Nello scrivere questo nome penso di aver fatto inarcare più di un sopracciglio di disappunto tra voi gentili lettori. Sebbene non molto conosciuto in Italia, Herring è da molti anni uno dei chitarristi più attivi e personali emersi dalla cosiddetta scena jam (per jam bands si intendono tutti quei gruppi che prediligono l’espressione dal vivo e l’improvvisazione più libera e che sono spesso in grado di padroneggiare diversi stilemi musicali: blues, rock, funk, jazz ecc).

Il suo tocco personale miscela senza sforzo l’impeto ruvido e passionale del blues con la raffinatezza armonica e formale del jazz.
Classe 1962, Jimmy Herring nasce a Fayetteville, nel North Carolina. Comincia a suonare la chitarra all’età di tredici anni. Già durante il liceo decide di approfondire seriamente la conoscenza dello strumento, frequentando i corsi estivi del Berklee College of Music. Nel 1984 frequenta il GIT (Guitar Institute of Technology) ad Hollywood, in California. Negli anni seguenti Jimmy si sposta nella zona di Atlanta, per insegnare presso l’Atlanta Institute of Music, dove conosce il fedelissimo batterista Jeff Sipe ed anche tutti i grandi musicisti della scena locale. Nel 1990 entra in contatto per la prima volta con Derek Trucks, allora undicenne e già professionista, su cui lascia un’impronta non indifferente, pur non essendo uno slider. Dagli anni ‘80 fino ad oggi, Jimmy ha fatto parte di innumerevoli progetti di altissimo livello, dividendo le tavole del palco con Billy Cobham (nei Jazz is Dead); Derek Trucks, Butch Trucks, Kofi e Oteil Burbridge (Frogwings); Col. Bruce Hampton (Acquarium Rescue Unit), Project Z, The Grateful Dead (oggi The Dead, ndr), Phil Lesh and Friends, Allman Brothers Band e tantissimi altri.
Sebbene sia cresciuto ascoltando Allman Brothers Band e Grateful Dead, solo per citarne un paio, Jimmy viene fortemente influenzato dal raffinato chitarrismo di Allan Holdsworth e John McLaughlin e da stelle del jazz come John Coltrane, Charlie Parker e Miles Davis.

La sua attenzione all’armonia ed alla composizione lo spingono a sviluppare interessanti concetti derivati dal trattamento degli intervalli quartali, applicati al jazz modale davisiano ed in particolare alla costruzione di accordi inusitati generati dalle scale diminuite.
Ne viene fuori uno stile unico, con un fraseggio improntato alla precisione metronomica ed allo stesso tempo alla rudezza del blues, all’intricatezza formale come all’immediatezza comunicativa.
Purtroppo, a causa dell’assoluta mancanza di materiale discografico del Nostro in qualsiasi negozio italiano, la sua figuara è rimasta nell’ombra, quantomeno fino all’uscita, nell’autunno del 2008, del suo primo album solista, Lifeboat.

L’umiltà e la modestia di Jimmy lo avevano sempre allontanato dalla scomoda posizione del leader, solo che in questo caso è letteralmente costretto dai suoi amici-compagni di band ad uscire allo scoperto. Nasce così la Jimmy Herring Band, che annovera tra le sua fila un cast di musicisti assolutamente pregevoli: Jeff Sipe (batteria), Oteil Burbridge (basso), Kofi Burbridge ( tastiere e flauto traverso), Matt Slocum (clavinet), Greg Osby (sax), Derek Trucks (chitarra slide), per citare i più noti.
Con Lifeboat, la sua figura si libera immediatamente dall’ombra del sideman che lo ha sempre avvolto. L’album raggiunge un grande successo di critica immediatamente, riscuotendo consensi da parte delle maggiori testate specialistiche. Ecco cosa dice Jude Gold, ex membro della redazione di Guitar Player Magazine:
“sempre dritto al sodo, avventuroso e melodico, mai poco brillante o non ingegnoso, questo guitar hero misconosciuto potrebbe avere la forza di trasformare le iniziali F-, P- e J (fusion, prog e jam, come in “jam band”) ancora una volta in buone parole.” (traduzione dell’autore)
Ancora più importanti da citare sono queste poche righe rilasciate da una grande autorità nel campo fusion, John McLaughlin:
“La stella di Jimmy Herring sta nascendo nell’orizzonte chitarristico. Egli è una delle voci più fresche che io abbia mai sentito da diversi anni. E’ riuscito ad integrare con successo le sue molte influenze, arrivando contemporaneamente a trovare la sua voce. Niente male! Il suo futuro nella musica è assicurato.” (trad. dell’autore)
L’album si apre con Scapegoat Blues: nelle intenzioni di Jimmy Herring questo brano è un tributo a due grandi passioni, il blues e le scale diminuite. Scapegoat è infatti il capro espiatorio, il pretesto che giustifica questo raffinatissima traccia, un sei ottavi molto tirato, diviso tra meticolose cesellature armoniche e rudezza distorta. Only when It’s light, in coppia con Splash, porta la firma di Kofi Burbridge, talentuoso organista-tastierista-flautista non solo di questa band, ma anche dell’omonima formazione di Derek Trucks. Pensate che questa traccia è stata scritta da Kofi circa nel 1986!
Sia in New Moon che in Lifeboat Serenade fa capolino il delicatissimo cameo di Derek Trucks, presente come ospite speciale in queste tracce. La sua bottiglina di Coricidin scivola indolente sulla progressione ciclica di New Moon mentre in Lifeboat Serenade porta avanti il tema.

One Strut è invece un potente funk adornato da gustose chitarre passate attraverso un Leslie, mentre Jungle Book Overture non è altro che un brano tratto dalla colonna sonora del Libro della Giungla di Walt Disney, sapientemente orchestrato da Herring, che lo strasforma in momento di sospensione del pathos, segnando di fatti uno iato con i brani precedenti ed aprendo così la strada al lato più intimo dell’album. Lost è infatti incentrata prevalentemente sulle sonorità morbide del flauto traverso e del pianoforte, dimostrando il lato più jazzistico di Herring. Transient invece recupera sonorità più accese ed un timbro chitarristico più presente e tagliente. Per quanto riguarda Gray Day penso che non ci possa essere titolo più congruo per un brano di questo tipo, che si presenta armonicamente fluido e sfuggente. A chiudere il gruppo abbiamo Splash di Burbridge, un momento molto particolare, che unisce swing, bebop e blues con grande nonchalance.
Come detto poc’anzi, Herring si dedica molto anche all’attività didattica, collaborando spesso con riviste quali Guitar Player Magazine, Guitar World ecc. Qui potete approfondire alcuni suoi concetti legati alle pentatoniche.
Accederete automaticamente al penultimo articolo pubblicato dal chitarrista americano su Guitar Player. Purtroppo l’ultimo pubblicato non è disponibile in rete ed il sottoscritto non può attingere direttamente dalla carta stampata in suo possesso per motivi di copyright. Poco male, perchè Jimmy non è una persona che si risparmia, quindi potete ascoltare voi stessi la storia che precede la nascita del progetto Lifeboat, guardando il filmato intitolato Lifeboat story, presente sia sul sito ufficiale che sul MySpace.
Oppure provate a decifrare le arditezze armoniche di Scapegoat Blues in questo video dove Jimmy stesso spiega come ha creato il brano:
Nelle risorse trovate una lista di siti web in cui potrete trovare tantissime notizie non solo su Herring, ma anche sui suoi collaboratori e amici. In particolare jimmyherring.net è veramente molto fornito, mentre è il caso di sbirciare ogni tanto in jambands.com, qualora vogliate tenere sottocchio la scena jam mondiale.

Grazie! Mi hai fatto
La mia band: Spex Trio
https://www.facebook.com/s
Questa è anche la r
alex.blues.
Grande... è uno
www.myspace.com/pietroquilichini
bello!! Grazie
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Interessante, anche
-Oliver-
http://f24rockblues.altervista.org
Ecco, adesso sei con
<p>Darei la vita per non morire. (Jim Morrison)</p
:-)
"Sure I like country music, I like mandolins, but
grande Jimmy
Re: grande Jimmy
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