“Feticcio: nelle religioni di molti popoli primitivi, oggetto che si ritiene dotato di forza e poteri magici. Ciò che desta sommo interesse e desiderio spesso fanatico di una pluralità di persone”.
Allora, la parola feticcio ci sembrava la più appropriata per definire quel fenomeno in cui la chitarra appartenuta ad un chitarrista di nota fama, per una serie di circostanze volontarie o involontarie, arriva alcune volte nelle mani di un comune chitarrista come noi, il più delle volte bravo e ben documentato sulle abilità e la fama di vari gruppi musicali.
Certo, ci sono anche circostanze che fanno sì che l’oggetto finisca, il più delle volte, nelle ricche collezioni di eccentrici miliardari.
Questi feticci musicali il più delle volte sono ottime chitarre, più o meno belle, più o meno integre, o semplicemente discrete chitarre con prestazioni medio alte, opportunamente fatte modificare dall’artista per renderle simili a quella che magari aveva imbracciato fino al precedente brano del concerto. Dico ciò anche per esperienza personale vissuta ormai nel lontano 1978-1979 o giù di lì.
Mi trovavo ad assistere a Milano, la mia città, al concerto tenuto a San Siro dai Kiss. Premetto, non sono mai stato un fan di questo gruppo ma, poiché in quegli anni era possibile assistere a molti concerti gratuitamente… non mi sono lasciato scappare l’opportunità. Di solito dopo circa 50-60 minuti dall’inizio del concerto, i cancelli venivano aperti, dando modo a chi era rimasto sprovvisto del biglietto di assistere. E così mi ero trovato, fagocitato dalla folla, insieme a uno o due miei amici, catapultato all’interno dello stadio. Sta di fatto che a tre quarti del concerto mi sono trovato, senza spingere, praticamente nelle prime due file sotto il palco in posizione laterale sotto al noto chitarrista del gruppo Paul Stanley. Devo dire che una buona parte del pubblico era uscito, probabilmente non avevano molto gradito il concerto. Personalmente non ero molto entusiasta, ma poiché avevo guadagnato una posizione di tutto rispetto, mi godevo la Gibson Les Paul Custom nera che imbracciava. Ad un certo punto, alla fine di un brano, è sparito dietro al palco prima di quello che poi si è dimostrato essere l’ultimo brano del concerto, ed è ricomparso con quella che apparentemente sembrava la stessa Les Paul Custom del precedente pezzo. Non perché io fossi stato un mago, ma forse anche per il punto di visuale molto ravvicinato che avevo, mi sono accorto che la chitarra non era più la stessa: il logo sulla paletta non era perfetto, ma fatto in modo strano e, sotto certe luci, rifrangeva strani brillantini. Sembrava appunto un lavoro artigianale e non di serie come tanti falsi di oggi. Anche i Pick Up e le meccaniche avevano perso parte della satinatura dorata, il che, devo annettere, dava alla chitarra un certo fascino di vissuto. Comunque sia ha fatto il suo assolo ed alla fine l’ha lanciata in posizione stage diving (quindi piatta) dal palco.
A questo punto direte, vuoi vedere che l’ha presa lui?
No, non è stato così, purtroppo. Qualche anno dopo però, per una serie di circostanze che non sto ora a raccontarvi, sono comunque venuto in possesso di quella chitarra. Era proprio lei, riconoscibilissima soprattutto da quel logo realizzato in modo molto particolare.

Non sono un feticista e più volte ho pensato di rimuovere quello strato di gommato verniciato molto accuratamente, per far riaffiorare il logo Ibanez, ma per non rovinare o rigare la paletta, dopo aver iniziato la rimozione in un bordino, abbiamo abbandonato l’idea.
E’ una Ibanez Les Paul Custom del 1971 circa, una buona chitarra, definita da alcuni “l’ammazza Gibson”. A quei tempi la Gibson si accingeva ad intraprendere la causa che successivamente avrebbe vinto sull’Ibanez proprio per via di quella paletta di siluette uguale alla Gibson.

In questo video abbastanza datato dei Kiss potrete notare che Ace Frehley verso la fine del brano scompare dietro il palco per poi riapparire non con la sua personalissima Ibanez ma con una Danelecro (almeno pare). Purtroppo chi è venuto in possesso di quella chitarra, che alla fine del pezzo ha rotto in due… non penso sia rimasto molto contento.
Un esempio eclatante di feticcio è invece la famosa Fender Stratocaster bianca col manico in acero appartenuta a Jimi Hendrix e da lui utilizzata per l’esibizione a Woodstock nel 1969.
Pensate che è stata messa all’asta da Sotheby’s nel 1990. Da un po’ apparteneva all’ ex batterista dello storico gruppo di Hendrix, gli Experience, Mitch Mitichell, al quale era stata regalata dallo stesso Jimi. L’ha comprata Red Ronnie un giornalista musicale collezionista di oggetti musicali e conduttore televisivo di apprezzabili programmi e riviste musicali alla fine degli anni ’80 quali “Be Bop A Lula”.

Lo stesso Red, che pagò la storica chitarra 180.000 sterline, ha poi dichiarato che quando Mitch gliela consegnò dicendogli “Tieni, adesso è tua”, di avergli risposto: “Non è mia, ne sono solo il custode”. Red Ronnie ha poi dichiarato che per comprarla ha dovuto vendere una casa.
Devo dire però che, dopo il sensazionale acquisto, ha condotto una bella trasmissione televisiva dedicata appunto alla Fender di Hendrix, in cui faceva provare il famosissimo feticcio ad alcuni celebri chitarristi anche italiani, e ne discutevano poi.
Singolare, all’interno di quella trasmissione, il reportage sul dopo acquisto. Red parlava in esterni sul retro di un furgone con portellone aperto e l’ex batterista degli Experience, comodamente seduto sul bancale, mostrava a Red la chitarra raccontando appunto della circostanza in cui l’aveva avuta in dono da Hendrix. In realtà Mitch l’aveva più volte chiesta a Jimi ma, alla fine, ci aveva rinunciato. Un bel giorno si è sentito bussare alla porta, era proprio Jimi che, di sua spontanea volontà, era andato a regalargliela e gli aveva fatto promettere di averne molta cura e di trattarla come una figlia, perché anche per lui lo era stata. Negli anni a seguire Mitch aveva cambiato solo le corde riportandola all’impostazione originale, poiché non era mancino. Durante la curiosa e simpatica intervista, spiegava, con la Fender in mano, le macchie sfumate azzurre, rosse e gialle, sul retro del body, dicendo che Hendrix di solito la suonava indossando sgargianti camicie di stoffa vellutata appunto con fantasie di questi colori e che, con il sudore, e l’uso, tracce di colore erano rimaste impresse sul body.
Oggi Red Ronnie non è più in possesso di questa chitarra, che si trova a Seattle, alla Fondazione Hendrix. Ha poi dichiarato: “Hendrix mi ha ripagato con abbondanza del sacrificio che ho dovuto fare per separarmi da quella chitarra di Woodstock. Mi ha mandato tanti altri suoi oggetti e documenti, molto più intimi e forse importanti. Rimangono anche i testi, disegni, foto originali e una chitarra a Rock’n’Music Planet. E altre foto, molto più intime, che dormono protette nel buio”.
Riguardo a Jimi Hendrix devo aggiungere in merito che l’importante lavoro svolto dal padre Al Hendrix è lodevole. Al e Leon Hendrix, fratello di Jimi, fondarono nel 1988 la James Marshall Hendrix Foundation, che prende appunto spunto dal reale nome di Jimi (James Marshall). Purtroppo alla morte del padre vi furono ripercussioni legali per via del testamento che Al aveva lasciato. In pratica Leon era stato estromesso dalla fondazione poiché accusato di aver gestito impropriamente il patrimonio (a causa di alcool e forti debiti di gioco). Seguì una causa in cui alla fine le volontà di Al vinsero. Comunque sia, la James Marshall Hendrix Foundation ha da sempre scopi caritatevoli ed assistenziali e questo pensiamo che sia un ottimo modo di gestire il ricordo di questo altro pilastro della nostra storia musicale.
Ma forse il feticcio maggiore di tutta la storia della musica è rappresentato dal fenomeno di culto sviluppatosi dopo la morte di Elvis Presley. Qui il feticcio è diventato l’intera casa, con gli oggetti in essa contenuti, appartenuti ad Elvis. Pensate che la sua casa di Graceland situata al numero 3734 di Boulevard Elvis Presley nella città di Memphis nel Tennessee è diventata un vero e proprio museo.

Ormai quasi tutti i tour operators quando inseriscono nei loro pacchetti la città di Memphis, quasi certamente includono anche una visita alla casa-museo di Graceland.


Ritengo comunque che dietro a questo fenomeno ci sia anche un grandissimo interesse speculativo, come del resto penso accadrà per tutto quello, ancora non venduto, appartenuto al da poco defunto Michael Jackson. E’ chiaro comunque che a questi livelli il fenomeno è montato dai Media e da una forte operazione di Marketing ben mirata.
Ma torniamo a Graceland. Pensate che è possibile vedere oltre alla suntuosa tenuta: automobili, moto, jet privati, costumi di scena ed una serie infinita di foto e targhe di riconoscimento.

Comunque sia, pensiamo che sia praticamente impossibile, essendo a Memphis, non visitarlo! In fin dei conti però se si esamina il tutto sotto l’aspetto della conoscenza, non si può negare l’utilità di una simile cosa. A questo punto il “feticcio” Graceland può anche assumere un aspetto nozionistico e divulgativo, mirato a portare alla conoscenza delle nuove generazioni una parte reale di storia musicale Americana.

Quindi, se il fenomeno assume aspetti divulgativi , bisogna osservarlo quasi come un libro di storia in cui sono scritte le più belle pagine della musica.
Mi preme ora ricordare un altro avvenimento legato all’arrivo dei Beatles a Milano il 24 Giugno del 1965 dove per la prima volta suonarono in Italia al Vigorelli.

Qui il feticismo, insieme al forte desiderio di lucro da parte di improvvisati avventori del tempo, raggiunse dei livelli altissimi. Pensate che lo stesso palco dopo il loro concerto fu tagliato a pezzettini e rivenduto. Si verificarono poi anche episodi assurdi quale quello che crebbe in quei giorni del dopo concerto. Pensate che c’era un mercato di finte ciocche di capelli dei Beatles. Se realmente fossero state le ciocche dei Beatles, lo lascio a voi dedurre... Fatto sta che anche queste andarono a ruba. Ma tutto questo, anche se assurdo, va visto in funzione di quei tempi. L’ondata Beatles arrivò da noi come una meteora e si lasciò dietro tutte queste incongruenze. Resta il fatto che questi quattro ragazzi di Liverpool hanno anche loro scritto delle splendide pagine nella storia musicale dei nostri tempi. Eccoli qui in un telegiornale Italiano dell’epoca che riassume, a dire il vero, molto sommariamente ed anche con poca professionalità, le tre tappe Italiane del loro tour.
Quello che invece riteniamo essere la performance d’eccellenza per quello che riguarda il lancio dal palco di una chitarra da parte di un famosissimo gruppo, è quello avvenuto in occasione del concerto di Woodstock nel 1969 da parte di Pete Townshend degli Who, dopo una splendida performance.
Alla fine Pete, dopo aver vistosamente maltrattato la sua bellissima Gibson SG con Pick Up P 90, è riuscito dal palco e, tolto il jack l’ha lanciata in posizione stage diving.
Inutile ricordare che questo gruppo era famosissimo per distruggere quasi tutta l’apparecchiatura a loro disposizione alla fine di un concerto. Pensate che molte volte hanno avuto problemi con i loro Managers proprio per i bilanci delle spese di strumentazione al termine di concerti o di Tour.
Resta il fatto che chi si è accaparrato quella Gibson SG, anche se con qualche ammaccatura, se la possiede ancora, andrà senza alcun dubbio fiero di quel suo feticcio.
Viviamo in un epoca in cui gli oggetti rappresentano un cult. Se poi questi oggetti sono chitarre appartenute a personaggi della storia musicale, impareggiabili geni come Steve Ray Vaughan, chi di noi non considererebbe magica la sua … Number One? Potrà mai questa chitarra essere considerata al pari di altre anche belle? Certamente no, perché è intrisa della sua passione del suo sudore, e dell’usura che Steve le ha impresso nelle lunghe ore di creatività musicale. Ed anche venti anni dopo la sua scomparsa, le note che Vaughan ha saputo tirare fuori da lei, rimarranno per noi custodite in essa.
Ecco, questo ci sembra essere il giusto significato attribuibile a chitarre come questa che hanno potuto metterci in comunicazione con il nostro Olimpo.
Se c’è stato un chitarrista compositore, migliore e più espressivo di lui per rielaborare i brani del suo Compagno d’Olimpo Hendrix… ditemelo, noi non l’abbiamo ancora trovato.

interessante articolo..
dal prog-rock anni '70 all' hard rock anni '80 pas
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Interessante proprio
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Re: Interessante proprio
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PER LA REDAZIONE : MANCA LA TAG MANNE
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Blues is easy to play, but not to feel...
<a hr
Re: SRV - JH
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Re: la strato di Jimi che fu di Frank
Re: la strato di Jimi che fu di Frank
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E così
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: E così
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ma quante ne sai!? :-)
Re: ma quante ne sai!? :-)
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SRV
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Re: SRV
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Re: SRV
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Grand Saketman ....
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Ebbene si...
"Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto
Re: Ebbene si...
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Figo! Grazie :)
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Gran bell'articolo
jeb
Re: Gran bell'articolo
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..e Richie Blackmore
dal prog-rock anni '70 all' hard rock anni '80 pas
Re: ..e Richie Blackmore
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Re: ..e Richie Blackmore
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La chitarra acustica ( intarsiata e disegnata ) da John Lennon in vendita
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Richie Blackmore
Re: Richie Blackmore
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Simboli
Re: Simboli
jeb
Re: Simboli
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Re: Simboli
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Re: Simboli
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Eccola!
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Volevo ringraziarti
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