Chitarrista, bluesman, session man, biker, ma soprattutto un grande innovatore. Basta una manciata di parole a tracciare un rapido schizzo di Duane Allman, molto più difficile è spiegare cosa si cela al di là di esse. Duane ha vissuto profondamente come molti altri musicisti quel magico periodo del Novecento a cavallo fra i ’60 e i ’70. Nato il 20 novembre 1946 a Nashville (TN), si appassiona fin da piccolo ai suoi grandi amori che lo contraddistingueranno fino alla sua scomparsa: la musica (quella delle radio) e le moto, Harley in primis.

Poco purtroppo si è scritto sulla sua personalità musicale e umana, per fortuna la sua musica è un grandissimo documento. E’ stato fondatore, insieme al fratello Gregg, della Allman Brothers Band; ha collaborato con grandissimi musicisti quali Aretha Franklin, Otis Rush, Boz Scaggs, Wilson Pickett; ha influenzato Eric Clapton e lo ha avvicinato allo slide durante le famosissime session per l’incisione di Layla and other assorted love songs.
Quello che però ci interessa in questa sede non è l’intera parabola artistica di Duane, ma il suo rapporto con il jazz, in particolare con Kind of blue di Miles Davis.

Uscito nel 1959, Kind of blue si fece portatore di una gigantesca rivoluzione, una delle tante di cui si è fatto carico Davis. La novità stava in una piccola parola: modale. Si apre la possibilità, per i musicisti, di un’improvvisazione molto più libera, lontana dai rigidi schematismi del Be bop. Gli accordi diventano rarefatti ed ogni singola nota può generare una scala indipendente dalle progressioni di accordi.
Questa libertà espressiva, questo nuovo approccio improvvisativo non colpisce solo Duane e la Allman Brothers Band, ma molti altri musicisti che come loro andavano alla ricerca di quel quid che potesse portarli oltre il blues.
Duane è profondamente influenzato dal linguaggio davisiano. Questo si riflette nel suo playing che incorpora grandi e ampie melodie, un suono pungente ma morbido nell’attacco (molto trombettistico) e la rottura degli schemi del blues. A questo proposito Duane dirà a Robert Palmer:
“Sai, questo modo di suonare viene da Miles e da Coltrane, in particolar modo da Kind of Blue. Ho ascoltato quell’album talmente tante volte negli ultimi due anni, che non sono riuscito quasi ad ascoltare nient’altro.” (1)
La forza espressiva del blues e la raffinatezza del jazz si uniscono quindi nello stile di Duane. La rarefazione accordale dell’improvvisazione modale si sposa perfettamente con l’asciuttezza armonica del blues. Nelle lunghe improvvisazioni della ABB spesso il gruppo esprime se stesso a ruota libera su un unico e omnicomprensivo accordo, spesso minore (è il caso di Whippin’ post, si minore) più raramente maggiore (come in Mountain Jam, mi maggiore. Canzone mutuata da un brano di Donovan, There is a Mountain). Questo big chord vamp porta essenzialmente in due direzioni, comuni sia agli Allman che a Davis(2) : profonda dilatazione della durata dei brani e continua improvvisazione-sperimentazione sul materiale melodico e armonico a disposizione, in una sensucht senza risoluzione che porta i musicisti in questione a spingersi oltre i limiti della “sicurezza”, per non dire dell’abitudine.

Per rendersi conto dell’effettiva influenza del materiale di Davis su Duane basta ascoltare il capolavoro della band, The Allman Brothers band at Fillmore East, possibilmente la versione Deluxe in doppio cd. La band dei fratelli Allman si preparò con grande scrupolo all’evento, cesellando minuziosamente i brani e donandoci uno dei più grandi dischi live della storia del rock. I brani più eloquenti sono senza dubbio Whippin’ post, Mountain Jam e In memory of Elizabeth Reed, in grado di concedere più spazio ai musicisti. Il disco consacra definitivamente il gruppo al di fuori dei confini regionali della Georgia, loro zona di “azione”, e inoltre pone in luce il loro linguaggio innovativo e prsonale. Tom Dowd, storico produttore della band, parlando del famoso live dice:
“Erano assolutamente all’apice, il loro modo di suonare fluiva liberamente. […] La più grande fusione…che io abbia mai ascoltato.” (3)

Il fluido eloquio strumentale di Duane e compagni portava con sé anche altri elementi estetici, molto lontani dal jazz tradizionale, ma in qualche modo vicini al “periodo elettrico” davisiano. Uno su tutti era quello di eliminare il divario fra pubblico ed esecutori. Il musicologo Arrigo Polillo, sebbene non veda di buon occhio la connivenza di jazz e rock, ci spiega:
“Era caduto il diaframma fra gli artisti ed il pubblico, che cominciò a vedersi perfettamente rappresentato in loro [negli artisti, ndr], e a esercitare, a sua volta, con la propria intensa partecipazione emotiva e le proprie pressioni ideologiche, una forte influenza sul fatto creativo. […] Nel mondo del rock la musica cessò di essere messaggio individuale e funzione estetica, per divenire messaggio sociale e rito di una particolare società e insieme lo scenario e l’occasione di questo rito.” (4)
Impossibile non riconoscere quanto dice Polillo nelle parole di Duane:
“Vogliamo che le persone ci ascoltino con glio occhi chiusi, in modo tale che la musica entri in loro, così da fargli dimenticare i loro problemi terreni.” (5)
Non sappiamo dove avrebbe potuto portare la ricerca musicale di Duane Allman se solo avesse avuto la possibilità di svilupparla. La sua vita è stata stroncata prestissimo, a soli venticinque anni, da una delle sue grandi passioni, le moto, il 29 ottobre 1971. Il testimone che ha lasciato in maniera diretta alla sua band è ancora ben saldo nelle mani non solo di suo fratello Gregg, ma anche dei suoi colleghi chitarristi, Warren Haynes e Derek Trucks, per non parlare delle miriadi di musicisti di varie estrazioni musicali influenzati più o meno direttamente dalla sua personalità artistica. La cosa strabiliante della persona di Duane Allman è la sua costante voglia di scoprire, di studiare metodicamente quanto più lo interessava, separandosi in questo modo da molti suoi colleghi “rocker”, costantemente attaccatti ai precetti della rock mythology, che vede il musicista rock educato solo dalla strada e repellente ad ogni tipo di studio.
1-Robert Palmer, Kind of blue, in Kind of Blue, Miles Davis, Columbia recordings. Ristampa digitale su cd,1997. Note interne al booklet (traduzione dell’autore).
2-Pensiamo alla durata dei brani contenuti negli album davisiani Miles in the Sky, Bitches Brew e In a sailent way, tutti incisi tra il 1968 ed il 1970.
3-The Allman Brothers band, The Allman Brothers band at Fillmore East Deluxe Edition, Mercury Records, 2003. Dalle note di copertina di Dave Thompson (traduzione dell’autore).
4-Arrigo Polillo, Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, edizione aggiornata a cura di Franco Fayenz, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. Cit. p. 288.
5-Duane Allman in Skydog. The Duane Allman Story. Randy Poe, Backbeat books, San Francisco. Cit. p. 171.
Per chi volesse approfondire l’argomento mi permetto di segnalare:
Randy Poe, Skydog. The Duane Allman Story, Backbeat books, San Francisco,2006 (facilmente acquistabile dal sito degli Allman Brothers).
Arrigo Polillo, Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, edizione aggiornata a cura di Franco Fayenz, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997.
Jazz IT. Jazz Magazine. Luciano Vanni Editore, anno 11, N° 53, luglio/Agosto 2009, pp. 72-109.
Siti Web:
www.abbdiscography.com
www.allmanbrothersband.com
www.allmanbrothersband.info/daresources.htm
www.BigHouseFoundatin.com
www.hittinthenote.com

Ottimo articolo
<p>Paolo_Gaspare</p>
Bell'articolo, final
sarà un commento in
non esistono persone stonate, esistono persone che
Duane & The Dominos
dedicato a chi pensa che....
Articolo davvero mol
Bell'articolo, anche
Quoto "trovare un m
"Blues is Easy to play, not to FEEL" (Jimi Hendr
articolo molto bello
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
Grazie!
Complimenti per la s
Piaciuto e votato ;)
"Anche il mio pensiero dunque è ricerca di un
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Dal basso...
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Live
Molto, molto bello!
Ottimo!
La sfortuna non esiste. È un invenzione dei fallit
MI unisco al coro
Gratta
Arte pura
Bel lavoro, complime
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