DiscoDays e Marvit Guitar

di RozzoAristocratico - accordiano DOC #17844 | 04 May 2010 @ 09:00 |
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Come promesso sabato sono stato al Disco Days, l'evento promosso dal Comune di Napoli insieme a diversi partner e sponsor, organizzato due volte l'anno e completamente gratuito. L'occasione era ghiotta per un aspirante divoratore di vinile come me, e il piatto diventava più gustoso con l'aggiunta di alcuni seminari sulla storia del rock e del blues oltre alla presentazione delle chitarre Marvit, giovane liuteria tutta Partenopea.

Innanzitutto devo essere sincero e ammettere che, grazie alla vicinanza di casa rispetto al Palapartenope e Casa della Musica (dove si è svolto l'evento), non ho seguito proprio tutto il programma, ma ho fatto diverse capatine per assistere ai seminari più accattivanti scelti da un lungo programma non sempre esaltante a dire il vero.

Oltre gli interessanti seminari sui Pink Floyd e i Beatles (il cui svolgimento, con tanto di esemplari di album rarissimi, è catturato nella foto in alto), che hanno aperto la rassegna, e qualche altro forum sparso lungo la giornata come la storia del rock divisa in decenni dagli anni'70 a oggi con racconti e audiovisivi, effettivamente non c'era molto. Ma andiamo con ordine.

All'ingresso si notava un'organizzazione niente male, uno stand distribuiva volantini della fiera e proponeva la partecipazione a un sorteggio gratuito con in palio il disco Let it be dei Beatles. Appena più in là banchetti carichi di amplificatori, preamplificatori, diffusori e giradischi, tutto di qualità e con largo uso di tecnologia a valvole. E cosa c'è di meglio per incuriosire verso una fiera del genere se non il poter ascoltare, all'ingresso, vecchi dischi funk e jazz montati su un sistema da far girar la testa? Passando oltre, dopo qualche minuto dietro a quei piccoli amplificatori che, da buon chitarrista, ho rigirato da ogni lato, sono entrato nella sala principale, la felicità di ogni collezionista di dischi ma anche del semplice amatore.

Banchetti con in vendita qualunque tipo di vinile, 33, 78 giri, scatole con album super scontati e pezzi da collezione da diverse centinaia di euro, migliaia a volte, appesi alle pareti degli stand. A quanto pare il mondo della chitarra non è il solo a essere caduto nel vortice del collezionismo, e forse i due campi condividono molto pubblico in quanto, manco a farlo a posta, poco più avanti trovo lo stand di Marvit Guitar, poco in esposizione, sicuramente a causa dello spazio limitato offerto dalla sala di Casa della Musica, ma abbastanza per farsi un'idea in linea di massima.

Finalmente è arrivato il momento della loro presentazione sul palco, un bel palco spazioso che molti conosceranno già in quanto ha ospitato numerosi concerti anche di rilievo.

Le chitarre presentate in tutto sono quattro, forme classiche, trite e ritrite, che allo stand possono aver deluso un po' le aspettative, ma l'approfondita spiegazione dei ragazzi di Marvit Guitar che precedeva ogni dimostrazione ha rivelato la presenza di ottime idee alla base di tutto.

Tutti gli strumenti hanno dimostrato di aver qualcosa da dire e, se con il modello stile Les Paul i liutai si sono trattenuti dal fare troppe personalizzazioni, il modello Stratocaster è decisamente più personale. Paletta nera con il logo e un grosso occhio di Ra, che sembra essere il simbolo dell'azienda, e un motivo floreale lungo tutto il manico in madreperla giustificano la scelta di includere nel proprio catalogo l'ennesima copia Strato.

La chitarra si differenzia dai modelli standard più conosciuti anche per la scelta dei legni, qui frassino americano, e uno switch on off per il pickup al manico, studiato per fornire la sempre più richiesta combinazione ponte più manico.

Il modello più curioso è però sicuramente quello più estremo nelle forme, di ispirazione chiaramente ESP ma dal look molto particolare. Subito saltano all'occhio le ridottissime dimensioni del body, preferite per rendere lo strumento più maneggevole e per richiamare l'essenzialità di una chitarra, a detta dei produttori, studiata per massimizzare la resa, motivo che ha anche decretato la scelta di un ponte fisso. Tra i pickup si scorge di nuovo l'occhio di Ra, inciso a fuoco, credo.

Io spero di sentir di nuovo parlare di questi ragazzi e di poter avere sotto mano uno dei loro strumenti, in fondo 1500 euro circa per una rielaborazione di liuteria dell'idea Stratocaster, per fare un esempio tratto dal sito, non sono uno sproposito, anche se sicuramente non alla portata di tutti, ma questo è il Made in Italy artigianale.

Insomma la fiera del disco ha riservato qualche sorpresa interessante, e magari merita più attenzione nelle sue future edizioni, di cui la prossima è prevista per ottobre 2010, sempre a Napoli.

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Tutti i commenti

  • Bell'articolo...
    di gibsonmaniac - accordiano #21617 | 04 May 2010 @ 10:26
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    "Art. 001: Il Rock va suonato al volume che serve.
  • Si Sono d'accordo an
    di davidederosa64 - accordiano #20297 | 04 May 2010 @ 12:06
  • 1600 € per un prod
    di Spilung - accordiano #20537 | 06 May 2010 @ 08:42

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