L’avvento del digitale ha cambiato la nostra società, senza dubbio, inserendosi in ogni nicchia, arrivando a far discutere delle possibili applicazioni perfino il più tradizionalista dei chitarristi. Ovviamente, una realtà tanto complessa e soggettiva come è la musica e la sua creazione ha portato (e continua a farlo) anche dubbi, oltre che semplificazioni. Quello che in questo articolo verrà descritto sarà un approccio al problema, non la soluzione.

Parliamo di emulazioni digitali di amplificatori, dove l’obbiettivo dichiarato è ottenere in ogni situazione il suono dell’amplificatore emulato. La mia esperienza (lunga, inizia dal GP100 ed oggi arriva all’Axefx) mi porta a dire che l’obbiettivo non è stato raggiunto. Il suono di questi apparecchi convince, ma il feel si perde: le valvole hanno una magia incorporata che non è riproducibile. C’è un però… io ho fatto un concerto in cui il feel del DG-stomp era fantastico, meglio di un valvolare tirato. Non essendo in seguito riuscito a ottenere quel tone, mi sono interrogato sui motivi possibili: tecnico bravo, buoni monitor, la magia della serata, l’ambiente…
Il tone è “l’orgasmo sonoro chitarristico”. L’intero setup risponde esattamente come ci aspettiamo, in termini di dinamica e frequenza. C’è una voce che contrappone “suono dell’amplificatore” al “suono dell’amplificatore registrato”, e circola tra chi usa POD o similari, attribuendo minor feel e dinamica ad apparecchi nati per riprodurre un suono registrato. Ebbene, la registrazione non toglie tone: pensiamo ad un chitarrista a caso, Stevie Ray Vaughan, dove tone e feel trapelano da ogni nota nelle sue registrazioni. Potremmo attribuire l’origine di questa voce alle tante esperienze fai da te di registrazione, ma negli emulatori digitali la “registrazione” è la versione virtuale di uno studio professionale, con migliaia di euro di microfoni ed ambienti perfetti. Insomma, va bene dire che il suono è “da studio” ma si sbaglia se con ciò si vuol coprire altre carenze nella nostra catena del suono!
IYF sta per “in your face”. Possiamo tradurlo come “sparato in faccia”: è la sensazione che si ha con un buon amplificatore di chitarra che spinge ad alti volumi, quando la terra trema e siamo investiti da un muro di suono! Perché il POD con una cassa amplificata da 500w viene definito come registrazione e manca di IYF? ;)
La risposta è ovvia: perché è fisicamente diverso! Il setup digitale è formato da:
a) il preamplificatore, entro cui avvengono le conversioni ed il processamento digitale
b) l’amplificatore
c) il sistema di altoparlanti.
Possiamo studiare questi tre punti per capire da dove possano nascere le difformità e sfruttare ciò che capiamo per risolvere il problema.
Il preamplificatore
Con questo termine intendo “tutto ciò che sta a monte dell’amplificatore di potenza”. E’ la parte del setup che può essere oggettivamente valutata: si invia un segnale in input, si registra l’output. Si ripete la cosa con l’apparecchio reale, e i due segnali normalizzati devono essere sovrapponibili. Una buona conversione ed un buon modello fisico portano a risultati sorprendentemente uguali. Il problema semmai è la soggettività del costruttore: l’amplificatore preso a riferimento è identico al mio amplificatore di confronto? Per registrare, sono stati usati microfoni? Quali? Come e dove sono stati posizionati? L’ambiente di registrazione è presente o è stato tolto?
L’amplificatore
Il suo compito è amplificare il segnale, non aggiungere colore come i finali valvolari da chitarra. Se aggiunge colore lo fa a scapito della sonorità del preamplificatore. Deve essere fedele in frequenza e dinamica anche a volumi elevati, senza introdurre artifici. Molti attribuiscono al POD (o analoghe apparecchiature digitali) carenze sonore quando il colpevole è l’amplificazione inadeguata.
Gli altoparlanti
Alcune considerazioni sulle casse e l’amplificazione necessaria per suonare live con un multieffetto…
1) le casse tradizionali sono a una via, si appoggiano (perlopiù) a terra, segano impietosamente gli alti, sono terribilmente direzionali;
2) spie e PA sono a due o tre vie, più eventuali subwoofer, vengono posizionate a terra o su stand, hanno un range di frequenze esteso e minore direzionalità.
Già si vede che sono due mondi distinti. Se la nostra esigenza è monitorarci, l’uso di una spia da 100/200w può essere utile a ridurre pesi, ingombri e avere un buon sound. Consiglio di comprarsi un monitor personale di “riferimento”, così si ha “il proprio sound”. Se l’esigenza è sostituire lo stack 4x12 come PA (senza microfoni) la mia esperienza è che per un 50w valvolare serve una cassa attiva solid state di circa 250w dichiarati, replicando la misura del diametro dei coni: una 4x12 abbisogna almeno di una cassa con woofer da 12’’, meglio ancora due affiancate. Qui inizia ad entrare in gioco la capacità di “trasferire” un suono dalla mente al setup… un punto di partenza potrebbe essere quello di ascoltare il suono di fronte alla 4x12 e poi ricrearlo… oppure ascoltare la 4x12 dalla posizione che più ci piace, e poi ricrearlo.
Concludendo
-“Caro Smilzo, se seguo i tuoi ottimi consigli il mio POD suonerà esattamente come l’ampli emulato? Posso buttare via il mio valvolare?”
Bella domanda! Tenendo conto che:
- bisogna pareggiare il volume rispetto l’amplificatore reale;
- esiste sempre un certo colore aggiunto dal finale di potenza e dalle casse usate;
- la direzionalità delle casse modifica la risposta in ambiente, e quindi il suono che sentiamo;
- la percezione di quanto siano simili due suoni è soggettiva;
… il mio consiglio è tenere POD e ampli! Prima regola del GASATO! ;)
Caro amico, non era questo l’intento dell’articolo. Credo che il contenuto sia superiore, ho dato modo di risolvere molti dubbi rendendoci coscienti del motivo di certi suoni e certe scelte. Ci sono diverse possibilità di utilizzo degli emulatori:
a) nell’input o nel return di un combo o stack (disattivando emulazioni di cassa e potenza);
b) in serie con un finale trasparente e casse da chitarra (disattivando le emulazioni di casse);
c) in diretta nell’impianto (o su monitor attivo) “flat response” (con emulazione di casse e finale di potenza inseriti).

Ora sapete che il primo metodo può rivelare se il preamplicatore emula bene il preamp reale. Sapete che, se vi piace la vostra 4x12 perché portandosi frontalmente vi fa a brandelli i jeans ed il batterista accanto la trova rotonda e cupa, allora potete usare il digitale con il sistema b. Sapete perfino che con il metodo c le persone in sala sentiranno un suono di chitarra che , sebbene uniforme, dipende da come è stata implementata l’emulazione di cassa (modello, microfoni, volumi, posizioni) molti anni prima in un laboratorio a migliaia di chilometri di distanza.
Spero di aver spiegato anche il motivo per cui qualcuno si trova divinamente con il digitale, mentre altri lo schifano. Forse è solo una questione di calibrare al meglio questi elementi e miscelarli alchemicamente. Gira e rigira, analogico o digitale, “it’s a kind of magic”!

ma quindi anche ques
Dream the same thing every night, I see our freedo
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Dritto al punto
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: Dritto al punto
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Toh!
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Bellissimo articolo...
Cristian
bravo bel'articolo..
Prima di tutto compl
La mia band: Spex Trio
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Cristian
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chiarimento
alex.blues.
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Speriamo...
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io ho provato pure a
pace e bellezza
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Ritmiche e Soli
nuove casse x axefx?
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Differenze tra emulatori e veri amplificatori
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Questione di comparazione
Re: Questione di comparazione
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Ho provato tutti i modi...
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Bé, un pò di esper
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Farsi i suoni senza disturbare
ZZ Train - Shaven ZZ Top Tribute Band
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Monitor
Ale
Re: Monitor
Sono perfettamente d
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PS: il triamping
Non conosco l'Axefx
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il vetta invece è d
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