Sembra avere prezzi onesti e prodotti di qualità, ma non è questo che mi colpisce. Ad attrarre la mia attenzione è uno dei proprietari del negozio, Andrea Giovanetti, che a quanto pare da molto tempo si occupa di assistenza e riparazione nell'ambito dell'amplificazione (strumenti musicali, ma anche hi-fi) nonché, ed è questo che ci interessa, di progettazione e realizzazione di amplificatori per chitarra, basso e per l'alta fedeltà.

Ovviamente non posso resistere alla tentazione di andare alla scoperta del mondo Giovanetti Handwired. Sceso dal profondo nord con tutta la famiglia, al terzo giorno di vacanza sono già davanti al negozio. Mai scelta fu più fortunata! Una volta uscito non ho potuto che chiedermi come fosse possibile che non avessi mai sentito parlare di questa piccola, eppur grandiosa, realtà Made in Italy (come fa scena dire oggi) fatta di artigianato e passione. Il secondo pensiero è stato per Accordo.it: devo condividere con il popolo accordiano questa scoperta, perché tutti voi possiate condividerne la soddifazione col sottoscritto.
Premetto che ho avuto modo di provare diversi prodotti creati da Andrea Giovanetti (anche alcuni stomp-box), uno alla fine me lo sono anche portato a casa, maledetta GAS, e sarà protagonista di un prossimo articolo. Questo primo approccio però sarà con il prodotto che, in termini generali, ho forse trovato più interessante e più complesso (nel senso buono del termine) ovvero il "36", una testata per chitarra da 36 Watt a due canali indipendenti che nasce su piattaforma VOX AC30 anni 60 e AMPEG. Tutti i lavori di Andrea prendono infatti ispirazione dai grandi ampli che hanno segnato la storia della musica (e la nostra cultura musicale), da quel suono che tutti noi tendiamo a cercare anche nei prodotti più recenti, eppure finiscono per superare il concetto di clone e, come vedremo, acquistano sempre una spiccata personalità.
Mi è sembrata cosa interessante, prima di proporvi la recensione vera e propria del prodotto, inserire una breve intervista per scoprire insieme chi è Andrea Giovanetti. Fortunatamente l'interessato, la cui disponibilità e simpatia si percepisce subito, si è prestato volentieri allo scambio di mail necessario all'opera.
Accordo: Andrea, da quanto tempo ti occupi di elettronica e di amplificazione e da cosa nasce questa passione?
Andrea Giovanetti: Mi occupo di elettronica e amplificazione da circa 20 anni. Dato che sono un mediocre chitarrista ma con un discreto orecchio, gli amici, invece di sorbirsi le mie note sgangherate hanno visto bene di infilarmi dietro il mixer. Ovvio poi che sono perito elettronico ma la passione l'ho sempre avuta fin da bambino.
Acc: Da quanto tempo realizzi, nello specifico, strumenti di amplificazione per strumenti musicali e per impianti audio, e da cosa è nato questo desiderio?
AG: Costruisco da più di dieci anni e tutto nasce dalla curiosità e dal non essere figlio di papà e quindi dal dovermi arangiare se volevo quello che ad altri era molto più facile avere.
Acc: Qual'è stato il tuo primo progetto?
AG: Il primo progetto non si scorda mai... Un Kit di costruzione valvolare HiFi che si chiama "Lo scherzo" progettato da Luca Chiomenti. Invece il primo ampli a valvole per chitarra è stato un Fender Champ 5Watt, ancora l'ho nel mio laboratorio ma fa un pò schifo (reperire i componenti giusti è la parte più difficile del progetto, ancora non l'avevo capito), anche se c'è chi l'ha voluto per registrareun disco, misteri della psicoacustica...
Acc: I tuoi progetti nascono, quasi sempre, come cloni di amplificatori storici (Vox, Plexi etc.), ma in ognuno di questi riesci a imprimere una propria personalità, magari una piccola modifica, fedele all'originale eppure nuova... la tua firma insomma. Come approcci il progetto e da cosa nascono le tue idee per migliorarlo/personalizzarlo?
AG: Come per la musica che, come si dice, ha sette note (ed è dura inventarsi qualcosa di nuovo) per gli ampli è la stessa cosa, i suoni sono quelli e qualsiasi cosa che si discosta troppo dal seminato per la gente non suona giusto, quindi si finisce per girare intorno a quei quattro o cinque schemi storici.
Possiamo fare tutti gli ampli con un'infinità di canali e le manopole che girano da sole ma, come per la musica, fra venti anni saranno finiti nei bidoni della spazzatura e continueremo ad ascoltare Jimmy Hendrix e a sognare i suoi amplificatori monocanale con quattro regolazioni (che neppure utilizzava tanto era tutto al massimo). Ciò non toglie che comunque con un pò di sensibilità e preparazione tecnica non si possa fare qualche miglioramento se non altro utilizzando componenti di qualità che cinquant'anni di progresso tecnologico ci ha messo a disposizione, o adeguando i vecchi progetti ai nuovi modi di suonare.
In più venendo io dall'HiFi valvolare più estremo l'approccio è particolare, i componenti sono tutti super, le resistenze vengono scelte e selezionate in funzione del loro ruolo nel circuito, idem i condensatori, tutto il circuito viene cablato in maniera particolare per evitare ronzii e interazioni con filature in rame OFC placcato argento e isolato in Teflon e stagno in lega eutettica con percentuale di argento per migliore la conduzione e la qualità delle stesse. Sono tutte cose che se integrate nella costruzione di massa aumenterebbe i prezzi a dismisura ma a me perderci un'ora in più o spendere 20€ di componenti in più non cambia nulla, ovvio che tutte queste cose fanno molto mojo, come dicono gli americani, e i soliti costruttori guru le fanno pagare a peso d'oro!
Acc: Tu proponi prodotti di qualità estrema: realmente mojo o boutique, che dir si voglia, eppure scegli di commercializzarli a un prezzo più che conveniente, con cui sul mercato si comprano prodotti seriali, qualitativamente nemmeno paragonabili, perché? E' la passione per il tuo lavoro che ti spinge a comportarti in questo modo?
AG: Fino a che riesco a farli e divertirmi a farli li farò pagare il giusto, quando non mi divertirò più perché ne dovro fare troppi e verrà troppa gente a chiedermi di fargli quegli inutili scatoloni a N canali incomincero a farli pagare tanto anche io... eheheh, scherzo.
Acc: Ora una piccola introduzione alla prima recensione di un tuo ampli, il "36", dicci brevemente come è nato questo progetto.
Il progetto è nato da una chiacchierata con l'amico Alberto Mariotti dello studio di registrazione Route66 che all'ennesimo mio amplificatore che provava ha incominciato a chiedermi specificatamente certe cose.
Essendo un amante del country ha incomiciato con il parlare degli ampli che usa Brad Paisley, i vari Dr. Z, Vox AC30 ecc. [ora capite il mio interesse? n.d.r.] da lì è nato il progetto che altro non è che un collage di ampli storici e di utility più moderne, un ampli giusto per lo studio di registrazione (ma anche live) per spaziare in quel range di suoni tra il country e il rock.
Giovanetti 36
Due canali indipendenti. Il primo (su modello VOX) utilizza un pentodo, la EF86, in questo caso una Tesla originale anni '70, una EF806S, un modello speciale anti microfonico e anti disturbi. Il canale con la EF86 ha come tono un cosidetto VariTone (un selettore a sei scatti che seleziona vari condensatori determinando la frequenza di taglio sui bassi). Il secondo canale utilizza una comune 12AX7 ECC83, in questo caso la versione militare 5751 della Sylvania a basso rumore e bassa microfonicità. La valvola è comune ma il controllo di tono è una vera chicca, si tratta di un James Baxandall, un controllo dei toni alti e bassi che si poteva trovare negli HiFi (quelli buoni) tra gli anni 40-50 montato su un unico potenziometro (doppio), in poche parole una sorta di loudness che permette di giocare in modo molto interessante col tono. Entrambi i canali hanno la mandata effetti indipendente.
Sulle classiche quattro EL84 finali interviene un volume master completamente escludibile e il classico tono "cut" presente sui Vox d'annata. Una valvola rettificatrice GZ34 e valvola di split made in USA. 36Watt di autentica Classe A.
Ho effettuato la prova con una Telecaster Road Worn; indubbiamente con una Custom Shop ’50 o una Tele sixties originale avrebbe suonato ancora meglio, ma ci accontentiamo e vediamo di focalizzarci principalmente sull’amplificatore. La cassa era una 4x12 costruita da Andrea con due Greenback e due V30.
Parto col canale uno (AC30). Avete mai suonato un AC30 dei primi anni ’60 (quelli ancora senza boost)? Eccolo lì, senza possibilità di sbagliare. Un attacco spaventoso e una dinamica irripetibile, le note escono estremamente definite senza che gli alti diventino mai troppo taglienti né che i bassi sbrodolino. Il VariTone funziona molto bene e consente di raggiungere con facilità la timbrica desiderata. La Telecaster in posizione centrale è puro twang (sembrano fatti l’un per l’altra), col pickup al manico il suono diventa molto più bluesy, specie se abbiniamo un Tubescreamer (io ne ho utilizzato uno sempre Made by Giovanetti), al ponte sfruttando bene il tono della chitarra passiamo dagli arpeggi tipicamente pop-rock ai più classici country licks con grande scioltezza. Da segnalare un’headroom veramente infinita. Attivando il master si apre tutto un altro ventaglio di possibilità: io sinceramente ho apprezzato soprattutto la possibilità di arrivare in soglia breakup a volumi ancora umani, ma a mio modo di vedere questo ampli è fatto per suonare così, diretto, con tutta la botta che può dare senza il filtro del master-volume.
Il canale due (Ampeg oriented) regala veramente un grande calore e tra i due è certamente il più rock. Ciò che colpisce subito è il controllo di tono capace di trasformare un suono un po' nasale e piacevolmente vintage (un po' Bassman un po' Ampeg) in qualcosa di decisamente più pieno e moderno (e originale), con bassi presentissimi e un effetto mid-scooping gradevole; la cosa interessante è che se vogliamo riportare avanti i medi, in aria più british, il controllo di volume integra un mid-boost a switch. Qui l’opzione master-volume si fa decisamente apprezzare: suonando al limite del breakup e boostando con il Tubescreamer si presenta Mr. SRV (se avete una Stratocaster a portata di mano), in overdrive non troppo spinto (diciamo metà corsa), ponte più manico, c’è tutto il blues-rock che vogliamo, tanta dinamica e un ottimo sustain. Tirandogli il collo le armoniche si sprecano e switchando al ponte si possono tirare fuori tutti gli assoli che vogliamo, aiutati da una compressione mai eccessiva. In questa situazione sarei decisamente curioso di sentirlo con la mia Strato.
Andrea ha messo a disposizione un piccolo video dimostrativo che riguarda il “36” vi lascio a lui.
Ok, voi direte, e quali sono i contro di quest’ampli? Beh, che per provarlo dovete andare a Fano, e vi conviene telefonare prima, perché non ci sono fondi di magazzino e rischiate di fare il viaggio a vuoto.
molto interessante!
Matt Confusion
http://flavors.me/mattconfusion
Re: molto interessante!
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Re: molto interessante!
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Matt Confusion
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Ancona Fano meno di 50 km:-))) mhhh..... ...
Re: Ancona Fano meno di 50 km:-))) mhhh..... ...
Se continuo a suonare la chitarra in questo modo,
Re: Ancona Fano meno di 50 km:-))) mhhh..... ...
Re: Ancona Fano meno di 50 km:-))) mhhh..... ...
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http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
non è giusto!!!
...cosa sono adesso non lo so...sono solo un uomo
Re: non è giusto!!!
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cavolo,per quello che offre,non costa ...
Scusate ma non riesco a vedere il ...
Plexi?
La musica riempe la mia vita, ma sono le armoniche
Re: Plexi?
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Sono l'unico a trovare piuttosto fastidioso il ...
Rivoglio il tasto preview!
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Sostieni greenpeace, ne va del nostro futuro.
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Pregevole iniziativa
Re: Pregevole iniziativa
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Gianfranco Di Mare
www.musas.org
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oh madonna andri su accordo!!!!
Molto bello
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Complimenti per l'articolo! Sono contento di ...
Sono degli ottimi prodotti , ma hanno il ...
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Ticking away the moments that make up a dull day .