Ai tori la testa va tagliata subito, altrimenti soffrono. La risposta è no: questa Stratocaster American Vintage ’57 Limited Edition “Thin Skin” NON è lontanamente paragonabile alla Cosa Vera, quell’inestimabile gioia del ‘58 presentata da Alberto sulle pagine di Accordo qualche settimana fa. Ma è la dimostrazione che cercando bene, e senza svuotarsi troppo le tasche, è possibile portarsi a casa una chitarra di ottima qualità, che suona parecchio bene e che ha ben poco da invidiare alle produzioni Custom Shop (pur costando la metà). E’ insomma, “una Stratocaster come si deve”. A partire dalla verniciatura, davvero su livelli pregevolissimi. Ma facciamo un passo indietro.

Non avevo mai posseduto una Stratocaster. Viste, tante. Provate, quasi altrettante. In realtà neanche la amavo particolarmente, la Strat. Ero fedele alla mia Tele, manicona e strillona, e l’avevo affiancata da un annetto a una Les Paul Traditional (nessuna gelosia: sono chitarre sorelle, anche se non lo danno a intendere). Poi la Gas ha preso il sopravvento, complice il dollaro debole. Quest’estate sono partito per New York, intenzionato a fare l’affarone. Non l’ho trovato. Sono tornato a Roma senza chitarra ma ormai con una voglia di Stratocaster impossibile da tenere a bada. Cercavo una chitarra di fascia media, dai suoni “classici”. E, soprattutto, senza quell’intollerabile finitura plasticosa e poliuretanica che non ho mai perdonato alla mia Tele ’52 RI. Volevo la nitro, insomma. E volevo una Fender, non un prodotto di liuteria (non adesso). Non avevo soldi abbastanza per la Custom Shop dei miei sogni (la ‘69 NOS). Dunque, American Vintage.
Qualche nottata su internet e mi imbatto nella prescelta, che – come scopriremo – avrà più di una marcia in più rispetto alle Am Vintage comuni. La trovo in un negozio inglese, “Absolute Music Solutions”, nella città di Poole. Mail su mail con il cortesissimo responsabile del reparto chitarre. Insomma, racchiusa nella sua custodia rigida in tweed mi si presenta finalmente agli occhi questa American Vintage ’57 Limited Edition “Thin Skin”. Usata. Un buon prezzo. Dice: ma hai comprato una Fender a scatola chiusa? E su internet? E senza provarla? Le risposte sono sì, sì e sì. Di Am Vintage ne ho provate diverse, tutte soddisfacenti ma troppo care in Italia. Un anno di garanzia. E poi, al limite, le chitarre si rivendono (specie le Limited Edition come questa).
Diciamo che la Gas per quel “Thin skin” è stata troppo forte. Avevo ragione. Il body, ontano in due pezzi, un bellissimo sunburst due toni, è rifinito in modo eccellente. La finitura è sottile sottile. Un’unghiata quasi impercettibile nei pressi del pick-up al manico rivela quanto leggero sia lo strato di vernice. Lucida, però. Non è la passata di colore grezza, per dire, delle Road Worn. La sensazione è più quella che si prova su una Les Paul, o sulla Custom Shop che ho palpato da Bandiera l’altro giorno. E in effetti, sebbene tutte le Am Vint siano verniciate a nitro, la finitura “thin skin” è appunto una caratteristica di certi modelli del CS Fender. Credetemi, la differenza si nota. Idem per il manico. Non appiccica, neanche un po’. E, visto alla luce impietosa del sole diretto, già sta perdendo un po’ di colore attorno alla prima posizione. Perfetto. Il precedente proprietario - la chitarra è del 2006 - non doveva essere un chitarrista solista.
E però al suo manico ci teneva, se è vero, come dimostra un documento che mi hanno mandato insieme alla chitarra, che il 23 febbraio del 2008 l’ha fatta Plekkare. Un dettaglio che il negozio non mi aveva detto. Ma si diceva del manico. Questa è la riproduzione di una maple neck pre-Cbs, no? Tant’è: un bel monoblocco miele chiaro, profilo a “V”, radius 7,25. Comodo, sottile e bello. Paletta piccola (giustamente), logo corretto. C’è un dettaglio però che di filologico ha poco, ma di comodo tanto: i tasti. Non sembrano vintage style, e infatti non lo sono: si tratta di 6105, belli cicciotti. Risultato: un punto in più alla voce suonabilità. A farla breve, è un manico straordinario da ogni punto di vista, velocissimo e immediatamente familiare alla mano, anche per uno come me abituato alle mazze da baseball. È facile sentirsi a casa da subito, con questa dolcissima “V” sotto le mani. Le meccaniche sono Fender Vintage Style, precise il giusto. Dal lato opposto delle corde, il ponte. Anche qui un classico: il Vintage Synchronized Tremolo, sei viti. Battipenna bianco, uno strato. Copripickup vintage white, 8 viti. Pot in tinta. Il neckplate mostra il numero di serie, la firma Fender, e l’incisione “Limited edition”.
Direi che è il momento di attaccarsi all’ampli. Il negozio inglese mi ha mandato la chitarra ben regolata (nel case, oltre al braccio del tremolo, c’era persino un registrino dettagliato con le singole operazioni di set-up effettuate prima dell’invio!) ma purtroppo – avrei dovuto specificarlo – con una muta di Ernie Ball da 09. Non ci siamo. Troppo sottili per me. Per pura cortesia mi hanno messo nel case una muta di ricambio, 09 pure quella, accidenti. Ok, andiamo a comprare delle EB 010 (…montiamole, capiamo come funziona questo dannato floating bridge, ringraziamo Accordo per i mille articoli dedicati all’argomento, riportiamo ad accordatura…) e finalmente riattacchiamoci all’ampli, il mio Hot Rod De Luxe regolato flat per l’occasione. Ma prima di accenderlo, giusto un attimo per rendersi conto che questa Strat ha un sustain notevolissimo, lungo e tanto. Non è la più leggera che abbia sentito in vita mia, ma diamogli tempo, d’altronde ha solo tre anni e si assesterà.
La Am Vint ’57, va premesso, nasce e viene venduta con il selettore a tre vie, così come usava in quegli anni, ma al chitarrista viene fornito anche un secondo selettore a cinque vie. Una modifica che fa nei primi sette giorni di vita dello strumento credo oltre il 90 per cento dei chitarristi, tra cui il primo proprietario della mia nuova chitarra. I pick-up di serie sono gli staggeratissimi 57/62. Il suono ha un’uscita decisamente più bassa rispetto a quella a cui sono abituato (ricordate che sono un telecasterista-lespauliano) e un profilo generale più morbido (sarà effetto dell’Alnico 5?). Non schiocca come la principessa del ’58 del video di Alberto, e ronza pochissimo. Il magnete al ponte risulta il più debole dei tre, con un calo di volume sensibile. Il timbro però è segnatamente nasale, come dev’essere, anche se non troppo corposo. Non è fondamentale: io non riesco a prendere sul serio il magnete al ponte delle Stratocaster. Non l’ho mai capito, così secco. A parte certi gioielli vintage-vintage non ho mai sentito un suono convincente nascere sotto un ponte. Le cose migliorano con la posizione bridge-middle, e siamo decisamente in territorio Knopfler. Perché la grande sorpresa, qui come in molte Am Vint che ho provato, è il pick-up centrale. Che spinge parecchio di più, e con un equilibrio maggiore, senza perdere in trasparenza e guadagnando in “acusticità”. Questo è un pick-up tutto da usare, anche da solo, altrochè. Ecco dunque che si arriva in gloria alla mia posizione preferita (la neck-bridge), la più indicata per le claptonerie del mio cuore. Il pick up al manico, infine, è una certezza: caldo, tondo e abbastanza cupo, ma più Hendrix che Gilmour, se riesco a spiegarmi. L’effetto generale non è di grande potenza, ma di equilibrio. E se l’assenza di ronzio fosse dovuta all’inversione della polarità del centrale, magari fatta a mia insaputa – e all’insaputa del negozio – dal proprietario precedente?
Ecco, se per tirare le somme devo trovare un difetto di questa chitarra sono proprio i pick-up, che ho trovato complessivamente un po’ moscetti e un po’ scarsi a dinamica e soprattutto a sfumature. Certamente ero preparato a sonorità “antiche”, e non mi aspettavo certo un segnale spaccacono. Però, ecco, un po’ di carattere, di personalità in più, quello sì, magari ci vorrebbe.
Il che non toglie nulla, intendiamoci bene, alla mia soddisfazione per questa chitarra! Si tratta di uno strumento costruito in modo impeccabile, equilibrato addosso e particolarmente bello. Con un manico semplicemente strepitoso. Non è roba da poco per una Fender moderna. Un trio di magneti come si deve sono una spesa perfettamente alla portata, quando sarò un po’ più in soldi e vorrò di più. Magari dei Voodoo, o dei Fralin, o i raffinatissimi I-Spira.
Ah, i soldi, giusto. È il secondo toro da decapitare, e me lo sono tenuto per la fine. La chitarra l’ho pagata attorno ai 1200 euro, compresa la spedizione. Lira più lira meno, fatto il cambio con la sterlina. Un’edizione speciale con rifiniture da Custom Shop e con un manico di questa qualità li vale, a mio parere, proprio tutti.
+++NOTA PER LA REDAZIONE+++
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Radius 7,25 ?!
Antonello
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Re: Radius 7,25 ?!
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SuperLoco
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p.u. Strato
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dico solo :'sti caz.
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Bellissima, semplice
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Ci si rivedrà sul lato oscuro della luna
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Maurizio
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Riguardo ai pickup,
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Well
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"In un tripudio di miccette..."
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"Mi piace la chitarra e adoro suonare, ma dal
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Aggiornamento: per chi ha voglia di farsi male...
E' la personificazione...
Giorgio
Amore ed odio...