Ora mi chiedo, il suono che sentiamo a un metro o due dall'ampli viene modificato dall'ambiente circostante, ma in prossimità del cono? Dato che l'ampli dal vivo viene microfonato, ciò che capta il microfono vicinissimo al cono è anche questo modificato allo stesso modo oppure intervenendo con un EQ poi ciò che esce dall'impianto non è quello che udiamo noi con l'ampli dietro le spalle? Qualcuno di voi utilizza questo accorgimento?

Risponde Enrico Cosimi: La domanda solleva contemporaneamente diverse tematiche su cui è possibile fare una riflessione:
a) un equalizzatore posto nel send/return dell'amplificatore può trovarsi a lavorare in maniera seriale o parallela. Se il circuito dell'ampli prevede il primo tipo di comportamento - e lo si verifica facilmente togliendo la batteria all'equalizzatore: se la chitarra sparisce, vuol dire che il send/return è seriale; se si sente la chitarra pulita, vuol dire che il send/return è parallelo - se il loop effetti è seriale dicevo, tutto il segnale della chitarra viene influenzato dai tagli di frequenza dell'equalizzatore, che ha il completo controllo sul tono. Ma se il percorso è parallelo, l'intervento sarà comunque parziale, cioè la presenza comunque del segnale diretto, cui si somma l'equalizzazione arbitraria fatta dal musicista, indebolirà in buona parte l'intervento del circuito esterno. Poco male, ci viene da dire, basta che il chitarrista sia soddisfatto; contento lui, contenti tutti.
b) un amplificatore che suona in una stanza non anecoica, inevitabilmente, risulta colorato in base alle specifiche della stanza stessa - per fortuna, direbbe qualcuno. Questo significa che, inevitabilmente, il suono diretto ripreso a cinque centimetri dal cono è differente da quello che si sente all'ultimo tavolo in fondo al pub ed è ancora diverso da quello che sente (forse) il batterista e quello che sente (forse) il tastierista all'estremità opposta del palco. E allora? vedi sotto.
c) per tagliare la testa al toro, si tende a microfonare close, da vicino l'ampli della chitarra elettrica proprio per lasciare al fonico la massima libertà di intervento sul timbro che viene poi diffuso in sala. Il segnale secco, appena fuori dal cono, è poi lavorato con l'equalizzatore del mixer per correggere problemi o per arricchire l'esecuzione, si spera. Diverso è il discorso di una ripresa per la registrazione, in cui - magari - sto registrando il mio assolo nella sala degli specchi della Reggia di Versailles e voglio catturare, oltre al suono della chitarra, anche il riverbero dell'enorme salone. A quel punto, metto un microfono vicino all'ampli, uno a due metri, uno a dieci metri e uno a cinquanta metri; poi nel mixer apro un canale alla volta e vedo cosa esce fuori... (ovviamente, sto esagerando, eh?).
d) dal vivo, quasi sempre quello che ascolta il pubblico è diverso da quello che si sente sul palco. A Roma, uno storico locale del quartiere Testaccio è famoso per avere un palco che è un vero inferno di basse frequenze: tutti quelli che ci suonano, da trenta anni a questa parte, si esibiscono praticamente in apnea: sentono un rimbombo continuo, ma fuori - in sala - il risultato è molto diverso e, per certi versi gradevole.
e) tornando all'equalizzatore nel send/return: si può discutere sulla congruità del trattamento e sulla correttezza del collegamento, ma alla fine, se il chitarrista si trova bene con quel sistema, perché cambiarlo?
Risponde Andrea Ambrosi di Ambrosi-Amps: Regolare il suono finale del proprio amplificatore tramite un equalizzatore grafico è una pratica fatta da molti utilizzatori Mesa visto che sono presenti su molti modelli immediatamente prima del finale di potenza e quindi posto come ultimo stadio di controllo del tono. Questo tipo di processore del suono è molto potente dato che ci permette di variare pesantemente la gamma della nostra chitarra e quindi va usato con la dovuta cautela ma permette correzioni anche molto precise sulla timbrica che vogliamo ottenere. Quando è usato su un palco e ci troviamo a uno o due metri dal cono può aiutarci a migliorare la timbrica del nostro ampli togliendo magari delle vibrazioni di bassa frequenza, oppure innalzando le medie per uscire meglio nel mix del gruppo. Se ci troviamo all'aperto l'influenza dell'ambiente è poca cosa, ma se lo usiamo in casa o in pub e ci troviamo vicino a dei muri (altamente riflettenti), piuttosto che a delle tende (altamente assorbenti) la sua presenza può essere di grande aiuto.
Non importa se il chitarrista a uno o due metri sente un suono diverso da quello catturato dal microfono dato che poi anche lasciando il canale del mixer in flat e quindi senza alcun intervento dei toni la risposta delle casse rivolte verso il pubblico è notevolmente più lineare di quella dei coni per chitarra che contribuiscono e non poco a ricreare un certo suono.
mossa deleteria, secondo me....
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Sostieni greenpeace, ne va del nostro futuro.
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Mhhh...
Gianfranco Di Mare
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Mi ha incuriosito parte della risposta di ...
Paolo
Io mi chiedo una cosa piuttosto: aggiungere un ...
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allora...rispondo alla domanda a me diretta. ...
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Paolo
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Analizzatore di spettro
<b>Silvio_Sabatini<b></b></b>
L'argomento mi sta a cuore..
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al paese dei ciechi l'orbo gli' e un re
ritengo che gli effetti da chitarra elettrica ...
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