Fender Mark King Deluxe Jazz Bass

di Matteo Barducci - accordiano #29 | 15 November 2001 @ 20:10 |
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Salve amici di Accordo! La storia di questo strumento è assai particolare in quanto esso è, e tuttora rimane, pressoché sconosciuto alla maggior parte dei bassisti ed anche agli stessi appassionati della casa californiana, nonostante siano trascorsi ben tre anni dalla sua iniziale commercializzazione. Il motivo di tanto mistero sta nel fatto che esso rappresenta un tentativo fallito di endorsement da parte della Fender, o meglio della sua filiale europea con sede in Gran Bretagna, nei confronti del celebre Mark King, leader dei Level 42, che a partire dai primi anni ottanta ha certamente dato un contributo non da poco alla ridefinizione del suono del basso in chiave moderna. Le linee funkyslap del biondo bassista d oltremanica, ottenute dai vari Alembic, Jaydee e Status che il nostro ha impiegato nell arco della fortunata carriera, hanno fatto scuola specialmente presso i bassisti più giovani, ma il Jazz Deluxe in questione appare piuttosto come un ritorno a sonorità più piene e rotonde, pur riservando lo strumento qualche inaspettata e gradita sorpresa.

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La genesi di questo modello risale al 1998: Mark King, accingendosi a registrare il notevole album solista One Man, decide di disfarsi della vecchia strumentazione per tornare ad un sound meno sofisticato. Contemporaneamente gli capita quasi per caso di provare un Jazz Bass Deluxe prima versione e ne rimane favorevolemente colpito, pur riservandosi di muovere qualche critica verso il raggio di curvatura della tastiera che gli risulta scomoda. Decide così di telefonare alla Fender per chiedere di apportare alcune migliorie. Dall altro capo del telefono prendono subito la palla al balzo e decidono di mettere in produzione una serie limitatissima di esemplari così modificati, giusto quelli necessari a Mark più pochi altri destinati esclusivamente al mercato inglese, riservandosi di iniziare una produzione in grandi numeri qualora il celebre cliente decida di legare il suo nome alla casa in forma ufficiale. Questo non accade sia perché Mark non ha mai voluto firmare contratti di esclusiva con nessuno ma soprattutto perché egli ha deciso di tornare lanno scorso (dopo un altra parentesi brevissima con lartigiano Bernie Goodfellow) ai bassi Status, di cui è pronto il nuovo KingBass headless con il manico neck-thru in grafite. I pochi strumenti realizzati finiscono perciò nei negozi, venendo reclamizzati solo sui magazines inglesi, e proprio sul numero di Settembre di Guitarist scopro linserzione di Music Ground che ha lultimo esemplare in vendita ad un prezzo conveniente (l originale retail era di 1999 sterline!!!). Dopo una settimana di carteggio elettronico fra il sottoscritto e Mr. Justin Harrison il basso viene spedito ed arriva a casa mia perfettamente integro...

Aperta la custodia ci si trova davanti quello che apparentemente è un bellissimo Deluxe made in Corona, California con tutte le specifiche del 98: corpo ridotto in due pezzi di swamp ash figuratissimo, tastiera in palissandro, logo in foglia dalluminio, meccaniche Schaller ultralight, ponte combi. Il battipenna in 3 strati è color avorio; il body sembrerebbe in Teal Green Transparent ma vira più verso il blu, per cui potrebbe trattarsi di una verniciatura custom (bisognerebbe confrontarlo con un altro strumento TGT di serie). L elettronica pare quella di serie, una BMT con preamp a 9 V. Bene, ma allora cosa differenzia questo signature dal normale? Innanzitutto la tastiera: ha il radius di 20 copiato dal modello Alembic preferito da King per cui risulta maggiormente piatta rispetto al Deluxe che reca la tradizionale 9,5; tuttavia la vera chicca si nasconde nel pot degli acuti...

Questo è infatti anche un pulsante schiacciando il quale si attiva il sistema di LEDs nei dots segnaposizioni installato dalla SimS U.K. e che rappresenta un po il trademark di King (lo vuole su tutti i suoi bassi): se da spenti nascondono la loro presenza da accesi i 10 LEDs frontali, amplificati da un sistema di lenti, e i 10 laterali, oltre che essere utilissimi in sittuazioni di scarsa luminosità, inondano lo strumento di una magnetica luce blu, rendendolo fascinoso come pochi. Alla loro alimentazione è dedicata una pila da 9 V alloggiata nello stesso vano di quella del preamp, coperto da una placca di metallo che reca la firma dell artista ed il numero della serie, in questo caso 23 of 42 (centreranno qualcosa i Level 42?).

Come viaggia la bestiola? Come pochi altri Fender di produzione recente: risolti alcuni problemi di setup (i tasti alti erano da pareggiare, il pickup al ponte troppo distante dalle corde) e installata una muta di Galli stainless steel .040 - .100 in configurazione top load, il mostro ha tirato fuori tutta la sua rabbia repressa. Bilanciato magnificamente, con una tastiera veramente da F.1, si lascia docilmente slappare come uno strumento specialistico. La versatile elettronica viene in aiuto nella ricerca di timbriche più pastose, pur senza snaturarne l inconfondibile impronta jazzbassiana: in questo il risuonantissimo legno della cassa compie un piccolo miracolo, certo, ma la vera arma in più è rappresentata dal preamplificatore, che pur essendo solamente un 9 V riesce a stravolgere drasticamente la timbrica con incrementi fino a 18 decibel!!! A conferma della validità del progetto, anche in una situazione di emergenza con lo strumento direttamente infilato in un mixer... da DJ (!) sono riuscito a tirare fuori qualche suono piu che dignitoso. Personalmente preferisco il pickup al ponte, più ricco di armoniche rispetto a quello al manico: usando quest ultimo si perde parecchia definizione ma si acquista di rimando un bel boost sulle basse. E d obbligo l abbinamento con un ampli di razza, capace di tirare fuori tutta la vociona di questo strumento; quasi perfetto quello con il nuovo Bassman 400, che davvero mi ha fatto credere di essere nel Paradiso dei bassisti... Come suonano i LEDs?!? Beh, avendo due elettroniche separate la loro presenza è completamente neutra, ma in compenso succhiano ampère che è una bellezza! La durata della batteria dedicata diventa così assai breve, per cui si è resa subito necessaria la sostituzione con un unità ricaricabile...

In definitiva una meraviglia di basso, da vedere e da suonare!

Piccola nota polemica: oltremanica non è affatto raro vedere serie limitate di chitarre o bassi Fender, del Custom Shop e non, ordinati su misura dalla filiale europea. Perché noi ci dobbiamo accontentare di chi ci rifila come edizione limitata la Claudio Baglioni made in Japan? Meditate gente...

Se avete dubbi o domande non esitate a scrivermi.

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Tutti i commenti

  • Fender jazz bass Mark King???
    di Jaybee - accordiano #3770 | 25 February 2004 @ 00:23
  • Fender jazz mark king in vendita
    di thgori69 - accordiano #7715 | 12 June 2005 @ 04:09
    • Re:Fender jazz mark king in vendita
      di jimmyb1 - accordiano #8495 | 19 September 2005 @ 22:10

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