E siamo a quota diciotto. Da quell'inizio autunno a Rho sono passati quasi dieci anni e ancora siamo qui a giocare con le chitarre.
"Ma chi te lo fa fare?" E' la domanda che ho sentito di più il 28 ottobre 2001 a SHG 18. Gli amici in visita mi vedono correre con piglio nevrotico, mi salutano al volo, provano a dirmi qualcosa e non li sto a sentire, mi beccano ad avviare quattro frasi e completarne mezza. Si stupiscono, "ma chi te lo fa fare?". Hanno ragione? In effetti prima della manifestazione abbiamo avuto a che fare con...
- il negoziante che si lamenta sempre, stavolta è perché gli chiediamo di compilare i permessi (nota che potremmo fottercene e lui rischierebbe 10 milioni di multa);
- gli espositori che regalano i pass alla gente (dandosi la zappa sui piedi, meno biglietti = maggior costo per i loro stand, i soldi per pagare le spese da qualche parte devono uscire);
- la "dottoressa" spocchiosa che lascia intendere chiaramente che la sua azienda non verrà mai e che lei ha cose più importanti da fare (però i paralleli vendono i suoi stessi strumenti a metà prezzo a SHG);
- i furbi che si spacciano per privati e si costruiscono un negozio con 13mila lire di biglietto credendo di non essere notati;
- gli espositori che arrivano alle 11 invece che alle 8 e anziché scusarsi trattano male i ragazzi dello staff che li aiutano a scaricare (anche se non sarebbero tenuti a farlo);
- la gente che mi fuma in faccia nonostante i cartelli che chiedono di astenersi;
- quelli che si offendono perché chiediamo di abbassare il dannato amplificatore che rompe le palle a mille persone ("appena accendo ve la prendete con me" e intanto ha un finale da 200 Watt a manetta).
Già, chi me lo fa fare? Ci ho pensato un po', l'ho capito e ho deciso di raccontarlo. Dunque, continuo a fare SHG...
... per una serie di ottime ragioni:
- per conoscere Stefano, il ragazzino di 15 anni che si è costruito da solo una chitarra elettrica bellissima, con tante levette, led colorati, distorsore e papà orgoglioso incorporati;
- perché dopo tutti questi anni mi piace ancora passare una giornata nel più grande negozio di chitarre d'Europa. Mi fa venire in mente i tempi del liceo, quando Fragonara festeggiava il suo compleanno nella pasticceria di famiglia, aperta solo per noi di sera;
- perché con uno sporco trucco ho "costretto" Mario a venire a Milano e ho potuto farci due chiacchiere a voce invece che per e-mail;
- perché la maggior parte degli espositori sono diventati degli amici che si rivedono sempre volentieri;
- per godermi lo spettacolo del più noto mercante di chitarre in Europa (uno che ci trattava come stracci quando eravamo pochi) sull'attenti davanti all'Alcatraz a pregare Luca di dargli uno spazio per le sue chitarre;
- perché l'avevo sempre saputo che Luca è uno in gamba;
- per rivedere i ragazzi dello Staff che incontro una volta all'anno;
- perché la gente dell'Alcatraz è bella gente, non date retta alle voci;
- per non dimenticare mai quelli che dicevano che Accordo su Internet non aveva senso;
- per dare una mano a una ragazza intelligente che ha capito il valore di essere innovativi nel commercio, anche se si vendono le solite chitarre;
- perché moltissimi amici virtuali leggono il mio cartellino, mi chiedono "sei Alberto?", mi stringono la mano e mi dicono che facciamo un buon lavoro;
- per fare esercizio zen: non prendere a calci nel culo un paio di personaggi a cui in realtà farebbe un gran bene;
- perché i chitarristi si meritano qualcosa di meglio del Disma;
- perché ho i migliori partner dell'Impero Galattico: Luca, Matteo e Susi;
- per ricordare che esistono ancora dei cialtroni che pretendono di non pagare il biglietto dicendo "tu non sai chi sono io";
- per tornare nel mondo delle chitarre reali dopo mesi di chitarre virtuali;
- perché ormai ci sono più richieste che posti disponibili: non devo più passare ore al telefono con segretarie, mariti, figli, "dottoresse" & C (quelli che lavorano presso i distributori di strumenti, quelli a cui paghiamo lo stipendio quando compriamo una chitarra, sempre troppo impegnati per darci retta);
- per cuccare con le mani nella marmellata il managerino in carriera che sfoggia tre L5 e poi tenta di gabbare le 13mila lire del biglietto facendosi dare un pass sottobanco;
- perché grazie a SHG ho conosciuto Giuseppe Orlando e signora;
- perché tutte quelle migliaia di appassionati che vengono da lontano se lo meritano;
- perché spero sempre che Roberto Pistolesi torni tra noi a SHG;
Insomma, la maggior parte di chi viene non può sapere che SHG è un gioco che a volte si fa duro. Quelle volte lì bisogna proprio che i duri giochino. Ma allora, se non lo faccessimo noi, chi altri diavolo si metterebbe a giocare?
Arrivederci ad Ancona l'8 giugno 2002