Cosa hanno in comune una De Torres e una Gibson Flying V ? Quasi nulla. Eppure nessuno può mettere in dubbio che siano due chitarre. Quali sono, allora, i tratti distintivi che ci consentono di riferirci con lo stesso nome a due oggetti così diversi?

Subito salta all'occhio il sistema di corde, manico e tastiera. Ma le corde tese su un manico fuori corpo sono comuni ad altri strumenti (la Flying V potrebbe essere un violoncello di Saturno!). Rimane la tastiera, caratterizzata in entrambi gli strumenti dalla stessa sequenza di tasti, disposti con uno schema fisso, secondo regole precise (su cui amano accapigliarsi i liutai). La tastiera fatta in quel modo è il primo tratto distintivo di ogni chitarra, l'elemento che ci consente di applicare – più o meno bene - i fondamenti della stessa tecnica strumentale tanto su una De Torres quanto su una Flying V. Ma come è nata la tastiera delle nostre chitarre? Chi ha stabilito le regole per il posizionamento dei tasti? Chi ha concepito quel sistema sonoro?
Ebbene, c'è un bellissimo libro di cui desidero parlarvi, che racconta di questi ed altri misteri. Si intitola “Temperamento. Storia di un enigma musicale” del musicologo Stuart Isacoff. A questo punto devo precisare che il libro non parla di chitarre, ma piuttosto di corde e altri corpi vibranti e di come intonarli a scopi musicali, mediante l'utilizzo di “tasti”. Il problema, ben noto a tutti i liutai, non è irrilevante e pone vincoli di accordatura che per secoli hanno impedito a strumenti di famiglie diverse di dialogare tra loro.
Oggi, abituati alla presenza di organici strumentali che vedono fianco a fianco tastiere, strumenti a corda e a fiato, diamo per scontata questa possibiltà, ma ciò che ha reso possibile la musica come noi la conosciamo è una convenzione musicale che si è imposta solo alla fine del '700: il temperamento equabile. Un compromesso che ha richiesto rinunce un tempo inimmaginabili, imponendo agli strumenti musicali la perdita del suono “puro” a favore di un sistema di accordatura impreciso, ma “universale”. Grazie a questa soluzione i compositori hanno potuto finalmente attingere all'intera tavolozza sonora, impiegando insieme strumenti diversi e dando vita tanto ai capolavori dell'epoca classica quanto alle sperimentazioni del '900, fino al jazz e al rock.
Isacoff racconta come in un romanzo la storia di quella soluzione, inseguita per secoli, intuita dalle menti più libere, ma osteggiata dalla chiesa e dal potere politico perché rinnegava l'antico mito pitagorico di un mondo sonoro dettato da relazioni matematiche semplici, specchio dell'armonia del pensiero divino. Una soluzione razionale e “illuminista” che ha infranto secolari dogmi religiosi, impegnando in dispute furibonde musicisti, scienziati, filosofi, matematici e prelati. (Ancora alla metà del '600 i pregiudizi sul sistema temperato erano così diffusi che una autorità come Padre Marin Mersenne, autore di un monumentale trattato di armonia, bollava il liuto come il ciarlatano degli strumenti, perché adottava il temperamento equabile e “fa passare per buono ciò che, sugli strumenti migliori, non funziona”). Ma soprattutto, nella narrazione di Isacoff, affiora la lenta e inesorabile evoluzione del pensiero musicale europeo. Una storia avventurosa di invenzioni melodiche e armoniche che si sono imposte gradualmente, a volte assurte a vere e proprie mode musicali, ma spesso rifiutate come trasgressioni scandalose. Innovazioni che hanno segnato profondamente il linguaggio musicale, hanno favorito la nascita di nuovi strumenti, influenzato i gusti, le tradizioni e le convenzioni sociali, fino a rendere inevitabile l'avvento del sistema “ben temperato”. In questo racconto, dotto, ma al tempo stesso leggero e accessibile, Isacoff assume a costante riferimento la tastiera del pianoforte. Non solo perché pianista (oltre che compositore e musicologo), ma perchè la tastiera del pianoforte offre quella immediata visibilità delle note che manca agli altri strumenti e rende più agevole la trattazione di concetti non sempre immediati come intervalli, scale e tonalità. Eppure le tastiere di organi, spinette e clavicembali sono state oggetto degli esperimenti più sorprendenti prima di dare vita alla moderna tastiera pianistica. (Alla fine del Rinascimento, il rifiuto del temperamento equabile portò all'adozione di tastiere con più di trenta tasti in ogni ottava!).

Il lavoro di Isacoff merita l'attenzione di ogni musicista perché racconta la nascita e lo sviluppo del nostro linguaggio musicale. Un linguaggio incredibilmente duttile e complesso che pone le sue radici nel pensiero filosofico di Pitagora. Al famoso matematico dobbiamo infatti i primi fondamenti dell'armonia, ma anche un errore fatale, volutamente ben celato, che ha ingannato i musicisti per quasi duemila anni, dando vita ad un enigma che ha impegnato per secoli il pensiero occidentale nella ricerca di una faticosa soluzione.
Stuart Isacoff - “Temperamento. Storia di un enigma musicale” - EDT.

Bella recensione,
www.myspace.com/solarflames
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Rigore e immaginazione (G. Bateson)
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Che cosa non è.
bel libro
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IL piacere che provo...
Allora avevo ragione....
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Nel mio piccolo, per
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Bello e interessante!
"Sure I like country music, I like mandolins, but