Questa storia parla dell'avventura liutistica di un ragazzo curioso che smontava le cose per capirne il loro funzionamento, le rimontava e puntualmente avanzava pezzi che a suo parere "non erano necessari".
Quando internet ancora non esisteva, quando forum stava a significare il programma televisivo di Rete 4 e quando Accordo era solo "o maggiore o minore", la voglia di conoscere e scoprire il mondo della musica era davvero avventuroso.

La fortuna di questo ragazzo era di conoscere molta gente, molti giovani che come lui avevano la passione per la musica e che potevano aiutarlo nelle sue esperienze musicali.
Con loro creò un gruppo.
Benchè non suonasse nulla, la passione per la musica lo portò a seguirli per le necessità piu' "tecniche": luci, mixer, cavi, dimmer, centraline, collegamenti...
Ma con la voglia di scoprire e provare che si ritrovava, non poteva limitarsi a questo!
Decise di costruirsi da zero una chitarra (proprio come fa spesso Diumafe).
Allora non esistevano reti globali, liutai "vicini di casa". Ogni chitarrista era un pò il liutaio di se stesso, spesso e volentieri i suoi amici chitarristi avevano chitarre fenomenali, quelle "con il distorsore"...
L'idea malsana di costruire una chitarra senza un minimo di conoscenze su questo campo era una sfida troppo divertente: qualche pezzo recuperato qua e la, un pò di legno e colla, un pickup trovato chissà dove, manualità e tanta pazienza potevano bastare.Forse.
In quegl'anni andavano forti i Deep Purple e i Led Zeppelin. E la chitarra che maggiormente si vedeva in tv o si sentiva dire essere "la migliore chitarra del mondo" era la tanto amata Gibson Les Paul.
Ma non avendo la possibilità di stampare una foto da internet o di avere un amico che potesse farti vedere questo strumento l'unico modo per riprodurne la forma era quello di ... ricordarsela!
Le idee per la costruzione erano tante ma ben confuse.
Alla fine, di una Les Paul aveva ben poco: una cassa acustica, il foro centrale e il manico di chitarra classica.
Legni?! Ovviamente del buon compensato per la cassa e per le fasce delle striscette di legno incollate a strati con del Bostik; per modellarle bisognava metterle a mollo e poi, pazientemente, incollarle seguendo uno "stampo" con la forma della chitarra.
Sembrava facile costruire una chitarra: l'accordatura non teneva e il ponte (artigianale in legno) sembrava soffrire sotto la tensione delle corde.
Sul retro del manico c'è ancora un particolare segno da "stress postassemblamento": una bella ammaccatura da martello;evidentemente il nervosismo era presente anche in quei momenti anche se tutta questa avventura di scoperta e manualità era, per quei tempi, solo un gioco.

La chiamò Alice.
La chitarra rimase incompleta: passava di muro in muro, dalla casa vecchia a quella nuova. Di tanto in tanto veniva ricolorata, a volte sfumata dal marrone scuro a quello più chiaro (scusate, sunbrust! ma a quei tempi non lo sapevano...) a volte semplicemente tutta bianca. Alla fine, tra bimbi in arrivo e lavoro, venne dimenticata in cantina.
Dopo molti anni (diciamo pure 2 decenni) arrivò tra le mani di un ragazzino innamorato della chitarra, già possessore di una acustica economicissima regalatagli per la cresima (era la cosa più importante che avesse). Per lui era una novità: le chitarre elettriche le avevano solo le rock star!
Assieme al possessore della chitarra home-made, decise di ridarle un look nuovo e provare a sistemarla con le specifiche del ragazzo che, seppur giovane, sapeva a grandi linee cosa poteva essere migliorato e quali aggiustamenti fare per renderla un pò più suonabile.

Una nuova spennellata con dell'azzurro acqua avanzato dai mobili di casa, qualche decorazione con un po' di Uniposca verde, una regolazione dell'altezza del ponte con pezzetti di stuzzicadenti utilizzati come spessore, un pò di disossidante sui collegamenti con il pick up ed ecco rinata la chitarra.
Oddio, chitarra era una parola grossa ma ai loro occhi sembrava una bella cosa, soprattutto perchè entrambi regnavano nell'assoluta ignoranza liutistica.
Ma quella chitarra servì al giovane come base per la tesina d'esame di terza media e successivamente come stimolo per comprare la prima vera chitarra elettrica.
Quel giovane ero io,la chitarra porta il nome di mia sorella maggiore (che stava per nascere, ai tempi della costruzione) e quel signore era mio padre.
E vissero tutti felici e rockeggianti...

Articolo bellissimo,
... and the forests will echo with laughter.
Ahahaha... "le rimo
<a href="http://www.myspace.com/anotherwayspace">A
Re: Ahahaha...
-Oliver-
http://f24rockblues.altervista.org
Re: Ahahaha...
<a href="http://www.myspace.com/anotherwayspace">A
Re: Ahahaha...
Rifletti prima di pensare.
Re: Ahahaha...
Isidoro Serrati
"chitarristi passano metà del
Re: Ahahaha...
<a href="http://www.myspace.com/anotherwayspace">A
Bellissima storia
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
E' stupenda, sembra
Carina
Through nature's inflexible grace I'm learning to
La morale delle "piccole" cose.
Bellissima storia e
"Basta una serie di note...il resto è improvvisazi
Re: Bellissima storia e
www.reliveband.com
therobbiekids.com
Re: Bellissima storia e
bella
"...La Chitarra è una persona che mostra il suo Te
Commovente, credo
danilo
Che storia ragazzi!
This goes up to eleven... It's one louder!
www.mys
Wow
La felicità è un profumo che non puoi spargere su
Re: Wow
www.reliveband.com
therobbiekids.com
Re: Wow
La felicità è un profumo che non puoi spargere su
bella storia.quasi
E' dolcissima!
Suggerimento
Isidoro Serrati
"chitarristi passano metà del
Re: Suggerimento
che bella !!
Meraviglia
Bravo Ciccio. Conti
Rifletti prima di pensare.
Io ho fattoun danno..
<i><b>Keep on Rocking in a Free World</b></i>
La mia prima chitarr
Meraviglioso....