Si danza per scongiurare la pioggia, per pregare, per rassodare i glutei… si può danzare anche per suonare! Non è un caso che il geniale, burbero trombettista nero di Saint Luis, che risponde al nome di Miles Davis, abbia passato ore e ore davanti allo specchio di casa sua tentando di perfezionare la postura e “le mosse” che avrebbe poi riproposto durante le infuocate esibizioni sulla cinquataduesima strada.

Così come il pistolero James Marshall “bluster” Handrix che, stando alle testimonianze dei suoi amici d’infanzia, imparò prima il “passo di papera” di Chuck Berry e poi i primi accordi sulla sua Supro Ozark bianca acquistata a rate al negozio Mayer’s Music.

Il fatto che due fra i più grandi innovatori della musica moderna abbiano riconosciuto tanta importanza ad elementi, per così dire, “paramusicali”, la dice lunga su quanto sia limitante confinare la musica alla tecnica della mano sinistra, della mano destra o della respirazione diaframmatica. Soprattutto la dice lunga su quanto sia difficile suonare, imprigionati come scolaretti, su una sedia sempre troppo poco morbida per il fondoschiena del povero musicista di turno.
E’ il caso della maggior parte dei musicisti stregati dalla sei corde classica.
Per non parlare dei problemi muscolari che ne potrebbero derivare!
Effettivamente, sono tanti fra i chitarristi di mia conoscenza, quelli che lamentano il classico “bruciore alla schiena”, i dolori alla base del collo o alle braccia. D’altra parte, ci saranno senza dubbio chitarristi che non soffrono o non hanno mai sofferto di disturbi legati all’attività strumentistica. Quanto meno me lo auguro!
Ad ogni modo non ci si può non domandare come mai la percentuale di chitarristi colpiti da problemi funzionali più o meno gravi sia così alta.
Che sia una pena ascetica per compensare le “blasfeme” dissonanze ( si pensi al Diabolus in Musica) di cui la musica moderna è intrisa?
Molto più semplicemente, credo che basti un’analisi della postura, per individuare le insidie principali da cui un chitarrista deve difendersi.
Lo schema posturale “vivamente consigliato” ai chitarristi che intraprendono il percorso didattico, prevede che lo strumento poggi sulla coscia sinistra, la quale è sollevata mediante un poggiapiede.
Questo potrebbe provocare tensioni muscolari non solo a livello della gamba, ma anche nella zona inferiore della schiena. Inoltre, poiché la chitarra viene posta fra le due gambe, è necessario spostare la gamba destra lateralmente, verso l’esterno, in modo da creare lo spazio necessario affinché lo strumento possa essere incastrato.

In questo modo diventa difficile, oltre una certa misura, avvicinare alla parte destra del torace, il punto della fascia della chitarra dove, per intenderci, va a poggiare il braccio destro.
E’ spontaneo, in queste condizioni, proiettare in avanti la spalla destra, con lo scopo di avvicinare il braccio al suo punto d’appoggio sulla chitarra.
Così facendo si provocherà un’inevitabile e controproducente torsione del tronco e della spina dorsale con un corredo di tensioni muscolari diffuse su tutta la schiena.
Solo se lo strumentista è di grosse dimensioni, ed ha un braccio molto lungo, tale posizione potrebbe arrivare ad essere accettabile.
Pensare che il mio amico Fabio era convinto che un cuscino nell’auto, per arrivare a pigiare i pedali, e un paio di stivali con 5cm. di tacco avrebbero risolto per sempre i suoi problemi di statura!
Una valida alternativa a disposizione dei chitarristi, consiste nel collocare il supporto non più fra il pavimento ed il piede sinistro (sollevando anche la gamba), ma di frapporlo fra la coscia e la chitarra.
In questo caso, il supporto non sarà più un poggiapiede, ma un sostegno dotato di una struttura metallica regolabile, che permette al musicista di assumere una posizione più rilassata e comoda, soprattutto per la zona lombare del tronco. Tale supporto è noto con il nome di “ergoplay”.
I motivi per cui la maggior parte dei chitarristi decide di non adottarlo, potrebbero riguardare il fatto che, se da una parte diminuiscono tensioni e contrazioni muscolari, dall’altra pare che l’ergoplay non sia capace di garantire al musicista la stabilità necessaria.

Altri ancora potrebbero sentire il proprio narcisismo minacciato dalle fondamenta: il pericolo che l’ergoplay venga confuso con un innovativo sistema di protesi è molto elevato.
Accanto a questi “piccoli inconvenienti” che avrebbero comunque la pesante responsabilità di trasformare la gioia di suonare uno strumento in una pratica dannosa e pericolosa per la salute del musicista (si pensi a professionisti che passano sullo strumento 5/6 ore al giorno) bisogna considerare un altro aspetto di non secondaria importanza.
Durante l’esecuzione musicale è possibile, infatti, osservare alcuni movimenti di distretti muscolari che non interagiscono direttamente con lo strumento, ma che giocano un ruolo determinante nella produzione delle intenzioni emotive ed espressive del musicista.
In oltre è possibile rintracciare una relazione fra questi movimenti che accompagnano l’esecuzione musicale e alcune caratteristiche strutturali dello spartito che il musicista sta eseguendo.
Quindi, almeno stando a queste prime riflessioni, potersi (e sapersi) muovere, durante un’esecuzione musicale, è importante almeno quanto essere dotati di un bagaglio tecnico-teorico adeguato.
Questo è l’immenso insegnamento dei chitarristi rock!
Questi movimenti sono definiti da Ruggieri, docente di psicofisiologia clinica all’università “La Sapienza” di Roma, “movimenti corteo” proprio per evidenziare come essi non sono necessari alla produzione del suono, ma sono di fatto parte essenziale dell’espressività del musicista.
Per capire meglio il senso dei movimenti corteo, dobbiamo paragonarli al linguaggio non-verbale, per intenderci quel linguaggio che “accompagna” le parole e a volte si sostituisce ad esse.
Quanto è diverso affrontare una conversazione per telefono e avere, al contrario, la possibilità di osservare e toccare il nostro interlocutore!
I movimenti corteo si sommano, dunque, ai movimenti di mani e braccia (armi potentissime per un chitarrista) e sono automatici ed involontari, in quanto difficilmente l’esecutore ha coscienza di essi. Il musicista esprime “le proprie intenzioni musicali” attraverso la modulazione di tutta l’attività corporea.
Durante l’esecuzione musicale, il corpo si muove in differenti modi che richiedono un costante riordinamento posturale e ogni musicista mette in atto specifiche modalità di coordinazione postural-motoria: le differenze individuali hanno una rilevanza non trascurabile nella produzione dei differenti eventi estetici.

Passo dopo passo, è il caso di dirlo, si sta definendo l’immagine di un chitarrista molto più intento a scatenarsi in una mistica danza che non a seguire le proprie dita sulle corde della chitarra.
Effettivamente, ciò che accade a livello microscopico, tranne in rarissimi casi ( si guardi la foto a lato), è molto simile.
Ma danzare seduti su una sedia è molto difficile a meno che non si è professionisti abituati a soddisfare i capricci più bizzarri di un coreografo francese!
Infatti, l’atteggiamento posturale che, grazie alla proprietà elastica dei muscoli, favorisce più di altri la fluidità dei movimenti programmati e la possibilità di ristabilire l’ equilibrio posturale alterato, è proprio quella eretta.
Eccoci di fronte all’interrogativo centrale: se la postura eretta è quella che più di ogni altra può ridurre tensioni muscolari e impedimenti motori che possono interferire, in diversa misura, con l’esecuzione musicale, perché sono pochi ( se non addirittura da considerare fenomeni isolati) i chitarristi di musica classica che suonano in piedi?
L’arcano è ancora più intrigante se si considera che ormai le neuroscienze sono abbastanza convinte (grazie anche a una mole non indifferente di ricerche sperimentali) dell’ipotesi in base alla quale alcuni comportamenti emotivi vengono percepiti attraverso l’imitazione, a livello microscopico, dei pattern motori osservati.
E’ come dire che ogni singolo spettatore che prende parte ad un concerto, imitandolo, avesse la possibilità di sintonizzarsi con le intenzioni emotive del musicista che produce musica.
E’ veramente difficile non abbandonare le vesti di “Iceman” quando si è così fortunati da assistere alla performance di chitarristi che fanno dei loro gesti e del loro stile un ulteriore, infallibile, canale comunicativo!
Le parole di Claudio Maccari, chitarrista dal talento eccezionale e componente del duo Maccari-Pugliese, possono offrire un ulteriore riscontro pragmatico:
“Fino all’850 tutte le partiture per chitarra venivano concepite come partiture per violino o per fiati.
Noi abbiamo pensato che se un chitarrista deve suonare come un violinista allora si dovrà pure muovere come un violinista, per cui abbiamo deciso di suonare in piedi.
Il passo successivo è stato quello di osservare quanto, questo nuovo approccio allo strumento, fosse diverso e più espressivo”.

Ma, come si diceva, il percorso che porta un musicista ad individuare la postura più consona alle proprie attitudini fisiologiche e psicologiche, non è uguale per tutti e spesso si perviene a risultati eterogenei.
Eugenio Silva, concertista di carriera, infatti, spiega come la possibilità di stare seduti durante l’esecuzione musicale, potrebbe essere proprio un modo per scaricare la tensione accumulata. Inoltre, continua Silva, suonare in piedi significherebbe sottoporre la schiena a sforzi non indifferenti a causa delle dimensioni dello strumento: “La cassa armonica della chitarra è larga e questo costringerebbe l'esecutore in piedi a sporgersi molto col collo sforzandosi per arrivare a vedere i punti di contatto delle dita sulle corde. Questo non accade col violino o con la chitarra elettrica dotati di una cassa armonica molto più piccola”.
Ad ogni modo è bene tener presente che fra la postura “del chitarrista classico” e la postura del “chitarrista erectus”, ci sono abbastanza alternative intermedie capaci di soddisfare tutte, o quasi, le esigenze dei musicisti.
Nietzsche diceva: “Quando ascoltiamo la musica, ascoltiamo con tutti i muscoli”. I lettori mi concederanno questo amplesso di vanità se oggi mi sento di dire che: “Quando suoniamo la musica, suoniamo con tutti i muscoli!”

Sempre belli articol
Re: Sempre belli articol
Sarebbe bello avere
Sarebbe bello avere
Re: Sarebbe bello avere
Re: Sarebbe bello avere
ZZ Train - Shaven ZZ Top Tribute Band
Re: Sarebbe bello avere
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ZZ Train - Shaven ZZ Top Tribute Band
Re: Sarebbe bello avere
Dolori all'indice.
Re: Dolori all'indice.
So di non sapere. (Socrate)
La postura è importantissima!
"Sure I like country music, I like mandolins, but
Re: La postura è importantissima!
Davvero interessante
www.myspace.com/solarflames
Ma vi ricordate come tenevano le chitarre elettriche negli anni 60?
Ho ingoiato un plettro di Keith Richards da piccol
Per non avere problemi
Grazie per i complimenti
Complimenti!
"Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto
Re: Complimenti!
speriamo che vi piaccia