Il sound di Brian May è unico. Spesso si è cercato di emularlo, ma non si è mai riusciti a eguagliarlo del tutto. Questo è dovuto soprattutto alla sua particolare tecnica di approccio allo strumento, specchio della sua creatività, e che ha permesso alla band di creare tracce pressoché uniche. Uno dei tanti esempi è la chitarra "multi-strato" di Good Company (A Night at The Opera): numerose sovraincisioni che hanno creato un effetto orchestrale estremamente originale, tant’è che a suonare pare sia una vera e propria orchestra di chitarristi.
La tecnica sopraffina usata in queste registrazioni crea però serie complicazioni nelle esibizioni dal vivo: sarebbe impossibile ricreare la stessa atmosfera facendo a meno di richiamare numerosi chitarristi sul palco. Ma questo non rientra nell’ottica dei Queen, ormai icona rock con caratteristiche ben definite.
Ben presto nella sua carriera Brian, per rimediare a tale inconveniente, è ricorso all’uso del delay.
La prestazione più famosa ed emozionante in cui Brian ha dimostrato di saper giocare con questo effetto è probabilmente Brighton Rock (Sheer Heart Attack), dove una combinazione di due delay paralleli sdoppiano (o addirittura triplicano) la chitarra. Ma analizziamo nello specifico la tecnica usata.
Brighton rock: i segreti
Il brano di apertura di Sheer Heart Attack, caratterizzato dal tipico lungo assolo di chitarra che occupa la parte centrale del brano (già sperimentato dal vivo durante l’esecuzione di Son and Daughter, dal primo album), rappresenta una vera e propria lezione di chitarra da parte di Brian May, il quale mette in mostra tutto quello che riesce fare con la sua Red Special e con l’Echoplex: inizialmente, il chitarrista britannico si se serve proprio di questo effetto per suonare diverse parti di chitarra contemporaneamente.
La tecnica consiste nell’aggiungere alla nota dry due ritardi differenti. Il ritardo viene impostato in modo tale che il secondo delay sia doppio rispetto al primo: il primo delay ha un ritardo di circa 800ms rispetto al segnale dry, mentre il secondo delay ha un ritardo di circa 1600ms. I tre segnali vengono inviati a tre banchi di amplificatori separati per evitare inevitabili distorsioni di intermodulazione.
Utilizzando questo sistema, Brian è in grado di suonare le parti ritmiche e, senza andare fuori tempo (o stroncare la medesima parte con inevitabili pause), suonare anche la parte solista: la tecnica funziona, in quanto ogni nuova nota è in perfetta armonia con la ripetizione dell’ultima nota e quella prima di questa. I tre segnali che giungono dai tre banchi di AC30 sono in sincronismo millimetrico, dando quindi l’impressione che ci siano tre chitarristi a suonare!
Inutile precisare che raggiungere la perfetta armonia tra i tre segnali è un’operazione estremamente complicata (ricordate che ogni errore viene ripetuto tre volte). Io non ci sono ancora riuscito, ma non demordo.
Secondo quanto raccontato da Pete Cornish (che ha collaborato con Brian May dal 1972 al 1992), nel gennaio 1976 il tecnico inglese ha realizzato un sistema mediante il quale Brian poteva disporre tranquillamente del suo muro di nove VOX AC30 e dei suoi due Echoplex EP-3 senza quel fastidioso loop ground di ronzii e rumori. Successivamente, nel giugno 1982, vennero introdotte alcune novità, come l’aggiunta di una fila di tre AC30 destinati esclusivamente al chorus, portando a dodici gli amplificatori totali presenti sullo stage.
Non essendo un esperto e masticando ben poco di elettrotecnica, realizzare degli schemi esatti di tale sistema sarebbe per me impossibile. Tuttavia il setup (molto semplificato) di Brian May tra il 1976 e il 1982 doveva essere grosso modo così:

La miglior performance che attesti questo sistema, rimane l’esecuzione dell’impromptu e l’assolo di Brighton Rock a Wembley nel 1986.
I delay di Brian May
Come abbiamo visto, in principio Brian usava due Maestro Echoplex EP-3: questo apparecchio (le cui dimensioni si avvicinano tranquillamente a una piccola testata valvolare) era molto in voga nei primissimi anni ’70. Nato dalla collaborazione di Mike Battle, inventore dell’Echoplex, e Don Dixon, chitarrista americano, l’EP-3 rappresenta il primo Echoplex a stato solido. Ma non entro in merito ai dettagli tecnico-costruttivi, in quanto non ne possiedo le competenze.
L’oggetto si presenta così:

Da sinistra verso destra abbiamo uno switch per selezionare la modalità echo/sound on sound, un controllo del feedback, un controllo del volume, input, output, l’ingresso per un pedale switch.
Più in alto troviamo una levetta con una piccola freccia sporgente che indica il tempo del delay, il quale è stampato in rilievo sul davanti. La levetta scorre orizzontalmente spostando una testina che, in base alla distanza dalla testina principale, riproduce un certo ritardo del segnale. La sensibilità di questa levetta (la quale a ogni minimo spostamento produce un ritardo diverso) accentua la difficoltà nell’impostare i ritardi giusti. Figuriamoci se adoperiamo due apparecchi e cerchiamo di impostarli in modo che producano ritardi equidistanti.
Il coperchio da cui spunta la levetta è asportabile, e all’interno racchiude la cartuccia del nastro e un pulsante che serve a resettare il tutto.
Lo switch in posizione sound on sound permette di suonare un riff e immediatamente suonarci sopra.
Le impressioni di chi l’ha provato sono semplicemente entusiasmanti: molti descrivono le ripetizioni del delay come estremamente calde e avvolgenti. Il suono guadagna, sia sul clean che sul distorto, morbidezza e calore.
Esteticamente ricorda vagamente il leggendario Binson Echorec: la differenza principale sta nel fatto che l’Echoplex funziona mediante un sistema a nastri, mentre il secondo utilizza un sistema a disco molto più resistente. Le differenze costruttive si riflettono anche sul prezzo: l’Echoplex è relativamente più economico rispetto al Binson (i prezzi credo si aggirino intorno ai 5cento dollari, anche se lo ritengo piuttosto raro come oggetto).
Successivamente, con l’era del digitale, quelli che divennero ormai due ingombranti ammennicoli analogici, vennero sostituiti da due pedalini molto più pratici: si tratta di una coppia di Boss RV-3 Digital Reverb/Delay. Questo pedale non ha bisogno di troppe presentazioni: da molti anni ormai viene usato da professionisti e non. Anche se, in tutta sincerità, non mi fa proprio impazzire (lo trovo un po' freddino).

Negli anni ’90, viene introdotta una significativa novità: l’harmonizer. Siamo ai tempi di The Miracle, e Brian usa (e in alcuni casi abusa) di questo effetto per creare una o più voci di altezza differente da affiancare alla principale. Già ma cosa c’entra questo con il delay? Forse nulla, ma l’introduzione di questo arnese, insieme ai delay (ormai tutti a rack) ha contribuito a creare canzoni del calibro di Rollin’ Over e Back to the Light.
Ovviamente anche l’harmonizer invia segnali distinti a tre banchi di AC30 differenti: in questo modo a ogni fila di amplificatori giunge una linea melodica differente.
Il setup di Brian nei primissimi anni ’90 era grosso modo così:

Per evidenziare il sottile cambiamento del setup di Brian (che poi effettivamente si specchia anche nel sound un po' più futuristico) con l’introduzione dell’harmonizer, propongo questo video tratto dalla tournée del 1993 con tappa a Barcellona.
Attualmente, Brian usa un sistema di effetti a rack dove, oltre al Rocktron Intellinflex e al Peterson Tuner, spuntano due Bel Delay. Il tutto ovviamente controllato da una pedaliera MIDI Rocktron.

È evidente che la sua innata passione per la tecnologia lo porti a introdurre, all’interno della sua strumentazione, elementi tecnologici al passo con i tempi: se negli anni ’70 utilizzava una coppia di delay a nastro, nel 2000 il setup di Brian (tempestato di effetti a rack) risulta grosso modo questo:

Una recente apparizione testimonia un sound un po' diverso, più moderno rispetto alla leggendaria performance di Wembley.
Brian, oltre che chitarrista, è indubbiamente una persona molto intelligente. Laureato in astrofisica, si dice che il suo approccio alla musica non risponda a un’esigenza di fuga, non nasca dal sentirsi incompreso, ma abbia qualcosa di scientifico. Brian May interpreta lo studio della chitarra come una scienza, non si limita cioè a suonarla come una valvola di sfogo. È un dettaglio non irrilevante.
Il suo sistema di ritardi combinati che hanno reso possibili i famosissimi assoli tripartiti sono solo un assaggio dello sperimentale approccio scientifico in campo artistico-musicale. E noi gliene riconosciamo il merito.
un mito...
un mito...
Re: un mito...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Bellissimo articolo complimenti....il delay è ...
Re: Bellissimo articolo complimenti....il delay è ...
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Complimenti!
Re: Complimenti!
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It's a kind of magic !
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Re: It's a kind of magic !
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La freccetta del mouse su "Quest'articolo mi ...
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Re: La freccetta del mouse su
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L'unica cosa di strano
<b>Silvio_Sabatini<b></b></b>
Re: L'unica cosa di strano
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Che musicista!
MARCO
Re: Che musicista!
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Una chicca e un OT...
" Fanculo il week end al mare, devo avere il
Re: Una chicca e un OT...
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Notevolissimo.
"L'uomo che gioca con intelligenza vuol garantirsi
Re: Notevolissimo.
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bell'articolo
la passione mi guida in tutte le mie scelte...
sia
Re: bell'articolo
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Davvero interessante!
"Music to me is... It's the air that I breathe, th
Re: Davvero interessante!
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Wow! Che articolo e che lavorone! Complimenti!
"You really don't need so many notes, maybe just t
Re: Wow! Che articolo e che lavorone! Complimenti!
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Appena ho letto Brian May nel titolo ho subito ...
<i>Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare men
Aspettavo un tuo commento ;)
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Allora chiariamo alcuni punti...
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pace e bellezza
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la red special!!!
fabiojay
Re: la red special!!!
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Compliementi!
Il cavo di Wembley
Re: Il cavo di Wembley
Re: Il cavo di Wembley
Re: Il cavo di Wembley
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Re: Il cavo di Wembley
piccolo aggiornamento ;)
<b>Always Look On The Bright Side Of Life!...</b>
Re: piccolo aggiornamento ;)
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Articolo ...
...distorci responsabilmente.
Re: Articolo ...
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Articolo meraviglioso!!! Le soluzione da te ...
Re: Articolo meraviglioso!!! Le soluzione da te ...
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Uso delay
Re: Uso delay
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Bell'articolo!
da super fan dei queen non posso non ...
Daddy,don't you know one day I'll be a good man,bu
Bene
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Re: Bene
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Credo di non poter far altro che salvare questa pagina
Re: Credo di non poter far altro che salvare questa pagina
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complimenti
Grazie!
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Good!!!!!!
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Aritcolo veramente ben elaborato e completo! ...
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