"L'evoluzione è la risposta di una popolazione alla selezione naturale, che sulla base delle condizioni ambientali nella quale è posta si adatta, sviluppando caratteri idonei all'ecosistema in cui vive e si sviluppa - Charles Darwin".
Cosa c'entra con Accordo vi starete domandando! Con le dovute modifiche, infatti, la teoria dell'evoluzione è applicabile anche alla chitarra acustica. Come?
Semplice: ogni forma, ogni preamplificatore ogni materiale nuovo sviluppati non sono, a parte qualcuno, un vezzo o un esercizio di stile, ma la risposta (un adattamento quindi) alle leggi e alle richieste degli utenti del mercato o del mercatino dell'usato, che possono quindi essere assimilate all'ecosistema di darwiniana memoria. Come ogni buona teoria che si rispetti però bisogna portare delle prove, dei test che ne avvalorino la tesi.
Siete curiosi? Fate bene.
Per studiare quali “mutazioni” si sono manifestate nel mondo delle chitarre acustiche non c'era niente di meglio da fare che un bel confronto.
Tre chitarre, tre stili, tre filosofie.
La prima una Takamine EG523SC, che con la sua cassa jumbo, il piezo elettrico e la tavola in abete incarna alla perfezione l'idea di chitarra acustica standard, termine che non vuole assolutamente sminuire le doti di questa candida signora. La seconda è invece molto lontana come filosofia: l'Ibanez Montage, la forma salta all'occhio subito, quello che invece “salta” all'orecchio non proprio subito è l'elettronica che sfoggia, che definire complessa è riduttivo. Per concludere questa sfida prendiamo in considerazione uno strumento che viene dalla “terra della grande nonna” ovvero, come era chiamato dai nativi americani, il Canada: la Godin Multiac Steel SA. Se la Montage si discosta dalla normale concezione di acustica mantenendo alcuni canoni “classici” la Multiac è agli antipodi: è “finta”, nel senso buono del termine, il suo suono va costruito con l'amplificazione.
Direi che le premesse ci son tutte per una sfida coi fiocchi, ma vediamo cosa hanno da offrire questi tre modelli. Non mi dilungherò troppo nelle disquisizioni tecniche, il video e il web sapranno soddisfare ogni vostro appetito a riguardo!
La Takamine EG523SC, nel suo elegantissimo gloss natural, lascia completamente visibili i magnifici legni di cui è composta, top in solido abete fondo e fasce in acero fiammato. La preamplificazione è affidata al collaudatissimo TK-40, con equalizzatore a tre bande bypassabile, per la gioia dei puristi del sound, notch filter, mid contour (una sorta di mid-boost) e l'immancabile accordatore on-board. Come si può facilmente intuire questo è uno strumento che rispetta tutti i canoni delle sue antenate, puntando sui materiali e sul suono (e che suono!) piuttosto che sulle soluzioni tecniche innovative.

La Ibanez Montage, rifinita in modo più vistoso, completamente realizzata in acero molto figurato presenta una forma inconsueta, come si può notare dalla foto: una particolare spalla mancante dal design innovativo, ribadito dalla particolare buca e dal manico sottile. Le varie manopole che non passano di certo inosservate, incuriosiscono subito chi osserva questo strumento, suggerendo le grandi potenzialità di questo oggetto! Il particolare sistema di amplificazione comprende un pick up piezo elettrico della serie B-Band e uno magnetico, gemello del Custom58. Questi due sono selezionabili con un selettore a cinque posizioni e hanno volumi separati. La posizione quattro e la cinque ci fanno entrare in contatto con la peculiarità di questa chitarra: gli effetti “on-board”. Ne abbiamo a disposizione tre: Chorus, riverbero e distorsione. Gli ultimi due regolabili con un apposito potenziometro. Per la gioia degli smanettoni, le due modulazioni sono ovviamente attivabilli in qualsiasi delle 5 posizioni! Si potrebbero spendere altre mille parole, ma mi limiterò citando le uscite separabili per i due sistemi di amplificazione.

Passiamo alla terza candidata, la SC, che definirei la più innovativa del lotto. Se vi dicessi corpo in mogano chambered direste: “una Les Paul!”, ma se aggiungessi, top in abete, pick up esafonico e ponte in ebano vi getterei nella confusione più totale, per poi sentirvi esclamare: “ah ma è una Godin!”. Questo liutaio canadese ci ha abituato a strumenti atipici e quello che abbiamo tra le mani non è da meno. I materiali che la compongono sono consueti come avete potuto leggere, ma la costruzione del body “svuotato” attraverso le famigerate camere tonali la rende molto particolare. A ricordare la sua anima da “acustica” restano solo il prezioso ponte e la paletta. Il suono di questo strumento è creato da un sistema denominato RMC PolydriveTM, che ha la grande particolarità di essere composto da sei trasduttori, uno per ogni selletta, che oltre a creare un magnifico suono amplificato permette attraverso la presa a 13pins di pilotare un sintetizzatore, creando appunto un output esafonico. Ovviamente sul body troviamo i classici controlli dell'equalizzazione sommati ai meno consueti selettori per il sintetizzatore.

Ma bando alle ciancie e lasciamo la parola alle tre “sfidanti”!
Certamente non è possibile stabilire quale tra queste chitarre risulti essere la migliore, chiacchiere da bar si sprecherebbero a riguardo, lasciando probabilmente il tempo che trovano. Scopo della trattazione, infatti, è quello di valutare le modificazioni comparse con l'evoluzione delle acustiche e per farlo, cari Watson, basterà analizzare i pregi e i difetti delle tre tester!
La filosofia “classica” della Takamine si fa sentire, eccome! Il maggior pregio di questa soluzione è ovviamente il suono “vero”: quello non amplificato, risulta pieno e ben bilanciato. Ovviamente questa “purezza” che appaga l'orecchio nelle lunghe suonate unplugged risente dei problemi di feedback, che possono essere in parte risolti con il notch filter e del tutto cancellati con i famosi tappi appositamente creati. Il gran suono di questa sei corde è ovviamente regalato in particolar modo dalla cassa jumbo, questa soluzione però associata al manico non molto sottile rende la chitarra un poco scomoda da abbracciare e coccolare, ma è questione di abitudine e di gusti!
Il modernismo spigliato dell'Ibanez unita alla particolare elettronica la rende perfetta per i live. La forma della cassa armonica e della buca infatti non sono sviluppate per esaltare le doti da “sjackata”, ma per renderla il più possibile ergonomica. Il manico sottile e la tastiera piatta, nel puro stile della casa nipponica, la fanno assomigliare più a una chitarra elettrica che ad una acustica. Abbiamo tra le mani uno strumento che ci permette di avere tutti i suoni che vogliamo, effetti e distorsioni incluse (potrebbe essere un'ottima chitarra da piano-bar), bisogna prendere ovviamente confidenza con la miriade di controlli che ci sono sul body, ma fare pratica è divertente! Lo scotto da pagare per cotanta versatilità? La mancanza di godimento sonoro nel suonare unplagged, ma chi si getta sulla Montage sicuramente non era alla ricerca di questo!
Ecco infine la più misteriosa: la Gondin. L'imbattersi in questa chitarra è proprio un classico “incontro del terzo tipo”, si pensa subito di essere in contatto con qualcosa di strano e intrigante. Se la palpassimo al buio senza suonarla difficile sarebbe distinguerla da un'elettrica. È questo il pregio più grande di questa acustica, la completa somiglianza con una solid body: manico sottile con profilo a “C”, action bassissima, corpo non più largo di una Telecaster. Questo agevola non poco il passare in un live per esempio da una elettrica alla Multiac, non crea la sensazione di impaccio che spesso ci assale nell'abbracciare le rotonde forme di una acustica. Per quanto riguarda il suono è, per ovvi motivi, utile parlare di quello amplificato. Nonostante le dimensioni ridottissime delle camere tonali e la mancanza della classica buca i sei trasduttori riescono a creare un sound molto caldo, appena sbilanciato sugli acuti, ma in maniera tollerabile. Difetti? Beh, se la mancanza di suono unplugged può essere considerata tale allora ne abbiamo trovato uno, anche se ancor più della Montage questa chitarra è studiata appositamente per i Live, infatti ha una stakanovistica resistenza al feedback. Unico neo è la necessità di collegarla a un mixer o a un amplificatore dotati di riverbero, pena la restituzione di un suono troppo secco.
Abbiamo così dimostrato che per adattarsi a diverse esigenze sonore si sono sviluppati diversi caratteri, adatti ai più svariati usi e voglie. Come i meccanismi di mimetismo e la lingua dei camaleonti anche le chitarre acustiche hanno subito una mutazione che ha fatto nascere diverse specie, ognuna con i suoi pregi e i suoi difetti, d'altronde avete mai visto i problemi che ha una giraffa ad abbeverarsi? Eppure il collo lungo è perfetto per nutrirsi!
CVD (come volevasi dimostrare) la teoria di Darwin è corretta, anche applicata alle chitarre!
Dimostrazioni a parte questa prova era votata al confronto tra filosofie costruttive diverse, per mettere in luce le caratteristiche di strumenti costruiti per valorizzare alcune doti penalizzandone seppur lievemente altre. Tre filosofie, ma tre grandi chitarre, ora non resta da scegliere quale tipologia fa per voi!
Attacchi di GAS in arrivo?
Per concludere, un doveroso ringraziamento a Paolo Pizzigoni e Matteo Roberti, per la gentilezza dimostrata nel prestarmi la Takamine e la Godin.

Sei laureato in biol
You See, I Cannot Be Forsaken
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e vai con Just Take
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Re: e vai con Just Take
Re: e vai con Just Take
You See, I Cannot Be Forsaken
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.....hai tirato giù
alex.blues.
Complimenti
Re: Complimenti
Bravo. Articolo piac
The Haddocks ||| Vinile ||| The Soulphits
Bell'articolo, completo
Nicola
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di takamine e goden
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Darwin e Bugari
Ewwai Burats/darwini
Antonello
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Ascoltando il suono
Con ordine...
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La mia band: Spex Trio
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potendo scegliere..
la passione mi guida in tutte le mie scelte...
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Correzione biologoca
Re: Correzione biologoca
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Guarda ti dirò. L'i
Secondo me va detto
i don't belive in the 60's in the golden age of po
Re: Secondo me va detto
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i don't belive in the 60's in the golden age of po
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Se l'evoluzione Darw
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bell'articolo! Io s
Re: bell'articolo! Io s
Domanda
Re: Domanda
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