La seconda parte delle mie impressioni sul FractalAudio AxeFx (la prima la trovate nelle risorse dell’articolo) verte sullo sposo naturale della chitarra elettrica: l’amplificatore. Andremo ad analizzare come è stata implementata la sonorità derivante da distorsori, amplificatori e diffusori, con una trattazione tecnica e precisa ma al contempo di immediata comprensione.

Concetti generali
Come sapete, l’Axefx può attivare due blocchi di distorsione, due di emulazione ampli e due di cabinet per ogni preset, con totale libertà di disposizione (fino a 4 blocchi in parallelo). Per permettere un confronto replicheremo un setup tradizionale: distorsore, amplificatore, cassa in serie.
Le distorsioni
In questo blocco rientrano vari prodotti commerciali, dal booster al fuzz passando per l’overdrive. Nelle varie versioni del software gli algoritmi sono stati perfezionati: editando il blocco, possiamo muoverci tra tre fogli: generale, avanzata, equalizzazione.
• Il generale contiene oltre ai soliti comandi di gain, volume e tono anche il tipo di distorsione ed il mix (dry/wet);
• l’avanzata è una chicca per chi si interessa di autocostruzione: troviamo il tipo di circuito (es transistor al germanio, 4558 e diodi, low voltage tube..), il bias, il taglio di basse e alte in ingresso, lo slew rate; i parametri avanzati vengono presettati a seconda del tipo di distorsione, e possono essere poi modificati a piacere;
• l’equalizzazione consente di regolare alti, medi e bassi con la scelta della frequenza delle medie (semiparametrico, quindi).
La v8.02 del software ripropone in maniera assolutamente fedele molti dei pedali storici, dal Tonebender al Tubescreamer, passando per i Fulltone a mosfet e il metalzone. La replica di comportamento, compresi pro e contro, è sconcertante.
L’emulazione di amplificatori
Editando questo blocco si presentano 4 fogli: “frontale”, “posteriore”, “interno”, “livelli”. I nomi li ho dati io, perché grossomodo riflettono la posizione che occupano i controlli negli ampli tradizionali. Vediamoli in maggior dettaglio.
1) Frontale:
• Global amp: permette di richiamare uno dei dieci amplificatori globali salvati: in pratica la modifica dei parametri viene riportata in ogni patch in cui è selezionato lo stesso amplificatore globale, utile per chi vuole fare i suoni ad inizio sessione utilizzando diverse patch, delicato proprio perché si può inconsapevolmente modificare il suono di altre patch
• Type: permette di scegliere il modello di amplificatore da richiamare. Ogni tipo simula il circuito elettronico con modelli fisici. Può essere interessante capire come viene inserito dal produttore un nuovo modello: occorre lo schema, che viene “tradotto” componente per componente e crea un primo “modello matematico”. Quindi c’è una fase di test, in cui l’uscita del modello viene confrontata all’originale, sia con misurazioni che soggettivamente. Se necessario, il modello viene raffinato (ad esempio per riflettere l’uso di un certo tipo di condensatori). I tipi disponibili sono una sessantina, consigliata un’occhiata al manuale aggiornato per modelli e sonorità
• Drive, bright, boost, high, middle, tremble completano il primo foglio
2) Posteriore:
• Presence, Depth, Damp, Sag, Master volume,Level
3) Interno:
E’ il paradiso del tweaker: è possibile immedesimarsi nel ruolo di esperto tecnico, agire sul valore delle componenti interne di un amplificatore senza pericolo di elettrocuzione o danneggiare il circuito. Quando si sceglie un tipo di amplificatore molti parametri avanzati vengono portati al valore di default per l’amplificatore scelto.
INPUT SELECT – seleziona quali input alimentano il blocco
WARMTH – simula il calore di un vecchio trasformatore
THUMP – incrementa la botta del finale
LOW-CUT FREQ – taglia le alte in ingresso
HIGH-CUT FREQ – regola la frequenza di taglio dei basi all’uscita della simulazione del preamplificatore
BRIGHT CAP – valore del “bright cap” che bypassa il controllo virtuale drive
TONESTACK TYPE – seleziona il tipo di tone-stack: ACTIVE, PASSIVE (che replica esattamente il circuito del tipo richiamato) o uno dei molti altri tipi (blackface, plexi, recto, etc…); è impressionante osservare quanto cambi il carattere del suono variando questo parametro (vedi clip)
TONESTACK FREQ –frequenza centrale del tone-stack
TONE LOCATION – posizione del tonestack: pre, post o end (vedi clip)
XFORMER LF – frequenza di taglio dei bassi nel trasformatore
XFORMER HF - frequenza di taglio degli alti nel trasformatore
XFRMR MATCH – controlla l’impedenza di uscita del trasformatore.
PRESENCE FREQ – frequenza centrale del presence
Power tube bias – bias delle finali (vedi clip)
B+ CAPACITANCE – capacità di filtro dell’alimentazione
SPKR RES FREQ - frequenza di risonanza della cassa
STABILIZER – valore del condensatore di griglia
Pres/depth type – setta le 4 combinazioni attivo e/o passivo possibili
4) Livelli:
• L’ultimo foglio contiene LEVEL, BAL, BYP MODE.
Sicuramente un parametro chiave a livello sonoro è il master. Con il master basso, molti controlli agiscono in maniera impercettibile (ad esempio il sag, il damp, la capacità di B+). Al crescere del livello di master l’alimentazione virtuale viene sollecitata pesantemente, come nell’amplificatore reale, incrementando l’effetto percepito (il sag diventa evidente, il damp corregge la distorsione o entra in clipping, la risposta si siede quando i condensatori si scaricano).
L’Axefx è un prodotto giovane con potenzialità enormi, che sta maturando continuamente. La prima versione che ho provato (mi sembra la V4.07) suonava bene, io la trovavo leggermente compressa e bidimensionale. La V5 e V6 hanno migliorato la tridimensionalità, grazie anche all’aggiunta del tipo di stack. Lo stesso produttore, che assicurava che con lo stack attivo si sarebbero ritrovati anche i suoni vintage, si è ricreduto e dopo aver messo online la versione passiva ha aggiunto la possibilità di “swappare” i tonestack, ottenendo suoni molto belli e unici (vedi clip tra le risorse). La V7 ha portato un nuovo algoritmo per il finale di potenza, e diversi parametri avanzati. Io ero sempre soddisfatto, ma il suono continuava ad essere per qualche tipo troppo hi-fi, e di ciò ritenevo responsabili i monitor e gli impianti di PA su cui andavo in diretta. Quando ho provato a switchare da presence attivo a passivo il suono era lì: bello tondo, ciccio, indefinito ma nel modo giusto. I dettagli del suono possono essere superiori agli amplificatori valvolari, ed il lavoro che occorre compiere è trovare il modo per renderlo inferiore ma in modo musicale. Tutto questo tramite software, merito anche del progettista Cliff Chase, che ha saputo cogliere nelle critiche l’opportunità per una crescita del prodotto.
L’emulazione di cassa
L’emulazione si basa sulla tecnica di convoluzione di impulsi, nota come “impulse response” (IR, vedi link). Le informazioni che si ottengono dagli IR consentono di ricostruire la risposta caratteristica dello speaker: più lungo è l’impulso, maggiori informazioni contiene. Per gli speakers sono sufficienti dai 10 ai 20 millisecondi. In soldoni, non linciatemi per l’imprecisione, si può ottenere una risposta equalizzata con tante bande quanti sono i punti dell’IR: nel caso dell’Axefx 1024.
I due vantaggi degli IR: 1) la risposta in fase e frequenza è praticamente identica a quella dalla cassa presa in esame, 2) è possibile creare i file della propria cassa con la ripresa preferita e salvarli tra le 10 user cab.
Contro: il modello è lineare. Per ovviare alla presunta assenza di distorsione da cono è stato aggiunto un parametro “drive” che controlla la saturazione del coil, che dona un “warm tape tone” al suono.
Esiste poi la possibilità di “eccitare” le alte frequenze per simulare la ripresa di un suono più diffuso e lontano dal cono, tramite due parametri AIR (level e frequency)
Le casse possono essere mono hi-res, mono low-res (512 pts) o stereo low-res(1024 pts). Le differenze? Il dettaglio, hi-res le alte sono più dettagliate e le basse più precise. Ma si va a gusto e a risorse: infatti questa tecnica consuma molta memoria e molta CPU, e per setup più complessi può essere utile anche un 5% di CPU. Inoltre esiste la scelta del tipo di microfono, dal classico SM57 al R121, e i soliti level, bilance e bypass mode.
Come suona
“Meglio di una plexi!” ;)
Come suona l’emulazione rispetto al reale setup? La prima risposta che mi viene in mente è “Finalmente ci siamo…”, la seconda è “… però dipende!” ;)
1) Ci sono 60 modelli ed ognuno è la copia di amplificatori che hanno richiesto anni di ricerche e perfezionamenti, e sono divenuti di immediato riferimento per un certo suono, genere o chitarrista. L’approccio alternativo a tanti modelli sarebbe stato un unico modello con migliaia di parametri, ma arrivare al risultato avrebbe richiesto tempi biblici. Anche se io di norma sono contrario alle emulazioni “per marca e modello” ho apprezzato la possibilità offertami. Mi sono concentrato sui suoni, ho ristretto la scelta a quelli che ho ritenuto più interessanti (4 amplificatori) e da lì ho giocato con i parametri per raggiungere esattamente il comportamento voluto. Confortante scoprire che i modelli scelti sono stati il blackface, il Dumble, il Trainwrek ed il Bogner Ubershaller: primo perché vuol dire che l’emulazione è efficace e secondo perché prova che il mio orecchio funziona ancora. :P
2) Esistono infiniti modi per modificare un suono, possiamo suddividerli in tre famiglie: si può giocare sulle frequenze, sulla risposta nei transienti brevi, e sulla risposta in intervalli più lunghi. La frequenza è quello che tutti percepiamo chiaramente quando usiamo l’equalizzatore o il presence, ad esempio. La risposta “lunga” viene percepita con maggior difficoltà, cambia con il SAG ad esempio(vedi link). Il transiente breve è il più difficile da ascoltare, determina la risposta sotto le mani, e viene percepito perlopiù dall’esecutore (lo slew rate dei transistor, il damp, il clipping). Può capitare di confondere l’uno con l’altro, o agire su tutti con un’unica regolazione. Come un vero amplificatore i parametri interagiscono tra loro dando la possibilità di ottenere milioni di sfumature sempre diverse.
Questo preambolo è necessario per chiarire l’affermazione “meglio di una plexi”. Per un chitarrista che consideri la plexi solamente un punto di partenza, con dei bassi che possono “sbracare”, le alte troppo morbide o troppa presenza, l’Axefx consente di correggere senza passare da un tecnico queste caratteristiche. Il feel sotto le mani spazia dal “freddo” crate al “bollente” boogie. Non c’è latenza. Invece, per chi considera il proprio plexi “L”amplificatore, il risultato in termini di comportamento e sonorità è vicino, dipende solamente dalla capacità di regolare i tanti parametri e trovare un sistema di amplificazione adeguato.
Io uso principalmente 4 emulazioni per live: blackface twin, dumble clean, trainwreck crunch, Ubershaller lead. Una per patch, poi aggiungo o tolgo come pedalini altri blocchi. Ciò che mi serve sono suoni che si integrino con il gruppo, non mi servono “copie” del suono ma qualcosa che renda l’intenzione del suono. Voglio un lead che si pulisca, un crunch che si sporchi, un clean che sia pulito ma che sappia “grattare” se spinto. Le quattro patch riescono a soddisfare queste esigenze e sia brani in scaletta che fuori scaletta possono essere eseguiti, aiutandosi con volume, tono e PU della chitarra. Dal jazz al metal, insomma! ;)
Nota sulle clip: il mio PC per l’audio è defunto, ho dovuto usare il PC della moglie quindi la qualità non eccelle (se mi sente…), tutto registrare in diretta con una scheda pessima, il rumore di fondo che sentite non è presente in uscita all’Axefx. Ho duplicato tre delle mie patch, ho aggiunto una con un’emulazione plexi e ho inserito come primo blocco un delay con feedback a 100 e tempo di delay 8 sec, usandolo come looper. Ho attivato lo spillover in modo da poter passare tra le patch senza perdere il loop. Mentre il loop girava ho modificato al volo alcuni dei parametri IMHO più interessanti per dimostrare gli effetti sul suono. Tutto è registrato letteralmente “buona la prima” su Audacity, senza post editing alcuno tranne la conversione in MP3 necessaria per mettere on line. Chitarre usate Bach e Jacaranda.
E così
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Veramente interessan
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Ho appena comprato l
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Hello Smilzo, aspett
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X Smilzo
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Come gli ho risolti? Arrendendomi al fatto che ...
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