Dare del "colta" ad una sola filologia musicale è veramente un po' troppo forte per le mie corde. Certo è che la musica di cui si accenna sia la musica pensata perchè principalmente muisca scritta.
Durante la trasmissione Pollini accenna ad argomenti culturalmente di altissimo livello, sostenuto (non che ne avesse bisogno) da fior fiori di rappresentanti della musica e anche da un intellligente Jovanotti che ha permesso, per chi ha colto il pensiero del cantautore, una divulgazione maggiore grazie alla fascia di ascolto che si è costruito negli anni.
Il maestro Pollini ha detto cose importantissime, e si è inteso che se esiste un "neoclassicismo" in Italia (vi prego, scusatemi!), questo è quello che i compositori di ieri, Maderna e Berio in primis, ci hanno lasciato.
Troppo spesso oggi, ne parlo sempre di più nei miei interventi nelle varie istituzioni, l'equzione "il compositore della muisca classica sta a beethoven come il compositore di oggi sta a "Vasco Rossi"" (o spero di non confondere le idee, addirittura ad Allevi), sembra sia reale, il che lascia attoniti.
Altra cosa, questa molto più frivola, ma che rende bene l'idea, è che quando mi presento come compositore,soprattutto se mi pongono delle domande sui treni, che oggi sono veramente diventati "il mio ufficio", se non passo come prima ipotesi per un cantautore, allora passo certamente come una persona deceduta che non ha più mestiere! Vengo guardato con aria di interrogazione e stupore. Questa reazione è inquietante, non per me che sono anni che ci convivo (ed ormai mi diverto anche con un po' di autoironia), ma per la confusione di una cultura in Italia che dovrebbe avere delle basi (in musica e nelle arti in generale) che sostengono l'universo e che viene persa, per quale motivo poi? E anche detestassimo parlare della musica italiana quanti di voi cadrebberero sul nome di Webern?
Questo articolo si affaccia ad un contesto che amo. Il popolo di Accordo.it è lettore di una passione che condivido, la chitarrra elettrica, della quale io sono il rappresentante più puro del dilettantismo nonostante tanti anni, ormai quindici, di studi relativi. Dovete pensare che la mia professione è scrivere, non suonare, e sono dovuto venire a compromessi, come sempre nella vita in generale.
Torniamo a noi.
La questione è che qualche giorno dopo la trasmizione suddetta, sui vari forum sono apparse dichiarazioni deludenti. Tra le altre leggo cose del tipo "finalmente anche i conservatori parlano della musica del nostro secolo. Era ora che si parlasse di musica rock anche da quelle parti!".
Sconvolgente.
Non mi sconvolge certo parlare di musica rock in conservatorio. Mi ricordo ancora in classe come ci divertavamo a suonare variazioni su temi di Malmsteen, che poi si passano facilmente a variazioni barocche, oppure improvvisazioni su temi di Pat Metheny ed altri. Io stesso sono sostenitore che è ora di fare ordine anche in questo nei conservatori. Portiamo la chitarra elettrica come scuola in conservatorio! E' incredibile che in queste università esista una sezione dedicata al Jazz e non una scuola dedicata alla chitarra elettrica.
Detto ciò spero sia chiaro il valore che do alla musica non scritta, quale il jazz, il rock, l'heavy, il punk, il rap e tutte le forma nate in questi anni.
Certo fa sorridere pensare che la letteratura della chitarra elettrica sia basata per lo più su trascrizioni di dischi incisi! Ma tutto può essere correttamente messo a suo posto se ci organiziamo. Perchè la musica è prima di tutto organizzazione! Che nessuno abbia mai dei dubbi.
Parlare di musica "scritta" o "colta" o contemporanea è quindi diverso da parlare di musica moderna.
La prima segue il percorso universale del pensiero umano che domanda, mentre la seconda spunta ferocemente all'inizio del 900 (anche se la musica popolare del passato chiaramente esisteva già, molti gli scritti proprio dei grandi Maestri), a causa della filodiffusione, del marketing e di cento altre ragioni (le quali ognuna sarebbe testo a parte per secoli), causando una dicotomia che prima non esisteva tra la musica scritta e non scritta.
Diciamo che l'uomo si è spaventosamente abituato a non voler ascoltare ed ascoltare cose sempre più semplici. Qualche furbone ha quindi capito che se facciamo riascoltare quella stessa struttura all'infinito quella struttura sarà vincente.
Traggo questo esempio da un manuale molto semplice, tuttavia ben fatto di Alessandro Miani, che consiglio caldamente a chiunque abbia a che fare con la musica tonale.
"Cosa hanno in comune queste canzoni?
Quella che non sei, Piccola stella senza cielo (Ligabue);
Il mio nome è mai più (Ligagiovapelù);
One of us (Joan Osbourne);
That dont impress me much (Shania Twain);
Tieni il tempo, Gli anni, Hanno ucciso l'uomo ragno (883);
Self esteem (Offspring);
I will sing (Don Moen);
Misunderstood (Bon Jovi);
Zombie (The Cranberries);
The passenger (Iggy Pop);
Splendid Isolation (Warren Zevon);
Been Around the world (Cracker);
Svegliarsi la mattina (Zero Assoluto);
Before You (Vineyard);
I Think The Answer's Yes (The Beautiful South);
I Know Why The River Runs (Julie Miller);
Semplicemente che tutte girano attorno ad un giro armonico:
I - VI - III – VII
del minore naturale"
L'autore dice in seguito "bene". Io direi "insomma!" (anche se per lui il senso che seguita è puramente didattico).
Non che non esistano ripetizioni in musica tuttavia il centro della ricerca di Paganini, Schoenberg, Bach, Hendrix, Steve Vai, è sempre stata la sperimentazione. Non se lo dimentichino coloro che suonano nelle band!
Non siamo lì a volere ascoltare nuovamente I-VI-III-VII (anche se lecito a sentire i brani sopra) ma vogliamo che i timbri sonori e le forme vengano innovati. Se poi qualcuno, anche per la chitarra, può dire qualcosa riguardo alla tecnica del proprio strumento (chi ha parlato di Villa Lobos?) è certo ben accolto!
Considerate comunque che tutto è già accaduto più di cento anni fa ed è recente (mi viene da sorridere), degli anni 60, la negazione delle forme in musica. E' stato il periodo nel quale l'intelletualismo era molto forte (sempre citando Berio, Maderna, Nono, Donatoni, Manzoni per essere italiani!) tuttavia mai, come pensano forse in molti, tale intelletualismo ha superato la musica in sè! Neanche nella allora fraintesa 4.33 di John Cage!
Infine esprimo quindi una considerazione.
Suoniamo per divertrci e divertiamoci pensando. Perchè a sfuggente idea nessuno mai proferirà suono.
Roberto Brambilla.
:-)
"Sure I like country music, I like mandolins, but
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Se mi permetti vogli
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mi sfugge una cosa....
Solo oggi ho letto questo articolo !
Antonello
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