Il mio ego pensante ed errante è stato investito oggi dal titolato trittico, alla luce dell'incontro fatto nel neonato negozio musicale vicino casa...No, non ho incontrato Zappa sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o tra le braccia del Dio Morfeo, No, non ho incontrato Vai in occasione dei suoi seminari alieni. Ho incontrato quella bestia nera, lucida e metallica che va sotto il nome di IBANEZ JEM 10TH Anniversary che appartiene al titolare del negozio. Dichiarata incedibile...mah! secondo me è una questione di prezzo! La guardavo con un certo rispetto e allo stesso tempo con timore, nel suo vestito da sera attraversato da motivi floreali, quando, ad un certo punto mi è venuto in mente ciò che improbabilmente ha contribuito in via indiretta al venire in essere di quella chitarra: Frank Zappa!

Frank Zappa, per chi è amante delle definizioni, è un prolifico geniaccio italo-americano che ha riempito di giustificato orgoglio il nostro campanilismo di marca rocchettara. Nei primi anni '60 caratterizzati dalla diffusa e confusa fecondità musicale, Zappa segna il punto d'incontro tra questa fecondità e la disciplina musicale, la ricerca di nuove soluzioni, incontra il metodo. La padronanza tecnica e la bravura, saranno la sua migliore arma puntata a fare strage dei vezzi di tutta la scena rock del tempo che utilizzava a pretesto la creatività per nascondere il pressapochismo tecnico, il facile esibizionismo con la provocazione intelligente e consapevole.
Luglio del 1966, Freak out il suo primo disco...copie vendute? Poco più di tremila.

Ma con questo disco, passatemi il termine, “terroristico”, Zappa mandava in frantumi, con uno stile beffardo e divertito, gli stilemi tradizionali del pezzo rock. La critica lo accolse con fischi selvaggi e sordi, i giornali dell'epoca lanciarono un grido d'allarme alle madri ed ai padri degli adolescenti sostenendo che il demonio non albergava nei Beatles e nei Rolling Stones, ma in lui, Frank Zappa figlio di un tempo che non lo ha mai saputo accogliere degnamente.
Freak Out è l'inizio della rivoluzione Zappiana, un condensato di materia inventiva. In questo disco Zappa dà sfogo ai riff incrociati di “Trouble Every Day”, oppure l'attacco fulminante e le parti solistiche di “Hungry Freaks, Daddy”: più che un brano d'apertura l'attentato alle torri gemelle!
Questo disco però contiene molto altro del codice genetico zappiano: la rivisitazione del passato chitarristico, anticipazioni sul futuro, il ricorso ai nastri accelerati e rovesciati, la scoperta degli archi elettronici, l'adozione del parlato, i continui cambi di tempo e registro, le parti a “cappella”, l'uso massiccio di effetti.....un disco che non poteva lasciare indifferenti, proprio ciò che voleva Zappa. Riascoltare attentamente quel disco oggi, fa capire molte cose sulla discendenza di tante avanguardie. Discendenza opera del padre Zappa, freak nel senso più culturalmente anarchico del termine, che oggi la critica Colta e Composta accosta con larga generosità postuma a Stravinskij. Di fronte a tanti onori Zappa avrebbe sorriso forse, per poi dare il monito un po' a tutti con il suo vocione, anche a noi accordiani che spesso ce lo meritiamo: “Shut up and play your guitar!”.
Figlio non genetico dell'indimenticato Zappa è l'alieno Vai. Steve, ha anche lui origini italiane, la sua famiglia emigrò dall'Italia verso gli Stati Uniti, e più precisamente il padre viveva a Dorno (PV). Steve Vai si fece un nome suonando la "stunt guitar" proprio con Frank Zappa, il quale lo assoldò dapprima nel ruolo di trascrittore di partiture ed in seguito come esecutore dei suoi brani più complessi, brani che richiedevano grandi capacità tecniche.
Vai, dopo essere stato forgiato alla corte di Frank Zappa e dopo vari progetti ben realizzati, diventa simbiotico endorser della Ibanez nel 1986. La collaborazione inizia con un bel regalo di Natale che la Ibanez fece recapitare a casa della famiglia di Vai (Natale del 1986). Il pacco celava una Ibanez Maxxas costruita appositamente per lui, arricchita con la configurazione di magneti che lui preferiva colorata di un bel rosso/grigio pelle di serpente. Vai rimase così soddisfatto e colpito, che tre mesi dopo nasceva la prima Ibanez JEM. 10 anni dopo questa prolifica collaborazione, IBANEZ festeggia facendo una meravigliosa torta di compleanno nello stile che le è proprio: la JEM 10TH ANNIVERSARY, prodotta in serie in soli 500 esemplari!

Ve la descrivo. La JEM 10TH ha la cassa nera con vernice sintetica specchiatissima (una meraviglia per la polizia scientifica che deve cercare le impronte digitali), il binding esterno è in perloid e filo interno in vero abalone a contrasto con il colore della vernice; la mascherina è in alluminio lavorata con fresature a disegno “Fiorentino” e piastrina con numero di serie. La zona superiore ospita la maniglia tipica delle asce di Vai “monkey grip”, disegnata da Vai in persona per eseguire acrobazie con una mano, ma soprattutto per un fatto estetico e di alleggerimento del body. Il manico è in acero con quattro viti innestate senza piastra, disposte in maniera asimmetrica. La tastiera è in ebano con binding perloid e intarsi di abalone che riproducono il motivo tipico delle Jem, motivo che si dirama per l'intera lunghezza della tastiera. Capotasto bloccacorde fermato con viti passanti e paletta con un'altra mascherina d'alluminio lavorata con i disegni esoterici, brand di fabbrica dell'alieno. Abbassa corde a barra, meccaniche sigillate. La cassa è realizzata di american basswood (tiglio americano). Il ponte è un Lo-Pro-Edge, realizzato su licenza floyd rose, caratteristiche della sede, sono le unghiate dietro al ponte volte ad evitare violenti contatti con il legno. Il ponte permette delle fluide escursioni in tutti e due i sensi che ti consentono di creare le classiche bombe, fischi o semplici vibrati. Il manico è estremamente piatto sul retro, con un disegno in sezione che mi sembra si avvicini ad un trapezio. La tastiera è comodissima, con le corde che hanno un'action rasoterra senza frustare.

Come pick-up ci sono tre Di Marzio cromati, due Humbucker modello evolution al manico-ponte e un singol coil “JEM single” collocato al centro. Un selettore a cinque posizioni permette le combinazioni: 1-humbucker al manico; 2- bobina interna homb + singol coil; 3-singol coil; 4- singol coil + bobina interna dell'humbucker al ponte; 5-humb al ponte. Due soli potenziometri, volume e tono.
A livello sonoro i Di Marzio sono molto potenti, con pulizia, dinamica, ma sanno essere anche molto dolci se la mano lo consente. Notevole la presenza sulle basse frequenze dell'humbucker al manico. Cattivissimo quello al ponte. Uno strumento del recente passato ma sempre attuale, anzi incredibilmente attuale, in grado al contempo di manifestare potenza ma capace di toccare zone insospettabili e con possibilità timbriche ad ampio raggio. Chissà se l'avesse tenuta tra le mani Zappa, cosa avremmo sentito uscire da questa bellezza!
complimenti!
articolo molto interessante...
Marcoark
* non è vero un cazzo.
"No, non ho incontrato Zappa sotto l'effetto di sostanze stupefacenti"
^^
gni gni gni
Un sacco tamarra
<strong>Nevskji</strong>
http://www.myspace.com/co
E' così bella che...
Through nature's inflexible grace I'm learning to
E' la regina delle c
Re: E' la regina delle c
Scott is God
Ehm
Ps
behhhh che tamarrata!
http://myspace.com/zukkomusic
l'11 settembre va ricordato e anche citato: è un modo per non dimenticare
@p@
Re: l'11 settembre va ricordato e anche citato: è un modo per non dimenticare
Re: l'11 settembre va ricordato e anche citato: è un modo per non dimenticare
@p@
è una chitarra magnifica
zappa c'avrebbe impa
Fra le mani di Steve...
http://www.myspace.com/matteobidoglia
xyz
Andrea
Arf Arf Arf, He Said
<p>"NON VOGLIO MORIRE IN 4/4 (Moondog)</p>
fetish
Gratta
per essere pignoli,
migi
guitarmigi.it
ibanez87.it
YEAH!
Micio
YEAH!
Micio