L’ho usato parecchio per un paio di anni, al punto di sventrare i (mediocri) altoparlanti originali, e quindi, visto che avevo preso un’altra cassa, mi liberai dell’ingombrante case da combo, e lo inscatolai (piuttosto rozzamente) in forma di testata.
In seguito capitarono un sacco di cose, e lo Yamaha rimase per un bel po’ a prendere polvere, anche perché soffriva di varie limitazioni, a fronte di alcuni indiscutibili pregi. Di recente, però, in seguito a un cambiamento di set-up, che ha sancito il mio passaggio a due amplificatori, uno per i clean, e l’altro per i crunch, ho rispolverato il mio vecchio transistorone.

Trattasi di un amplificatore a stato solido, con finale a componenti discreti (degli ottimi mosfet Motorola) e pre realizzato con circuiti integrati. I canali sono due, con tone stack indipendente, mentre in comune hanno il riverbero a molla (di buona qualità) e l’equalizzatore parametrico monobanda. Ci sono, infine, due potenziometri push-pull per canale, che aumentano la brightness e il bottom-end. Il tutto è costruito e cablato in maniera impeccabile, a fronte di un peso più che accettabile.
Il canale clean è, appunto, pulito, anzi, ultrapulito. Non c’è accenno di overdrive neanche col volume a palla. Questo è il motivo per cui lo Yamaha è diventato il mio clean-amp: il progetto iniziale del mio set-up prevedeva l’utilizzo della testata Bulk (un valvolare da 100 watt, splittabili a 50, finale con valvole 6L6, dal suono piuttosto rotondo) per i puliti, ma dopo mezza dozzina di prove nella nuova sala, e due concerti in sale piccole, situazioni in cui il master non ha mai oltrepassato il tre, ho optato per lo Yamaha, perché il suono del valvolare a bassi volumi era sterile e piatto. Il G100 invece conserva lo stesso timbro indipendentemente dal volume. Quando però serve potenza non c’è problema, i 100 watt ci sono tutti.
Bisogna comunque spendere due parole sulle caratteristiche generali del suono di questo amplificatore: passando dallo Yamaha al Bulk è avvertibilissima la differenza di attacco: laddove il valvolare ammorbidisce il transiente comprimendo un po’ il suono, il transistor restituisce tutta l’intensità e la dinamica della pennata; per quanto mi riguarda, è più difficile suonare con l’ampli a transistor, perché non perdona eventuali difformità di intensità durante l’esecuzione di un brano, caratteristica vincente però nel caso il controllo sia fondamentale come, per esempio, in contesti jazz.

Vorrei sottolineare inoltre l’importanza dell’equalizzatore parametrico nella costruzione del timbro finale. Grazie a questo plus si può snaturare il suono in mille modi: personalmente, lo utilizzo per enfatizzare le frequenze attorno ai 150 Hz, al fine di “ingrossare” il suono, un po’ come succede negli ampli a valvole. Il timbro finale è quindi tutt’altro che secco e senza corpo, come mi è capitato di sentire in altri amplificatori a stato solido.
Passiamo ora alle criticità: come detto prima il G100 non perdona nulla, né per quanto riguarda gli strumenti (se la chitarra ha pickup mediocri si sente di brutto), né gli effetti: in particolare, usando overdrive leggeri si possono ottenere buoni risultati (così così col Tube Screamer, molto meglio col Gainster), ma se si passa a distorsori e fuzz pesanti i risultati possono essere tragici.
L’altro più evidente difetto è la differenza minima tra i due canali: il secondo vorrebbe essere un canale crunch, di fatto ci si ottiene un po’ di overdrive, e pure brutto, fuzzoso e “squadrato”, solamente col gain a manetta e il controllo Fat attivato. Una comica. Secondo me, si può utilizzare solamente come secondo clean, magari per passare da un volume da ritmica a uno da assolo.
Infine, difetto anche simpatico fino a un certo punto, questo ampli (l’esemplare in mio possesso non è quello in foto, presa dalla rete, il quale, peraltro, palesa lo stesso problema) ha la tendenza a perdere le manopole dei potenziometri. La criticità è che in commercio non si trovano quelle originali da sostituire, e bisogna arrangiarsi.
In buona sostanza, è un amplificatore anti-rock: pulito, affidabile, trasparente e dinamico. Per crunch e saturazioni spinte rivolgersi altrove; un bel prodotto, sebbene poco versatile, per così dire "di complemento", ma che può essere tranquillamente inserito in un setup che preveda più amplificatori o che, banalmente, non contempli overdrive o saturazioni spinte.
è veramente un mulo
Clean e dinamica da paura
Re: Clean e dinamica da paura
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Okkio alla presa di terra
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mi sembra di aver usato qualche volta il ...
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felicissimo possessore...
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