Gérard costruisce al momento un solo modello, perfezionato con il fratello, la cui forma e dimensioni si collocano a metà fra una Dreadnought e una OM, con l’intento di offrire il meglio dei due mondi. Le proporzioni sono armoniose e personalmente trovo queste chitarre molto interessanti, perché tutto nasce da un progetto molto curato, che invece di scopiazzare idee e soluzioni tradizionali persegue un proprio obiettivo sonoro.
In merito alla parte più squisitamente tecnica, Gérard ha messo a punto un metodo costruttivo che prevede il montaggio delle tavola già in tensione, accordata in LA. Questa scelta, come vedremo più avanti, non interferisce con la resa armonica delle note interessate, ma conferisce allo strumento una notevolissima resa timbrica. I fratelli Chatelier, giocando sulla combinazione dei legni, sono poi in grado di ottenere chitarre che, pur mantenendo una propria identità sonora di base, cantano in modo sensibilmente diverso.

I due esemplari che abbiamo a disposizione sono:
1. abete del tirolo e pao ferro
2. german e mogano
Più avanti userò talvolta questa numerazione per distinguerle.
Legni e costruzione
A parte i legni già citati per tavola, fondo e fasce, ambedue le chitarre sono uguali per il resto dei componenti, ossia mogano per il manico ed ebano per tastiera e ponte. I due esemplari si differenziano anche in alcuni particolari relativi alle decorazioni, quella in pao ferro è più curata nella parte del manico e della paletta, avendo un binding in acero accompagnato lungo il manico da sottili filetti in abbinamento. Il binding del corpo è in acero per la 1 e palissandro per la 2, le buche hanno una decorazione minimalista basata su semplici filetti circolari in legno; mi risulta che Gèrard stia lavorando su motivi più complessi (e questo è un bene, perché chitarre così belle meritano senz’altro un tocco di maggiore preziosità). Il tutto risulta realizzato con estrema perizia e in modo pulito, proprio come ci si aspetterebbe in una chitarra di liuteria ben costruita. La tastiera prevede segnatasti a punto in abalone. La chitarra in pao ferro risulta più pesante di quella in mogano, sia per la densità del legno utilizzato che per gli spessori. La 2 è invece leggera e risuona più vibrante se percossa con i polpastrelli. Le meccaniche sono brunite, di tipo aperto. L’intonazione è ottima, così come la stabilità dell’accordatura, segno che la costruzione è stabile e robusta. Il battipenna è di tipo trasparente. Molto bella e protettiva la custodia rigida in dotazione.

Manico e suonabilità
Le due chitarre hanno manici con dimensioni e profili diversi. Il manico della pao ferro è a D pieno e risulta molto tondo e consistente sotto la mano, impreziosito dal bellissimo binding in acero. Quello della 2 è invece più sottile e maneggevole. Difficile dire quale dei due sia il migliore, è una questione di gusti e modo di suonare, io personalmente preferisco il secondo. L’azione delle corde è molto bassa, quindi ambedue gli strumenti si suonano con la massima facilità, da questo punto di vista le Chatelier meritano il massimo voto, al pari degli strumenti più blasonati.
Suono
Come dicevo all’inizio, le due chitarre hanno un comune DNA ma sensibili differenze nel modo di suonare. Il processo costruttivo di Gérard genera strumenti dalla voce lìmpida e potente, al pari di quella del miglior chansonnier francese, se mi passate il paragone, molto elegante ed equilibrata. Nessun registro sovrasta l’altro, la risposta al tocco è lineare, le note fuoriescono libere senza interferire l’una con l’altra. L’esemplare in pao ferro è la più potente fra le due, ha un suono maggiormente strutturato, esibisce più fondamentali e risulta avvantaggiata nello strumming, dove il limite di risposta si sposta di molto in avanti. La chitarra in mogano ha bassi più ariosi e leggeri, che privilegiano i cantini: il risultato è un suono più elegante e intimo, meno aggressivo. Ambedue gli strumenti si caratterizzano per un registro basso comunque molto presente ma mai gommoso o invadente e si candidano quindi a chitarre ideali per il finger style, dato anche l’alto volume sonoro che riescono a esprimere. Lo strumming risulta comunque molto efficace ed è evidente che qui interviene la parte mutuata dalle dreadnought. Ambedue le chitarre sono state costruite nel corso del 2010, la pao ferro è stata addirittura ultimata in luglio, quindi ci sono ancora ampi margini di maturazione ed evoluzione del suono.
Conclusioni
Nizza non è così lontana e la Costa Azzurra è sempre meglio che un calcio negli stinchi. Potrebbe essere la prima volta nella storia che un chitarrista riesce a unire l’utile al dilettevole e non prendersi le solite parole da moglie/compagna in occasione della visita a un liutaio, anzi potrebbe scapparci addirittura un ringraziamento. I fratelli Chetelier sono gentilissimi e vi dedicheranno tutto il tempo necessario a spiegare il loro lavoro e a farvi provare gli strumenti che avranno a disposizione. Mi risulta che una loro chitarra costi intorno ai 3.500€, una cifra non proibitiva soprattutto se messa in relazione al reale valore dello strumento, ma la cosa migliore da fare in questi casi è valutare di persona.

Sarebbe interessante un video.
bellissime!!! molto interessanti! grazie!
Che bellezza !
Nella loro essenzialità.....
Le ho provate a Sarzana grazie all'amico ...
"Sure I like country music, I like mandolins, but
Belle. Piacerebbe anche a me sentirle suonare.
Un chiarimento...
Montaggio in tensione