skyscream73 scrive: Quando una persona si sofferma a riflettere sul significato della musica nella sua vita rischia di non trovare mai uno sbocco, una via di uscita, una risposta che sia in grado di soddisfarlo pienamente. La musica è una entità talmente grande, non è solo emozione, gioie, dolore, amore, sacrificio, studio, ma è un qualcosa che riguarda intimamente noi stessi, che riguarda l’anima e la nostra struttura cerebrale.
Quando si dice: <<Questo è nato per fare musica>>,
<<Una canzone non può non piacere se nasce dal cuore
>>, ebbene questi sono modi di dire che non si discostano molto dalla
realtà.
Fin da piccolissimi, durante la nostra vita fetale percepiamo le vibrazioni
di una melodia che filtra attraverso il liquido amniotico e si trasmette attraverso
l’apparato scheletrico al nostro cervello. In qualche modo il codice
genetico ha già al suo interno le informazioni che sono in grado di
creare un insieme di strutture cerebrali capaci di decodificare un linguaggio,
la musica.
Questo spunto di riflessione è partito da un articolo di Andrea
Sermonti che scrive su “Il giornale della previdenza dei
medici e degli odontoiatri” e che da appassionato musicomane e
musicista (anche se scarso) non potevo fare a meno di notare e di offrirlo
a voi accordiani.
In questo articolo si parla del rapporto che c’è tra le neuroscienze
e la musica. Parte dell’idea consapevole e ormai superata che le attività
creative nascono dell’emisfero destro del cervello, mentre i ragionamenti
matematici partano dall’emisfero sinistro. Tutto le convinzioni di un
tempo sono completamente da rivedere, grazie ai nuovi metodi di studio dinamici
dell’attività cerebrale, in cui la musica svolge in questi studi
la parte del substrato ideale per realizzarli.
L’ascolto di un brano attiva le arree uditive della corteccia, ma non
soltanto, vengono attivate anche altre parti del nostro cervello ben più
estese, come ad esempio l’area visiva. Il messaggio sonoro codificato
in armonie musicali è capace di stimolare connessioni neuronali estremamente
complesse. Mentre l’emisfero destro, il così detto “emisfero
creativo” coglie il timbro della musica e della melodia, il sinistro
analizza il ritmo e l’altezza dei suoni, coinvolgendo aree deputate
a funzioni diverse, come l’area di Broca (area del linguaggio), che
sembra essere capace di riconoscere anche la sintassi musicale. Tutto questo
sta ad indicare che la musica ed il linguaggio a livello cerebrale non hanno
dei percorsi così distanti tra loro, e tutto questo rafforza l’idea
che attraverso la musica si possono aiutare e stimolare le funzioni del linguaggio.
(Ad esempio nei bambini dislessici).
La musica, come dice l’articolo, e riporto le testuali parole: “..è
un linguaggio universale che trascende il significato delle parole, il cervello,
oltre ad essere l’organo che inventa e produce la musica, controlla
i complessi fenomeni biologici del corpo e la sua struttura così come
l’attività elettrica dei neuroni possono essere ispiratori di
nuovi schemi compositivi. La creatività musicale non si ferma al talento,
è anche ricerca, e come tale non da voce soltanto agli stati d’animo
o pulsazioni emozionali, ma in quanto espressione di elaborata costruzione
linguistica, può trarre informazioni strutturali da sequenze, processi
logici, regole desunte dal gioco, dalla matematica, dalla natura.”
Quello che componiamo in un determinato momento della nostra vita, è
quindi espressione di ciò che siamo, di ciò che la nostra esperienza
riesce a tradurre in suono. Tanto più conosciamo il linguaggio che
andiamo a parlare, in questo caso la musica, tanto più raffinata ed
espressiva potrebbe essere la nostra musica.
Che strumento meraviglioso è il nostro cervello, un ammasso di cellule
e fibre nervose ripiegate più volte su se stesse e racchiuso in una
scatola, abbiamo circa 100 miliardi di cellule nervose e 100 mila miliardi
di connessioni sinaptiche.
Pensate è da questa struttura così complessa e meravigliosa
che è nata e continua a nascere meravigliosa musica.
È per questo che non possiamo farne a meno, la musica,
spiritualmente e strutturalmente è parte di noi stessi.
Questo articolo è stato scritto ascoltando: The Dark Side Of The Moon (Pink Floid); B.B. King, The best Of B.B. King; Pornograffiti (Extreme); Fabrizio De Andre' - 1979 - Live - Arraggiamenti PFM vol 1.
Link Interessante: Esplora il Cervello e il midollo spinale
Bello!
Bell'articolo, molto molto interessante! FA piacere, personalmente, sapere che quello che ho sostenuto finora, che la musica aderisce cioè a regole parallele a quelle del linguaggio, non sia campato in aria. D'altra parte è interessante come alcune lingue sfruttino (credo il cinese tra quelle più conosciute, ma non sono sicuro, dovrei controllare) anche le proprietà musicali e lo stesso suono prodotto a toni diversi assuma significati differenti.
Cmq sia, per me la musica è una delle conquiste più alte delle arti umane (forse la più grande) e sicuramente riesce a stimolare punti della nostra psiche ancora forse non ben identificati, la propensione che ogni essere umano mostra verso questa forma d'arte è qualcosa di assolutamente naturale, un'attrazione insita in noi stessi, certo a differenti livelli e gradazioni, ma non credo esista al mondo qualcuno che non sia mai stato spinto verso di essa.
Piccola nota finale: in tempi moderni son tante le distrazioni a cui siamo sottoposti dalla nostra società, si ha sempre meno tempo per poche cose fatte bene e tendiamo a spezzettare il nostro tempo in tante, troppe attività. La musica ne soffre molto, sempre meno gente vede la musica come un'attività unica, sempre più diventa un sottofondo per altre azioni considerate, imho a torto, di maggiore importanza. Forse il valore dell'ascolto andrebbe fatto rivalutare a molti, prima che si perda.
;)
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la musica e il ritmo....riflessioni personali
beh la musica la conoscono tutti, ma io mi chiedo da ignorante quale parte della musica sia innata e quale no: per esempio, io noto spesso che quando faccio le scale (di casa) tengo un tempo molto musicale, così come lo stesso cuore etc...
Un po' meno mi è chiaro come differenze armoniche, chessò passaggio tra una settima minore a una prima maggiore, possano suscitare in me qualcos..... Come molti dilettanti come me sanno, le tensioni armoniche sono alla base della musica, e come si studia affrontando le basi della musica modale (ma anche tonale in altro modo) si possono ricreare certe emozioni con l'organizzazione delle note in certi intervalli. Io per esempio molto prima di capire la differenza tra un pezzo da disco e un pezzo blues, ho sempre avuto un' enorme attrazione verso le sonorità minori armoniche, e ancor oggi in tutti gli stili appena me ne capita una mi si accende una lampadina, anche se sto facendo altro.....
bene sarebbe interessante capire come è nata questa organizzazione di passaggi: è una tradizione che impariamo con la musica, o qualcosa che trova riscontro nella vita?
Quello che è innato..
La musica non è innata in noi, è la capacità di percepire un suono, una melodia che è innata, propio perche possediamo le strutture cerebrali deputate allo sviluppo futuro del linguaggio. L'uomo impara a parlare e costruire una frase secondo le regole dedotte dal lnguaggio delle persone che ci circondano. E' nel primo anno di vita che un bambino impara a parlare, tutto questo è associato ad una estrema e fenomenale plasticità (capacità di sviluppo) del sistema nervoso centrale in un bambino. Quando un bambino ascolta della musica incominicia subito a ballare e cerca disperatamente di seguire il ritmo imposto dal brano, anche se in realtà non ce la fa propio bene, in quanto senso del ritmo e coordinazione dei movimenti non sono ancora sviluppati. Ascoltare musica, secondo la mia opinione, libera diversissime sostanze neuroendocrine che agiscono a livello cerebrale e a livello periferico (ad esempio sul cuore). La musica influenza la nostra psiche per mille ragioni insomma, e molte di esse sono ancora ignote alla nostra conoscienza. Noi dobbiamo la nostra evoluzione alle capacità del linguaggio,alla capacità di comunicare e di trasmettere la propia cultura. La musica può essere forse considerata come una foma di linguaggio che serve ad allietare e a dare sensazioni piacevoli e senso di appagamento al nosro cervello. Forse dovremo chiederlo propio a lui, al nostro cervello, perchè hai inventato la musica? Comunque sia...GRAZIE!
Emozioni..
Oltre agli intervalli, c'è da considerare anche la dinamica.. Secondo me quella offre ancora più emozioni di un particolare intervallo..
Re:Emozioni..
vero, ma la dinamica un senso logico ce l'ha..
Re:Emozioni..
La dinamica si avvicina molto alle sensazioni che da il TATTO..
Sono d'accordo ma...
Sono d'accordo, ma allora come possiamo spiegarci i vari sistemi musicali, diversi a seconda del luogo di provenienza? Se la musica fosse universale al 100%, una melodia indiana scritta utilizzando intervalli di ottavi di tono (o quarti di tono? Scusate il lapsus), dovrebbe scatenare emozioni anche in ascoltatori occidentali... Invece la maggiorparte delle volte ha un risultato quasi spiacevole. Io sono quindi convinto che la musica abbia comunque un fondamento profondo nella società in cui viene partorita, e in essa e solo in essa può essere compresa completamente.
Re:Sono d'accordo ma...
E' talmente complesso l'argomento che è difficile affrontarlo in maniera esauriente. Bisogna considerare il nostro cervello come una spugna che assorbe anche senza volerlo, informazioni di ogni tipo. Un soggetto nato in India avrà processi logici, regole, costruzione linguistica totalmente differenti da un occidentale, quindi probabilmente il suo lessico musicale sarà totalmente differente. Questo non vuole dire che un occidentale non può apprezzare la musica indiana, è solo questione di allenamento all'ascolto. Poi naturalmente subentrano anche i gusti personali, e magari in certi periodi della propia vita non si riuscirà ad apprezzare un certo tipo di musica, mentre in altri periodi, complice un accrescimento o ampliamento delle esperienze emozionali, linguistiche, logiche, matematche quella stessa musica inascoltabile potrebbe diventare interessante e piacevole. Il nostro cervello non è un sistema statico, c'è una continua riorganizzazione delle sinapsi nervose, esso mantiene una grande plasticità.. Il vecchio detto "non si finisce mai di imparare" riassume quanto ho detto..
Re:Attenti allo psicologismo...
A volte mi faccio la stessa domanda di Frege: Marte è il risultato (come prodotto) del percorso che faccio per arrivarci [nel senso che l'operazione crea il suo risultato] oppure è qualcosa di indipendente da esso? Ciò a dire: un principio logico viene creato da un processo neuro-psicologico ed è risultato di esso o è quacosa che esiste 'in re' e viene solo 'scoperto' dalle scariche elettriche che gareggiano fra i nostri neuroni? Tutto per dire che armonie e disarmonie sono forse per primo 'stati di cose' che 'stati mentali' o prodotti di questi ultimi ;-)
Complimenti per l'articolo! :-)
Ciauzz
Plato
Re:dark was the night
bel tema sono anni che cerco di capire ..... popolazioni africane che vivono di ritmo non hanno la parola "musica" non esiste ,pur facendone parte e vivendo nel loro ritmo naturale ,leggendo mi pare"feel like goin home" mi sembra che john ammond chiedesse a chi sa chi mi sembra chiarlie patton da dove provenisse la blue note, nella scala pentatonica "di provenienza cinese"per cui ben poco a che vedere col classicismo musicale,nato in europa, ebbene questo rispose che era la nota che produceva il vento soffiando tra gli alberi per cui molto facente parte del linguaggio universale. quando venne lanciata la prima sonda nello spazio dalla nasa alla ricerca di altre forme di vita in mezzo a sfracello di cose come tutti i versi degli animali,pianti di bimbi,geroglifici tuttora incompresi ,lingue ormai scomparse etc. qualcuno di "sconosciuto"(qui siamo circa negli anni 50, per cui verso la fine della grande depressione ma giusto nel periodo in cui la c.i.a. instauro il ministero della cultura negli stati uniti) e rimasto anonimo tutt'ora spedi nello spazio insieme a questo fardello di informazioni "dark was the night" un brano slide guitar by blind willie johnson, veramente strano se si tiene in considerazione l'epoca e soprattutto la considerazione che i bianchi avevano verso i neri a quel epoca ,considerati feccia. dopo gli anni 50 anzi ben prima la musica comincia ad assumere altri aspetti cominciando a diventare un prodotto commerciale ma qui si va altrove . con questo voglio dire che la musica e il linguaggio della natura che la ascolta, pensate ad altre forme artistiche quali la pittura prima cosa e una cosa impressa cioe che rimane e che cominciata tempo prima di essere esposta, ma soprattutto fine a se stessa e a noi umani pensanti che cerchiamo di interpretane il significato ,mentre la musica e istantanea e il momento preciso , l'istante, e l'onda sonora che si propaga negli spazi infiniti e concepita da tutto e non solo da tutti per esempio il cane di mio zio , quando vado da lui a suonare e come sempre blues lui comincia a ululare ed incredibilmente intonato, un altro cane di un mio amico fa la stessa cosa solamente ascoltando duke Ellington e ogni tanto con del rag-time. con questo lungo e noioso discorso voglio dire che con l'espressione musicale stiamo dando da mangiare al mondo , a noi questo duro compito!! ciao a tutti blues is life!