Piove. Siamo in Sicilia, alle pendici dell’Etna, sulla provinciale che collega Catania con Bronte, la patria del pistacchio. Se non fosse per la foschia che mi circonda, probabilmente vedrei i pistacchieti. Ma piove, è quasi primavera e piove. Però sono felice e curioso perché ho appuntamento con Maurizio Catania, quello che scoprirò dopo poco, uno straordinario personaggio, un ragazzo intelligente e garbato, collezionista di chitarre e liutaio per hobby. Già, perché il nostro è un impiegato di banca e dedica il suo tempo libero alla famiglia ed agli strumenti a corda.

Ho già avuto modo di apprezzare due sue creature elettriche (una tipo Telecaster ed un modello tipo Flying V personalizzata per il mio maestro Max Garruba), ma adesso sono alla scoperta di una delle sue produzioni acustiche, una dreadnought.
Maurizio mi accoglie nella sua casa-laboratorio, mi racconta brevemente la sua storia di emigrante al contrario, nato a Torino, poi a 15 anni trasferito a Bronte dove ha cominciato a studiare chitarra.
Le prime creazioni di chitarre classiche risalgono alla prima metà degli anni novanta, poi anche le prime esperienze con le chitarre acustiche.
Mi racconta della chitarra che sarà oggetto della recensione. Il modello si chiama Carmen, perché Maurizio ha progettato e realizzato lo strumento nella speranza di poterlo donare e sentire suonare alla conterranea Carmen Consoli.
Come detto, è una dreadnought per la quale sono state utilizzate queste essenze:
fondo: palissandro indiano
fasce (piegate a caldo): palissandro indiano
top: cedro
catene: cedro
controfasce: cedro per fondo e acero per il top
ponticello: palissandro
manico: cedrella
tastiera: paoferro
capotasto e ponticello: osso
“Carmen” è predisposta per essere amplificata. L’ingresso del jack è inserito nell’occhiello reggicinghia.
La imbraccio. Bella, leggera, bilanciata. Si percepisce lo sfumato ed inebriante profumo del cedro che si mescola con l’aroma del palissandro.
La rosetta che decora la buca è in abalone ed è ritagliata a mano.
E’ contornata da due filetti a tre strati in ebano/acero/ebano. Anche i binding di acero (“Maurizio, ma quanti strati sono?” “14 nel bordo superiore e solo 9 nell’inferiore!! anche il fregio verticale lungo il fondo ne ha 9” mi risponde, e sorride accorgendosi delle mia espressione mista di incredulità ed estasi), che circondano il bordo superiore e quello inferiore della cassa sono bellissimi e sono realizzati con accuratezza e precisione.

Sono alternanati da abalone ed acero che, consideratane la dimensione, concorre alla sonorità complessiva dello strumento.
Le decorazioni ricordano l’esperimento in kit della Martin 00028 eseguito da Tavernese e Petrucci.

Sono affascinato dalla “creatura”. La tastiera, sempre tendente all’eleganza, è fregiata con piccoli rombi e dot in abalone.

Fulminato dall’estetica della “signora” mi accingo a sentire come si esprime.
Carmen monta delle corde bronze 0,12” non recentissime (l’attuale proprietario dello strumento, il maestro ed amico Maurizio Salerno, non ricorda la marca).
Il suono è pieno ed asciutto. Netti e nitidi gli acuti (immagino a causa del cedro).
I medi sono della giusta corposità e dimensione, non troppo spessi perfettamente amalgamati con le alte frequenze.
I bassi sono presenti non slabbrati. Leggermente coperti dalle frequenze più alte. Ma come anticipato, la vecchia muta di corde montata non è adeguata alle qualità dello strumento.
Faccio un maldestro giro di “Blackbird”: “fatta apposta per il fingerpiking” è la mia riflessione.
Il manico, verniciato perfettamente, è scorrevole e non affatica l’esecuzione.
La tastiera (che monta tasti medium) è eccellente (vengono bene anche i bending).
La prova con il plettro, conferma l’equilibrio della timbrica, i bassi sono presenti ma non esagerati ed i cantini corposi e non taglienti.
Non mi faccio mancare niente. Da poco il mio maestro mi ha iniziato alle accordature aperte ed alla slide. Accordo in Sol e parto con il bottle neck. E' la combinazione perfetta, forse anche favorita da un’action un pizzico alta.
Mi viene voglia, prima, di abbracciare Maurizio Catania e ringraziarlo per avere costruito, no, non è corretto: per l’amore profuso nella realizzazione della chitarra è corretto dire “per avere creato” Carmen; poi, di chiedergli di modellare per me una serie di strumenti (ma di questo riparleremo).
Sto per congedarmi da lui e rituffare la mia auto nella nebbia e nella pioggia della primavera Siciliana, ma prima di lasciare il suo laboratorio, quando vengo colpito da un dubbio: che le sue capacità di liutaio siano legate ad elementi genetici: “Maurizio, non è che per caso sei parente del celebre liutaio Carmelo Catania?” gli chiedo curioso.
Forse si aspettava la domanda. Sorride: ”no, Giorgio, neppure lontanissimi parenti”.


Bellissima
brucelucio
Re: Bellissima
Che piacere...
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brucelucio
Niente altro da dire che:
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Be...
Ma chi se ne frega ? Vai dove vuoi, purché non ti
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Dreadnought e poesia.
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bella!
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Banjo & Dreadnought = Bluegrass
una dread non è un
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Ciao Creame...
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Maurizio Catania
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