La musica è arte e la propensione di ciascun musicista è quella di esercitarla in tutte le sue forme proiettando la validità di una frase nei mezzi per percepirla, avvalendosi dunque della ricerca, della tecnica, del genio. Uscendo dalla voce umana e quindi dal canto come prima forma di espressione musicale le diverse esigenze e la logica evoluzione hanno trasferito la facoltà di modulare un suono anche a mezzi meccanici funzionanti con raffinate tecniche di soffio, di pizzico o di percussione oltre a quelli che si avvalgono dell'attrito radente come la famiglia degli archi.

Quindi camere acustiche per amplificare i suoni, casse armoniche capaci, ottoni sinuosi e tondeggianti o lunghi e filiformi, tutti oggetti stupendi che hanno rivelato per secoli ed ancora continuano a farlo i più diversi stati d'animo, gioia e dolore, amore e sofferenza e tutte quelle infinite espressioni ed ossessioni dell'essere.

Gli strumenti musicali rispecchiavano anche esteticamente la sensibilità dell'artista quindi venivano finemente decorati con piacevoli ed a volte complicati intarsi per quanto riguardava i legni oppure con magnifiche incisioni e placcature sui metalli dando origine ad un'altra forma d'arte che nulla aveva a che vedere con la musica prodotta naturalmente escludendo l'idoneità dei materiali primari.

Dalla cetra al liuto, dal liuto alla chitarra, prima solo a cassa di risonanza poi con l'aggiunta di un qualcosa che amplificasse le vibrazioni delle corde, infine senza una vera e propria cassa ma con una tavola piena o più tavole giuntate che risuonasse ugualmente, anche se in maniera diversa.
Ed ora, naturalmente, l'amplificatore.

Una letteratura vastissima che verso la fine degli anni quaranta ha cominciato a sostituire il microfono collocato sulla buca dello strumento e che, a differenza di questo, non ripeteva fedelmente, soltanto amplificandola, la voce della chitarra, ma creava una timbrica particolare, propria di ogni singolo apparecchio e principalmente, di ogni singolo cono.
I primi derivavano dalla sezione amplificatrice delle radio e non avevano veri e propri pre, piuttosto erano dei PUBLIC ADDRESS e si poteva modificare la timbrica agendo su un ulteriore potenziometro posto sulla chitarra privilegiando i bassi o gli acuti.

I modi di costruzione non si avvalevano di circuiti stampati o di piastre con occhielli o torrette, piuttosto erano cablati in aria, con l'aiuto di semplici supporti di metallo avvitati o solamente forzati nel compensato e si doveva fare i conti con ronzii e fruscii di ogni natura considerando anche l'estrema precarietà degli impianti di rete.
Ma l'evoluzione di questi apparecchi fu rapida e già verso la metà degli anni cinquanta comparvero ampli che hanno fatto la storia costruiti in maniera impeccabile e con una voce che per certi aspetti è ancora unica ed ineguagliabile.
Lo scopo dell'articolo, al di là di queste forse inutili chiacchiere che comunque mi piace fare, è un'accurata analisi dei criteri di assemblaggio delle elettroniche, argomento magnificamente esposto in un articolo dell'amico Lorenzo e da me ripreso in un minuscolo post sul diario.
Tra i vari paragrafi si vedono alcune fotografie che descrivono lo stesso amplificatore assemblato nei due modi più comuni: un circuito stampato ed un montaggio su piastra che usa le torrette come ancoraggio per le componenti e che è concepito col criterio americano, cioè quello di costruire in aria un circuito simulando le piste di un PCB con l'uso di cavi di rame argentato.

Questo metodo è ancora usato da Hoffman ed Haicken ed ha un aspetto veramente gradevole specialmente se montato su una basetta di colore chiaro dove risaltano a meraviglia le varie colorazioni.
L'altro metodo assolve alle stesse funzioni, stesse nel senso di identiche, ma fa uso di piste e piazzole dove le componenti vengono saldate perfettamente "a misura" ed ambedue vanno alle relative terminazioni tramite cavi come è ben visibile, quindi sia la sezione ingressi e potenziometri, sia quella degli zoccoli sono al di fuori delle due piastre mentre invece vi risiedono tutte le capacità e l'alimentatore di tensione negativa.
Non vi sono pro e contro per le due metodologie, il funzionamento è identico a parità di componenti, con il PCB i tempi di costruzione si dimezzano con il PTP raddoppia il fascino nel momento di un impatto visivo e raddoppiano anche i costi di produzione senza per nulla migliorarne il funzionamento.
Per quanto riguarda l'affidabilità nel tempo il discorso si ripete:
ambedue le piastre verrebbero saldamente ancorate allo chassis con distanziali in nylon o metallo, i cavi si ditribuirebbero alle varie terminazioni in modo identico e, per quanto riguarda riparazioni, modifiche o sostituzioni vi assicuro che preferirei la PCB perchè dissaldare da una torretta o da un occhiello è veramente difficile.
Naturalmente un attento costruttore bada anche alle diverse sollecitazioni presenti in un ampli, siano esse meccaniche o, sopratutto, termiche ma esistono lacche e prodotti simili che proteggono bene come sono in commercio validi distanziatori che attutiscono gli urti.
Una parola andrebbe spesa volendo assemblare un PCB: trattandosi di elettroniche valvolari che viaggiano con alte tensioni e basse correnti il dimensionamento delle piste e la loro collocazione richiede una discreta perizia ma solo per dotare la piastra di una architettura piacevole e razionale che ne faciliti la realizzazione e non per abbattere quelle fatidiche e misteriose capacità parassite di cui molti parlano magari ignorando che sono del singolo componente e non del circuito.
Quindi, poche ma ferre regole: o salire dalla linea di massa con linee diritte e tutte dello stesso spessore o descrivere angoli e curve spaziando molto e stampando le piazzole nel mezzo del componente più vicino e non sulla stessa linea.
Una parola anche per il PTP: collegamenti in alta tensione esterni e preferibilmente opposti alla massa sul lato più lungo come pure i disaccoppiamenti anodici, fuoriuscita dei cavi saltanto dai lati lunghi superiore ed inferiore, evitare l'uso di filature all'interno della piastra e se indispensabili collocarle perpendicolarmente ad essa evitando che poggino su un componente specialmente se è una capacità o un diodo, risparmiare sull'uso degli schermati usandoli solo per i collegamenti canonici e fuori della basetta (sezione potenziometri ed eventuale fx-loop). Paradossalmente l'uso dei cavi sembra che favorisca il generarsi di capacità parassite quindi devono essere molto fermi, quasi inamidati, e non devono seguire gli spostamenti dello chassis per poi assestarsi magari in una posizione errata.
Quindi, ritornando al titolo, tecnica ed edonismo in questi gioielli, ma se la tecnica c'è comunque, l'edonismo viene pagato a parte e non c'è modo per quantificarlo.
Un saluto dal vecchio Gwynn
Questo articolo, olt
ottimo articolo
Ti chiamerò il "poeta delle valvole" ;))
Antonello
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Dissaldare da PTP
Re: Dissaldare da PTP
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Cristian
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distinguo
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: distinguo
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Cristian
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bellissimo articolo,
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Non ti si obietterà
:-)
"Sure I like country music, I like mandolins, but
Apnea
raw
Re: Apnea
Cristian
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Un articolo molto pi
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Dura la vita.
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Ogni scarrafone è bello a' mamma soia
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