L’abito, il monaco e l'incontro con la Avant Garde

di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 28 March 2010 @ 17:40 |
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Premio Accordo-Ovation 2010
James L. D’Aquisto, liutaio, nacque il 9 novembre 1935 a New York. In quella città crebbe e lavorò fino al giorno della sua dipartita, per un attacco di epilessia, il 18 aprile del 1995. I suoi inizi quale liutaio avvennero nella bottega di un altro italoamericano, tal John D’Angelico, del quale divenne con il passare del tempo l’alter ego e praticamente figlio d’adozione e, con la morte del suo maestro, colui che ne proseguì l’arte di costruire le migliori chitarre archtop. Oggi Jimmy D’Aquisto è riconosciuto come uno tra i più importanti, o forse il più importante liutaio del ‘900 americano. Le sue creazioni sono già nei musei e nelle più importanti collezioni, ed hanno superato per valore economico quelle lasciateci dal suo maestro.


Nei primi anni di attività a proprio nome, dopo il 1965, egli proseguì nel solco tracciato da D’Angelico, apportando lievi ma continui affinamenti, ed anche i nomi utilizzati continuarono ad essere Excel e New Yorker. Con il passare degli anni egli incominciò a divenire sempre più insofferente rispetto alle componenti puramente ornamentali che caratterizzavano quel tipo di chitarra, quali i filetti bianchi, i segnatasti e gli elaborati intarsi in madreperla. La sua necessità di innovare, di andare oltre, in direzione di una maggiore semplicità e rigore stilistico per privilegiare la componente sonora lo portarono, nella primavera del 1985, a costruire una chitarra con tutti i filetti in legno. Già l’anno seguente egli realizzò una “New Yorker Classic” con le medesime caratteristiche estetiche ma con in più una paletta rivestita in acero e del tutto priva di ornamenti se non il suo nome. Quel radicale cambiamento venne ulteriormente sviluppato negli anni successivi seguendo l’idea del “tutto in legno”.
Oltre che nei materiali utilizzati egli incominciò ad innovare anche nelle forme. Nel suo registro degli strumenti prodotti ci si imbatte ad un certo punto in una “Deco – Avant Garde – new model”, datata 10/01/1989 con numero di serie 1212. Questa chitarra ebbe solo quattro repliche (numerate rispettivamente 1220, 1222, 1248, quest’ultima dell’ottobre 1993), ma costituì l’avvio dell’ultima e straordinaria fase creativa che vide nascere le ormai celebri Solo (la prima datata 21/03/1992 n. 1232, realizzata in 9 esemplari totali), Centura (sempre la prima con serie n. 1241 datata 20/03/1993, con 10 esemplari realizzati) e Advance (in unico esemplare, n. 1255 del 08/11/1994). Della rivoluzionaria Avant Garde l’autore Chris Gill, nell’articolo “The 10 most expensive guitars” pubblicato nel 1997 su Guitar World, così ebbe a scrivere: “Il modello Avant Garde è considerato uno dei migliori progressi compiuti da D’Aquisto. Egli realizzò il prototipo di Avant Garde nel 1988 per il commerciante e collezionista di chitarre vintage mr. Hank Risan, di Santa Cruz, California, che propose al liutaio molte idee circa la sua costruzione ed anche rispetto al suo nome. Risan vendette la chitarra ad un collezionista per 140.000 $.” Ed eccone una foto:

Come si può ben vedere è una chitarra molto elegante ma con importanti elementi di rottura rispetto al design tradizionale: le buche di forma ellittica, le aperture nella paletta, i profili a righe e scalini che si richiamano nelle varie parti in un'unica idea di stile.
Queste premesse lasciano immaginare quale aura di mito e di inarrivabilità possa aleggiare intorno alla Avant Garde. Ma a porre rimedio hanno provveduto i giapponesi della Aria, che alcuni anni fa hanno acquisito dagli eredi di Jimmy D’Aquisto i diritti, e fors’anche i disegni, per replicarne gli strumenti, compresi quelli dei suoi ultimi anni di attività. Con chi abbiamo a che fare? La medesima Aria così si presenta dal proprio sito web: “Aria fu fondata nel 1956 da Shiro Arai. I primi strumenti realizzati erano chitarre classiche che divennero ben presto popolari nella comunità chitarristica mondiale. (…) Oggi la sede centrale è sita nella bella città di Nagoya, in Giappone. Nagoya è un luogo apprezzato dai costruttori di strumenti per essere prossima a Nagano, un’area conosciuta per i suoi legnami di alta qualità. I prodotti Aria sono attualmente distribuiti in 65 nazioni, e ciò fa di Aria uno dei marchi più conosciuti a livello mondiale.” Non sono quindi degli sprovveduti, e già in passato i giapponesi hanno dimostrato di saper fare molto bene: ne sono esempi i marchi Ibanez e Yamaha. Anche alla Aria sono evidentemente stati attratti dalla figura di Jimmy D’Aquisto: “D’Aquisto series – (…) è riconosciuto aver creato alcune delle migliori e ricercate archtop esistenti. (…) Gli strumenti realizzati nei suoi ultimi anni sono particolarmente desiderati e considerati come il “sacro Graal” delle chitarre archtop. Esse sono tutt’ora l’ispirazione per molti costruttori (…) Queste innovative archtop del passato rivivono ora per diventare parte della nuova storia delle chitarre archtop, incorporando l’artigianalità del vecchio mondo con la tecnologia del ventunesimo secolo.”
E’ comprensibile come l’operazione di far risorgere un nome celebre, dal profondo contenuto di storia, possa averli interessati, anche perché già realizzata con buoni risultati commerciali da altri, negli USA, con il nome di D’Angelico. Ma non siamo qui per discutere circa la condivisibilità di tale strategia d’impresa. Prendiamo atto che il progetto è stato realizzato proprio “alla giapponese”, con grande rigore e verosimiglianza con gli originali. E, ovviamente, anche la Avant Garde è parte del progetto complessivo. In riferimento a questo specifico modello si pronunciano così: “Il liutaio James D’Aquisto fu indiscutibilmente il più grande costruttore tra tutti ed il modello Avant Garde è uno dei disegni sperimentali rappresentativi del suo ultimo periodo. Noi siamo orgogliosi di poterne finalmente offrire la riedizione.” Ed eccone il sorprendente risultato:

In termini di proporzioni, finiture e materiali le specifiche del modello sono probabilmente state rispettate. Solo quell’onestissimo “pressed arch” riferito al piano armonico ed al fondo palesa un metodo costruttivo ben diverso da quello che vuole ogni strumento come un pezzo unico di converso adottato per tutta la vita da Jimmy.
A questo punto immagino che forte sia la curiosità circa questa riedizione, che si può portare a casa con poco meno di 3.000 euro, che sono sì importanti ma comunque ben lontani da quanto solo possiamo immaginare possa valere una delle cinque Avant Garde originali.
Ed a questa tentazione non mi sono negato neanch’io, tanto più che già da qualche tempo avevo messo gli occhi su una Avant Garde by Aria che faceva bella, ma veramente bella, mostra di sé in mezzo ad una parete adorna di archtop del calibro di Gibson Super 400, Le Grand, Gretsch White Falcon ed altre di tale riffa. L’ultima volta che sono stato al “mio negozio” ho così deciso di rompere gli indugi e mi sono presentato al bancone delle chitarre: risolutamente ho chiesto di poter provare “quella là”. Il commesso, per la mia faccia non del tutto sconosciuta o per cogliere l’occasione di tirarla giù dal muro, ha gentilmente offerto alle mie brame tanto curioso oggetto. Dopo aver accordato la quinta corda mi avvio tutto solo verso la cabina insonorizzata, che stava ad aspettarmi con la porta aperta. Rinchiusomi in quello scrigno ho cominciato a scrutare la chitarra con attenzione, rigirandola davanti agli occhi. Mmmmmhhh… che bel top di abete, a grana regolare e fitta … mica male l’acero del corpo, con una buona fiammatura … ed anche con l’ebano della tastiera, del ponte e dell’attaccacorde non hanno proprio scherzato questi giapponesi! E le finiture? Beh, ottime direi: filetti in legno ben raccordati, smussature e rotondità perfette, così come la verniciatura, di un bel natural appena riscaldato. Solo il bordo dei tasti avrebbe potuto essere lucidato più di fino, ma sono sottigliezze. Un’occhiata all’interno della cassa armonica, sbirciando dalle buche, non si fa attendere: tutto ben rifinito, senza traccia di schegge o sbavature di colla. E, già che ci siamo, passiamoci anche l’indice, tanto da prendere contatto con le catene, leggere e ben carteggiate, e poter udire il fruscio del legno del top. E bravi giapponesi! Ma, d'altronde, sarà ben la riproduzione di un mito, no? Mica potevano essere grossolani.
Occhei, mi dico, una bella accordata e via! Porto alla giusta tensione le corde, delle flatwound da 0.12”, e ne verifico l’intonazione, perfetta, e l’action, decisamente confortevole, anche grazie ad un manico dal profilo gentile ed una tastiera quasi piatta e tendente al largo. Va bene Giò, allora che ci suoni? Ma sì, proviamo Moonlight in Vermont … ma che succede … non suona! Non ci posso credere, magari vuole più energia … niente … sorda. Diamogli una seconda opportunità con qualche accordo plettrato in shuffle: no, proprio non ci siamo. E non c’è nemmeno un pick-up al quale aggrappare le ultime speranze rimaste. Con grande delusione e disincanto, dopo soli cinque minuti, vado al banco e riconsegno questa Avant Garde perché ritorni lassù, sul muro dove continuerà a far bella mostra di sé per gli anni a venire. Ed in cuor mio pensavo: povero Jimmy.
A questo punto forse qualcuno vuol sapere cosa c'entrano l’abito e il monaco con questa storia? Non credo.

Risorse
Il bando del Premio Giornalistico Accordo-Ovation 2010
Tutti gli articoli in gara
La Ovation DJ Ashba Bone Daddy
Il sito di DJ Ashba
Il sito MogarMusic
Il sito del Music Italy Show



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Tutti i commenti

  • Che chitarre!
    di mytele - accordiano #19958 | 28 March 2010 @ 20:12
    --
    "Sure I like country music, I like mandolins, but
  • Chissà la delusione
    di pone - accordiano #13123 | 28 March 2010 @ 20:52
  • Bello!
    di Cukoo - accordiano #17731 | 28 March 2010 @ 22:09
  • Un paio di precisazioni.
    di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 28 March 2010 @ 23:23
    • Re: Un paio di precisazioni.
      di mytele - accordiano #19958 | 28 March 2010 @ 23:57
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      "Sure I like country music, I like mandolins, but
  • Bell'articolo...
    di gibsonmaniac - accordiano #21617 | 29 March 2010 @ 02:04
    --
    "Art. 001: Il Rock va suonato al volume che serve.
  • "pressed arch"
    di accademico - accordiano #19611 | 29 March 2010 @ 09:40
    • Re:
      di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 29 March 2010 @ 10:21
  • Articolo davvero mol
    di marco_k - accordiano #16627 | 29 March 2010 @ 10:35
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    i don't belive in the 60's in the golden age of po

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