
Necessaria una minima capacità di trattativa e, perché no, un pizzico di fortuna, che quella si sa che non guasta mai. Non è semplice, ma quando tutte queste condizioni si verificano è possibile portarsi a casa degli strumenti davvero validi, soprattutto per la cifra investita.
Come questa Ibanez Edr 470 Ex, “Ergodyne” per gli amici intimi. Una chitarra ormai fuori produzione (il motivo mi risulta tuttora ignoto – NdR), il cui prezzo di mercato era localizzato attorno ai 450/500€. Fascia media, direbbe qualcuno. Per poco meno della metà del prezzo originale, sono riuscito a portarmi a casa una chitarra di tutto rispetto.
Una chitarra dal look accattivante, che ricorda vagamente le Satriani Signature sia nelle linee, anche se forse è più “rotonda”, sia nella finitura Jewel Blue, dai riflessi a volte violacei, a seconda dell’esposizione alla luce. Un vero piacere per gli occhi per chi, come me, crede che la chitarra debba essere bella da vedere, oltre che da sentire.
Una Ibanez come le altre? Sì e no.
La particolarità principale, che la distingue da altri modelli passati e presenti, è il body in luthite. Una sorta di fibra sintetica formata da resina e polvere di legno. Un materiale che dovrebbe abbassare i costi di produzione, ma che essendo più denso e meno poroso del legno, dona alla chitarra un suono particolarmente pieno e profondo. La chitarra risulta quindi abbastanza leggera, senza però compromettere il sustain, che anzi sembra giovare della pienezza del materiale utilizzato nella costruzione. Particolare anche il feeling “tattile”; scorrendo la mano sullo strumento, questa scivola senza incontrare resistenze, come invece farebbe su una chitarra in legno verniciato.
Le altre caratteristiche fisiche rispecchiano quello a cui Ibanez ci ha abituati negli ultimi anni. Il manico Wizard II in acero, su cui svetta la paletta trapezoidale con logo Ibanez argenteo e logo Ergodyne in piccolo, è comodo e scorrevole. Avvitato al body, non è eccessivamente sottile, quanto basta per permettere passaggi veloci senza affaticare troppo la mano, quanto basta per avere effettivamente la sensazione di reggere qualcosa.
La tastiera è in palissandro, 22 tasti jumbo, tutti suonanti se si tralascia qualche naturale incertezza attorno al 21esimo/22esimo tasto. I segnatasti dot in finta madreperla costituiscono quella che è, a mio modesto parere, l’unica pecca estetica dello strumento, preferiti forse per ragioni di costo ai più eleganti (leggasi “tamarri”) e caratteristici “denti di squalo”.

L’hardware è nichelato satinato, e il ponte è un Ibanez Edge-Pro II. Ponte Floyd Licensed sul quale si è detto molto, definendolo a volte di buona fattura, a volte il peggiore mai creato dalla Ibanez. Pareri contrastanti sui quali non metto bocca, limitandomi ad attestare come, dopo un settaggio da parte del liutaio di fiducia, il ponte tenga piuttosto bene l’accordatura nonostante i suoi annetti e l’inevitabile stato di usura in cui riversa. L’assetto generale da il meglio quando vengono montate corde con scalatura 0.009, e l’action risulta comodo almeno per i miei gusti, permettendo agevoli tapping e hammer on.
Degni di rilievo i pickup IBZ by EMG, che costituiscono la seconda particolarità che rende questa chitarra unica nel suo genere. EMG è un nome che rappresenta per molti una garanzia, e i pickup su questa chitarra sono il valore aggiunto, nonostante si tratti della variante passiva. La configurazione HSH (humbucker al ponte, single coil centrale, humbucker al manico), in combinazione con lo switch a 5 posizioni, garantisce un’ampia gamma di suoni, marchio di fabbrica della stragrande maggioranza dei prodotti Ibanez. Uno strumento versatile, probabilmente pensato principalmente per il rock e per il metal, ma che si adatta anche al funky, al punk o a sonorità blues e pseudo-jazz. Distorsioni potenti se settata sugli humbucker, puliti brillanti se si utilizzano il single coil o le posizioni intermedie, passando per suoni semi distorti davvero convincenti; con la giusta strumentazione questa chitarra è capace di accontentare quasi qualsiasi esigenza, eccezion fatta per i puristi di un genere che ricercano un tipo di suono specifico.
In definitiva, dunque, come valutare questa Ibanez made in Korea?
Uno strumento valido per la fascia di prezzo a cui veniva venduto, un affare per il prezzo a cui è stato acquistato. Una delle migliori scelte per il chitarrista “intermedio/principiante” che vuole uno strumento che suoni, uno strumento sul quale sviluppare il proprio stile, una scelta interessante anche per il chitarrista esperto che vuole sperimentare senza spendere uno sproposito. Se siete interessati e ne avete occasione, provatela. I gusti, si sa, sono insindacabili.
Chiedo perdono
Re: Chiedo perdono
Rigore e immaginazione (G. Bateson)
Re: Chiedo perdono
good :-)))
How can a poor man stand such times and live
bravo bagai, nemmeno a me piacciono ...
gni gni gni
devo ammettere che dallle foto non mi ero ...
well we all shine on, like the moon, and the stars
ce l'ho!!!