"Siamo stati i primi a progettare e produrre una chitarra elettrica solid body, lo strumento che segnò l'inizio della favolosa Fender Electric Instruments Corporation. Continuammo a costruire su quell'eperienza e finalmente fondammo la G&L Musical Products Inc. Il nostro obiettivo era realizzare la linea di strumenti definitiva, secondo le nostre migliori e più recenti idee. La produzione G&L è il vertice di tutto ciò che Leo e io abbiamo realizzato. "G&L" sta per "George & Leo". Considerando l'incredibile importanza di Leo, mi è stato chiesto spesso come mai il mio nome avesse tanta visibilità. Dopo molte ipotesi sul nome della nostra nuova società, Leo disse semplicemente "Voglio che il nome sia G&L". Io mi sentii onorato di avere una simile posizione nell'ultima nostra impresa. Il business degli strumenti musicali è stata un'avventura meravigliosa per Leo e me, che negli anni di Fender, Music Man e G&L abbiamo avuto enormi soddisfazioni.".

Comincia così il libro del 2005 in cui George Fullerton - la "G" di G&L, ma anche molto d'altro - racconta la storia di una vita in cui ha contribuito a cambiare la nostra musica.
George e Leo Fender si conobbero nel 1947. Incuriosito da un furgone con due grossi altoparlanti sul tetto, che girava per le strade raccomandando i servizi della bottega di riparazioni elettroniche, George andò a visitarla. Leo si interessò subito al giovane diplomato in elettronica che di giorno lavorava alla Lokeed e di notte suonava la chitarra. Un anno dopo, venduto a Dale Hyatt il negozio di riparazioni e affittato un capannone tutto nuovo, i due cominciarono a lavorare sul progetto che nel giro di pochi mesi avrebbe rivoluzionato la musica: la Broadcaster.
La Esquire/Broadcaster/Telecaster fu capostipite di una famiglia che contribuì a cambiare l'immagine della chitarra e l'anima della musica pop.
Poco più di un anno dopo nacque il Precision Bass, tre anni dopo la Stratocaster, poi la Jazzmaster, il Jazz Bass, la Jaguar. Parallelamente nascevano gli amplificatori la cui voce ha fatto sognare generazioni di musicisti e semplici appassionati di musica, i favolosi Tweed.

A fine 1964 alcuni gravi problemi di salute convinsero Leo a vendere l'azienda a CBS, che aveva messo sul piatto l'incredibile cifra di 13 milioni di dollari. Come spesso accade, la nuova proprietà ribaltò tutto il ribaltabile, compresa la posizione di Fullerton, che si vide il suo ruolo declassato e il suo stipendio ridotto. Da parte sua, Leo doveva pensare alla sua salute. Furono anni tristi, in cui i due non avevano spazio per fare ciò che sapevano fare, mentre CBS distruggeva il lavoro di 15 anni, mettendo sul mercato strumenti tanto scadenti da dare il via alla "vintage mania" che portò le chitarre pre-CBS a quotazioni da Stradivari.
Nel 1974 un Leo Fender di nuovo in salute propose a George Fullerton di dare vita a una nuova società, la CLF Research (Leo ovviamente non poteva utilizzare il proprio nome) per produrre strumenti per Music Man. Pur non raggiungendo i vertici delle Fender pre-CBS, le Music Man erano chitarre eccellenti, moderne, versatili. Il basso in particolare ebbe un grande successo per la ricchezza timbrica e la qualità costruttiva, imponendosi in breve tempo e conquistando un proprio spazio sul mercato che mantiene ancora oggi, segno che l'idea alla base era vincente.

Alla fine degli anni '70 la Music Man attraversò gravi vicissitudini e gli ordini di strumenti si ridussero quasi a zero. Leo e George avevano impiegati e operai a cui pagare il salario e non potevano permettersi di restare inattivi. Nel 1979 cominciarono a studiare una soluzione alternativa e nel 1980, assieme al vecchio amico Dale Hyatt diedero vita alla G&L Musica Sales, con Leo presidente, George e Dale vicepresidenti.
E' l'ultima storia del sodalizio tra i due amici e partner, che si concluse dodici anni dopo, il 21 marzo 1991, giorno della morte di Leo Fender. Poco dopo la G&L venne acquistata dallla BBE Sound di John McLaren, che si impegnò a proseguire la produzione di chitarre e bassi con la qualità e l'attenzione ai dettagli che aveva caratterizzato gli oltre 40 anni di storia di Leo Fender e George Fullerton. Non è un caso se le G&L di oggi sono ancora considerate da gran parte degli esperti come le "vere" chitarre di Leo Fender, progettate e costruite come avrebbe fatto lui.

George rimase sempre vicino all'ultima creatura, in fondo lui è sempre rimasto al "G" di "G&L" come consulente. Sempre attento ai gusti dei musicisti, fu l'anima del ritorno di G&L a una produzione più vicina alle chitarre originali degli anni '50, senza rinunciare al geniale vibrato Dual Fulcrum, ai pickup Magnetic Field Design e all'imbattibile rapporto qualità-prezzo che ha sempre caratterizzato la produzione di George e Leo. Solo nel 2007, ormai stanco, accettò di fare una comparsata per l'azienda originale, firmando una cinquantina di Stratocaster dedicate a lui, senza peraltro rinnegare il magnifico lavoro di oltre un quarto di secolo in G&L.

Questa, in breve, la storia di una vita eccezionale, che può essere meglio apprezzata leggendo i due libri di george, "Guitar Legends" e "Guitars From George & Leo". Ma il racconto non basta a descrivere l'importanza del personaggio. Leo Fender era un uomo che brillava di luce propria. Testardo, ambizioso, rigidissimo, quasi autistico nel suo approccio al lavoro, metteva in ombra chiunque gli fu accanto negli anni. Personaggi come Forrest White (per il quale Fullerton provò fin dall'inizio una forte antipatia, peraltro ricambiata), Dale Hyatt, Bill carson, Freddie Tavares, Roger Rossmeissl, Virgilio "Babe" Simoni e altri, pur determinanti nella storia degli strumenti prodotti a Fullerton, rimasero sempre delle comparse. Solo George, forse meno determinante tecnicamente o commercialmente, brilla assieme a Leo, con cui condivise ogni successo e i pochi insuccessi, primo fra tutti il ponte originale della Stratocastre, progettato nel 1953 e finito tra i rottami in migliaia di esemplari perché assorbiva ogni vibrazione e faceva suonare la chitarra come un banjo rotto. George fu l'alter ego di Leo, il suo lato gioviale, creativo, artistico. Non era un gran musicista, non era un gran designer, era un tecnico come tanti. Eppure sapeva intuire quei piccoli dettagli che fanno la differenza. Fu lui a raccogliere le prime osservazioni di Bill Carson sulla scomodità dello spigolo vivo della Telecaster traducendole nel Contour Body della Stratocaster. Fu lui a suggerire a Leo l'idea della ASAT, vera evoluzione della Telecaster e chitarra di maggior successo in casa G&L. Fu lui a tener duro con la tradizione in casa G&L dopo la morte di Leo, perché la sua eredità non andasse persa. Per dirla in modo culinario, se Leo Fender era la bistecca, George Fullerton era la grattata di pepe fresco che fa la differenza.

Il mio ricordo risale a circa un quarto di secolo fa, nell'agosto del 1984, a Fullerton, in Fender Drive, sede originale della G&L. Ero seduto nel laboratorio di Leo Fender e (emozionatissimo) lo ascoltavo raccontare delle sue nuove chitarre. Si parlava del rivoluzionario metodo di costruzione del manico, del nuovo truss rod incapsulato per essere meno sensibile agli sbalzi di umidità e temperatura, di un nuovo bloccacorde alla paletta, di alcuni piccoli perfezionamenti sul Dual Fulcrum Bridge (peraltro ispiratore di tutti i costruttori di ponti hi-tech, mr Rose in testa), dei nuovi pickup MFD. A un tratto si udì bussare, la porta si aprì e comparve la testa di un signore sorridente, coi capelli bianchi e una voce dolce. Prima di vedermi disse "Hi Leo, do you have a minute for me?", poi si accorse che Fender non era solo, si scusò (!) e venne a presentarsi, "Hi, I'm George". Mi alzai sulle gambe già non fermissime per l'intervista in corso con l'icona delle icone, gli strinsi la mano e gli dissi "I kwow who you are, mr. Fulerton: the second half of the moon". George rise, mi battè una mano sulla spalla e si congedò con un "have fun!", detto guardando un po' con affetto e un po' con ironia il suo amico di sempre, perso nelle descrizioni di campi magnetici e acero canadese.
E' questa immagine sorridente ciò che mi resta di George Fullerton. Ora che anche lui se n'è andato, a 86 anni, una settimana appena dopo la morte di sua moglie, da quel gentiluomo che era, quel piccolo ricordo mi è ancora più prezioso.
Cosa restera'?
i don't belive in the 60's in the golden age of po
Re: Cosa restera'?
Re: Cosa restera'?
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: Cosa restera'?
"Thanks Steu,
There will be a time when we can p
GRAZIE GEORGE!
Complimenti Alberto...
I' m in love with Rock 'n Roll, it satisfies my so
chissà come mai la
Re: chissà come mai la
Rock in peace.
This goes up to eleven... It's one louder!
www.mys
Addio George!
La stratocaster e' s
Re: La stratocaster e' s
Rifletti prima di pensare.
Re: La stratocaster e' s
Un altro grande che
Re: Un altro grande che
Re: Un altro grande che
Re: Un altro grande che
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
grande tristezza
pace e bellezza
http://www.myspace.com/cybillshep
una figura da ricordare e commemorare!
www.notforsale-band.it
Gli dobbiamo moltissimo, ...
Giorgio
...che tristezza...
semplicemente grazie
bell'articolo
Re: bell'articolo
... and the forests will echo with laughter.
Re: bell'articolo
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: bell'articolo
Re: bell'articolo
Re: bell'articolo
Grazie
I don't wanna live forever.. i just wanna burn lik
che malinconia...
The second half of the moon
Una storia meravigliosa
La mia ASAT...
RIP George