Chicago: crocevia di diversi stili blues

di pinoguitar - accordiano #17304 | 01 June 2009 @ 15:30 |
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Premio giornalistico Accordo-Manne 2009
L’articolo precedente, con mio enorme piacere, ha suscitato un certo interesse e a richiesta ne ho scritto un altro, con la speranza che possa avere lo stesso interesse, se così non fosse spero che apprezzerete, almeno la mia buona volontà. Gli anni Venti videro le donne imporre all’attenzione del grande pubblico il blues (argomento affrontato nell’articolo precedente). Grazie al loro successo si aprirono gli studi di registrazione agli uomini, che a partire dagli anni Trenta in poi iniziarono a soppiantare in maniera definitiva le star femminili.

Gli anni Trenta si caratterizzano per un evento molto importante: l’elettrificazione degli strumenti, e della chitarra in particolare che portò a modifiche dei timbri e dei colori tipici del blues classico, si apre la strada al rhythm’n’blues.

Il blues iniziò a diffondersi in tutti gli Stati Uniti, tanto che molte case discografiche (fiutando l’affare) iniziarono ad inviare talent scout in cerca di nuovi artisti. Non ebbero molte difficoltà a trovarli, anzi ne trovarono molti come Blind Willie McTell, Blind Boy Fuller, Barbecue Bob e soprattutto il grandissimo duo Sonny Terry e Brownie McGhee.



Gli anni Trenta sono caratterizzati anche dalla diffusione del boogie woogie uno stile musicale blues per pianoforte con una forma più veloce e ritmata, caratterizzato da un accompagnamento di basso eseguito con la mano sinistra, il cosiddetto basso ostinato, e da trilli ed abbellimenti eseguiti con la destra. Questo nuovo stile rese il pianoforte molto popolare tra gli intrattenitori, soprattutto newyorkesi, almeno quanto la chitarra. In seguito a queste evoluzioni nel contesto urbano i solisti furono soppiantati dai gruppi: vere e proprie band che ampliavano il lato strettamente musicale del blues. Tra i maggiori esponenti del periodo troviamo l’armonicista Sonny Boy Williamson, Tampa red che adattò la tecnica blues dello slide alla chitarra hawaiana, e Memphis slim pianista del Tennessee, trasferitosi a Chicago, che si rifaceva allo stile barrelhouse che innesta figure ritmiche dominanti della mano destra sulle dodici battute blues (cioè il boogie).



Il blues e il boogie diventano parte integrante anche dello swing (genere musicale jazz nato negli anni Venti ma evolutosi a metà degli anni Trenta. Si distingue per una forte sezione ritmica e per un tipo di esecuzione delle note con un ritmo saltellante o dondolante, che in inglese viene tradotto, appunto con il termine swing) e contribuiscono a far diventare il jazz una lingua musicale popolare.

In questi anni per molti il blues si identifica col particolare stile di Chicago, un suono di chitarre elettriche su note allungate, di armoniche a bocca amplificate dai microfoni, e un ritmo pulsante di basso elettrico e batteria, sul quale si intrecciano i suoni di un pianoforte boogie e voci profonde. Chicago trasforma definitivamente il blues in una musica capace di arrivare alle grande platee ma soprattutto a pubblici diversi, influenzando intere generazioni di musicisti da un lato all’altro dell’oceano. In un certo senso fu il trionfo del blues del Delta, trasformato e adattato allo spirito di una grande città.

Chicago fu un crocevia di diversi stili. Tra gli anni Trenta e Quaranta moltissimi musicisti lavorarono e incisero nella città, sotto l’egemonia del produttore, Lester Melrose. Molti ritengono si debba al suo lavoro il passaggio dal blues tradizionale a quello moderno, soprattutto grazie alla scelta di accompagnare i bluesmen con vere e proprie band che prefigurarono lo sviluppo elettrico del successivo blues chicagoano.



Dopo la Seconda Guerra Mondiale Chicago divenne il centro di una forte immigrazione nera. Quest’ultimi dopo aver servito la patria in guerra che li portò a confrontarsi con culture diverse, non accettarono più l’idea di tornare nell’oppressivo sud degli Stati Uniti. La prospettiva di lavorare in fabbrica, vivere in una grande città che li offrisse diverse opportunità fu di gran lunga preferibile di tornare a lavorare nei campi. Dal 1940 al 1944 gli emigranti neri arrivati dalle città del Sud furono più di duecentomila e si stabilirono nelle zone sud-ovest della città.

Questa nuovo evento portò alla nascita delle prime etichette discografiche rivolte al mercato dei neri, prima fra tutte la leggendaria Chess Records. Furono due fratelli ebrei, Leonard e Phil Chess, arrivati dalla Polonia nel 1928 a fondarla negli studi di 2120 South Michigan avenue. Nessuno dei due conosceva una sola nota musicale, ma avevano un grandissimo fiuto per gli affari e compresero subito le grandi potenzialità commerciali del blues.

Le prime case discografiche furono gestite da una confraternita di ebrei che facevano soldi producendo dischi, una scelta dettata più dalle circostanze che dalla volontà a causa dell’antisemitismo che li escludeva da molte attività commerciali.

Oggi la Chess Records è un museo dedicato al blues, che in estate viene proposto con concerti che si tengono nello spazio antistante l’edificio.

Incisero per la Chess personaggi del calibro di Big Bill Broonzy, Sonny Boy Williamson, Tampa Red, Bo Diddley, Howlin’ Wolf , Muddy Waters (più avanti incideranno per la Chess anche Willie Dixon Chuck Berry e i Rolling Stones).



Tra tutti questi grandi del blues quello che portò, con il sua arrivo dal Mississippi, grandi novità fu Muddy Waters. Il suo arrivo in città, narra la leggenda, cambiò il volto del blues. Con lui c’erano Jimmy Rogers, seconda chitarra, Otis Spann al pianoforte e, soprattutto Little Walter all’armonica, un genio del suo strumento, il primo a rendere il suono dell’armonica non solo elettrico ma anche distorto, rauco, di alta intensità emotiva. Fu una piccola rivoluzione, l’inizio di una prorompente rinascita del genere. Waters cantava poco, si limitava a borbottare qualche strofa, mettendo l’accento sul ritmo irregolare e spesso frenetico della musica, portando in primo piano la chitarra, con uno stile che avrebbe influenzato non solo una infinita schiera di bluesmen ma anche, più tardi, molti artisti rock.



L’epicentro di questa esplosione fu Maxwell Street, con il suo mercato, una sorta di palcoscenico all’aperto per chiunque volesse suonare, conquistare un pubblico, affermare la propria musica. Per Maxwell Street, nel cuore di Jewtown, sono passati i grandi del blues di Chicago.



A voi accordiani il vostro commento…

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Tutti i commenti

  • Grazie !
    di Blues_guitar_man - accordiano #16047 | 01 June 2009 @ 17:12
  • Bravo Pino, stai fac
    di coldshot - accordiano #15902 | 01 June 2009 @ 18:46
    • Re: Bravo Pino, stai fac
      di pinoguitar - accordiano #17304 | 01 June 2009 @ 19:41
      • Re: Bravo Pino, stai fac
        di LucaMazzola - accordiano #19270 | 02 June 2009 @ 02:39
  • ciao!bellissimo arti
    di danielesuperfuzz - accordiano #18156 | 01 June 2009 @ 20:42
    • Re: ciao!bellissimo arti
      di pinoguitar - accordiano #17304 | 01 June 2009 @ 21:59
  • sweet home chicago
    di bill1975 - accordiano DOC #11247 | 02 June 2009 @ 09:31
    --
    Benedetto
  • A me oltre all'artic
    di sepp - accordiano DOC #10489 | 02 June 2009 @ 11:47
  • Maxwell Street ...
    di holden67 - accordiano #6605 | 02 June 2009 @ 16:57
    --
    The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blu
    • Re: Maxwell Street ...
      di pinoguitar - accordiano #17304 | 02 June 2009 @ 17:30
  • We're on a mission from God
    di holden67 - accordiano #6605 | 02 June 2009 @ 21:35
    --
    The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blu
  • Conoscere il blues
    di esseneto - accordiano #12492 | 03 June 2009 @ 10:50
  • 4 polli fritti e una coca
    di stillgottheblues - accordiano #21594 | 11 November 2009 @ 19:03
    • Re: 4 polli fritti e una coca
      di SonnyBoyWilliamson - accordiano #33063 | 04 April 2012 @ 14:14

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