Riverhead Unicorn Bass, una valida alternativa a basso costo

di redazione - accordiano DOC #116 | 08 March 2002 @ 15:56 |
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Premettendo di non essere un bassista, vorrei parlare di uno strumento che ho ritrovato in cantina, in mezzo a mille cianfrusaglie che, come in ogni cantina che si rispetti, giacciono dimenticate anche se meriterebbero di riposare in luoghi consoni alla loro importanza.

Il basso in questione è un Riverhead Unicorn, strumento che ha goduto nella metà ’08 di un breve momento di gloria, in quel periodo, infatti, andavano di moda, chitarre e bassi senza paletta, non che siano passati di moda, i vari Steinberger sono ancora in circolazione ed offrono ancora una valida alternativa agli strumenti cosiddetti tradizionali, vuoi per la loro comodità, vuoi per la timbrica fuori dagli schemi classici.

Questo modello, si prefiggeva il fine di concorrere con il blasonato Steinberger, puntando su una discreta qualità costruttiva, ed un prezzo molto abbordabile per chi volesse uno strumento con quella tipologia, ma non fosse in grado di affrontare i costi del sopracitato.

Passiamo alla descrizione dello strumento, il Riverhead ha un corpo in ontano e manico in acero incollato con buona precisione, da una sensazione di leggerezza e solidità, è ben bilanciato e grazie alla scala corta della tastiera, permette di suonare nelle prime posizioni, senza dare l’impressione di avvitare una lampadina al soffitto con la mano sinistra (vedi Fender Precision).

Il manico ha una sezione ad U abbastanza importante, il che può creare qualche difficoltà a chi come me ha la mano piccola, con il tempo però ci si fa l’abitudine, la tastiera è in palissandro di buona qualità con un discreto spessore, abbastanza scorrevole, i tasti sono ben posizionati e rifiniti con il capotasto in acciaio brunito, alla regolazione del Truss-rod si accede tramite un buco opportunamente creato nel blocca corde all’estremità del manico, dotato di bulloncini a brugola per il fissaggio delle corde.

Il blocco del ponte è anch’esso in acciaio brunito, molto robusto, dotato di sellette singole per la regolazione di ogni singola corda, molto semplice da utilizzare è l’innesto delle corde che, una volta ancorate sulla testa del manico, grazie alle quattro viti di regolazione poste all’estremità del ponte, permettono una precisa e veloce accordatura dello strumento.

La parte elettronica è ben realizzata, con potenziometri morbidi e precisi, buona schermatura dei circuiti e componenti di buona qualità, la presa per il jack è dotata di dispositivo anti strappo, una levettina rossa ne permette lo sblocco e l’uscita, evitando spiacevoli sorprese mentre si suona live. I due pick-up rettangolari, sono solidamente costruiti e sigillati con resina epossidica, il che evita spiacevoli falsi contatti ed interruzioni che a volte si creano in prossimità del pick-up.

La finitura è in vernice poliuretanica nera satinata che, ovviamente nasconde i diversi tipi di legno utilizzati per corpo e manico rendendo il tutto omogeneo, forse sarebbe stato meglio utilizzare una vernice meno vetrosa che avrebbe permesso al legno di dare un’impronta più naturale al suono, un po’ piatto ed impersonale da spento. Il suono abbinato ad un buon amplificatore si fa apprezzare per la sua versatilità ed un buon sustain, si può passare da un suono caldo e pieno ad un suono secco e deciso, ruotando i potenziometri dei toni, miscelando i due pick-up sino ad ottenere il suono desiderato.

Nel periodo in cui furoreggiava, il pezzo in questione si vendeva ad un prezzo di poco superiore al milione di lire, ma ora si può pagare usato, sempre che si riesca a trovarlo, intorno ai 150 Euro o poco più.

In conclusione, un buon basso, valida alternativa a basso costo, di strumenti tipo Jazz Bass Standard o Ibanez di fascia media che sono venduti intorno agli 800 Euro, ma che potrebbero offrire qualcosa in più al musicista che, si avvicina allo strumento di media qualità dovendo sostituire i vari Hondo, Asaki, Yoshimura, con cui ha masticato cover con il suo primo gruppetto musicale.

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    di jagger - accordiano #1933 | 01 June 2003 @ 23:05

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