Sono entrato da poco tempo in possesso di una Peavey Windsor head, che ho comprato da un ragazzo molto gentile ad un prezzo veramente basso. Di fatto l’ampli è di per se piuttosto economico, tuttavia, l’ho pagato meno della metà del prezzo da nuovo, spedizione inclusa, e mi è arrivato a casa molto ben imballato ed in tempi più che ragionevoli.

La testata è, tutto sommato, in ottime condizioni, nonostante qualche segno di usura. Non nascondo il fatto che l’ho comprata solamente per trasformarla in un JCM800 (o in qualcosa di molto simile), il mio ampli preferito, vista la somiglianza tra i due schemi elettrici, avendo anche già scritto qualcosa i merito a ciò sia sul mio diario di Accordo, sia sul mio blog: tuttavia, prima di effettuare le modifiche, l’ho comunque voluta provare accuratamente sia in casa che in sala prove con la band, con varie casse e chitarre.
Va preliminarmente detto che l’ampli, a parte alcune scelte costruttive che comunque contribuiscono a mantenere il prezzo finale così basso, è ben costruito ed assemblato, e i componenti sono di qualità di certo non eccezionale, ma tuttavia dignitosa. Le uniche perplessità derivano dal fatto che gli zoccoli delle valvole sono saldati direttamente sulla scheda dei componenti (scelta peraltro comune ad amplificatori più blasonati e costosi), ed all’utilizzo di potenziometri da stampato: non sono un esoterista dei potenziometri, tuttavia, nel caso uno di loro fosse da sostituire, bisogna comunque smontare tutta la scheda, ed è un lavoro un po’ brigoso.
I risultati della prova audio mi hanno varie sensazioni, che vanno, da un lato a sottoscrivere alcune cose lette in rete in merito a questo amplificatore, e dall’altro, a giustificare alcune idee che mi ero fatto analizzando con attenzione gli schemi elettrici.
Innanzitutto, la risposta alla prima domanda, la più scontata, è : ”No, non suona come un JCM800.”. La Windsor ha un suono diverso ed un comportamento diverso dal sopracitato Marshall. Innanzitutto ha molto più gain: a 5-6 di guadagno si innesca una sorta di effetto on-off: il suono è molto saturato e perde di definizione. Il perché è comprensibile paragonando gli schemi elettrici, magari avendo precedentemente letto alcuni degli utili articoli in merito agli ampli a valvole, pubblicati da vari utenti di Accordo. In particolare, le mie maggiori perplessità (condivise sul mio diario anche da Kata_TS) erano in primis inerenti alla concezione del preamplificatore, che non prevede uno stadio di buffering prima del tonestack; inoltre sono pure un po’ perplesso circa la progettazione dello stadio di phase-inverting, piuttosto “esotica”, a mio modo di vedere.
Il test in sala prove è stato effettuato con una cassa Marshall 1960 e con la Stratocaster, quello in casa con la mia 2X12” auto costruita, dotata di coni Luca Fanti Seventhy’70, in configurazione semi open-back, e con la Kramer, dotata di Pick-up Bill Lawrence Wilde L-500XL. Non ho testato l’effect loop.
L’impressione più immediata è che, con questo ampli, sia impossibile ottenere un buon pulito, anche con chitarre dotate di pick-up dal basso livello d’uscita, come i Bill Lawrence-Wilde della mia Stratocaster, e nell’ingresso Low col gain al minimo. Permane sempre un po’ di distorsione, e anche sgradevole, fuzzosa e sgranata, specialmente sul range medio basso. Questo potrebbe essere imputabile alla sopracitata assenza di un buffer, anche se magari mi sbaglio. Il tonestack è abbastanza ininfluente, come peraltro succede in questo tipo di amplificatori dalla concezione vintage, ma per me non è un problema, perché sono un convinto assertore dell’equalizzazione flat. Uso solamente il Presence (in questo caso efficace) per limare un po’ di acute sovrabbondanti. Il controllo Resonance, che servirebbe ad ingrossare il suono, invece è un po’ meno efficace. Il controllo Texture lo trovo assolutamente inutile: la Peavey lo indica come un sistema per simulare il suono di un ampli in classe A (ed anche qui ci sarebbe da parlarne, perché certi ampli come il Vox AC30, che vengono definiti “amplificatori in classe A”, in realtà non lo sono propriamente), in realtà da un punto di vista elettronico non è assolutamente consistente con la realtà, e serve solo per attenuare di un pelo la potenza, influendo poco sul suono, ed in maniera per me non molto gradevole; tanto poi con le modifiche lo eliminerò, quindi poco male.
Sul versante dei distorti la situazione migliora, anche se il crunch, che dovrebbe essere il pezzo forte di questo amplificatore, non mi convince fino in fondo. Di positivo c’è che la Windsor ha la “botta”, sia sugli stoppati che sulle singole note, anche a basso gain, tipica degli ampli con le EL34, e che alla mia altra testata, la Bulk Goldrose, dotata di 6L6, in parte manca. Con la cassa 4X12” chiusa la differenza è avvertibilissima.
Infine, i 100 watt dichiarati ci sono tutti.
Tra gli aspetti negativi vi è il fatto che permane la sensazione di “sporco”, ovviamente in senso negativo, che avevo sui puliti. Ed inoltre, tra gli acuti che fanno capolino aumentando la distorsione, ce ne sono anche di fastidiosi, vagamente simili alle armoniche che si evidenziano con i fuzz al silicio: può piacere o meno, e a me non piace.
Infine, giocando col potenziometro del volume, emerge la lacuna più grave, almeno secondo me: la Windsor non permette un buon controllo della dinamica quando è in distorsione: anche in questo caso c’è una sorta di effetto on-off, ed il suono cambia significativamente solamente a circa metà corsa del potenziometro della volume della Stratocaster, mentre sulla Kramer bisogna abbassare ancora di più. Già gli ampli monocanale non sono molto versatili, in più con questa peculiarità l’utilizzo ne viene limitato ulteriormente. Anche le entrate diverse (high e low) sono abbastanza inutili, anche perché, mentre nel JCM800 l’entrata low fa bypassare al segnale della chitarra uno stadio di preamplificazione, influendo anche sulla timbrica, nella Windsor non viene fatto altro che mettere un partitore di tensione in ingresso che dimezza il segnale; è un espediente poco raffinato e non molto significativo.
Alla fine, la necessità delle modifiche risulta quindi ancora più impellente perché il quadro che mi sono fatto ha più luci che ombre. Ribadisco tuttavia che sono solamente impressioni personali, e magari il mio gusto è troppo influenzato dal fatto che adoro il JCM800, per cui vorrei che questo ampli assomigliasse per forza al Marshall; casomai la Windsor “di serie” potrà fare la felicità di molti chitarristi (e pure dei loro portafogli). Ah, dimenticavo: il prezzo che ho visto su vari siti francesi è più basso di circa 100 euro della media dei prezzi che ho visto in Italia: se si è interessati vale la pena di dare un occhio sui negozi on-line d’oltralpe.
Ottimo ADayDrive
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.
Re: Ottimo ADayDrive
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Re: Ottimo ADayDrive
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<p>...interessante...</p>
Confermo!!
io ho coprato l'altr
Che succede? Ci scappa del rock, ciccio!
Re: io ho coprato l'altr
Che succede? Ci scappa del rock, ciccio!
Re: io ho coprato l'altr
"Art. 001: Il Rock va suonato al volume che serve.
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<p>...interessante...</p>
Re: io ho coprato l'altr
Per i puliti Marshal
marco
Re: Per i puliti Marshall