"Crucible" di John Zorn (2008) e' un album collocabile nel contesto della Radical Jewish culture. Gia' da un po' di tempo devo ammettere che sto flirtando con questo tipo di linguaggio. Il primo incontro l'ebbi con i primi progetti esplicitamente Jewish-jazz/dub una decina di anni fa. Pero' , amici , ascoltai troppo , e troppo intensamente. Cosi' misi tutto da parte , sino a quando i vecchi cd , deposti in uno scatolone , mi fecero l' occhiolino e cedetti. Innaffiai con ulteriori lavori e letture e pellicole. Ora posso dire di avere un approccio piu' distaccatamente costruttivo rispetto ad un tempo , in modo da poterne trarre ispirazione in modo meno emotivo e poterne individuare i collegamenti con generi di musica piu' vicini ad ascolti piu' abituali.

La Radical Jewish Culture (e dintorni) e un movimento culturale che puo' regalare delle sorprese incredibili. E' un mio preciso dovere citare quanto meno Steven Bernstein, sassofonista. Il suo progetto, "Diaspora soul" (1999), come indole rasenta la perfezione. Trattasi di un' irresistibile miscela di lounge (a tratti latina) e di linee di fiati di attitudine tipicamente Klezmer - jazz, sorretta da una batteria minimale, criptica, strutturalmente efficace, Fender Rhodes, tamburi con la pelle tirata all' inverosimile, ad aggiungere ulteriore compattezza, linee di basso pulite calde , tra i 70' e il dub. Ammetto dopo il primo ascolto di aver avuto la tentazione di prendere tutti i miei vecchi cd e di abbandonarli sul ciglio della provinciale.
Tutto questo tipo di movimento trova dimora nella stupefacente realta' che e' la Tzadik label (New York), (dall' ebraico "tzadik" = "il giusto", "il saggio"). L' etichetta ruota intorno al suo fondatore John Zorn, sassofonista, ma non solo. Del cui ultimo lavoro, in coppia con il chitarrista Marc Ribot, mi appresto a parlarvi.
"Crucible" (dic. 2008) e' uno degli ultimi prodotti sfornati da questa realta' discografica , i fondatori (John Zorn e Kazonuri Sugiyama) la definiscono una "not-for-profit co-operative label", possiamo tranquillamente considerarla l' etichetta di punta di questo movimento. Il nostro John ricopre, oltre a tutto il resto, il ruolo di produttore di gran parte degli artisti di estrazione ebraica (ma non solo) statunitensi east coast (ma non solo), spazia da una sofisticata ricerca dei classici, ai canti , al klezmer, fino ad arrivare alle piu' audaci (eufemismo) sperimentazioni contaminate, in bilico tra elettronica, clarinetti e Yiddish. E piu' in generale con un occhio rivolto alla "world music".

John Zorn, oltre ad essere l' ideologo di questo movimento , e' soprattutto un apprezzabilissimo sassofonista, completamente in grado di padroneggiare lo strumento con un' espressivita', ed una, per dirlo banalmente, fantasia, davvero notevole. Di formazione classica, in seguito convertito al free jazz, la sua indole downtown e emerge prepotentemente nei suoi progetti precedenti. Polistrumentista eclettico, anche a corda, e compositore di svariati generi musicali. Un autentico "uomo musica" (con buona pace di chi vorrebbe catalogare ad ogni costo tutto in compartimenti stagni). Indimenticabili gli straviolenti Naked city. Capaci di suonare nello stesso pezzo una battuta di grind-core, e nella battuta successiva proporre una bossa nova delicatissima (da ascoltare...). Interessanti le sue sperimentazioni di chiara matrice sephard. Balsamo dolcissimo per le orecchie e per l' animo. Si spinge fino alla composizione di musica classica. Tutti ottimi punti di partenza per chi si vuole approcciare ad un certo tipo di attitudine musicale (e culturale) dal quale la musica contemporanea ha attinto molto di piu' di quanto normalmente si pensi.

E' un genere che, "CHITARRISTICAMENTE" parlando, ha ancora molto da esprimere, e che se si presta di certo ad avvincenti, future, decodificazioni tutte ancora da scrivere.
"Crucible" (2008)
1- Almadel
2- Shapeshifting
3- Maleficia
4- 9x9
5- Hobgoblin
6- Incubi
7- Witchfinder
8- The initiate
L' ascolto di "Crucible" ti cambia. Nulla sara' mai piu' come prima. La prima volta ho provato una sensazione fisica. (dolore ?). Un esperienza viscerale. Crucible scatena nell' essere umano la sua innata tribalita' nel modo piu' osceno. E' in grado di trasmettere uno schietto, profondissimo e sanguigno senso di religiosita'. Una sorta di misticismo urlato.
E' un disco violento. A livello formale e non.

Compare di suono e' il chitarrista Marc Ribot. Altro personaggio assolutamente da cui stare alla larga. Puo' vantare collaborazioni quali Tom Waits e il nostro Vinicio Capossela.
L' album si dipana fin dall' inizio su una struttura strumentale destinata a rimanere costante per tutta la durata del progetto : riffs di basso iper-distorto, batteria dilatata, arcana, soft, timpani, tom e rullanti senza la cordiera, altre volte tipicamente prog, il sassofono del nostro amico John in completo ed assoluto delirio melodico e, ciliegina su questa sgorbia torta, la "voce" di Marc in un osceno ed abominevole animalesco grido sguainato. Un uomo ridotto al suo primitivo grunire nei recessi della sua corteccia cerebrale piu' antica. A tratti da' l' impressione di "abbaiare". Il piu' delle volte produce un verso simile quello che produrrebbe un mammifero intento a sbranare qualcosa.
Ritmiche spesso e volentieri dispari, si limitano a dare forma al rumore piu' ostentatamente dissonante sorretto dal granito delle granulosta' delle basse frequenze inesorabilmente ripetitive e deteriorate. La precisione ritmica la definirei abbastanza precisa, considerando il fatto che molti spunti sembrerebbero improvvisati di fresco. Nonostante le apparenze ho avuto l' impressione che la sua realizzazione sarebbe risultata ardua per la maggior parte dei "rumoristi" che troviamo in giro. Sembrerebbe terreno per musicisti di formazione ed indole prog-jazz. E' precisamente quello che adoro di quest' album. Si sprecano in ogni caso le SCALE MINORI ARMONICHE, tipiche del background, tra un rumore e l'altro, giusto per non dimenticare le origini.
Il primo ascolto, superato lo sconcerto iniziale, mi ha fatto venire in mente di essere una mortale entita' tutto sommato fisicamente formata di carne. Con tutto il suo campionario di pulsioni. Una destrutturazione, che nel suo ricompormi mi ha dato la sensazione di sentirmi migliore. Sicuramente piu' lucido. Ora l' ascolto di quest' album riesce a trasmettermi calma come poche altre cose potrebbero. Davvero poche cose possono rilassarmi come quest' album. John Zorn nell' album d' esordio della Tzadik, "Kristallnacht", ("la notte dei cristalli"), del 1993, avverte che l' ascolto prolungato della traccia 2 ("Never again") puo' determinare lesioni temporane e, a volte, permanenti all' udito a causa dell' uso di alte frequenze al limite della sopportabilita' umana. Un artista non nuovo a questo tipo di linguaggio quindi. L' ascolto prolungato di "Crucible", per mia esperienza diretta, posso dichiarare di avermi dato sintomi quali : nausea, tremori, sporadica emicrania e un temporaneo disturbo all' orecchio destro.
In qualche strano modo decolpevolizzante, questo concept si rivolge ad inconsci oramai violati da tempo. Per reazione ne facilita il processo di cauterizzazione nel senso piu' tipicamente omeopatico del termine.
Non me la sentirei di consigliarne l' ascolto in una giornata di primavera, il sole e gli uccellini. In ogni caso l' album piu' interessante in cui mi sono imbattuto negli ultimi tempi.

Bravo e ancora bravo
Grandissimo Zorn!
<p>In SHRED we TRUST!</p>
Grande
Re: Grande
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J Mascis: "la chitarra è uno strumento stupido"
Gi
Re: Grande
Re: Grande... forse.
Tutto rigorosamente, esclusivamente IMHO
Re: Grande... forse.
Re: Grande... forse.
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vi aiuto
No New York
J Mascis: "la chitarra è uno strumento stupido"
Gi
Re: vi aiuto
mi sono innamorato d
A proposito di Marc
Re: A proposito di Marc
Concordo
Ribot dal vivo
Masada
J Mascis: "la chitarra è uno strumento stupido"
Gi
l'electric masada è
Grazie mille per la
un grazie globale a quanti hanno letto
ilpratodidefault.blogspot.com
Re: un grazie globale a quanti hanno letto
Grazie
Ribot è un grande,
www.danielebazzani.com
Articolo sublime! Co
"Non suonare quello che c'è... suona quello c
Mica facile!
Scopro questo articolo solo ora. Davvero bello ...
Il limite è la cifra dell’arte