robertfripp scrive "Ascoltiamo musica? E soprattutto, ascoltiamo musica non chitarristica? Dal professionista affermato, al giovane che ha appena preso in mano lo strumento, siamo inevitabilmente influenzati dai nostri ascolti. Più o meno consapevoli. C’è chi studia la musica e passa ore sulla chitarra, chi va ad orecchio e si limita a strimpellare con gli amici. Siamo tutti accomunati dall’essere sia produttori che fruitori di musica. Ma, ripeto, più o meno consapevolmente. Ma cosa ci spinge ad abbracciare un genere o l’altro, ad essere ispirati dal tale chitarrista, a compiere le scelte importanti che plasmeranno il nostro stile? Suono da 30 anni e il mio nick tradisce senza possibilità di dubbio la mia storia. Ma se ripenso a come sono arrivato ad essere il chitarrista che sono oggi devo impegnarmi parecchio per ripercorrere la strada della mia crescita come musicista e fissare i momenti salienti che hanno inciso sulla mia formazione. "
Anni fa smisi di suonare la chitarra. Per pochi anni impegni familiari e problemi di salute mi hanno costretto a riporre la chitarra nel fodero. Ma anche una certa stanchezza e mancanza di stimoli mi hanno allontanato dal mio strumento. Non dalla musica però. In tutto quel tempo mi sono dedicato all’ascolto e ho avuto la fortuna di vivere il mio “rigetto” per la chitarra dedicandomi ad ascoltare esclusivamente musica non chitarristica. Per puro caso sono entrato in contatto con generi che non conoscevo, facendo indigestione di classica. Dapprima Bach, Mozart, Beehtoven, e i maestri dell’ottocento. Poi ho cominciato a sentire gli autori del novecento. I francesi, i russi, la dodecafonia viennese, i grandi compositori del dopoguerra, le avanguardie, i minimalisti, la musica concreta ed ambientale. Questo per vari anni, senza mai toccare la chitarra. Quando ho ricominciato (e non è trascorso molto tempo, a dire il vero) tutto questo era passato attraverso di me lasciando un segno profondo e mi sono subito trovato ad essere un musicista diverso, nello stile e, paradossalmente, nella tecnica. Quello che era stato inizialmente uno spiacevole ed involontario incidente di percorso si è rivelato una preziosa fonte di informazione e di conoscenza che mi ha arricchito inconsapevolmente come chitarrista.
Robert Fripp in un seminario del Guitar Craft anni fa parlò dell’approccio alla musica secondo alcune tradizioni orientali in cui gli studenti non toccano lo strumento per alcuni periodi anche fino a tre anni durante gli studi. All’epoca fui molto colpito da queste parole e il fatto di aver mio malgrado sperimentato su me stesso un processo del tutto analogo mi porta oggi a trarre alcune considerazioni di carattere più generale.
E’ evidente e naturale che i chitarristi ascoltino molta musica chitarristica. Il che è buona cosa se questo porta a formare il tocco e la conoscenza del proprio strumento contestualmente all’inevitabile e meravigliosa evoluzione che la chitarra ha negli anni. Lo è assai meno se ci si limita semplicemente a questo. Quando ero ragazzo più o meno tutti cavalcavamo l’onda di Van Halen. E c’era un esercito di scimmiottatori di questo chitarrista che dipingeva a strisce le chitarre e imparava Eruption e i rudimenti del tapping. Così come prima c’erano i claptoniani, gli hendrixiani, i pageiani, e così via (e detto da un frippiano….). Ore e ore passate a tirare fuori gli assoli di Eddie Van Halen. E non ascoltavo ovviamente altro. Spesso da giovani si associa la musica classica o il jazz a un mondo grigio e noioso, che poco ha che fare con il sudore e l’energia del rock. Francamente non si può ascoltare Bela Bartok da zero. E’ necessario arrivarci attraverso un percorso ed accettare le prime magari spiacevoli impressioni che procura l’ascolto delle dissonanze delle armonie balcaniche e delle scale ungheresi. Ma sintonizzarsi sulle note dei sei quartetti d’archi di Bartok è esperienza che lascia il segno anche nelle mani. Tempo fa lessi assai colpito l’inusuale consiglio di non ascoltare solo i chitarristi. Il signore in questione di chiamava Allan Holdsworth e garantiva di essere sempre stato molto più interessato agli assoli e al fraseggio dei sassofonisti o dei trombettisti che non che dei suoi colleghi chitarristi. Anche questo suggerimento mi colpì, al punto che quando lo sentii reiterato da nomi come John Scofield, Pat Metheny e Jim Hall qualche campanellino nel cervello mi è squillato (senza peraltro dargli inizialmente troppo ascolto). Ma avevano maledettamente ragione.
Uso da 15 anni una accordatura alternativa per quinte che mi porta inevitabilmente a suonare con naturalezza senza ricorrere ai licks, alle figure visive, alle scale e ai passaggi tipici della chitarra rock blues. Da ascoltatore ed esecutore che da 30 anni imbraccia la chitarra posso permettermi di affermare con poca modestia che dal dilettante al professionista che riempie gli stadi ci si casca davvero in tanti rendendo il fraseggio piuttosto ripetitivo e privo di interesse, pentatonico o modale che sia. Possiamo essere uno slowhand o il più agguerrito degli shredders, ma avremo inevitabilmente le nostre diteggiature preferite da proporre e riproporre senza sosta ai nostri fans. Ma se per un attimo facciamo un’analogia col parlato le cose si fanno un pochino più preoccupanti. E’ come se all’interno dei nostri discorsi infilassimo sempre gli stessi vocaboli o, peggio ancora, gli stessi concetti. Se tendiamo ad intercalare continuamente una parola o un’espressione ne soffrirà il discorso e i nostri interlocutori molto probabilmente non saranno molto soddisfatti della conversazione. Come musicista ho l’insana ambizione di trasmettere le mie emozioni e penso che il mio veicolo espressivo non debba essere viziato da tic o da abitudini cattive, per di più inconsapevoli.
Concludendo vorrei solo ribadire l’importanza di attingere idee e soluzioni musicali anche esternamente al mondo della chitarra, cercando di analizzare in modo autocritico il nostro fraseggio e la nostra diteggiatura, disponibili a mettere in discussione le nostre conoscenze musicali e il nostro suonare.
Discorso colto
Ciao
il tuo è un discorso colto che coglie nel segno, ma a mio avviso tende ad un leggero snobbismo.C'è chi si reputa chitarrista e chi musicista che usa la chitarra per esprimersi. E' una scelta individuale, ma ripetere dei licks è un marchio di fabbrica che aiuta a riempire la pancia. All'ultimo seminario con Bob Brozman a cui ho partecipato, esordì con una frase bellissima a mio parere: "fate scale difficili e veloci e avrete un pubblico di ragazzi brufolosi e con gli occhiali, fate bei licks e bei ritmi e avrete un pubblico di belle ragazze".
Interpreto la musica come gioia e divertimento, spesso nei miei blues inserisco scale minori barocche o fraseggi tipici del koto giapponese, per dire "sentite ho studiato", ma sono miei viaggi personali. Ma ciò che fa divertire di più il pubblico sono le belle note tirate e ritmate alla BB.King o alla SRV, e mi diverto con loro
Ciao, RicoBlues.
<br>"the Blues is an one-way ticket for the s
Re:Discorso colto
Si, può essere che io sia snob. Però ho una mia teoria. Anche la posizione a me avversa (ed è evidente che non coincide affatto con la tua, sia chiaro) a me appare sottilmente (o inconsapevolmente) artificiosa. Vi è nella scelta della limitatezza del linguaggio una costruzione di barriere e di vincoli più o meno voluti. Perché scelgo la “forma-canzone-3-minuti-3”? Perché è il contenitore giusto per me? Perché mi permette di avere un pubblico di belle ragazze? O perché non conosco altro? Sembrerebbe una questione semplice, ma ti assicuro che è una domanda che nasconde molte sfaccettature che non riguardano il nostro essere semplicemente chitarristi, ma che si estende alla fame di conoscenza che fa parte dell’innata curiosità propria della nostra natura umana. C’è chi viaggia il mondo e che non mette il naso fuori dal proprio paese. Io ho un bisogno devastante di spingermi oltre. Forse perché non ho più vent’anni da un pezzo e credo di avere ampiamente appagato la mia voglia di pop e ragazzine (altrimenti, vaglielo a dire tu a mia moglie…..). Anche io interpreto la musica con gioia e divertimento e ho l’assurda pretesa che il pubblico possa provare piacere ed emozione ascoltandomi. Anche per questo ho accettato la sfida di confrontarmi con altri chitarristi nelle Olimpiadi della Chitarra. Perché al di là delle parole, mi interessa (e mi emoziona) molto di più suonare. Ciao.
Re:Discorso colto
Certo RobertFripp, il mio intervento era volutamente provocatorio per attizzare il confronto. Condivido la tua visione, ma temo gli estrtemismi. Ho appena passato il mezzo secolo e continuo ad andare a scuola di chitarra e canto, litigando con il solfeggio cantato. Ascolto musica barocca e celtica, jazz e progressive e non sono stato mai un virtuoso, vuoi per pigrizia o per limitazioni fisiche (ho dei wurstel al posto delle dita) ma continuo a rimettermi in discussione. Quello che spero è che i musicisti tutti non si lascino prendere dalla foga delle sperimentazioni, dimenticandosi che il pubblico il più delle volte vuole cose semplici e divertenti. Si rischia di cadere nel vortice "il pubblico non capisce un ca**o e allora suono per me". Non dimentichiamo che le opere classiche, che consideriamo immortali, spesso sono state scritte su commissione e per riempire la pancia, ovvero fatte per chi ascolta. In sintesi prendiamo per mano il pubblico e pian piano diamogli cultura, penso sia questo anche l'obbiettivo di un musicista. Nei mio piccolo spesso tra un brano e l'altro racconto aneddoti sui grandi bluesmen, traduco i testi e consiglio libri; nei miei brani provo ad inserire fraseggio che prorpio blues non sono. Ci provo almeno.
Ti saluto e ti ringrazio per l'occasione di chiaccherare con te e prosegui per la tua strada, è importante avere obbiettivi, piccoli o grandi che siano. Ciao, RicoBlues.
<br>"the Blues is an one-way ticket for the s
Re:Discorso colto
Infatti è un intervento che ho assai apprezzato e mi ha dato più di un motivo di riflessione. Tu però insisti nel dire che il pubblico vuole delle cose semplici e divertenti. Anche, per la maggior parte è vero. Non penso tuttavia che sia l’unica forma possibile di fruizione della musica. Si rischia di cadere nel vortice "il pubblico non capisce un ca**o e allora suono per me”. Certo, ma si rischia anche di cadere nel assai più trito e ritrito luogo comune “il pubblico non capisce una sega e allora gli suono le sue canzonette preferite”. Dici una cosa importante quando affermi che la musica è fatta per chi ascolta. Il punto è questo. Il musicista ha bisogno dell’audience e non di farsi le seghe mentali. Io credo nell’ascolto attivo e nella magia del concerto che si sprigiona quando pubblico e musicista sono sulla stessa lunghezza d’onda. E’ un’esperienza che quasi tutti abbiamo fatto almeno una volta e che spesso proviamo quando siamo spettatori di una grande esibizione. Ma io penso che la gente abbia anche bisogno di stupirsi e dell’incanto che la musica può donare. C’è la musica per i piedi e il corpo, e una per l’anima e la mente Di solito la devi ascoltare (e magari fare uno sforzo per apprezzarla). E proprio per questo dici una cosa bellissima quando affermi “prendiamo per mano il pubblico e pian piano diamogli cultura”. E proprio per questo mi dai ragione. Un chitarrista senza cultura ha molti limiti, soprattutto se pretende di essere preparato tecnicamente. Diciamo che il mio intervento è più indirizzato verso il chitarrista tecnico e preparato sul suo strumento, ma musicamente ignorante che non verso il musicista spontaneo ed improvvisativo che suona blues o generi musicali più ruspanti. E’ un animale piuttosto diffuso, che potrebbe con minimo sforzo elevare (e di molto) le proprie capacità. E forse essere un musicista migliore.
Re:Discorso colto
E' bello discutere e trovare punti comuni. Toglimi una curiosità: vedendo la tua e-mail in chiaro il tuo cognome mi porta a circa tre anni or sono. Parlai con un Crivellaro che aprì il concerto di Robben Ford a Vascon (TV). Se sei tu ho avuto modo di ascoltarti ed apprezzarti se non sei tu allora spero di avere l'occasione di farlo.
Ciao, RicoBlues.
<br>"the Blues is an one-way ticket for the s
Re:Discorso colto
Concordo: ... credo che suonando bisogna sapersi dividere in due-quattro-otto-... parti ed essere interessanti in ognuna di esse, saper suonare per sè stessi e per il pubblico, magari senza umiliare sè stessi, ma nemmeno annoiare il pubblico, come anche avere ben chiaro per quale pubblico si suona di volta in volta. E' emozionante vedere la gente interessata nell'ascoltarti mentre esegui qualcosa che ti è costata studio, ricerca e viene magari apprezzata... allo stesso modo è emozionante scoprire che, appena suoni l'attacco di un brano famoso, di un classico stra-suonato da tutti, oppure la hit del momento, la gente salta in piedi sui tavoli e si mette a ballare e alla fine ti chiede "ancora, ancora" e vorrebbe che il concerto non finisse mai. Saluti Massimo
Improvvisare
Ciao robertfripp!! Sono del tutto d'accordo con te. Hai ragione su molte cose che hai detto. In special modo quella delle diteggiature e dei pattern. Si dovrebbe seguire il consiglio che da Scott Handerson in un suo video didattico, dove dice che le note sono come le parole e il fraseggio è importante perchè è la nostra capacità di incastrarle per dare un senso organico e concreto al nostro vocabolario (scale). Sono d'accordo con quello che dici sulla ripetizione e sull'uso dei licks. Credo che questo provenga da un problema di musicalità, soprattutto di capacità improvvisative. Secondo me è anche una questione di mentalità: oggi si tende a replicare in maniera fedele ogni particolare di un solo, anche di un proprio solo senza considerare la possibilità che ogni esecuzione sia diversa dall'altra. Invece nel jazz spesso ogni esecuzione è diversa e questo gli dona freschezza e inventiva. E questo non credo sia solo spiegabile con un ascolto troppo specialistico. Comunque credo che ascoltare più generi e più stili e cercare di imitarne le intenzioni sia un ottima cosa.
<p>In SHRED we TRUST!</p>
Che dire...
Firmo e sottoscrivo: dici cose profondamente vere e...spero di leggerti sempre più spesso! ;-)
Un salutone!
Plato
il Sax
E' giusto quello che dici, infatti un esercizio che consiglio sempre, e quello di tirare fuori da un disco i fraseggi di tromba e di sax, che aprono la mente e la tecnica a nuovi orizzonti, sono frasi che i chitarristi nn concepiranno neanche fra 100 anni!
Caro Robertfripp...
...secondo me hai centrato davvero il problema. Ho iniziato ad ascoltare musica ed a suonare la chitarra forse un po' troppo tardi e non ho quindi tutta l'esperienza che hai acquisito tu. Le mie conoscenze musicali si fermano purtroppo alla penatonica e sempre più frequente quando tendo di improvvisare qualcosa mi accorgo di fare e rifare sempre i soliti pattern (quelli su cui mi destreggio meglio ovviamente!); mi sono accorto anche che ultimamente, proprio quando ho iniziato ad ascoltare generi differenti (sempre però nell'ambito "chitarristico") ho notato una piccola diversificazione nelle mie improvvisazioni...si sono aggiunte parole nuove. Tuttavia è molto difficile ampliare il proprio bagaglio (soprattutto per chi come me non ha una base teorica alle spalle), costa fatica e l'investimento di tempo che spesso e volentieri non si ha. Aggiungo per finire (un po' OT) che proprio negli ultimi 3 mesi ho scoperto i king crimson (con altri esponeti del panorama prog '70) e sono tutt'ora quelli che ascolto più frequentemente e con più piacere...tuttavia non credo che le "parole" di fripp entreranno tanto presto nel mio vocabolario...anzi se hai da darmi qualche suggerimento ne sarò molto felice!
emmepitre
come molti che mi hanno preceduto nel rispondere a questo articolo, mi trovo sostanzialmente d'accordo con te (io i chitarristi li ascolto pochissimo, però, nel mio caso, si sente: sono mooolto scarso sulle 6 corde). Mi piacerebbe sentire però come suoni, dopo questo viaggio spirituale che ha riplasmato il tuo modo di fare, fruire e pensare la musica. Sono curioso soprattutto di sentire come lavori con quell'accordatura e come i tuoi ascolti classici hanno influito sul tuo approccio alla chitarra. Non riesci mica a metter in rete un paio di mp3?
Buona musica,
Giorgio
<p>La GAS è per i negozianti, non per i musicisti.
Re:emmepitre
Ciao Giorgio. Purtroppo non ho attualmente molta musica mia da proporre, eccezion fatta per il pezzo delle Olimpiadi della Chitarra. Per chi avesse la bontà di volerselo scaricare, l’indirizzo è:
http://olimpiadiguitar.altervista.org/scheda_rober tfripp.htm.
Si trattava, come molti sanno di una competizione chitarristica che prevedeva l’arrangiamento di una base di 2 minuti e mezzo. Alla fine sono stati presentati 75 mp3, tra cui alcuni davvero super. Il mio è certamente un po’ al di fuori degli schemi, ma non sta a me dirlo. A chi può interessare, ho utilizzato la mia Fernandes Monterey con “sustainer” e la fida Ovation accordate in CGDAEG (new standard tuning), oltre a qualche loop di guitar synth.
interessante!
interessante! sarei curioso di sentire cosa fai, magari con meno effetti. Scrivi anche dei pezzi?
Se riesci, registraci qualcosa. Secondo me, oltre allo scambio di idee attraverso le parole, è molto utile per imparare anche sentire poi le cose messe in pratica. Per quello che ho sentito, delle cose da dire ne hai, quindi continua così!
<p>La GAS è per i negozianti, non per i musicisti.
Re:non risco ad aprirlo!
...mi dice che la pagina non è più disponibile! Ho provato pure ad appicccicare robert con frip ma niente :-(
Plato
Re:non risco ad aprirlo!
ok....riuscito! Molto bello e particolare! ;-)
Ciao Robertfripp!
Plato
PS: ora sbircio pure su quello di Robyz! ;-)
come non concordare
Il discorso l'abbiamo già affrontato in privato e sia già la mi aposizione, riesco a condividere sia il robertfripp pensiero che il ricoblues pensiero, ma vorrei distinguere a questo punto il musicista "suonante" con quello compositore, riempire la pancia è un'attività che diverte, piace, è necessaria ma non necessariamente deve esprimere se stessi, credo però che se per te stesso trovi adeguata la "forma canzone", il pubblico di ragazze, il ritmo immediato allora è più che giusto sposare questa filosofia senza riserve, ma se come Robert (e mi agigungo anche io alla lista anche se in misura meno estrema) il clichè occidentale della musica popolare non ti va troppo a genio, o meglio, se lo vedi solo come uno dei tanti possibili ed esplorabili credo sia giusto non preoccuparsi tanto se il pubblico verrà composto di ragazzini brufolosi quanto di snob in maglione di flanella e pantofole ma chiedersi se ci si sta esprimendo in modo completo. Quando ho abbracciato il progressive come stile musicale MIO per la MIA musica (stile che non suono dal vivo da 5 anni) l'ho fatto per non dovermi più limitare nella composizione, da quel giorno ho preso dalla musica tutto quello che ho potuto, ho smesso di comporre con la chitarra in braccio preferendo la razionalità e la visione di insieme del sequencer con cui scrivo le parti base per poi "suonarle" solo dopo, ho smesso di suddividere il tempo in 4 (o solo in 4) e di pensare che in ogni canzone ci debba finire un solo, una strofa un ritornello, ma soprattutto ho smesso di pensare alla canzone come una proiezione della chitarra ma come un dialogo fra tutti gli strumenti (quando scrivo le parti il più delle volte mi muovo su una melodia che poi assegno allo strumento che in quel momento mi sembra più giusto... la maggior parte delle volte non è la chitarra o non lo è da sola)... vabbè, questo è solo un esempio pratico del concetto che volevo esprimere, come al solito sono troppo prolisso ;-) Robyz
<p><i>Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!</i><
Sintetizzo ulteriormente
Non mi sento infatti in contraddizione con ricoblues. Conosco ed in gran parte condivido anch’io la sua posizione. Il limite è pensare che tutto ciò che esula dalla forma-canzone sia snob, di nicchia, astratto ed, in definitiva, marginale. A parte il fatto che il pubblico è spesso più preparato di quanto immaginiamo (e questo meriterebbe di per sé un discorso a parte). Ma il punto è che siamo musicisti e che non si tratta di stordire le orecchie altrui con dissonanze e rumorismi, ma di arricchire semplicemente il nostro linguaggio e le nostre conoscenze attingendo dal mondo musicale extra-chitarristico. Mondo che reputo ricchissimo di stimoli misconosciuti ai più. E’ un peccato. Se ho la pretesa di essere un grande esecutore (e ce l’ho sicuramente se passo 8 ore al giorno sullo strumento), non capisco perché debbo limitare le mie fonti di conoscenza al metal o alla fusion. Tornando al post di Robyz, il cliché occidentale della musica popolare è una delle possibilità che il musicista ha. E se da esecutore è forse l’unica possibilità (se vuole mangiare o quanto meno suonare dal vivo), non lo è affatto da ascoltatore e da musicista che vuole crescere.
Re:Sintetizzo ulteriormente
...è sostanzialmete ciò che dicevo in un altro post di metamusica, proprio ieri. La Musica è il territorio da esplorare e...le nostre cognizioni una cartina non tanto 'prescrittiva' di un percorso quanto 'descrittiva' di ciò che del territoria abbiamo fin'ora scoperto. Ma la cartina non è il territorio. Non ci resta che arricchire la nostra mappa, magari uscentro dalla solita trafficatissima autostrada e...andare ancora un po' per i campi o per le viuzze meno bazzicate e piene di curve (magari panoramiche!) ;-)
Ciauzz
Plato
Re:Sintetizzo ulteriormente
Mi colpisce molto questa tua metafora, Plato. Anche se mi sento un gitante della domenica più che un vero esploratore. Armato della mia modesta attrezzatura, della mia preparazione approssimativa e del poco tempo che posso dedicare alla musica, ho la fortuna di non dover farne una professione. Per lavoro faccio l’architetto e devo scontrarmi tutti i giorni con la realtà della burocrazia, con i sempre crescenti vincoli urbani ed edilizi. I committenti hanno sempre meno soldi da spendere e passano anni prima di veder realizzati i progetti. Amo il mio lavoro, ma ben poco resta delle ricerche universitarie e di quell’entusiasmo che caratterizzava i miei studi. E’ un paradosso, ma il fatto di poter disporre della musica a mio piacere (a differenza di un turnista o qualsiasi altro musicista per professione) mi da un potere immenso. Ho mollato l’accordatura standard dopo tanti anni, ho lasciato la chitarra per suonare lo Stick per parecchio tempo, abbandonato quest’ultimo per riprendere la chitarra. Ho la folle ambizione di suonare ambient in qualche luogo pubblico (centro commerciale, stazione o aeroporto,). Ma forse domani suonerò il basso in un gruppo country. Chi lo sa. Non mi interessa. E’ fantastico fare parte della musica e mi piace pensarmi fuori da quell’affollatissima autostrada (mi viene il claustro-panico all’idea) per percorrere una splendida strada panoramica (magari con una bella decappottabile).
Re:OT
...bello il tuo pezzo per le olimpiadi! C'è qualcosa del Satriani prima maniera!
Bravo Robyz!
Plato
Re:OT
per la serie predico bene e razzolo male! :-DDDDD
in effetti quello è un pezzo scritto praticamente sulla chitarra (e si sente), non credo di averne mai fatti altri così ma l'olimpiade era tutto un altro contesto e l'ho affrontato in modo più canonico... grazie cmq dei complimenti, c'è molto di satriani, sentendo la base è venuto fuori in modo talmente spontaneo da impedirmi di elaborarlo in modo più perosnale ;-) sentiti il pezzo di RobertFripp per avere un'idea di quanto si poteva realmente spaziare oltre ;-) Robyz
<p><i>Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!</i><
Finalmente.
Ebbene si, dopo milioni di thread pieni di cazzate,finalmente qualcuno che dice la verita, che ha il coraggio di dire qualcosa che potrebbe risultare molto impopolare su un sito di chitarristi. Complimenti robertfripp, sottoscrivo. Perdona la mia insolenza ma non posso fare a meno di consigliarti Philip Glass, anche se penso che le tue orecchie ne abbiano gia ampiamente goduto. E voi tutti che siete d'accordo, dove eravate quando il signor Robert Fripp veniva attaccato su queste pagine, in occasione della sua prerformance al G3, o quando si insultava (giustamente) la musica shit-pop proponendo in alternativa esclusivamente chitarristi, in tutte le salse, e snobbando quella che, con un termine un po' snob, viene chiamata 'musica colta'??? Orsu' dunque, uniamoci e diffondiamo il verbo della musica totale!
NB non sono inbecille, solo un po' esaltato.
Re:Finalmente.
Guarda che non è lo stesso Robert Fripp del G3... ;)))
Perfettamente d'accordo
Mi trovo perfettamente d'accordo con il tuo discorso, purtroppo puo essere frainteso come discorso snob, perchè non tutti vivono la musica nello stesso modo. Come dicevi te c'e' chi suona per professione, chi si diverte a strimpellare con gli amici, chi ricerca e sperimenta in continuazione e chi fa due pentatoniche per tutta la vita ma sente che per lui quello puo bastare. Sono perfettamente d'accordo sul discorso dell'innovazione, sono quasi spaventato dall'idea di ripetermi o di essere troppo classificato in un genere o seguire troppo determinati clichè. Sono chitarristicamente nato col metal ma con il tempo e lo studio mi sono discostato totalmente da quella situazione andandomi ad accostare verso generi come la fusion, il jazz, il blues, e credo che ultimamente sia molto cambiato anche riguardo all'approccio alla musica. Posso dire di essere totalmente innamorato della musica e, pur rispettando qualsiasi punto di vista, mi ritengo fortunatissimo di essere cosi' mentalmente aperto rispetto ad essa. Amo la musica, quella bella, e anzi, se posso sentire qualcosa di nuovo e a me sconosciuto lo faccio. Ultimamente ho il piacere di scoprire nuove cose ed educare l'orecchio verso nuove sonorita', primo per la mia crescita musicale, secondo per allargare la mia cultura musicale. Ritengo che l'essere "affamati" sempre di nuove cose, aiuti il proprio lato artistico ad affinarsi e crescere sempre di piu. La musica, come dicevi te, ma come dice anche Scott Henderson, è un linguaggio...e come tale bisogna imparare a padroneggiarlo al massimo e a farlo con stile. In tutto questo però non credo che chi per scelta decida di seguire strade piu conosciute o relativamente piu semplici, sia da non ritenersi un musicista. La musica è bella proprio perche' vastissima, so apprezzare un bluesman come un jazzista o un pianista classico, purche' proponga sempre ottima musica. Dal punto di vista del musicista credo che non si possa fare tutto ed e' normale, per quanto sia ampio il proprio bagaglio teorico/tecnico, trovare la propria via, ma dal punto di vista dell'ascoltatore credo che possa essere solo che un piacere non limitarsi ad un genere. La musica e' una cosa fantastica, fissarsi su un genere, almeno secondo me, ci priva di tantissime emozioni che potrebbero scaturire dall'ascolto di cose nuove.
il talento nn esiste...
Gia bell'articolo, molto utile specialmente x chi inizia, è un errore comunissimo quello di fissarsi con 4 artisti, o col proprio genere, io per primo ho commesso questo errore perdendo molto tempo, ascoltare il piu possibile, e come è stato detto avere tanta fame forse è l'unico talento innato, perche ti aiuta a non accontentarti mai, e a creare il tuo talento che altro non è che essere abituati a ritmi ,sonorita ecc.. Bisogna guardare l'ascolto come una disciplina didattica, ascoltare anche musica che apparentemente nn ci piace o non capiamo, e continuare, un po come facciamo con la tecnica quando diteggiamo cromaticamente la nostra tastiera, penso che nn ne vada matto nessuno, ma lo facciamo xche vogliamo imparare a suonare il nostro strumento, ecco l'ascolto deve essere visto allo stesso modo, in modo da avere anche tante idee nella testa, che nn ti arrivano x caso, ma è stato tutto cercato e voluto. Io dopo un anno di farmi il culetto sulla tecnica, adesso la sto momentaneamente avbandonando, e mi sto dedicando all'ascolto, da ford, a chopin, alla musica celtica, e di risultati ne sto gia vedendo. Piu ne ascolti e piu su una progressione ti viene l'acquolina in bocca, e mi sa che inizia il vero divertimento..:-)Bell'articolo davvero..