Un lineup inconsueto per uno spettacolo che, pur con qualche ombra, trascina e diverte.
Stewart Copeland, chiamato nel 2003 come ospite del Festival di Melpignano in quel di Lecce, si è innamorato della taranta e non se ne è più andato… Oggi (tra le sue tante attività) gira il mondo assieme al gruppo leccese nei panni di ‘maestro concertatore’. Vittorio Cosma è invece il leader del gruppo e responsabile artistico del progetto, per i dettagli del quale vi rimando alle risorse qui a destra.

Taranta, pizzica e tarantella sono balli tradizionali del sud Italia che si rifanno a riti antichissimi, certamente precristiani. Oggi questi ritmi vengono suonati con una struttura che generalmente si può pensare terzinata, con una pausa al posto della nota centrale.
Nella tradizione popolare il tarantolato, posseduto dal demone (cioè ‘pizzicato’ dalla metaforica tarantola), si agita in maniera spasmodica. Per curarlo si convocano subito i musicisti del posto, i quali attaccano una musica ossessiva, iterativa e trascinante, ché solo ballando fino allo sfinimento il soggetto potrà espellere il demone e guarire. Il soggetto da parte sua, chiamato dalle forze inconsce che sono parte stessa della cultura, quando la musica attacca non può fare a meno di seguirne il ritmo.
Vi rimando al link nelle risorse per un bel documentario degli anni ‘60 sulla taranta. È un po’ lungo, ma per chi ha un interesse storico ne vale davvero la pena.
Con l’avvento del cristianesimo i riti tarantici sono stati adeguatamente “addomesticati” dalla chiesa cattolica. È del tutto probabile che la loro natura fosse orgiastica/erotica (in stile dionisiaco). Con l’avvento della morale cristiana il senso della danza è mutato: dall’originaria accoglienza senziente del dio che ci invita all’espressione del sé, e quindi ci porta a ballare ed a cercare la sensualità ed il contatto con l’altro, ad una cerimonia nella quale invece il ballo (con ribaltamento di senso etico) deve “curare dal male” della possessione (erotica, e dunque per definizione negativa: non per nulla, il tarantato è solitamente una donna). Tant’è vero che, per la remissione completa, si prega un santo…
Questo documentario mostra dunque una tradizione che, seppur risalente a cinquant’anni fa, ha già perso la carica sessuale e sensuale delle origini, a meno che non si sappia leggere tra le righe.
Oggi dei riti tarantici rimane solo l’aspetto ludico del ballo, comunque tra i più trascinanti che le culture regionali italiane propongano oggi: basta guardare chi sa ballarlo con sensualità – e non con movimenti di maniera – per restarne incantati e sedotti.
E dunque veniamo al concerto del 30 giugno…
La cornice – splendida – è quella notturna del laghetto di villa Ada, a Roma. Uno dei più bei parchi cittadini, con montagne e sentieri che si inoltrano nei boschi. Palco grande in riva al lago, comodo per i 20 musicisti ed i loro ospiti.
Nel setup una ridondanza di percussioni: due batterie, due set di percussioni latinoamericane, xilofono, tre tamburelli che a volte diventano cinque, nacchere; e poi due tastieristi, chitarra e basso elettrico, fisarmonica, fiati (Giancarlo Parisi, bravissimo, capace di dar voce a qualsiasi cosa emetta suoni, dal fischietto al sax soprano alla cornamusa al piffero), violino elettrico e tre coristi/cantanti tra cui Emanuele Licci, che suona anche mandola e chitarra ‘classica’.
Copeland ha una postazione laterale, in prima fila. Si vede che vuole fare lo 'special special guest', della serie 'io non c'entro poi troppo con loro, ma ci divertiamo e suono anch'io!'. Un ex ragazzaccio punk in guanti bianchi, come è ormai sua consuetudine. Nei link qui a fianco vi propongo un concerto dello scorso anno (il palco è sostanzialmente identico): la compressione audio e video non possono comunque rendere giustizia all’impatto sonoro e visivo sperimentato dai presenti.
Nel corso del concerto i percussionisti cambieranno strumento varie volte, e compariranno diverse forme di tamburelli: a mano, con battenti, tammorre ecc. Ad un certo punto porteranno sul palco alti fusti metallici che suoneranno con delle clavette corte e tozze in stile giapponese, con un impatto sonoro devastante.
L'impressione è che l'ensamble voglia anche mostrare una carrellata degli strumenti tradizionalmente usati nel genere.
Il suono che esce dal P.A. non è il massimo, piuttosto impastato, le voci sono indietro. Non dev'essere facile ritagliare il giusto mix per venti persone che suonano 40 strumenti diversi... Ma vabbe', c'è stato poco tempo per fare i suoni ed i tecnici non sono della band ma del service della manifestazione (il loro tecnico è al mixer di palco).
Attaccano il primo pezzo, solo strumenti acustici, piccole percussioni e tamburelli. La gente, contrariamente alla tradizione di villa Ada, è in piedi sul parterre sin dall'inizio. Molti già ballano, è chiaro come il sole che sono venuti lì apposta, e di 'guardare' il concerto non gli importa niente!
Dopo le prime battute di preparazione il palco esplode: le americane sparano a zero, entrano tutti gli strumenti assieme e le due batterie attaccano all'unisono. A memoria, solo Burning Down The House dei Talking Heads ha un impatto così…
Copeland ha un suono più secco, si riserva soprattutto colori e rifiniture, Antonio Marra (l'altro batterista) fa il lavoro grosso.
Questo sarà un po' il leitmotiv del concerto. È evidente che a Copeland della filologia non gliene frega niente, ogni tanto spara dentro degli uptempo in perfetto stile Police, si vede che si diverte come un matto, e in fondo sembra dire “la fusion è cosa buona e giusta”. Si sapeva anche che la precisione non è il suo forte… lo si ama, o lo si odia!
Bella e coinvolgente la voce di Emanuele Licci (ai plettri, voce solista, cori e tamburello), alta e potente come richiesto dalla tradizione di genere. Convincente anche come ballerino, sebbene accenni solo qualche passo. Granitici poi, se il termine può passare, i suoi arpeggi ritmici alla classica, segno di una sicurezza tecnica molto solida.
Le voci (corali e soliste) di Enza Pagliara (che assomiglia in maniera impressionante a Penelope Cruz) e Ninfa Giannuzzi sono invece un po’ sacrificate, le tonalità sono a volte troppo basse per loro e non riescono bene a modulare le melodie. Tra le due, ho preferito comunque la voce di Ninfa, che appare più morbida e versatile.
Ampio spazio per i tre tamburellisti principali, Carlo De Pascali, Mauro Durante e Antonio Castrignanò (anche alle voci) che hanno modo di mostrare il proprio virtuosismo e il proprio gusto anche duettando con Copeland che, tra il serio e il faceto, continua a divertirsi come un pazzo.
Se non avete mai visto un tamburellista bravo fare un assolo provvedete, è un’esperienza che merita!
Note di basso e chitarra: il basso elettrico di Silvio Cantoro (sembra un Jazz, ma sta in terza fila e, scusate, nel bordello generale a cinque metri dal palco non lo vedo bene) ha un suono distorto, enorme, che slabbra e spancia per tutto il palco coprendo qualsiasi cosa stia a più di tre centimetri da terra. Non si capisce se in spia gli arriva tutt’altro, o se è invece una scelta artistica.
Dal canto suo, la Tele di Massimo Martellotta appare decisamente fuori parte nel contesto dell’arrangiamento; divertenti alcuni riff distorti in stile progressive all’unisono col groove di Copeland, ma nell’economia dello spettacolo se ne poteva fare a meno. Anche perché – filologia a parte – il violino di Giuseppe Giannuzzi è cazzuto e fa il suo lavoro, e le poche linee solistiche che Martellotta farà nel corso del concerto non ne giustificano la presenza. La chitarra comunque, come è giusto che sia, è piuttosto immersa nel mix generale e non esce mai: ma allora a che pro?
Ospiti illustri: Raiz (ex Almamegretta), vestito in giacchetta nera coppola e baffi da contadino meridionale degli anni ’50, che canta alcuni pezzi e torna per il finale, ed il brasiliano Mauro Refosco (from NYC, ovviamente...) alle percussioni.
Le sensazioni generali: comunque una bella festa, divertente, con un ritmo che effettivamente entra nel sangue e non vuole più uscirne... Si balla fino a notte fonda a villa Ada.
Molto più tardi, guidando verso casa, non posso fare a meno di continuare a cantare a squarciagola. Kazz… Vuoi vedere che pur’ammè m'happizzicatu la tarantula?!
[Un grazie di cuore ad Unschuldiges Monster, la mia Fatina Ammazzatroll preferita :-*]
Foto courtesy rossweb.it
azz....
HeY MuMmA, LoOk At Me, I'm On My WaY To ThE PrOmIs
Re: azz....
Gianfranco Di Mare
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Re: azz....
<i>AAHHYAAKK!</i>
Radici?
J Mascis: "la chitarra è uno strumento stupido"
Gi
...complimentoni per
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STEWART
Re: STEWART
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piccola correzione
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Menzione d'Onore
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<p>Darei la vita per non morire. (Jim Morrison)</p
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