Negli anni cinquanta il Brasile cambiò non poco. Certo i colori, il sole e il mare c’erano sempre, ma a cambiare fu qualcosa di forse più grande.
Dal punto di vista istituzionale e politico, la democrazia iniziava a dare i suoi frutti e tirava vento fresco dopo una lunga, paralizzante dittatura. J. Kubitscheck fu eletto presidente nel 1956: uomo intelligente e modernista, fece decollare l’economia del Brasile e fece realizzare, durante il suo mandato, Brasilia, nuova capitale del Paese (anche se Rio conserverà la supremazia artistico-culturale che tutti conosciamo). Iniziava insomma il momento storico noto in Brasile come il “periodo d’oro”, fatto di imponenti investimenti pubblici e forti industrializzazioni.

Si sa che ogni musica è figlia del proprio tempo. Un vento vitale stava soffiando anche sulle notti di Rio, città che si apprestava a diventare un grande laboratorio musicale generatore di nuovi stili e culture che avrebbero presto contaminato anche gli States: nasceva la Bossa Nova! (vd. Nota 1)
Nei locali della città, che poi sarebbero diventati simbolo della Bossa stessa, gruppi di amici e straordinari musicisti, si riunivano.
Tra questi, uno sarà destinato a restare nella storia: Mr. Antonio Carlos Brasileiro de Almeida Jobim il quale, oltre ad avere un nome molto lungo, era dotato di ottime capacità di arrangiatore, pianista, chitarrista, compositore e cantante. (vd. Nota 2)
Facciamo un leggero passo indietro: lo struggente pessimismo della musica brasiliana precedente, anch’essa in qualche modo figlia della storia, aveva allontanato la gioventù dalle musiche sudamericane mentre dal Nord arrivava, in un Brasile ormai aperto mentalmente e sensibile al nuovo, il jazz in alcune delle sue massime espressioni (leggi Chet Baker, Gerry Mulligan, Bud Shank e tutto il jazz californiano).
“Bossa Nova” vuol dire, grosso modo, “Nuova Tendenza”, fu proprio così infatti: dall’incontro memorabile tra il cool e la più grande espressione della musica brasiliana – il samba – nacque qualcosa che sarebbe restato nella storia della musica moderna.
La nascita è incerta, con la presenza di molti precursori, tra i quali il cantante Dick Farney e Johnny Alf, fautori della diffusione del jazz moderno in Brasile. C’è comunque una convenzione tacita che fa nascere virtualmente la bossa nel 1958, anno di apparizione di “Chega di saudade” su 78 giri. Si noti come il titolo stesso della canzone (trad. : basta con la tristezza) abbia fortemente a che fare con il rifiuto, tutto brasiliano, del pessimismo che caratterizzava la musica brasiliana degli anni ’40. Scritta da Jobim, cantata da Joao Gilberto che sarebbe diventato da lì a poco la voce-simbolo di un’intera nazione, con le parole di Vinicius de Moraes, la canzone quasi scandalizzò: nuovi ritmi, armonie soffuse ma vitali, un testo che si poneva come esortazione alla gioia.
Vinicius era poeta e diplomatico, amante della vita e delle emozioni umane. E’ ricordato come il principale (unico?) grande paroliere della bossa.

Fu anche grande giornalista di cinema e fondatore della rivista Filme in Brasile. Da diplomatico (fu viceconsole a Los Angeles) viaggiò moltissimo, lasciando il suo segno indelebile su tanti uomini. Nelle sue parole traspariva il desiderio di esortare a godere della gioia perché, come lui spesso diceva, “la tristezza non ha fine, la felicità si”. L’incontro con Jobim (per il quale de Moraes firmerà tutti i testi) fu fatale: avvenuto in un bar (il “Vilarino”) nel centro di Rio segnò, inconsapevolmente, l’inizio della diffusione della bossa nel mondo. De Moraes, infatti, cercava un musicista in grado di firmare la colonna sonora di una sua piece teatrale, l’ “Orfeo da Conceicao”, versione brasiliana del mito di Orfeo ed approdò da Jobim. Il successo fu grande: un certo francese di nome Marcel Camus lo trasformò in un film (“Orfeo Negro”) e, tra Cannes e Hollywood (vinse un Oscar nel 1959), si impose all’attenzione del mondo occidentale. Orfeo Negro conteneva “A Felicidade”, ancora composta da Jobim e Vinicius, nuovamente cantata da Gilberto.
Il Brasile e la sua musica arrivarono così alle orecchie di tanti musicisti statunitensi. Tra i principali, Stan Getz (sassofonista) e uno straordinario Charlie Byrd, incisero un altro disco storico: “Jazz Samba”, anno 1962, segnò una nuova era del Jazz.
Tom Jobim, Vinicius de Moraes, Joao Gilberto e Carlos Lyra arrivarono a New York, per la precisione alla Carnegie Hall, e con loro c’era Stan Getz. Il successo di pubblico fu tale che si calcola che almeno mille persone non riuscirono ad entrare. Ormai era tempo che anche Jobim incidesse. E lo fece alla grande. “The composer of Desafinado plays”, uscito nel 1964 per la Verve, inaugurò l’inizio della lunga collaborazione di Jobim con il direttore d’orchestra Claus Ogerman e ottenne il punteggio massimo (le famose cinque stelle) nella recensione di Down Beat. L’album divenne la testimonianza del successo di Jobim all’estero. Un successo di cui aveva bisogno purtroppo. In patria infatti le cose peggioravano. Nel 1965 fu ufficialmente instaurato il regime militare (vd Nota 3) e la musica divenne quella di Caetano Veloso, Chico Barque, Milton Nascimiento, Gilberto Gil, tutti fortemente influenzati da Jobim e tutti desiderosi di portare avanti il discorso musicale da lui iniziato, stavolta con atmosfere più tese e complesse.

Molti musicisti lasciarono il Brasile e tra questi c’era anche Tom. Jobim continuò la sua attività negli Stati Uniti, tra il successo del pubblico e il lavoro con alcuni tra i più ambiti direttori dell’epoca come Nelson Riddle che con Jobim realizzò “The wonderfull world of Antonio Carlos Jobim”, un album pieno di influenze diverse in cui Tom, per la prima volta, canterà. E lo farà con la voce roca e appassionata di un gentile cantore brasiliano dall’aria, insieme, tropicale ed elegante. A notarlo, stavolta, fu Frank Sinatra. Il 1967 sarà l’anno di un memorabile disco (di cui consiglio l’ascolto) in cui i due musicisti duettano diretti da Claus Ogerman. In questa occasione un divertito Sinatra affermerà: “Non cantavo così piano da quando avevo la laringite”, tanto a sottolineare il suo tentativo di avvicinarsi allo stile pacato e poco pulito di Tom. Così forse è piu’ chiaro perche’, da Ella Fitzgerlad in poi, in tanti hanno suonato e cantato la musica di Jobim e amato il suo stile. Ecco, insomma, il motivo per cui oggi, Garota de Ipanema, Desafinato e tante altre storiche canzoni fanno parte del repertorio dei Jazzisti (e sono inserite nei vari Real Book).
I nuovi dischi di Jobim, ormai, sconfinavano delicatamente nel Jazz, per armonia e melodia. Da segnalare soprattutto “Stone Flower” (1970) inciso con il flautista Hubert Laws e tanti musicisti brasiliani. La ricerca, ora, era mirata ad un suono avvolgente, di forte emotività, suggerito dai timbri scuri di contrabbasso e trombone. Presto Jobim ritroverà nelle sue opere successive lo straordinario legame con la sua terra, sconfinato nella “Banda Nova”, il gruppo che avrebbe avuto al suo fianco per tutto il periodo finale della sua carriera, con il quale avrebbe firmato nuove pietre miliari: da “Passarim” a “Chansong”.
Era tornato, insomma, ad essere come era sempre stato: raffinato, poetico e circondato dagli amici di sempre, alla ricerca costante della delicatezza che la sua musica dolcemente suggeriva.
Saluti,
AM
Nota 1. E’ interessante capire cosa fosse la musica brasiliana prima della bossa. Antonio Carlos Jobim una volta disse questo: “Allora le canzoni erano diventate così negative che per suonarle dovevi essere infelice. I testi dei samba sembravano parole di tanghi argentini. C’era addirittura un bolero, intitolato “suicidio” in cui alla fine si sentiva uno sparo, quando il protagonista si uccideva”.
Nota 2 Tom Jobim veniva da studi classici. Suo maestro era stato infatti un grande compositore tedesco: H.J. Koellreutter. L’eleganza formale di molte composizioni di Jobim viene probabilmente proprio da questa formazione classica che gli permise di raggiungere una forte raffinatezza dei suoni sia nella composizione che nell’esecuzione, mista ad una grandissima espressività e ad uno straordinario calore. Koellreutter ha avuto il merito di aver introdotto in Brasile i principi dell’atonalità.
Nota 3 Humbert de Alencar Castelo Branco fu il primo presidente militare: sciolse tutti i partiti polici e iniziò la politica detta dei “gorillas”: un forte liberalismo economico che causò l’accentuarsi delle differenze sociali.

Il sorriso di Elis Regina
Jobim
www.notforsale-band.it
Errore incredibile
Life is a lot like jazz. It's best when you improv
Bravo Mastroianni
Vi segnalo anche un
Re: Vi segnalo anche un
"Sure I like country music, I like mandolins, but
Che musica e che mus
"Sure I like country music, I like mandolins, but
Bello, è sempre mol
myspace.com/mirkorusso