
Mio padre la comprò nell'82 dopo averla ordinata in negozio, pagata 800mila lire.
Dopo aver aperto la custodia rigida in finto coccodrillo, la sorpresa non fu poca nel vedere una chitarra settata così male da essere insuonabile. La chitarra venne spedita a un laboratorio di liuteria. Ritornata era tutta un altra cosa: manico dritto, tasti sagomati alla perfezione, action bassissima. Ma tutto a discapito dell'estetica: se al suo arrivo lo strumento era perfetto nelle finiture, dopo l'intervento del liutaio era piena di graffi e ammaccature presumibilmente dovute alle morse e a una buona dose di disattenzione del liutaio.
Placata la rabbia, con la consapevolezza di avere uno strumento settato alla perfezione e perfettamente suonabile, mio padre ha amato questa chitarra come se fosse, appunto, La chitarra acustica (normalmente dopo il suo primo grande amore la Eko Fiesta, la così detta "cassetta di arance", che nelle sue mani suona come una chitarra di alto rango).
Dopo questo spaccato di storia passiamo alla chitarra così come si presenta oggi (praticamente uguale a quando è uscita dal liutaio):
aspetto veramente vintage, finitura vintage sunburst e relic 'naturale'(che a vedersi oggi fa la sua figura), bordature color bianco (anche questo invecchiato fino a diventar quasi panna) ben applicate e continue (anche la paletta è bordata, mentre la bordatura della cassa è la così detta triplo strato), classico palettone Epiphone (per intenderci la forma della paletta delle elettriche, solo un po' più grande e meglio rifinita, non come quelle delle acustiche di ultima produzione) con tanto di marchio e intarsio in vera madreperla (e dicitura ''Gibson'' sul copri truss rod), intarsi a corona come quelli della sorella maggiore sulla tastiera in palissandro e, per concludere, il classico ponte a baffo (o a mustazzo), anche questo in palissandro.
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche: meccaniche Gotoh dorate in edizione speciale prodotta appositamente per questo modello, manico in acero, dritto e scorrevole, bello panciuto ma davvero comodo, top in abete, fondo e fascie in acero con venature veramente belle.
Vista così più che regina sembrerebbe un re, ma la voce è da soprano: squillante e potente grazie all'acero, che pero dà importanza anche ai bassi, caldi e profondi grazie alla forma della cassa (e alla scalatura 0.12). Ma come si comporta nella pratica? Partendo dal presupposto che la SJ200 ha accompagnato dei grandi (da Reverend Gary Davis a Elvis Presley), anche questa sorella minore non tradisce le aspettative dimostrandisi veramente versatile: ci si può suonare in fingerpicking o con plettro, reagisce egregiamente agli accompagnamenti blues strappando le corde e altrettanto bene allo strumming, bella sugli arpeggi, ricca di armonici, abbastanza tagliente sugli accompagnamenti reggae (piuttosto mediosi) ma con un bel sustain sui bassi.
Io ci ho suonato anche pezzi elettrici riadattati frettolosamente all'acustica: dagli AC/DC a Hendrix, passando dagli arpeggi in puro stile Metallica ai power chords più metallari (so già che qualcuno mi lapiderà per averlo fatto... mio padre è fra i primi che non approva pienamente questo ''uso improprio'' della sua bella).
Il pezzo che mi piace più su questo strumento? Californication dei Red Hot Chili Peppers, che si amalgama perfettamente con gli acuti squillanti e i bassi caldi e profondi emanati da questo strumento.
In conclusione? Una chitarra vintage che non ha nulla da invidiare a molte sue simili anche di fascia di prezzo superiore e che non teme il passare del tempo che le dona sempre più fascino.
Per me questa chitarra rappresenta un mito, è la MIA Regina delle Super Jumbo.
Veramente bella, e son sicuro che suona anche ...
"Dici a me?!" ...
Re: Veramente bella, e son sicuro che suona anche ...
E una delle mie acustiche preferite, vorrei ...
pesente!!!
brucelucio
Re: pesente!!!
CHITARRA STUPENDA!
Esteticamente queste jumbo tipo Gibson J200 ...