
Inoltre è un codice che può essere, non necessariamente ma spesso, polifonico, ossia a più voci, cosa che è più difficile riscontrare nel linguaggio, creando una sorta di lingua collettiva dalla spiccata forza espressiva, che oltrepassa una semantica tradizionale, fatta di immagini concrete, di rappresentazioni mentali, creando direttamente una semantica della sensazione, dell'emozione, un'atmosfera e un ambiente che ci circondano, trasportandoci in situazioni nuove, gradevoli o meno, tranquillizzanti o spaventose, conosciute o inaspettate. Come il discorso linguistico, anche la musica ha una sua struttura (un suo testo, o textus, tessitura appunto), un inizio, un mezzo e una fine, una serie di equilibri, valli, colline e montagne che raccontano, o implicano, una storia. Spesso a più voci, come già detto, e spesso con una linea principale, incaricata di seguire la vicenda del protagonista, il percorso più evidente: questa voce è il canto, che può essere effettivamente vocale, o strumentale. Tra i canti strumentali, possiamo distinguere due tipologie principali: il tema (normalmente scritto) e l'assolo (normalmente improvvisato), e di quest'ultimo ci occuperemo in questo breve articolo. Senza volerne tracciarne la lunga storia, nelle diverse fasi e nelle diverse culture musicale (cosa che va molto oltre le mie capacità e competenze), qui ci si limiterà a riflettere sulla sua funzione, nel contesto della musica “moderna” (pop, rock, blues o jazz, per fare qualche esempio) e soprattutto sui suoi usi e abusi, con particolare riferimento all'ambito chitarristico.
E dunque, che funzione ha, o può avere, un assolo (chitarristico o meno) nell'ambito di un brano musicale? Sicuramente molte, ma qui ne isolerei in particolare tre:
1) funzione performativa (o “sportiva”): dimostrare la bravura e la competenza tecnica del musicista, inserendovi quanti più passaggi complicati o di effetto possibile; una sorta di vetrina personale, che dimostra la caratura tecnica del soggetto;
2) funzione estetica: abbellire il brano con timbri e atmosfere d'effetto, colpire l'ascoltatore non solo o tanto per la tecnica, quanto per l'atmosfera che si è in grado di creare; ciò implica anche spesso perseguire un'ideale estetico in qualche modo assoluto, presupponendo che esistano assoli belli ed altri meno belli (o più semplicemente brutti);
3) funzione espressiva: comunicare, non importa come o in che modo, tentando di esprimere se stessi e trasmettere all'ascoltatore sensazioni ed emozioni, atte a coadiuvare, potenziare o, perché no, in alternativa, anche a contrastare l'atmosfera del brano, tenendo presente che comunicare non significa necessariamente compiacere (anzi vuol dire tutt'altra cosa).
Detto questo, è evidente che alcune di queste funzioni possono intervenire parallelamente, contribuire in maniera congiunta alla costruzione di un assolo. Ma ce ne sarà sempre una che prevale sulle altre, e che permette di individuare tre tipologie estreme di assolo (tipologie che ovviamente non pretendono di rappresentare tutti gli assoli possibili, ma solo delle tendenze, dei poli tra i quali gli assoli reali si muovono):
1) l'assolo ipertecnico: il classico “pezzo di bravura”, il cui fine è la dimostrazione della propria competenza tecnica, attraverso diversi mezzi come, ad esempio, la velocità d'esecuzione, la pulizia, l'utilizzo di effetti reiterati quali tapping, bending, sweep, arpeggi etc.;

2) l'assolo d'effetto o d'atmosfera: un assolo che cerca di compiacere l'ascoltatore, fornendogli un ambiente conosciuto in cui muoversi, fatto di citazioni da assoli storici, forte cantabilità etc. secondo un “modello” estetico riconosciuto e reiterato;
3) l'assolo espressivo: non rappresenta una vera categoria, ma si ha quando lo strumentista decide che il fine espressivo è più importante della dimostrazione tecnica o del fine estetico, e usa strategie che sono adatte al brano, o puntano ad un obiettivo comunicativo diretto; si tratta di assoli che parlano all'ascoltatore, magari utilizzando anche tecniche semplicissime, ma che tentano di esprimere qualcosa di nuovo, originale, inaudito (nel senso etimologico del termine), ovvero di creare effettivamente un oggetto artistico, uscendo se possibile dalle strade già tracciate.

Anche se penso sia implicito nella stessa impostazione del discorso quale sia la mia preferenza tra le tre modalità, credo che sia lecito scegliere liberamente, eventualmente anche portandone avanti contemporaneamente due o tutte e tre. Ma credo che la domanda di fondo non debba mai rimanere implicita: perché inserisco questo assolo, in questo punto del brano, con queste modalità? Cosa voglio comunicare all'ascoltatore? Cosa aggiungo al brano? E soprattutto, voglio cercare di aggiungere nuove modalità all'espressività umana, o semplicemente voglio emulare, riproporre linguaggi, storie, percorsi già visti e, soprattutto, già ascoltati?
"Non mi interessano assoli di dieci minuti. ...
<i>Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare men
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I need a little twang, twang, twang
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pace e bellezza
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Penso che un 'musicista vero' componga e suoni ...
Re: Penso che un 'musicista vero' componga e suoni ...
Il limite è la cifra dell’arte
Re: Penso che un 'musicista vero' componga e suoni ...
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Il limite è la cifra dell’arte
Bello spunto di riflessione!
Luca Villani http://www.i-spira.com
Re: Bello spunto di riflessione!
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Sostieni greenpeace, ne va del nostro futuro.
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Quello che ha citato di "Brighton" penso si la ...
citazione
io preferisco di solito assoli non tanto ...
well we all shine on, like the moon, and the stars
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ormai.....
sapete come la penso
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La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Ci tengo a dire un paio di cos:
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Chi è il tipo nella terza foto? E che ...
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Arte e video-games.
raw
Bello spunto di riflessione1
non è musica se non c'è un assolo di ...
"1959 Burst project"
credo che non si possa dipingere sempre tutto ...
le idee sono nella testa e il suono è nelle dita..
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Dipende dal contesto...
Fab http://www.myspace.com/fabrizioprevidi
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IO SONO UN ASINO