse non tutti sanno, però, che dietro le origini della Discografia, Diffusione e Conoscenza al grande pubblico del Blues non ci sono gli uomini, bensì le DONNE.
Ma andiamo per gradi...
Difficile dire con una certa precisione quando e dove sia nato il Blues. Di certo si può individuare nel Delta del Mississippi, se non la terra delle origini, almeno il luogo dove la musica dei neri americani ha definito la sua forma, i suoi principali codici espressivi.
Le evidenze sono infinite, e del resto basta elencare i nomi dei maggiori musicisti che hanno contribuito a formare il Blues, tutti cresciuti nell’area del Delta: Robert Johnson, Son House, John Lee Hooker, B. B. King, Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Charley Patton.

Il Blues è una musica nata da semplici e spesso analfabeti girovaghi afroamericani. Era anche la prima forma totalmente originale, autoctona, che si fosse sviluppata sul suolo americano, anche se derivata in parte dal retaggio africano, la prima forma individuale di cantori che si erano staccati dal vecchio contesto schiavista e diffondevano il sentimento della popolazione nella nuova realtà, ancora fortemente segnata dalla discriminazione razziale.
La guerra civile, la crisi dell’agricoltura e, in maggior misura, l’oppressione fisica e psicologica indotta dal razzismo, innescarono un processo di costante e crescente abbandono delle terre del Sud. I neri d’America iniziarono a spostarsi verso il Nord con ogni mezzo, a piedi, sui carri o viaggiando clandestinamente sui vagoni merci.
E’ tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che si realizza la sintesi del Blues, non a caso spesso legato a un simbolismo nomade, le cui icone diventano i segni fisici del movimento: strade, incroci, carri, treni, e alla figura del nomade per eccellenza, che era il Bluesman, artista del popolo, senza fissa dimora, legato in senso molto esteso alla sua comunità di appartenenza.
Il Blues, quindi, nasce e si diffonde più o meno contemporaneamente nelle strade e nelle campagne del Sud, dove si sviluppano stili nella cui definizione giocano un grande ruolo le differenti situazioni socio-ambientali.
Le occasioni per suonare erano quelle tipiche di ogni comunità: matrimoni, feste, o più semplicemente luoghi di aggregazione come bar e coffee house. Gli ambulanti erano un vero e proprio network di eventi, un laboratorio diffuso nelle strade dove i pionieri del blues venivano in contatto e si influenzavano vicendevolmente. Possiamo solo immaginare la ricchezza di quanto stava avvenendo, nel senso che di quell’universo in formazione abbiamo solo alcune tracce documentate. La natura incostante e precaria di questi cantori, e la diffusione ancora embrionale delle tecniche di registrazione, potrebbero averci fatto perdere tesori inestimabili. Basti pensare che di una delle più straordinarie, e mitizzate, figure del primo Blues, Robert Johnson, scomparso giovanissimo, e in circostanze cruente, ci rimane una manciata di brani ( poco meno di trenta) registrati in circostanze fortunose. Alcuni di questi pezzi sono ancora oggi nel repertorio del rock, ma se quelle registrazioni non fossero avvenute, oggi forse non avremmo nemmeno più il ricordo del suo nome.

Tra la fine degli anni Dieci e i primi anni Venti del Novecento i responsabili delle case discografiche cominciarono ad interessarsi al crescente mercato afroamericano e viaggiavano per le strade degli Stati del Sud alla ricerca di nuovi artisti.
Inizia così la storia della discografia del Blues che, secondo alcuni storici, venne inaugurata nel 1920 con l’incisione di “Crazy Blues” di Mamie Smith. Da quel momento si aprì la strada alle cantanti nere che, fino ad allora, erano rimaste ai margini, da Lucille Hegamin a Ethel Waters, da Trixie Smith a Mary Stafford, da Memphis Minnie a Victoria Spivey e Ida Cox.

Furono loro a imporre il Blues all’attenzione del grande pubblico. Ma il personaggio determinante di questa svolta fu la leggendaria Bessie Smith. Iniziò la sua carriera nel 1923 con “Down Hearted Blues”, che in un anno vendette più di due milioni di copie, e per il resto del decennio dominò la scena, arrivando ad essere l’artista afroamericana più pagata del paese. Incise più di centosessanta dischi, collaborò con Louis Armstrong, Sidney Bechet, Fletcher Henderson, segnando il gusto dell’epoca e influenzando intere generazioni di cantanti con il suo stile, forte e sensuale allo stesso tempo, e soprattutto intriso dello spessore della più pura tradizione afroamericana.

Per tutti gli anni Venti le star del Blues furono sostanzialmente donne. Fu il loro successo ad aprire gli studi di registrazione agli uomini, che dagli anni Trenta in poi soppiantarono definitivamente le star femminili. Anche se non tutti i grandi del blues dell’epoca arrivarono immediatamente alla discografia.

I personaggi più importanti e più influenti del blues del Delta, come Charley Patton, Son House, Robert Johnson e Willie Brown, arrivarono a incidere molti anni dopo, quando il successo del blues era consolidato.
Voglio concludere riprendendo il detto: dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna.
A voi accordiani le conclusioni.

Bellissimo articolo,
www.danielebazzani.com
Bello!
Gianfranco Di Mare
www.musas.org
Re: Bello!
Re: Bello!
Gianfranco Di Mare
www.musas.org
Re: Bello!
Very nice
<i><b>Keep on Rocking in a Free World</b></i>
incredibile :) belli
Come non ..
Re: Come non ..
"Voglio concludere r
Re:
Complimenti
<br>"the Blues is an one-way ticket for the s
Grazie !
Blues!!!!!!!!
Benedetto
Blues!
bello bello!!! gr
bellooo!!!
che dire...
Bessie Smith
Re: Bessie Smith